Sri Krishna - Profeta di Allah
Non
solamente il Santo Profeta Muhammad (ﺹ) è stato inviato agli uomini per manifestare il
Messaggio Divino, ma Allah ha mandato in passato ad ogni popolo un Inviato
Celeste che ha predicato lo stesso messaggio di verità e giustizia.
Questo
nobile principio reputa che l’origine di tutte le religioni e del messaggio
trasmesso dai loro fondatori sia divino. Di conseguenza, questo concetto
diventa un articolo di fede per il musulmano, perché rispetta tutte le
credenze e riverisce tutti i loro Inviati. Donando al mondo questa sublime
verità, l’Islam ha cercato di creare un’atmosfera d’amicizia e di
simpatia tra le diverse fedi, rimovendo e bandendo i rancori e i dispiaceri esistenti
tra i seguaci delle confessioni religiose mondiali.
Nel
Libro di Allah è detto: “ogni comunità ha un Messaggero Divino”
(Corano, 10: 48). Ogni comunità religiosa nasce con l’avvento di un
Messaggero Celeste. Il Corano dichiara: “E ogni popolo ha la sua Guida” (Corano,
13: 7). Un Profeta è una retta Guida per il suo popolo. Il Corano cita
per nome solo 24 Profeti (ﻉ), mentre un detto dell’Inviato (ﺹ)
dell’Islam afferma che apparvero 124.000 Messaggeri di Allah nel mondo (Musnad,
v.266). Altrove, il Corano proclama: “E non v’è nazione in cui non sia
stato già un Ammonitore in antico” (35: 25).
L'Induismo
è una categoria a sé nella civiltà delle religioni. Per
trovare nella letteratura Indù le rivelazioni come sono intese
tradizionalmente nelle altre religioni è un compito difficile. Questo
accade soprattutto perché da un lato il concetto delle rivelazioni
è circoscritto interamente agli insegnamenti Vedici, mentre da un altro
lato, Dio si manifesta nella forma umana per istruire l'umanità.
Anche
se nel cristianesimo, Gesù, la pace sia su di Lui, è descritto in
un modo piuttosto simile a quello di Krishna, la pace su di lui, si tratta di
una somiglianza superficiale. Nella personificazione di Gesù Cristo (ﻉ),
il Dio Padre resta al comando del cosmo ed una manifestazione della Sua
figliolanza si mostra in qualche modo nell'immagine umana di Gesù (ﻉ).
Inoltre, nel caso del cristianesimo, vi è una terza persona detta
Spirito Santo che non è né Cristo, né il Dio Padre, ma
è parte integrante della Trinità a pieno titolo.
L'Induismo,
tuttavia, non chiarisce la manifestazione di Brahma nella persona di Hazrat
Krishna (ﻉ). Egli governava i cieli e la terra dalla sua sede celestiale
anche quando Hazrat (il Rispettabile) Krishna era in terra, oppure fu la
personificazione Divina di Krishna (ﻉ) a regnare sull'universo durante la sua
fase umana? O era Krishna (ﻉ) solo un'aspirazione o un'icona, mentre
Dio restò al comando nei cieli come sempre avvenne? Domande di questo
tipo rimangono senza risposta.
D'altra
parte, per quanto riguarda la rivelazione, il cristianesimo al pari delle altre
religioni tradizionali, crede che la rivelazione provenga naturalmente
dall'alto. L'Induismo, invece, si dissocia dalle altre religioni tradizionali
sul modo in cui avviene una rivelazione. Questo ruolo è assolto in
maniera esemplare; cioè Dio si manifesta nella forma umana. Non vi
è la necessità che un Messaggero abbia quest'incarico.
Il
caso degli antichi rishi che sono considerati i destinatari dei Veda è
diverso. “Rishi” è un termine Indù che indica un mirabile
religioso che tronca tutti i legami col mondo materiale sottomettendosi
completamente alla volontà di Dio. Nonostante che i Veda siano ritenuti
degli insegnamenti Divini, non esiste nessun resoconto certo che i rishi
abbiano ricevuto una rivelazione verbale e ben definita.
Se
l'ispirazione dei rishi sia davvero una rivelazione divina, forse
rimarrà per sempre un dilemma. Ciò che sappiamo delle fonti
Indù si fonda interamente sulla loro fede. I vari eruditi della storia
Indiana affermano all’unanimità che i rishi appartengono alla categoria
più antica degli esseri umani.
Questa
descrizione dell’Induismo non è frutto della fantasia umana. Ma l'uomo
sempre interpola, fraintende o si appropria indebitamente degli insegnamenti
divini dopo che i Profeti (ﻉ) sono venuti e poi scomparsi. Quindi, non
c'è da meravigliarsi se i messaggi dei vari Profeti (ﻉ) Indù
siano stati distorti dalle generazioni successive. Quando insinuiamo che i Veda
siano stati interpolati, non significa che tutti gli insegnamenti Vedici
abbiano subito una trasformazione artificiale completa.
