IL SOLE (PINGALA NADI) E LA LUNA (IDA NADI) DELL’ISLAM


 

 

“la Ka’bah è solo il centro dell’orbita, 

perciò, se ti fermi, sposta la tua posizione o gira la testa, tu sei “fuori” dalla  

tua orbita! Ancora una volta, non fermarti e non andare a destra o a  

sinistra. La Qibla è di fronte a te; guarda avanti e procedi.  

Attratto dalle forze del Sole del mondo (Ka’bah), tu sei sulla sua orbita.  

Tu fai parte di questo sistema universale.”

(Dr. Ali Shariati, The Hajj)  

“La ragione è l'ombra di Dio; Dio è il Sole, come potrebbe l'ombra resistere al suo Sole?” (Jalal-ud-Din Rumi, Mathnawi, libro IV, verso 2111). 

Al-Shahristani riferisce che i filosofi Arabi credettero che le sette circumambulazioni attorno alla Ka'bah rappresentino il moto dei pianeti attorno al Sole.

… il famoso storico persiano Mas’udi (896-956 d.C.) stimò che le scienze celesti dei Caldei si diffusero in Africa, in Europa e specialmente in Asia. Per scienze celesti Caldee non si intende una dottrina cosmologica particolare, ma una psicologia simbolica in cui gli oggetti celesti ed il loro comportamento apparente rappresentano lo sviluppo interiore della psiche umana. Mas’udi dichiarò ulteriormente nell’opera “Murudj adh-dhahab” (I Prati d’Oro) che il culto Caldeo del Sole, della Luna e d’altri Pianeti si diffuse dappertutto. Ad Est e ad Ovest, in Egitto, in Grecia, in India ed in Cina furono eretti dei templi magnifici per adorarli. Alcuni di questi templi ebbero una fama internazionale:

Il Tempio Solare della Ka’bah alla Mecca 

Il Tempio di Isfahan (Iran) sulla cima del monte Marbin 

Il Tempio di Sa’na nello Yemen fu consacrato a Venere 

Il Tempio Lunare della Roccia a Gerusalemme 

Un Tempio in India 

Un Tempio in Cina 

Due Templi in Afghanistan: uno chiamato Kawusan dal nome del re Kawus, suo fondatore, era un edificio di una bellezza straordinaria e fu consacrato al Sole. Questo tempio si trovava a Farghana, nel Khorasan. Un altro a Balkh, nel Khorasan, era consacrato alla Luna.  

Nella città di Balkh nella Bactria (un regno nell'odierno nord dell’Afghanistan) c’era anche un tempio Zoroastriano al Sole, che i Sabei Aramaici chiamavano Shemsh-i-Balkh (letteralmente il Sole di Balkh), che potrebbe essere l’etimo del nome Shambala. Dopo la conquista Musulmana, Balkh fu Persianizzata col nome di “Shamh-i-Balâ” (la luce della Candela Superiore), ma che gli Arabi chiamavano Shams-i-Balkh (Il Sole di Balkh). 

In questo contesto geografico molto tempo dopo nacque Rumi, il Sufi che fu ispirato direttamente dal Sole. Anche Zoroastro, era nativo di Bactria (Balkh), circa 500 anni prima di Gesù Cristo. È molto probabile che il sapere di Zoroastro, legato alle forze del Sole, si trasmise a Rumi. La riforma operata da Zoroastro tra il culto Solare e la pratica astrologica semita-Babilonese, era facilmente adattabile ad un musulmano di lingua Persiana come Rumi. Lo Zoroastrismo è stato per secoli la religione dominante in quasi tutta l'Asia centrale, dal Pakistan all'Arabia Saudita. 

Inoltre, Sham (fuoco della candela in Persiano e in Arabo) e Shambala sono collegate sia al Dio indiano Shiva, sia al termine Sumero Shamash "Sole", da cui deriva la parola Araba “Shams” che significa Sole. Così, a parte il dio Sole Sumero, Shambash, il cui tempio fu vicino a Babilonia, ci furono altri templi dedicati al Sole chiamati Shams o Shamba in Balkh, l’antica capitale della Bactria. 

Secondo Al-Biruni, a Multan, nell’attuale Punjab Pachistano, ci fu nell’era pre-Islamica un altro tempio al Sole chiamato Shambha-pura (La città della visione del Sole). Il tempio fu distrutto dopo che Al-Biruni lo vide. La strada dei commercianti che andava in Tibet attraversava Multan e Balkh, e così i nomi Shams, Shamh o Shambha sono arrivati in Tibet dal mondo Musulmano attraverso l’Himalaya.

