IL SURYA NAMASKAR (IL SALUTO AL SOLE) DELL’ISLAM

 

LE OTTO POSTURE DELLO YOGA ISLAMICO

 


 

L’evoluzione consapevole della coscienza è un processo duplice (talvolta quadruplice e ottuplice) che è realizzato dai Musulmani Hunafa’ (veri credenti) e dagli ‘Arifin (gnostici), che sono gli innamorati del Sole e della Luna, mediante la doppia pratica della Salat e della Zakat.

 

Salat significa letteralmente “comunione col Supremo” e Zakat significa letteralmente “purificazione dall’egoismo mediante la carità ed il servizio reso al prossimo”. È detto nella Scrittura Divina:

 

“Eppure non ebbero altro comando che quello di adorare Iddio in sincerità di culto, da puri credenti (Hunafa’); di compiere la preghiera (Salat), di pagare la decima (Zakat); questo è l’autentico culto”. (Corano, 98:5)

 

La pratica Islamica della Salat e della Zakat è equivalente alle pratiche di Yoga Indù: la Salat sintetizza le asana, i mudra, il pranayama e i metodi contemplativi e d’attenzione dell’Hatha Yoga; mentre la Zakat è in analogia col Karma Yoga (lo Yoga del servizio umano). Entrambi formano il Jnana Yoga, lo Yoga della gnosi. Per giunta, il termine Yoga che deriva dal Sanscrito yuj (il cui significato è aggiogare, unire, legare) ha lo stesso senso del termine Arabo “Salat”.

 

Nel suo significato letterale Salat significa contatto con l’Altissimo, la connessione con il più Elevato, la comunione con l’Altissimo, ecc… Il vocabolo è riferito anche lessicalmente ad altri termini iniziatici e mistici come Wasl o Wisal, cioè unione con l’Altissimo; ittisal bi-l-Asl, contatto con la più alta Origine o Principio; Wusul, arrivo al più Alto, ecc

 

Il rituale della Salat si riferisce alla preghiera rituale che i credenti eseguono cinque volte al giorno. Alcuni sostengono che la prescrizione autentica ed originale fosse tre volte al giorno.

 

Il termine Salat citato nel Corano ha molti significati e non si riferisce solamente al rituale d’esecuzione della preghiera.

 

Poiché Salat in generale si riferisce a tutti gli atti della pratica spirituale ed in special modo alla meditazione, leggendo il Corano e ripetendolo a memoria; si evince che il termine Salat allude alla meditazione nel significato secondo, mentre al rituale della Salat per l'accezione prima.

 

Il Corano è chiaro circa la Salat, e non la considera solamente un esercizio psico-fisico da eseguire un certo numero di volte al giorno, ma una pratica contemplativa e qualche volta la definisce un atto mnemonico (dhikr) :

 

‘‘In verità Io, Io sono Dio, non v’è altro dio che Me; adoraMi e compi la preghiera (Salat), invocando il Mio nome.” (Corano, 20:14)

 

La seconda parte della pratica dei veri credenti (Hunafa’) è la Zakat. Zakat significava in origine “purificazione”. È la purificazione dall’egoismo e dalla mancanza di generosità, dalla carità e dal servizio reso al prossimo. La Zakat ha anche un suo cerimoniale che i dottori della legge religiosa definiscono “il rituale dell’elemosina per i poveri.” La pratica della Salat è accoppiata all'esercizio della Zakat. Il Corano quando cita la Salat menziona anche la Zakat. Riferendosi al Profeta Abramo e ai Suoi figli, la pace sia su di Loro, è detto:

 

‘‘E ne facemmo degli Imam (Guide), che guidassero gli uomini per ordine Nostro, e rivelammo loro la pratica delle opere buone, e il compimento della preghiera (Salat) e l’elargizione della decima (Zakat).” (Corano, 21:73).

 

La parola chiave di questo versetto è ispirazione che significa anche intuizione: le azioni delle pure Guide (Hunafa’) nell’insegnamento della pratica della Salat e della Zakat non sono compiute seguendo regole rigide, ma sono dettate dall’ispirazione interiore giusta o dall'intuizione.