Le
scritture divine non sono mai state completamente falsificate. Nel Santo Corano
è detto: “Leggi dunque quel che t’è stato rivelato dal Libro del
tuo Signore, le cui parole nessuno può mutare.” (Corano, 18: 27) La
verità originaria si è sempre mantenuta intatta e pura. È
alla luce di questa considerazione che uno studio preciso sulle fonti di ogni
religione è sempre pieno di soddisfazioni. Un attento esame delle scritture
originarie ha rivelato che l'Induismo non differisce nella sostanza dalle altre
religioni rivelate.
Ma
torcendo un po' il caleidoscopio, la percezione cambia sorprendentemente.
Sufficienti elementi contenuti nel Mahabharata e nella Bhagavad Gita provano
che Hazrat Krishna (ﻉ) non sostenne mai d’essere Dio, né mai pretese d’essere
immortale.
http://www.tradizionesacra.it/krishna_trasformazione_divinita_suprema.htm
Krishna,
la pace sia su di Lui, è identificabile benissimo ad un Profeta (ﻉ)
di Dio. Hazrat Krishna (ﻉ) non fu diverso dai sant’uomini che comparvero prima o dopo di
lui nella storia delle religioni.
Il
Mahabharata cita che la probabile fonte di conoscenza di Krishna, la pace sia
su di Lui, è un Bramino venuto dalle regioni Paradisiache:
“In
un'occasione, un Bramino venne a noi dalle regioni Paradisiache. Irresistibile
d’energia, venne dalle regioni degli avi... (prosegue). In un'occasione, un
Bramino venne a noi. Irresistibile
d’energia, venne dalle regioni degli avi. Fu riverito debitamente. Ascolta,
ciò che rispose alle nostre domande. Il Bramino disse, Quello che mi hai
chiesto, O Krishna, è collegato alla religione di Moksha
(Emancipazione), che è guidata dalla tua pietà per tutte le
creature e non per il tuo bene, quello, effettivamente, distrugge tutte le
delusioni. O tu che possiedi l'arte della potenza suprema, adesso ti
narrerò ciò nella dovuta maniera. Ascolta attentamente e
concentrati quando ti parlo.” (Mahabharata, Libro 14: Aswamedha Parva, Sezione
XVI, Anugita Parva)
Fonte
web: http://www.sacred-texts.com/hin/m14/m14016.htm
Le
biografie autentiche narrano che Hazrat Krishna, la pace sia su di Lui, nacque
intorno al 1458 a.C. come un qualsiasi altro bambino. Era figlio di Basudeba (i
Purana dichiarano che “Basu” deriva dalla radice “Bas” che significa esistere.
“Deba” dalla radice “Dib” che significa splendere di luce. Basudeva significa
luce esistente) e di sua moglie Deboki. Lo chiamarono Kinai (Kinhai). Il nome
“Krishna” (ﻉ) fu dato in seguito e significa “l'Illuminato” (dalla luce
esistente di Basudeva). È noto che condusse una vita simile a quella di
un qualsiasi altro bambino, sebbene possedesse dei poteri soprannaturali
eccezionali (al pari d’altri molti Profeti di Dio).
Visse,
agì e presenziò alla divina chiamata come altri esseri umani.
Durante la sua infanzia, prese parte a delle marachelle occasionali rubando un
chilo o due di burro, stando alla ricerca condotta dagli studiosi Indù.
Noi crediamo, tuttavia, che non volle commettere alcun crimine, perché
questo genere di bambino agisce generosamente nell'interesse dei suoi compagni
di gioco più poveri. Si tratta più d’amore che d’avversione.
Questa
benevolenza non differisce dal modo in cui crebbero e vissero altri Profeti (ﻉ)
di Dio. Coltivò una forte maturità acquisendo e manifestando
eccezionali qualità di guida spirituale. Sul campo di battaglia i suoi
eserciti conseguirono delle vittorie storiche. La sua eccelsa posizione di
leader spirituale gli consentì di operare delle riforme che raramente
vide l'India. Esortò la gente alla rettitudine e ad evitare la malvagità.
Fu
il distruttore dei miscredenti e degli empi.
La
sua descrizione fisica presenta alcune curiosità. Gli artisti
Indù raffigurano il Signor Krishna (ﻉ) con quattro braccia anziché due, e
con le ali.
“Krishna,
mostra ad Arjuna la Sua forma a quattro braccia, poi riprende la Sua forma a
due braccia per riconfortare l'impaurito Arjuna.” (Bhagavad Gita, capitolo 11,
versetto 50)
http://www.visionaire.org/gita/nuovoBG/bhagavadgita11-12.htm

Hazrat
Krishna, la pace sia su di Lui, è spesso raffigurato in piedi con un
flauto premuto contro le sue labbra.
