ASCIURÀ: CRISTOLOGIA E SACRIFICIO NELL'ISLAM

 

 

 

 

 

 

“Il giorno di Asciurà, tutta la popolazione di Aleppo si riunisce alla porta di Antiochia fino al calar della notte.

Uomini e donne, un gran moltitudine, si lamentano continuamente per la Famiglia del Profeta.

Durante l’Asciurà, gli sciiti gemono e si lamentano con lacrime e singhiozzi a causa di Karbala.

Ricordano le oppressioni e le tribolazioni che la Famiglia subì da parte di Yazid e Scemr.

Lanciano delle grida, frammischiate di lamenti: la piana intera e il deserto sono piene dei loro gemiti.

Uno straniero, che era un poeta, arrivò dalla strada il giorno di Asciurà e sentì questi lamenti.

Lasciò la città e decise di andare in questa direzione: partì rendendosi conto del motivo di queste grida acute.

Andò, ponendo numerose domande nella sua ricerca: «Che cos’è questa tristezza? Perché questa malinconia s’è creata?

Dev’esser un gran personaggio che è morto: un simile raggruppamento non è di poco conto

Ditemi il suo nome e i suoi titoli, poiché io sono uno straniero e voi abitate questa città.

Qual è il suo nome, la sua professione, il suo carattere? Ditemelo, affinché io possa comporre un’elegia sulle sue migliori qualità.

Farò un’elegia – dato che sono un poeta – per poter  portar via da qui qualche provvista e del cibo.

Eh! Disse uno tra loro, sei pazzo? Tu non sei uno sciita, tu sei un nemico della Santa Famiglia.

Non sai che il giorno di Asciurà è il giorno di lutto per l’anima più eccellente tra tutte le generazioni?

Come potrebbe considerare con leggerezza questa tragedia un vero credente?

L’amore per l’orecchino (Hossein) è proporzionale all’amore per l’orecchio (il Profeta).

Agli occhi del vero credente, il lutto per questo spirito puro è più importante che cento diluvi di Noé.»

 

Djalal din Rumi  – Masnavi ( La Quete de L’absolu)

        Libro sesto – versi 777-792

Il 10 muharram è commemorata la tragedia dell’Imam Hossein (l’Asciurà). Religiosamente, l’impatto della morte di Hossein è superiore a quello della morte dell’Imam Ali. La tragedia viene rivissuta da tutto il mondo sciita e l’anniversario è celebrato per dieci giorni (i primi dieci giorni di Muharram). A seconda dei paesi, si danno vere e proprie rappresentazioni sacre o processioni simili a quelle che si compiono a Siviglia durante la settimana Santa. L’oppressione religiosa si esprime, per opera del regime in carica, permettendo o proibendo tali cerimonie. Il simbolismo di Muharram non è solo sciita. In non pochi paesi musulmani, dalla Libia all’Egitto all’Indonesia, si danno casi di celebrazione sunnita del muharram, in nessun modo collegata con lo sciismo, ma che lo sciismo può rivendicare, se la cosa è ad esso funzionale 1.

Il senso del martirio, è una prerogativa dell’Imam e non del semplice fedele, anche quando questi è tenuto nel senso mistico a tendere verso lo status spirituale di Imam. Paralleli condotti tra sciismo e Cristianesimo trovano nella storia di Hossein la loro principale motivazione. Analogamente, gli Imam successori di Hossein avranno, a prescindere dalla verità storica, una specie di biografia precostituita, in cui si opta, appena ce ne sia la possibilità, per un esito drammatico.

Non è privo di interesse conoscere le interpretazioni pietistiche del dramma dell’Asciurà. Esse emergono dalla tradizione dualista in cui vita e morte, debolezza e forza, libero arbitrio e determinazione, bene e male si dibattano continuamente. La crepa nel carattere di un mitico eroe il quale manifesta la sua natura umana è un fenomeno ben conosciuto nella storia delle religioni e nella letteratura. Nel giardino di Getsemani, Cristo pregò che la tazza amara della morte gli fosse sottratta, e finalmente potè rimettere la sua vita al volere divino. In questa sottomissione alla volontà di Dio, trascende l’umano piano di esistenza raggiungendo la vittoria sulla croce come un divino eroe. Egli si sente abbandonato da Dio e dagli uomini quando lamentandosi: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Marco, 15:34, Matteo, 27:46) Ancora fiduciosamente dichiarò prima della sua crocifissione che se avesse voluto Dio gli avrebbe inviato legioni di angeli a difenderlo (Matteo, 26:53). Così la croce divenne il suo trono di gloria e la ghirlanda di spine la sua corona di vittoria. Questi elementi sono gli archetipi di vita e di lotta del divino eroe esemplificati in Cristo, il cui parallelismo si ritrova nella vita e nella lotta di Hossein secondo l’interpretazione della tradizione pietista.

Hossein affrontò l’inevitabile martirio con coraggio e profondo dolore, con la paura per la morte e l’amore per la vita. Parimenti a Gesù, passò i suoi ultimi momenti nel dolore e nella disperazione.

Recentemente, storici e scrittori di martiri ci narrano che Hossein fu visto entrare nella moschea di Medina appoggiandosi su due uomini, il che suggerisce il suo stato di malattia. Fisicamente debole e torchiato dal timore della morte, Hossein si recò alla tomba del Profeta Muhammad le due notti precedenti al suo supplizio. Dopo essersi prostrato in preghiera, implorò Dio di designare il Suo vicario spirituale.

Pianse di lacrime amare finché dormì ininterrottamente fino all’alba. In sogno vide il Profeta

Scendere dai cieli con una schiera di angeli. Il Profeta toccò Hossein, pigiandogli il petto disse:

 

“Oh Hossein mio amato, ti vedo presto immerso nel tuo sangue, ucciso in una terra di dolore (Karb) e di afflizione (bala’) nel mezzo di uomini della mia comunità. Avrai sete, e la tua sete non si placherà.” 

Quando Hossein fu lasciato solo nella battaglia, sentì la profonda disperazione di fronte alla morte. E’ narrato che al suo grido di disperazione, alcuni dei suoi compagni già morti ebbero un sussulto e lo implorarono di riportarli in vita affinché potessero difenderlo nuovamente. Non resuscitarono, l’Imam doveva sopportare le peripezie e bere alla coppa del martirio. Satana giunse a Karbala con le sue armate, sfidando Dio che se Hossein avesse resistito all’intenso calore del sole del deserto, sarebbe soccombuto allo stress delle varie pressioni. Dio aumentò il calore del sole di settanta volte; solo Satana e Hossein potevano sentirlo. Naturalmente, Hossein restò immobile, e Satana e le sue schiere fuggirono rovinosamente e furono sconfitte.

Questa è una tradizione, ma presenta dei parallelismi con le tentazioni di Budda e, indirettamente, con quelle di Cristo.

Nella storia islamica, e specialmente nel pietismo sciita, la testa mozzata di Hossein gioca un ruolo analogo alla croce nell’epoca medievale cristiana. I Fatimidi fecero della testa di Hossein la corona del loro Impero in Egitto inaugurando un mausoleo alla sua memoria.

  1. Tratto Claudio, Asciurà: il martirio del sacro mese di muharram, Edizioni Noctua, 1999.
  2. Mahmoud Ayoubi, Redemptive Suffering in Islam, Mouton publishers, 1978.