IL BHAKTI YOGA ISLAMICO DELLA DEDIZIONE

 

Il Bhakti è lo yoga della dedizione. Il Bhakti yogi consacra sé stesso ad una dea o a un dio, e attraverso il servizio devozionale cerca di ottenere l'unità col divino.

Dal momento che la divinità è un simbolo per ogni attributo divino all'interno dello stesso yogi, il Bhakti yogi cerca effettivamente di unificare il suo sé inferiore (jivan) col suo sé superiore (atman) (Madhusudandasji, 8-10).

I versetti Coranici riguardanti la pietà e la dedizione forniscono la base per il Bhakti Islamico (devozionale) del Tauhid/Yoga.

Il Bhakti yogi raramente si dedica direttamente alla sua divinità prescelta. Di solito, è devoto al suo guru, che considera un’incarnazione divina. Analogamente, i preti cattolici sono ritenuti i rappresentanti di Dio nell’assolvimento delle loro funzioni sacerdotali.

Abramo (ﻉ) fu discepolo (chela) del guru Malik Saddiq (Melchisedec) (Genesi 14 :18-19). Mosè (ﻉ) ebbe un simile rapporto con Jethro (Shu’aib) (Esodo, capitolo 18).

In Medio Oriente un guru fu a volte chiamato “Rabbi”, mentre si credette che Dio fosse il supremo Rabbi o “Signore dei mondi” (Corano 1:1).

Il Rabbi/Guru/Imam è a dire il vero un maestro, una guida ed un iniziatore. Il guru è chiamato talvolta “padrone”, che significa una guida-insegnante e non un padrone dello schiavo. Quando la Bibbia raccomanda ai suoi schiavi di essere ubbidienti nei confronti dei loro padroni, vuole dire che questi studenti-iniziati (“gli schiavi”) devono ubbidire ai loro padroni o guru spirituali. Lo schiavo dovrebbe essere il più ubbidiente possibile verso il suo padrone.

Gli yogi Indù sottolineano abitualmente che “il guru è dio.” Beh, forse in un senso onorario. Il guru offre agli studenti ciò che ottenne dal suo padrone, il quale l’acquisì dalle Sacre Scritture o dai Tantra. Questi sacrosanti testi furono scritti da rishi provenienti da divinità (Deva). Quindi, un guru è un “dio” che ha percorso o superato pressapoco un milione di epoche.

L’iniziato o lo “schiavo” (‘abd), è l’apprendista di un affermato padrone dal quale apprende la conoscenza, praticando, lavorando, osservando e ascoltando. Ma l’addestramento supera il puro apprendimento o la semplice lettura (l’ottava sfera è il livello più basso d’apprendimento).

Eventualmente, il Bhakti yogi è dedito all’opera nell’ambito di un sistema di coltivazione spirituale associato alla divinità.

Un Bhakti devoto di Mert-Sekert (la dea protettrice delle necropoli), detta anche Mertseger nella mitologia Egizia, corrispondente alla dea Kali dell’Induismo, persevera e si sforza trascorrendo il proprio tempo nella coltivazione dell’energia Shaktica, e forse pratica anche le tecniche sessuali del Tantra.

Possibilmente, diventa un sacrario vivente o un’incarnazione di Kali condividendone i Suoi poteri.

Seppur il principale obiettivo di un Bhakti è la dedizione, questi può far uso di tutte le tecniche impiegate da altri sistemi yogici. Può salmodiare (yoga di mantra) i mantra per Kali praticando il Mantra Yoga. Medita sull'immagine di Kali esercitandosi nel Jnana yoga. È probabile che applichi determinate austerità e prescrizioni (niyama).

Presumibilmente, le visioni della dea sarebbero delle rivelazioni che quest’ultima accorda occasionalmente.

“E per certo Abramo fu una ummah*, devoto ad Allah, onesto, e non fu un idolatra.” (Corano, 16:120)

La dea Iside è il divino archetipo Camitico del Bhakti yoga. La dedizione che presta al marito Ausar, è una metafora per la devozione di un Bhakti a Dio.

Qualche volta, come nel Cantico dei Cantici di Salomone, la devozione di un Bhakti è descritta romanticamente, persino eroticamente.

Quando Ausar (Osiride) fu assassinato da Set (Satana) e tagliato in 14 pezzi, Auset (Iside) ricompose faticosamente tutte le membra del marito Osiride, il quale una volta rianimato, illuminò la moglie con un raggio generando un figlio di nome Oro.

Nonostante le battute d’arresto, le contrapposizioni e le persecuzioni, un Bhakti rimane costante e paziente (in arabo Sabr).

Il tipo Semitico corrispondente a Iside è Maryam (Maria).

“O Maria, sii devota al tuo Rabbi.” (Corano, 3:43)

“E Maria figlia di Imran, che custodì la sua

vagina. Così noi insufflammo in lei del Nostro Spirito e attestò

(saddaqat) il Verbo del suo Rabbi e delle Sue

Scritture, e fu una delle devote.

(Corano, 66:12)

Un Musulmano Bhakti si dedica ad uno dei 99 Nomi (attributi/aspetti) di Dio, e segue le procedure di quell’espressione divina.

Potrebbe diventare un miliardario dedicandosi all’attributo al-Ghani (il ricco), ma deve servire al-Ghani per assistere finanziariamente gli altri.

Va sottolineato che l'attributo al-Ghani è un'ulteriore prova del debito Islamico verso i concetti spirituali Africani. Al-Ghani, l'Arricchito, si rapporta alla parola Ghana che significa “oro”.

Al pari delle suore cattoliche, le donne Bhakti qualche volta sono considerate le mogli di coloro a cui sono devote. Alcuni falsi guru che si dichiarano delle incarnazioni divine, ingannano le giovani donne Bhakti, e approfittando di loro sessualmente, profanano questo rapporto. Questa è pura molestia.

Un iniziato che passa più tempo a guardare la televisione che a coltivare il suo spirito, indica col suo comportamento, che il dio a cui si vota è la televisione, e non Ausar, Het-Heru, ecc...

Un Bhakti dedica il suo tempo alla pratica spirituale. Si trattiene dai comportamenti che ostacolano il suo sviluppo e la realizzazione del suo vero sé.

 

Bibliografia

1.      Amir Fatir, The Bakhti Islamic Yoga of Devotion

2.      Madhusudandasji, Dhyanyogi Shri. Shakti: Hidden Treasure of Power, Pasadena: Dhyanyoga Centers, Inc., 1979.

3.      Muhammad Hamidullah, Le Saint Coran, publié par Amana Corporation, 1989. Muhammad Hamidullah traduce correttamente: “Abraham c’était tout un peuple”, cioè era una ummah, un popolo. Abramo (ﻉ) condivise i valori del popolo di Ur, che era politeista, ma non fu un idolatra.