IL COMPORTAMENTO ALTERNATIVO

 

Questa storia riguarda uno dei miei Sufi preferiti, Sultan Bayazid Bistami. Aveva un maestro che una volta lo invitò a un incontro in un circolo Sufi (una specie di comunità Sufi). Questo circolo Sufi aveva 12 persone, ma uno di loro aveva lasciato questo mondo e bisognava accettare un nuovo membro.

Il Sultano partecipò a una riunione indossando una veste costosa, uno splendido turbante decorato da un bel pennacchio e munito di pietre preziose, e con degli stivali ricamati in oro. Si sedette accanto a un novizio. Quest’uomo non piacque subito a Bistami: era vestito in modo trascurato, miseramente, il suo abito era sporco, emanava un odore sgradevole che francamente era insolito per il naso del re.

Controllandosi a malapena, il Sultano salutò educatamente lo sconosciuto, ma fu incapace di contenere il suo disgusto, tuttavia, si girò leggermente di lato verso costui quasi impercettibilmente. Agli occhi del maestro il comportamento di Bayazid Bistami non passò inosservato.

Rimasto solo con lo studente, il maestro disse:

- Com’è possibile? Sei già al massimo livello per trattare in questo modo uno sconosciuto. Temo che tu abbia commesso un errore gravissimo.

- Posso risolvere il problema in qualche modo? - Chiese il Sultano.

- Correggerai l’errore, se eseguirai un mio compito, - disse il maestro.

- Eseguirò qualsiasi compito che mi assegni, perché il Sufismo ha per me un valore superiore a ogni ricchezza favolosa e a qualsiasi potere!

- Ebbene, ascoltami. Devi andare dal pastore che da solo pascola un grosso gregge sull’altipiano. Quando lo trovi, servilo. Lo aiuterai a prendersi cura degli animali, a cucinare, a lavare i vestiti, a pulire, in generale, dovrai dedicarti alla pastorizia. Va immediatamente!

Il Sultano fra sé pensò: “Anche questo! Non è possibile! Non tocca al padre della nazione rimuovere il letame e sfregare con la sabbia di montagna i piatti sporchi!” Quando tornò al palazzo, si tolse i vestiti lussuosi e indossò abiti comuni. Prese un bastone, e di nascosto lasciò le sue stanze andando in cerca del pastore.

Il Sultano trascorse molti giorni alla ricerca del pastore desiderato. Passava da un pascolo all’altro, ma i suoi sforzi furono vani. A volte sembrava che il tempo non passasse mai. Vagando sulle montagne, fu più volte sul punto di morte, infine le forze lo abbandonarono e si ammalò. Arrivato al più vicino insediamento, chiese aiuto a un medico. Quest’ultimo aiutò il Sultano senza sapere chi fosse, e gli dette un sacchetto con i semi di una pianta medicinale.

Passò ancora qualche giorno d’incessanti ricerche. Salendo in alta montagna, Bayazid Bistami vide in lontananza un gregge e si diresse verso di esso. La strada di montagna stava diventando sempre più stretta, e alla fine si trasformò in un passaggio strettissimo. Il Sultano riusciva a malapena a camminare su di esso - una mossa sbagliata e sarebbe caduto sul fondo della gola.

Poi accadde qualcosa d’inaspettato. Vide davanti a lui, un vecchio cane decrepito. Che fare? Riuscirvi a passare con un altro era impossibile, o gettare il cane, o buttarsi giù di persona. Il Sultano si appoggiò contro la roccia così fortemente che il cane riuscì a passare, ma gli sporcò i vestiti. “Come faccio a pregare adesso?” – gli balenò per la testa. La tradizione musulmana non permette di pregare senza aver lavato il corpo e con gli abiti sporchi.

Fu necessario al Sultano tornare indietro e cercare una sorgente. Avendo trovato un ruscello di montagna, Bayazid Bistami lavò gli indumenti sporchi, così all’ora prestabilita pregò e di notte si addormentò.

In sogno al Sultano apparve di nuovo questo cane sporco e, come spesso accade, non avendo proferito parola durante la giornata, in un sogno il Sultano non riuscì a trattenersi ed esternò all’animale:

- Sono il gran Sultano, ho pietà di te sudicione, e tu sei stato ingrato insudiciandomi!

- Oh gran Sultano, - rispose il cane - Non sono stato sempre vecchio e brutto. C’è stato un tempo che mi divertivo, ero giovane e bello. Tutti mi amavano, mi accarezzavano. Quei giorni sono passati... ma dimmi, se un ornamento non è bello, la colpa è sua o del suo artista?

Questa inquietudine svegliò il Sultano: “Che cosa ho fatto di male? Il cane mi chiese – la colpa è tua o di Dio”.

Per quella visione onirica incresciosa e per l’interrogativo irrisolto, il Sultano si ammalò di nuovo. Si ricordò improvvisamente dei semi medicinali che gli donò il dottore, gettò uno sguardo nella borsa e vide una piccola formica. “Probabilmente, la formica è arrivata qui un paio di giorni fa, ma morirà qui, così in alto sulle montagne” - pensò Bistami.

Tornò all’insediamento in cui dormiva due giorni fa e presso la casa del dottore liberò la formica lasciandola sul terreno.

Dalla casa del dottore uscì il suo maestro e gli chiese: “Perché non ricerchi più i pascoli? Stai perdendo il tuo tempo!”

Il Sultano era imbarazzato, tuttavia raccontò al suo maestro della formica e del cane.

Il maestro ascoltò il racconto per lungo tempo, e dopo un minuto di riflessione disse:

- Solo Dio onnipotente sa chi è più vicino a Lui, un Sultano o un mendicante - e poi aggiunse: ma se un uomo che ha pietà per una formica abbandonasse il suo scopo quando è in procinto di esso, io sono tranquillo. E anche per il suo regno.

La storia tace sul fatto se Bistami abbia servito un pastore o di colpo sia ritornato al palazzo. Mi sembra che il significato di questa parabola non risieda in ciò.

Nella vita ordinaria, i nostri stereotipi ci impediscono di essere migliori, più sani. L’accelerazione dei meccanismi interni favorisce il cambiamento del modo di vita abituale, di certe abitudini e punti di vista.

Molto spesso, la malattia è così “intrecciata” alla nostra vita, alle nostre abitudini e al nostro modo di pensare, che se un giorno potessimo almeno cambiarli, la malattia scomparirebbe.