Nella visione Mediorientale, Shambala, significa “la luce del Sole” o “la visione del Sole”, mentre nel Persiano orientale Sham-i-balâ significa la luce superiore, o il Sole di sopra, la luce di tutte le luci. 

Nella stessa letteratura Sanscrita, Shambala potrebbe trovarsi nell’attuale Afghanistan, più esattamente nello Swat-Kashmir. Nel dizionario Sanscrito di Monier-Williams “Sham-kara” significa “in relazione a Shiva” e Bala in Sanscrito significa “bambino, infante”.  Shambala significherebbe “il bambino di Shiva”. 

I culti del Sole e della Luna sono vecchi quanto le stesse religioni Medio ed Estremo-Orientali…

Il dio Luna potrebbe esser stato una divinità della fertilità durante il primitivo paganesimo Accadico. Un’immagine incisa su di un sigillo cilindrico appartenente al periodo Babilonese e conservata in un museo, ritrae il dio Luna (il dio Sin degli Accadi) con un bastone dal pomo a mezzaluna, mentre sta in piedi sulle schiene di due tori. 

I primi Accadi del sud della Mesopotamia notarono il collegamento esistente tra la Luna piena e l’ingrossamento dei due fiumi, grazie ai quali irrigavano i loro campi e pascoli. Per questa ragione, il dio Luna, oltre ad essere il luminare della notte, è concepito come una divinità femminile responsabile della fertilità dei bovini, che aravano le terre coltivate dagli Accadi. Adesso, è chiara la relazione che si mette in atto tra il dio della fertilità (la Luna) e i due tori (il Tigri e l’Eufrate) nell’immagine del sigillo.

Il toro fu considerato l’animale domestico più virile, e per tale motivo fu associato alla fertilità e alla fecondità (è probabile che l’Accadica sacralità del toro sia stata esportata in India). Più tardi, il toro fu sostituito dal maiale che divenne sacro fino a quando l’Ebraismo e l’Islam non vietarono la sua carne. È interessante osservare che il termine islamico “Haram” (vietato) significa anche “Sacro”. Da qui l’espressione “Bayt-ul-Haram” (la Casa Sacra).

Secondo Ibn Nadim, un gruppo di Sabei sacrificava e consumava carne di maiale – una volta all’anno durante le notti illuminate dalla Luna. 

Molti Musulmani oggi, ignorano che il nome Allah fu usato nell’epoca pre-islamica per indicare il dio Luna della fertilità associato in primo luogo al toro, e poi al maiale, mentre gli ebrei ignorano che il nome Yawhé potrebbe esser stato inizialmente la divinità Midianite della guerra! 

Nel sud della Mesopotamia, i Mandei come i loro fratelli Sabei, gli abitanti di Harran e gli Hunafa’ Arabi, erano conosciuti come i seguaci del culto della Luna e del Sole… Tra i primi Hunafa’ (i veri credenti) dell’antica Arabia, Allah, fu la suprema divinità lunare maschile da cui deriva il simbolismo della mezzaluna Islamica, mentre Allat fu la suprema divinità solare femminile (in Arabo la parola Sole è femminile, mentre la Luna è maschile). 

“Nell’epoca pre-Islamica, per gli Arabi pagani, il Sole era una dea femminile e la Luna un dio maschile. Il dio Luna era chiamato Allah, il padre di al-Lat, al-Uzza e Manat.”

La mezzaluna  è detta in Arabo “Hilal” ed è un perfetto anagramma di “Allah”.

La Luna ed il Sole essendo i due oggetti più grandi e luminosi nel cielo, sono la principale fonte di luce, d’energia e d’approvvigionamento d’acqua (si ritiene che la piena luna provochi lo straripamento dei fiumi) per l’agricoltura. Simbolizzarono la vita e la fertilità tra gli antichi Accadi prima di diventare i simboli dell’illuminazione spirituale e gli dei della luce. Nell’uomo, rappresentano il più elevato stato della mente o super-coscienza del tardo periodo Babilonese o Caldeo. Quest’idea sta dietro alla teoria greca delle emanazioni psico-cosmiche adottate dai neoplatonici e dagli Ishraqi Musulmani. Henry Corbin, nella sua traduzione del "Wâridât wa Taqdisat" (Le strofe liturgiche e gli offici Divini) di Yahya Sohravardi, riporta le invocazioni liturgiche da rivolgere al Sole, alla Luna e ai Pianeti.