 

Definendo l'essenza degli insegnamenti di Ismaele (il primogenito di Abramo, la pace sia su di Lui) che era un Hanif ed un erede della dottrina segreta, nel Libro Sacro è detto:

 

‘‘E invitava la sua gente alla preghiera (Salat) e alla decima (Zakat).” (Corano, 19:55)’

 

È riportato nel Corano che secondo Gesù, la pace sia su di Lui, la via dei veri credenti sta nella pratica della Salat e della Zakat:

 

“Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione (Salat) e la decima (Zakat) finché avrò vita.” (Corano, 19:31)

 

Il rituale della Salat

 

La pratica del rituale della Salat e della Zakat fu inclusa tra i cinque pilastri della fede Islamica. Originalmente la “Shahada o Testimonianza di Fede” ed il Pellegrinaggio furono parti essenziali della Salat; mentre il digiuno si saldava alla Zakat.

 

Il rituale della Salat è un tipo di preghiera che fu concepito originariamente come un esercizio di meditazione e di concentrazione in multi-modalità parallela di raccoglimento sensoriale. La coscienza dell'esecutore della Salat si fonda:

 

1. sulla consapevolezza corporale delle posture specifiche e dei movimenti

2. sulla consapevolezza verbale nella ripetizione delle frasi sacre e del Corano

3. sulla consapevolezza visuale nella fissazione del sutra (un punto sul terreno di fronte all'esecutore)

 

Il vocabolo Sutra in Sanscrito e in Arabo ha dei significati comuni. Tra i numerosi significati del Sanscrito indica anche il legame, cioè il legarsi alla visualizzazione del punto. Nel Sahih Muslim, Libro 4, Kitab al Salat, numero 1023 è detto: “Abu Sa'id al-Khudri riporta che il Messaggero (la pace sia su di Lui) di Allah disse: quando qualcuno di voi prega, non dovrebbe far passare nessuno davanti a lui (se non c’è un sutra)”.

 

Gli sciiti usano la turbah (una tavoletta di argilla) come reminiscenza di questo concetto.

 

L’esercizio di concentrazione e di contemplazione della Salat consiste in 4 posizioni o proclamazioni della grandezza di Dio (Takbir):

 

1. Qiyam: posizione eretta

2. Ruku’: inchino ad angolo retto

3. Julus: posizione seduta inginocchiato

4. Sujud: prostrazione

 

Ogni posizione simboleggia sia una delle quattro fasi naturali dell’evoluzione biologica, sia le quattro tappe naturali dello sviluppo umano delineate da Rumi:

 

Fosti dapprima sasso, poi divenisti pianta,

e ancora poi animale: come ciò t’è nascosto?

Poi divenisti uomo con scienza, mente, e fede:

guarda come ora è un Tutto quel corpo, già Parte di terra!

 

(Rumi, Poesie Mistiche, Rizzoli, pag 55)

 

Le quattro posizioni e le loro quattro fasi corrispondenti dell’evoluzione biologica naturale sono:

 

1. Il Sujud: la prostrazione rappresenta la fase minerale organica (maqam giamadi); si tratta della forma statica di un oggetto inanimato puramente soggetto alle leggi di gravità.

2. Il Julus: la posizione seduta sulle ginocchia rappresenta la fase vegetativa (maqam nabati); le gambe dell’orante sono imbrigliate alla base come le radici di una pianta, mentre il suo busto è retto come il tronco di un albero o di una pianta.

3. Il Ruku’: l’inchino rappresenta la fase animale (maqam hayawani); l’inchino dell’orante ad angolo retto con le mani poggiate sulle ginocchia indica la posizione dei quadrupedi.

4. Il Qiyam: la posizione eretta rappresenta la fase umana (maqam insani); è la posizione eretta del genere umano che cammina su due piedi.

