Il
Ruh: pranayama e scienza respiratoria Islamica
Il
Pranayama è la scienza Yogica del controllo
del respiro. È
composto di due parole: prana (respiro) e yama (restrizione; estensione
dell'energia vitale). Attraverso una profonda e lenta respirazione il ciclo
respiratorio si allunga, e tramite i bandha, il respiro è trattenuto.
Sebbene
il Pranayama sia considerato un ramo a sé nello Yoga, è a dire il
vero incluso nella maggior parte delle pratiche, poiché collega l'Hatha
(fisico) ed il Kundalini (laya) Yoga.
Tramite
speciali tecniche di respirazione, lo Yogi è in grado di alterare la sua
coscienza, accrescere la forza vitale, purificare i nervi, pulire le nadi
(l'energia dei canali sottili), risvegliare i chakra e attivare la kundalini.
Al
pari del fuoco e dell'aria, la kundalini (fuoco) ed il prana (aria) sono
interdipendenti.
Lo
stiramento del corpo comprime lo stantio, e svuotando il prana si puliscono i
canali a favore della fresca forza vitale.
Il
prana solitamente tradotto in “aria”, si riferisce alla forza vitale delle
particelle contenute nell'aria.
I
versetti del Corano e della Bibbia che trattano di spirito, vento e aria, sono
spesso dei codici per indicare il pranayama.
Quando
la Genesi afferma che Dio insufflò nell'uomo lo spirito vitale divenendo
un'anima vivente, si riferisce al potere che il pranayama ha di introdurre
l'iniziato nella vita spirituale.
“Ricorda
quando il tuo Rabb (Signore) disse agli angeli: ecco Io creerò un uomo
d'argilla suonante, presa da fango nero impastato e quando l'avrò
modellato e gli avrò soffiato dentro del Mio Ruh (Spirito), prostratevi
avanti a lui” (Corano, 15 : 28 - 29)
“Argilla
suonante” si riferisce all'utilizzo dei mantra per modellare, plasmare e
nutrire il corpo sottile (“fango nero, caldo”).
Il
Signore modella i corpi energetici inferiori dell'iniziato (il khaibit e il ka)
coi mantra e poi, mediante un processo chiamato “shaktipat”, “gli insuffla il
Suo Ruh” (lo Spirito; il più alto livello della forza vitale).
Lo
Shaktipat permette allo yogi esperto di innescare l'energia dello studente
tramite il suo flusso energetico.
Gli
Egizi chiamavano lo Shaktipat, Ari Sa Aungkh. Spesso la forza vitale passa
all’interno e all’esterno delle più evolute mani dell'iniziato.
“Un
giorno tu vedrai i credenti e le credenti (nello stato di Amen) attivare la
luce tra le loro mani e nella loro mano destra. Buona novella a voi, oggi!
Giardini in cui scorrono i flussi per restare in perpetuo (nei ruscelli di luce).
Questa è la suprema realizzazione.” (Corano, 57: 12)
L'uomo,
così come lo concepiamo attualmente, è imperfetto, squilibrato ed
incompleto. La maggior parte della sua energia e della sua forza vitale si
focalizza negli aspetti inferiori dell'essere.
Il
libro di Allah dichiara: “Fa idha sawwaytuhu” (Corano 15 : 29); il cui
significato è: “quando l'avrò completato, perfezionato ed
equilibrato...”
Il
pranayama pratica la respirazione alternata delle narici (nadi sodhana) per
equilibrare i due emisferi cerebrali. Il pranayama unisce anche prana e apana.
Quando
l'iniziato padroneggia il pranayama, gli “angeli” diventano i suoi servitori.
Simbolicamente, essi si prostrano dinanzi al perfetto iniziato (Adam Kadmon).
Gli angeli sono le forze naturali che operano all'interno e all'esterno del
corpo dell'iniziato, nonché gli esseri spirituali (malachim/malaa-ikaat)
e gli elementi.