(Henry Corbin, Yahya Sohravardi, L’Archange Empourpré, Fayard Editore, pag 483-498. Trad. italiana, Suhravardi - L'arcangelo purpureo. Racconti mistici persiani, Luni Editore)

Il grande storico Persiano Mas’udi (896-956) scrisse: “I templi Sabei di Harran erano consacrati alle sostanze intellettuali e agli astri (rappresentano “stati differenti di pensiero o coscienza”). Alcuni di questi templi furono chiamati il “tempio della Causa prima” o il “tempio della Ragione”… Inoltre, i Sabei avevano il tempio dell'Autorità Politica (Siyasa), quello della Necessità, quello dell’Anima; questi tre edifici avevano una forma circolare. Il tempio di Saturno descriveva un esagono; il Tempio di Giove, un triangolo; il tempio del Sole (la Ka’bah), un quadrato; quello di Mercurio, un triangolo inscritto in un rettangolo; quello di Venere, un triangolo inscritto in un quadrato; il tempio della Luna era ottagonale. Questi templi possedevano per i Sabei, dei simboli e dei misteri che non divulgarono mai.”

(Mas’udi, Kitab Murudj adh-dhahab, trad. Les Prairies d’Or, Tome II, pag 535, Società Asiatique, 1962, Paris)   

Il “Tempio della causa Prima” rappresentava il più alto stato di coscienza, mentre il “Tempio della Ragione” era il più elevato pensiero rappresentato dalla sfera del Sole e della Luna. La Ka’bah ha una struttura quadrata come il tempio del Sole Sabeo, mentre la pianta ottagonale della Moschea della Roccia ha una struttura simile al tempio della Luna Sabeo.

Perciò, l’uomo che ha raggiunto il più alto stato mentale, rappresenta la coppia degli dei Sole-Luna, ed i suoi templi corrispondenti sono il tempio del Sole e della Luna.

Mas’udi dichiara che il tempio Solare è a base quadrata, mentre il tempio Lunare è a base ottagonale. Il Profeta () dell’Islam narra che la Ka’bah della Mecca fu costruita dal Profeta Abramo () e da Suo figlio Ismaele () che erano dei veri Hunafa’ (veri credenti) Sabei. Il modello cosmologico che adottarono era quello del regno Sabeo, un crocevia culturale e commerciale fra Europa, Cina e India.

Il tempio Solare dei Sabei era a base quadrata, la parola Araba Ka’bah significa cubo, e il cubo ha per base il quadrato. Talvolta, il termine Ka’bah si riferisce ad un qualsiasi edificio a forma cubica. Perciò, Mas’udi definì esattamente il tempio del Sole una Ka’bah.

Hisham Ibn Al-Kalbi, cultore di studi archeologici e genealogici, che aveva scritto un libro di genealogie Arabe e una monografia sugli idoli, importante per i successivi studi della società pre-islamica, cita un altro tempio del Sole a Taif, contenente una pietra cubica simile alla pietra nera della Mecca e chiamata “la pietra quadrata di Taif”, in onore alla dea Solare Allat.

Il tempio della Mecca è uno dei più antichi luoghi di pellegrinaggio e d’adorazione del mondo. I Babilonesi che vissero circa 2000 anni a.C. lo conoscevano. Fu, per un millennio, l’unica costruzione nel mezzo del deserto e solo qualche tempo prima del Profeta (), attorno al 5-6 secolo d.C., la tribù dei Coraisciti lo eresse a struttura cubica, essendo divenuta la Mecca un centro commerciale tra la Siria e lo Yemen.

L’originale forma del nome “Mecca” è “Maqrab”. Era usata per indicare un qualsiasi tempio Arabo. Nell’era Islamica fu rimpiazzata da Masjid o Moschea (Masjid significa letteralmente “luogo di prostrazione”. La radice della parola "m-s-g-d" si ritrova già nell’Aramaico del 5 secolo a.C. ed anche sulle iscrizioni Nabatee. In Aramaico significava “stele” o “Pilastro Sacro”). “Maqrab” letteralmente significava “luogo di vicinanza”, e gli Hunafa’ erano anche conosciuti col termine Coranico di “al-muqarribin” dalla radice Q-R-B, il cui significato è “gli approssimati: cioè gli approssimati all’adempimento. Gli Hunafa’ sono quindi associati all’adempimento dei rituali della Mecca. La radice semita Q-R-B ha origini antichissime. J.A. Loader le ha dedicato un interessantissimo studio.

 J.A. Loader, An Explanation of the Term Proselutos, Novum Testamentum, Vol. 15, Fasc. 4 (Oct., 1973), pp. 270-277, Edizioni Brill.

