I BANDHA DELL’ISLAM E LA COSCIENZA EGUALITARIA

 

C’è un solo essere e tutto ciò che sembra esistere è illusione. Gli Yogi definiscono l’illusione “Maya”. Nel Corano è detta “bâtil”.

Lubeid, il famoso poeta Arabo pre-Islamico che si convertì all'Islam affermò: “Qualsiasi cosa tranne Dio è illusoria (bâtil)”.

    La funzione di Maya fa apparire l’unità simile alla molteplicità.

Le religioni che si dichiarano monoteistiche non lo sono realmente. Esse sono dualistiche perché postulano l’esistenza di Dio e di qualcos’altro che non è Dio, vale a dire del diavolo.

Gli antichi maestri che sono denigratoriamente chiamati “pagani”, “politeisti”, o “panteisti”, sapevano che nulla esiste veramente eccetto l’essere originale e se qualcosa sembra esistere, non è altro che Dio abbigliato fino a sembrare un’entità differente.

I monoteisti veri, perciò, sono gli Egizi antichi, i Dravidi, gli Yogi, i Taoisti, i Tantristi, i Buddisti, gli Yoruba, i quali furono perseguitati dagli zelanti Monoteisti che sono in realtà dualisti.

Dietro ogni entità separata ed infinita dimora un unico essere, Colui che vede, rende testimonianza e sente tutte le cose. La parte di coltivazione spirituale coinvolge ignorando la “mente scimmia” (termine del buddismo cinese e dello zen che significa “mente sedimentata, irrequieta, capricciosa, estrosa, fantasiosa, incostante, confusa; indecisa; incontrollabile) dell’emisfero sinistro del cervello per attestare il testimone.

Per questo motivo, il Corano ha così molti versi che dichiarano: “Allah è il Veggente, Allah è il testimone, Allah è Colui che tutto ascolta, Allah è il Sapiente.”

Uno dei significati di Ausar è il Veggente. Gli Egizi antichi simboleggiarono che la funzione basilare dell’essere Veggente è un Occhio.

La parola Araba corrispondente a Veggente è Basir. A dire il vero, si tratta della combinazione di Ba e Sar, cioè Ausar (Osiride), una personificazione di Sar. Per maggiori dettagli, leggete il mio articolo “La lettera Araba Ba e la Dhanurasana.

Il Ba è il vero Sé, l’Atman della scienza Yogica. Questo Sé è l’unico essere esistente. In definitiva, non ci sono molti sé, c’è un Sé. Quell’unico Sé o Nafs al-Mutma’innah è il nocciolo d’ogni essere. Siamo tutti lo stesso Sé. Siamo, perciò, tutti uguali.

Quando ci rendiamo conto che esiste un solo Sé, qualsiasi atto contro un altro è in realtà una sorta d’auto-abuso.

Dato che esiste un solo Sé (Dio), in ultima analisi, non c’è nulla di migliore o di peggiore di qualcos’altro. Tutta la gente è quel Sé, e ogni azione è compiuta con l’energia di Dio (Sakinah o Shakti). Ogni avvenimento, perciò, è l’azione di Dio o la realizzazione delle sue faccende.

Mentre noi, al nostro livello più basso, vediamo il bene e il male, in fin dei conti solo il bene esiste, ed infine faremo tutti questo rinvenimento. Il Corano dichiara che Allah non teme ripercussioni: “li annientò il loro Signore per il loro peccato, senza temere [di ciò] alcuna conseguenza.” (Corano, 91: 14-15)

In altre parole, quando tutto questo Karma (Qadr) è elaborato, ogni cosa tornerà alla sua vera essenza, a Dio. Gli Indù metaforizzano questa nozione nell’inalazione di Brahman ritraendo l’universo richiamato in Sé. L’esalazione di Brahman nella scienza occidentale è definita l’espressione dell’universo.

L’iniziato coltiva un tipo di distacco e non si identifica con le vicissitudini della vita. Qualsiasi cosa succeda fa parte del gioco della Shakti e del dispiegarsi del Karma. L’iniziato (il viandante) fa soltanto il suo dovere, ma si rende conto di non essere l’Agente, ma il Sakinah (Colui a cui Dio ispira pace mentale e tranquillità). Questo concetto è chiamato dai Taoisti Wu Wei, il cui significato è senza azione o non azione.

“Per l’anima e la sua equanimità.” (Corano, 91: 7)

La parola Araba sawwaa significa uguaglianza, proporzione, completamento, equanimità, equilibrio. Così, il Corano in questo punto esprime la coscienza egualitaria.

Le pratiche Yogiche sono progettate per aiutare la realizzazione del nostro vero Io. Un gruppo di questi esercizi è chiamato bandha (i legami), cui appartiene il mulabandha. I bandha chiudono e dirigono il prana (l’energia) nelle ghiandole per raggiungere stati più elevati di coscienza.

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“O voi che credete (avendo raggiunto l’Amen)! Preservate voi stessi (fissando la chiusura dei bandha…).” (Corano 66: 6)

Una sadhana (pratica) appropriata con mudra e bandha può aiutarci a raggiungere il Nirvana.

 

 

1.      Amir Fatir, Equality Consciousness

2.      The Egyptian Society for Spiritual and Cultural Research