 

Il grande Sceicco Ibn ‘Arabi, nell'opera intitolata “Fusus al-Hikam” (Le gemme della saggezza) adotta un modello lievemente diverso da quello esposto da Rumi.

 

Le quattro posizioni simboleggiano tutte le fasi dello sviluppo umano. Per esempio, lo sviluppo dell’apparato motorio dell’uomo può essere rappresentato dai quattro principali movimenti di crescita del bambino: la giacenza nella culla, il sostegno del girello, l’andare carponi e l’assunzione della posizione eretta.

 

Ogni passaggio della preghiera rituale raffigura una delle otto fermate o waqfa di un “viaggio” costituito da:

 

1 Qiyam: posizione eretta

2 Ruku’: inchino ad angolo retto

3 Qiyam: posizione eretta

4 Julus: posizione inginocchiata *

5 Sujud: prostrazione

6 Julus: posizione inginocchiata

7 Sujud: prostrazione

8 Julus: posizione inginocchiata *

 

(* - Il quarto e l’ottavo julus sono brevi posture di transizione).

 

Ad ogni tappa l’orante recita un testo, una frase o un versetto del Santo Corano.

 

Storia della Salat rituale

 

È stato già dichiarato che la Salat è un tipo di preghiera che fu concepito originariamente come esercizio di meditazione e di concentrazione. Il rituale della Salat costituisce una parte essenziale della pratica mistica degli Hunafa’ (i veri credenti). Gli Hunafa’ (Hanif al singolare) erano Sabei Arabi e tutti i Sabei condividevano in parte le stesse pratiche e gli stessi riti.

 

Il rituale tradizionale Arabo della Salat eseguito oggi dai credenti, fu introdotto in Arabia dal Profeta Abramo, la pace sia su di Lui, il padre delle tre grandi religioni monoteiste:

 

“Abramo disse: Signore! Fa sicura questa contrada, e preserva me e i miei figli dall’adorare gl’idoli… Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, o Signor nostro, assolvano all'orazione (Salat) ” (Corano, 14: 35-37)

 

Il Profeta Abramo, la pace sia su di Lui, fu descritto nelle Scritture come un Hanif (da questo momento un Sabeo Gnostico) che come gli altri Sabei adorava la divinità del Sole, ma quando si trasferì a Cana scelse la suprema divinità CananitaEl” (il cui significato è sommo dio), da cui deriva il nome Arabo Al-lah o Alla (una contrazione di elelah = il sommo dio conosciuto pure come il dio luna - Ilah è la forma Araba di El) dalla radice semitica Al o El che ha vari significati: in aramaico, colui che sostiene; in cananeo, il sommo.

 

Gli storici e gli antropologi confermano l’origine Sabea della preghiera Islamica, se essa è confrontata alla Salat al Sole e alla Luna dei differenti gruppi Sabei.

 

I Sabei di Harran compivano quotidianamente una Preghiera al Sole molto simile alle quattro fasi della Salat Islamica: posizione eretta, inchino ad angolo retto, posizione inginocchiata e prostrazione. I vari gruppi Sabei avevano più direzioni per il compimento del rituale della Salat. Originariamente i Sabei di Harran si rivolgevano alla divinità del tempio del Sole tre volte al giorno: al suo sorgere, al medio cielo e al tramonto. All'inizio, l’Islam aveva lo stesso numero di preghiere quotidiane: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto.

 

In effetti, nel Corano la parola preghiera è accompagnata solamente da tre momenti della giornata. Salat al Fajr o preghiera dell’alba (Corano, 24: 58); Salat al-Isha o preghiera della Notte (Corano, 24: 58); Salat al-Wusta o preghiera di Mezzogiorno (Corano, 2: 238). Comunque, la Cabala Islamica o Abjad e la Tradizione (Sunna) affermando l’esistenza di altre due preghiere, aumentò il loro numero a cinque. La direzione che prima era rivolta verso il tempio Lunare di Gerusalemme, cambiò per il tempio Solare della Mecca!