Sembra non esserci nessun fatto storico o reperto archeologico che indichi l’esistenza di un qualsiasi tempio Lunare attorno alla Mecca, malgrado che il dio lunare Allah ebbe un’importanza enorme per gli Arabi. L’importanza della divinità femminile Solare Allat diminuì all’aumentare del potere maschile nella società Araba. Così, il tempio Solare di Allat alla Mecca fu ereditato da Allah.  

 

                                                       lo Yantra Tantrico Cit Kunda della Ka’bah  

                                     che integra la mezzaluna o Shishu nel Sole

                                                            (vedere l’articolo “Il Tantra della Mecca”)

Per gli gnostici monoteisti, la divinità maschile e femminile si fuse in un’unica deità chiamata Allah, che assunse l’elemento femminile all’interno della nuova simbologia. Questo simbolismo Lunare, fu conservato dai mistici Musulmani nella ricostruzione della Moschea della Roccia (la pianta ottagonale resta uno dei più bei capolavori del genio umano e uno dei suoi tesori architettonici meglio conservati) a Gerusalemme, durante il regno del Califfo ‘Abd al-Malik ibn Marwān.  

                  

  la struttura lunare che definisce la pianta della Moschea della Roccia

La Luna e il Sole erano per i Sabei il principio maschile (attivo) e femminile (passivo) al suo più elevato stato mentale, li consideravano dei sosia o l’altra metà, complementari l’uno rispetto all’altro.

Talvolta il quadrato (simbolo della divinità Solare) è raffigurato da una stella a cinque punte, mentre l’ottagono (simbolo della divinità Lunare) è dipinto a forma di mezzaluna. Entrambi, insieme, sono l’emblema disegnato sulla bandiera di molti paesi musulmani.

Nell’architettura moderna e classica dell’Asia centrale e Indiana, l’ottagono è definito “al-Musamman al Baghdadi” (l’ottagono di Baghdad) perché si pensa che provenga originariamente dalla regione Babilonese e Caldea.

Abu-l –Fida e molti altri scrissero che i Sabei di Harran rispettavano e compivano il pellegrinaggio annuale alla “Casa di Dio” della Mecca, al tempio di Gerusalemme e al tempio del Sole di Harran. L’Islam mantenne il rito del Pellegrinaggio alla Mecca e la visita alla Moschea al-Aqsa di Gerusaleme. Conservò anche il rituale delle abluzioni, della preghiera e del digiuno. Per esempio, il rito di “prendere a sassate il diavolo” a Mina significava originariamente allontanare gli ‘ifrit’ che bloccavano le radiazioni spiritualizzanti del Sole.

“Maimonide fu il primo a dare un significato mantico al rituale del lancio delle pietre a Mina. Ma qual è il vero senso simbolico di questo rito tre volte triplo e dieci volte settuplo? Pur restando nell’impossibilità di chiarire la portata precisa delle cifre 3 e 7, intravediamo gli indici di un culto planetario. Queste due cifre fanno spontaneamente pensare, la prima, alla triade Sole-Luna-Venere, la seconda, ai sette pianeti.”

(Toufic Fahd, La divination arabe, Sindbad, pag 191 e 193)

La tradizione spirituale Sabea si diffuse nel mondo antico fino all’India e alla Cina. La lingua franca del tempo, l’Aramaico, dette un apporto considerevole a numerosi sistemi alfabetici asiatici, tra cui l’alfabeto Indiano Devanagari.  

“La notte e il giorno, il Sole e la Luna sono fra i Suoi segni: non prosternatevi davanti al Sole o davanti alla Luna, ma prosternatevi davanti ad Allah che li ha creati, se è Lui che adorate.” (Corano 41:37)

 

Bibliografia 

1.      Mas’udi, Kitab Murudj adh-dhahab wa-ma’adin al-djawhar, tradotto da Barbier de Meynard et Pavet de Courteille, Les Prairies d’Or,

         Società Asiatique, 1962, Paris

2.      Ali Shariati, The Hajj

3.      http://www.geocities.com/metaco8nitron/temples.html

4.      Henry Corbin, Yahya Sohravardi, L’Archange Empourpré, Fayard Editore

5.      Saccon Silvia, La religiosità preislamica: Ibn al-Kalbi e il suo "libro degli idoli", Tesi di laurea

6.      N. A. Faris, The Book Of Idols: Being A Translation From The Arabic Of The Kitāb al-Asnām By Hishām Ibn Al-Kalbi, 1952, Princeton

         Oriental Studies - Volume 14, Princeton University Press: Princeton (NJ), p. 23.

7.      J.A. Loader, An Explanation of the Term Proselutos, Novum Testamentum, Vol. 15, Fasc. 4 (Oct., 1973), pp. 270-277, Edizioni Brill.

8.      Toufic Fahd, La divination arabe, Sindbad