“E
rammenta ancora colei che custodì la sua vagina, sì che noi
alitammo in lei del nostro Spirito e rendemmo lei e suo figlio un segno per le
nazioni (mondi). Sì, questa vostra Comunità (Ummah) è
un'unica Comunità (Ummah) e Io sono il vostro Signore (Rabb),
così serviteMi.” (Corano, 21: 91-92)
Il
suddetto passaggio si riferisce alla respirazione ovarica e al respiro in
swadhisthana chakra (il sesso).
Maria
e Gesù sono detti “un segno per le nazioni (mondi).” (Corano, 21: 91).
Molte nazioni hanno riferimenti scritturali al bagno della vergine. Uno dei
tanti racconti è la storia di Iside e Horus (Osiride). Iside si è
trasformata in una rondine che batte le sue ali (una metafora per la
respirazione pranayamica) per eccitare e destare il pene di Ausar. Poi, rimase
incinta.
Ma
in un'altra storia, Iside restò incinta tramite l'inseminazione
artificiale compiuta da Tehuti, dopo che ebbe estratto il DNA dal cadavere del
dio Osiride. In quella versione storica, il DNA della divinità è
chiamato il suo “spirito” o la sua essenza.
Tutti
i sistemi spirituali fanno parte di una struttura spiritale unificata. I suoi
membri sono gli apprendisti di un divino guru (Rabb): "così
serviteMi." (Corano, 21: 91-92)
“Quindi,
Egli ha sistemato ed insufflato in lui il Suo Ruh (la forza vitale dello
Spirito). Vi ha dato l'udito, gli occhi e i cuori. Poco coltivate i vostri
chakra. [tashkurun].” (Corano 32: 9)
Il
Corano utilizza il verbo shakir per riferirsi ai chakra. Abbiamo tradotto
“tashkurun” in “coltivate i vostri chakra”, sostituendolo alla versione
exoterica e letterale: “quanto poco siete riconoscenti!”
Quando
il Corano dichiara che Allah effettivamente ama gli shakirin
(Corano, 6 : 53), significa che la forza vitale
universale sostiene ed aiuta coloro che hanno purificato, attivato e coltivato
il loro sistema di chakra.
La
coltivazione del pranayama implica le siddhi (poteri psichici o ayat), la chiaroaudienza
( “orecchie”) e la chiaroveggenza (“occhi”). Il dono dei cuori è il
codice per il risveglio della volontà iniziatica.
Affinché
un iniziato sviluppi le sue azioni, opere e servigi come un apprendista, la
parola Araba in codice per l’adepto spirituale (chela) è 'abd
(servitore).
'Abd
Allah (Abdullah) è un iniziato sulla via delle norme impartite da Allah.
'Abd Rahman (Abdur-Rahman) è un iniziato sulla via che segue l'aspetto
di Dio detto Rahman (Brahman).
Questo
codice si applica a ciascuno dei 99 attributi di Allah. In ultima analisi,
l'iniziato non diventa all'interno del suo essere semplicemente un apprendista,
ma la manifestazione di quella qualità Divina. Vari maestri Sufi hanno
detto: "Ana-l-haqq" (Io sono l'Heka/la Parola Magica o Mantra),
"Ana-n-Nur" (Io sono la luce), ecc...
Ruach
è l'equivalente Ebraica di Ruh, ed è di solito tradotto in
“intelligenza.”
Quando
il prana è completamente purificato insieme alle nadi e ai chakra,
l'iniziato diventa un Ruh al-Qudus (uno Spirito Santo). Quando la coltivazione
del pranayama raggiunge il suo apice, il meditante non genera più
pensieri e realizza la pace perfetta entrando nello stato di Amen, detto
Samadhi.
“E
questo ancora è rivelazione del Rabb (Guru) delle ere. È sceso
con esso il Ruh di Amen [Ruh al-Amin].” (Corano, 26: 192-193)
Le
prime rivelazioni del Corano contenevano velatamente qualche tecnica spirituale
particolare, che fu trasferita in seguito dal guru all'allievo.
Col
tempo, un iniziato esperto del Corano dovrebbe padroneggiare i principi
basilari dello Yoga e del metodo spirituale. Dato che gli insegnamenti sono
differenti, nessuna tecnica è superiore ad un’altra.
Bibliografia
Amir
Fatir, Ruwh: Pranayama Breath Science in Islam