 

Più tardi, un gruppo di Sabei di Harran si dispose verso la stella settentrionale, mentre i Sabei Iracheni del sud si orientarono verso la costellazione del Capricorno. Nella psico-cosmologia Caldeo-Sabea, le stelle e i pianeti rappresentavano gli stati della mente appena inferiori al grado della Luna e del Sole.

 

Sia i Sabei Hunafa’ (i veri credenti), sia i Sabei di Harran, eseguivano la Salat nello stesso numero di volte volgendosi verso il tempio della Mecca (il tempio del Sole) o verso quello di Gerusalemme (il tempio della Luna) .

 

Muslim, il famoso compilatore di detti Profetici, nel suo “Kitabu-l-Fada’il” (Il libro delle virtù) narra che il compagno del Messaggero di Allah, che Iddio l'abbia in Gloria, Abu Dhar Al-Ghafari, eseguiva la Salat rituale già prima del suo incontro col Profeta Muhammad, la pace sia su di Lui.

 

Ibn Menzur al-Ifriki al-Misri (morto nel 1311/12 o 711 d.C.) cita nella sua enciclopedia intitolata “Lisan al-‘Arab” (La lingua Araba) che un capo Sabeo Hanif della Mecca, Ka'b ibn Lu'ayy, uno degli avi del Profeta dell’Islam, che Iddio l'abbia in Gloria, fu il primo a chiamare il Venerdì con questo nome oltre ad istituire la Preghiera Congregazionale del Venerdì (Salatu-l-jumu’a):

 

‘‘Ka’b fu la prima persona ad usare il nome Yaum al-Jumu’a (il cui significato è giorno d’incontro e di riunione) per la vigilia del sabbath (il Venerdì). I Coraisciti si riunivano in questo giorno nella Ka’bah. Rivolgendosi ad essi, gli profetizzò l’avvento del Messaggero di Allah, che Iddio l'abbia in gloria. Li informò che sarebbe stato della sua progenie sollecitandoli a seguire i Suoi insegnamenti.” (Ibn Menzur, Lisan al-’Arab, Vol 8, p. 58)

 

Questa testimonianza suggerisce che il rituale della Salat (insieme alla Zakat) fu un’antichissima pratica spirituale Semita compiuta dai mistici Sabei prima e durante la vita del Profeta Muhammad, la pace sia su di Lui.

Un altro rituale importante dei Sabei fu il battesimo. L’acqua era il simbolo della purificazione spirituale e divenne parte integrante della Salat. L’abluzione o l’auto-battesimo che è eseguita prima d’ogni Salat convalida la sessione della preghiera.

 

Il fatto che numerosi mistici e sufi dell’Islam abbiano dei soprannomi come Shams-d-Din (Il Sole della Religione), Badr-d-Din (La Luna piena della Religione), Najmu-d-Din (La Stella della Religione), Hilalî (Il Figlio della Mezzaluna); che il misterioso insegnante di Rumi si chiamasse Shams-e-Tabriz (Il Sole di Tabriz) riflette la loro iniziazione Solare, Lunare o Stellare. Il Sole ispirò al grande Rumi il Mathnawi (vedere l'articolo “Il Sufismo Solare di Rumi e lo Yoga del Sole”).

 

Invece, la rotazione dei dervisci ruotanti (Mewlewi) riflette il moto planetario e stellare, le orbite dei pianeti attorno al Sole ed il movimento delle galassie attorno ai loro centri. L’origine della Salat e della danza dei dervisci ruotanti è riconducibile alla spiritualità Caldeo-Babilonese. I seguaci di Zoroastro si avvicinarono alle pratiche magico-religiose dei Babilonesi, ma i Magi persiani furono considerati i custodi delle autentiche e antiche saggezze.

 

“I magi di Persia furono assorbiti dall’Islam ed assunsero il titolo di Seyyed o classe dei Seyyed. L’Islam col suo fuoco della Ka’bah Meccana aprì le braccia agli eliolatrici Magi Persiani, i quali non dubitarono che l’Islam fosse un derivato dell’antica religione Solare Iranica.”