Altresì,
certe belle fanciulle dalle vesti colorate si accalcano attorno a lui. Sono le gopi. Il termine gopi indica un particolare tipo di donna che si prende cura delle
vacche. È simile ad una pastorella. Gao'pal
(italianizzato Gopala), un titolo riferito a Krishna, la pace sia su di
Lui, vuole dire “il guardiano delle vacche.” Lo stesso concetto è
contenuto nei racconti Biblici dei Profeti Israeliti, i quali sono i pastori
che accudiscono le pecore della casa d'Israele.
Dato
che l'India era il paese delle mucche anziché quello delle pecore, la
gente comune si è riferita alle vacche. Di conseguenza, è
abbastanza comprensibile che Hazrat Krishna, la pace sia su di Lui, sia
chiamato il guardiano delle vacche. Poi, non rappresenta un mistero che le gopi furono i suoi discepoli.
Altri
episodi riguardanti l'immagine del Rispettabile Krishna (ﻉ) sono delle
parabole e delle allegorie più che dei fatti reali. L'immagine di Hazrat
Krishna (ﻉ) munito di quattro braccia e le ali simboleggia le
facoltà straordinarie dei migliori servitori di Dio.
Il
Santo Corano, pure, cita le ali del Santo Profeta (ﺹ) dell’Islam: “Abbassa però la tua ala verso i credenti”
(Corano 15: 88). È incoraggiato da Dio ad abbassare la sua ala di misericordia
sui credenti. Gli angeli del Corano sono descritti con un numero differente
d’ali, che sono degli attributi, ma non necessariamente fisici.
“Lode
ad Allah, Creatore dei cieli e della terra, che ha fatto degli angeli,
messaggeri dotati di due, tre o quattro ali.” (Corano, 35: 1)
Ugualmente,
il viaggio del Profeta Muhammad (ﺹ) in sella al suo cavallo alato Buraq a Gerusalemme, e poi in
Cielo prima di tornare in terra, simbolizza i suoi poteri straordinari.

Accade
spesso che le allegorie e le parabole religiose siano interpretate alla lettera
dai loro seguaci, mentre gli sfugge il suo senso reale. Le immagini riguardanti
il Signor Krishna non fanno eccezione.
Krishna
(la pace sia su di Lui) è anche chiamato Murli Dhar che significa flauto
suonato. Il flauto, è evidentemente un simbolo della rivelazione,
perché la melodia che il flauto emette, non è emessa dal flauto
stesso. Trasmette solo ciò che sta soffiando. Quindi, fu lo stesso
Signor Krishna (ﻉ) ad esser dipinto come un flauto suonato da Dio.
Indipendentemente da ciò che Dio intonò, lo trasmise con
lealtà al mondo. Così, la realtà di Hazrat Krishna (ﻉ)
non è diversa da quello di un altro Messaggero (ﻉ) di Dio, il
quale essendo un fedele custode dei messaggi Divini, li consegna al mondo
inalterati. In questo modo, il flauto diventa il simbolo più espressivo
dell'integrità dei Profeti (ﻉ), che non comunicano niente di sé
stessi, se non ciò che gli è rivelato dall'alto.
Il
Santo Profeta (ﺹ) aggiunse: “Kana fi-l-hindi nabiyya asuadu-l-launi ismuhu
Kahina” che significa “Un Profeta apparve in India. Era scuro di carnagione. Il
suo nome fu Kahina.” (citato nel Taarikh-i-Hamdaan Dailami Baab-ul-Kaaf; Pocket
book p: 854 di Malik Abdur Rehman Khadim 6 edizione, pubblicato nel 1952) Il
detto (Hadith) si trova anche nel libro “Firdusu-l-Akbar” di Hazrat Thylami. La
parola Kahina indica Sri Krishna (ﻉ), chiamato anche Kanayya e Kannan.

Ora,
chiunque conosce la storia delle religioni Indiane, collega subito questo detto
al Signor Krishna, la pace sia su di Lui, che è sempre descritto nella
letteratura Indù di carnagione scura. Inoltre, il titolo Kanhaya
è aggiunto al nome di Krishna (ﻉ). Kanhaya ha le stesse consonanti K, N, H
del nome Kahin, una somiglianza non senza significato (in Arabo significa
prete, sacerdote, indovino, ecc…). Ciò indica che il nome di un
qualsiasi Profeta (ﻉ) non Arabo supera i confini del semplice dibattito accademico.
Bibliografia:
1. Dott. A. Abdul Aziz. Sri Krishna, The Prophet of God. È
segretario della Comunità Musulmana Ahmadiyya dello Sri Lanka.
2. Mahabharata.
http://www.sacred-texts.com/hin/maha/index.htm
3.
“Taarikh-i-Hamdaan
Dailami” Baab-ul-Kaaf. See Pocket book p: 854 by Malik Abdur Rehman Khadim 6th
edition Published in 1952.
Riferimenti web: http://tradizionesacra.blog.tiscali.it//Sri_Krishna___Profeta_di_Allah_1919069.shtml
http://blog.libero.it/islamriformista/5135565.html