 

(Dr. Samar Abbas, 2003, Aligarh, India. Ristampato dalla Camera di Commercio Iraniana)

 

In particolare, Salman al-Farsi eccelse sugli altri Magi. Molti compagni si stupirono quando il Profeta Muhammad, la pace sia su di Lui, disse: “Salman è un membro della mia Famiglia, è un Ahl ul Bayt”. Un non Arabo divenne un membro della Famiglia del Profeta, che Iddio lo abbia in Gloria, perché era un puro di cuore, purificato dal fuoco Solare.

 

Se il rituale della Salat (le cui posture appartengono allo Yoga) era in origine una preghiera dei Sabei al Sole, essa può essere automaticamente associata alla sequenza del Surya Namaskar o “Saluto al Sole” dell’Hatha Yoga.

 

Si può affermare che Salat sia una forma semplificata del Surya Namaskar. I vocaboli Yoga e Salat hanno in comune lo stesso significato d’unione col Supremo, di comunione con Dio.

 

È possibile che i Sabei abbiano copiato il “Saluto al Sole” dagli Indù, ma anche il contrario è fattibile. Si pensa che il culto del Sole e della Luna sia stato diffuso in India dai Sabei, i quali edificarono un tempio al Sole in questa terra. Gli Indù potrebbero aver copiato il rituale della Salat dai Sabei. È ugualmente possibile che i due riti d’adorazione al Sole siano indipendenti.

 

Analisi etimologica dell’adorazione al Sole

 

Uno dei tanti metodi per onorare il Sole avviene attraverso la sequenza dinamica delle posture (asana) del Surya Namaskar (noto come Saluto al Sole). La parola Sanscrita Namaskar deriva da Namas, che significa “inchinarsi” o “adorare”. Namaskar è una parola composta da Namas e Kar. Namas significa “inchinarsi” o “adorare” nell'intento di mostrare umiltà, mentre il suffisso Sanscrito Kar significa fare una qualsiasi azione. Namaz è la controparte Persiana di questi termini. Il Viraf-nameh, testo di letteratura pahlavi, offre numerosi esempi dell’utilizzo dei vocaboli Namas o Namaz dadrunad col senso di salutare qualcuno. Anquetil, indica nella sua traduzione manoscritta di quest’opera, che Namas inserito nella frase Namas dadrounad, è traducibile in salutare o pregare. Inoltre, ha dichiarato che la parola Nama letta sul bassorilievo mitriaco significa lode o preghiera. Oggigiorno, il termine Namaz è ancora usato nel Persiano moderno per indicare la preghiera, ed è passato nelle lingue turche con lo stesso significato.

 

Jean Baptiste Felix Lajard, Nouvelles observations sur le grand Bas-Relief Mithriaque, pag. 23-24

 

Japinder Gill, Vocabulary Advantage GRE/GMAT/CAT and Other Examinations, pag 404

 

Shirin Akiner, Religious Language of a Belarusian Tatar Kitab: A Cultural Monument of Islam, pag. 336

 

 

 

Mas’udi (morto il 345/956), il famoso storico Persiano, sostiene che l’adorazione del Sole e della Luna cominciò tra i Caldei, e si diffuse successivamente in altre nazioni, tra cui l’India. La somiglianza tra la Salat Islamica, la Salat Sabea ed il Surya Namaskar, suggerisce che lo Yoga come il Buddismo abbia potuto avere un’origine Babilonese. Il rito Babilonese della Salat può aver originato il Surya Namaskar, ed il Surya Namaskar a sua volta, può aver generato il complesso sistema dell’Hatha Yoga.

 

La società segreta di Sarman disponeva di una struttura specialistica per l’apprendimento dello Yoga. Esistono delle prove secondo cui le originali posture della Salat degli antichi templi Babilonesi fossero molto simili al Surya Namaskar, il quale fu successivamente semplificato.

 

Il Surya Namaskar dell’Islam può accompagnarsi anche ad esercizi di respirazione (inspirazione ed espirazione), di visualizzazione della luce e di fissazione-meditazione del sutra.

 

Non solamente i Sarmani, ma anche molti Sufi ed ‘Arifin furono sospettati di eseguire gli esercizi di Yoga. È riportato che Abdul-Qadir Gilani abbia recitato lo dhikr Islamico per un’intera seduta (hadra) in Vrksasana (in Sanscrito “Albero su una gamba”).

 

 

 

 

 

Le varie posture di Yoga Islamico sono un tipo di meditazione dal significato preciso.

 

Conclusione

 

I mistici Hunafa’ furono i custodi della tradizione gnostica, e scoprirono che la pratica gemella della Salat (esercizio d’attenzione o di ricordo) e della Zakat (servizio reso al prossimo) è la radice quadrata di tutte le pratiche spirituali che conducono alla purificazione psicologica, alla realizzazione interiore e all'illuminazione.

Questa pratica si conserva nel reliquiario di uno dei più popolari racconti Sufi detto “La storia antica di Mushkil Gusha” o “La storia della rimozione delle difficoltà”:

 

«La voce disse: “Anche se tu non puoi ancora saperlo, sei stato salvato da Mushkil Gushà. Ricordati che Mushkil Gushà è sempre qui. Fai in modo, ogni giovedì notte, di mangiare qualche dattero e di raccontare la storia di Mushkil Gushà. Oppure dai un regalo a qualcuno che aiuterà i bisognosi in nome di Mushkil Gushà. Assicurati che la storia Mushkil Gushà non sia mai, dico mai, dimenticata. Se tu fai questo, e se questo è fatto da coloro a cui racconti la storia, la gente che è veramente bisognosa, troverà la sua strada.”»

 

(Da "Caravan of Dreams" di Idries Shah, The Octagon Press, London, 1988)

 

La ripetizione e la contemplazione della storia di Mushkil Gushà o d’altri poemi mistici è una forma di Salat (si ritiene che abiliti un discepolo a mettersi in contatto o a comunicare con il Maestro Assente o Invisibile); mentre le offerte o i servizi resi nel nome di Mushkil Gushà (o semplicemente in nome della Tradizione) sono una forma di Zakat. Mushkil Gusha promise che chi esegue questa pratica “troverà la sua strada.”

 

La psicologia moderna appoggia quest’antica scoperta.

 

Il Professor A. Deikman nei suoi studi scientifici sulla consapevolezza estatica ha dimostrato che sono due i percorsi comuni conducenti alla più elevata esperienza mistica di tutte le tradizioni: la contemplazione e la rinuncia.

 

Nella tradizione Mistica Hanifiyya (la religione pura) la prima è rappresentata dalla Salat e la seconda dalla Zakat. La Zakat è una forma di rinuncia del sé al servizio del prossimo. Si tratta di una rinuncia giusta e costruttiva opposta alla rinuncia negativa delle altre para-mistiche tradizioni, in cui il sedicente asceta s’isola in una caverna o in un monastero. La Zakat è il modo di essere “nel mondo, ma non è di esso.” Ovunque lo gnostico serve l’umanità intera piuttosto che sé stesso, così facendo si connette inevitabilmente al Tutto. In conclusione, la Zakat può condurre alla Salat, e viceversa.

 

 

Bibliografia

 

  1. Mas’udi, Les Prairies d’Or, Societé Asiatique, Paris, 1965, Tome II.
  2. Idries Shah, Caravan of Dreams, The Octagon Press, London, 1988
  3. Dr. Samar Abbas, Varahamihira, a Great Iranic astronomer, 2003, Aligarh, India

4.      Jean Baptiste Felix Lajard, Nouvelles observations sur le grand Bas-Relief Mithriaque, pag. 23-24

5.      Japinder Gill, Vocabulary Advantage GRE/GMAT/CAT and Other Examinations, pag 404

6.      Shirin Akiner, Religious Language of a Belarusian Tatar Kitab: A Cultural Monument of Islam, pag. 336