GLI DEI BRAHMA, SHIVA E MANU ERANO MUSULMANI

 

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La storia di Adamo ed Eva è all’origine dell’antichità umana. La storia del genere umano permette di conoscere Dio dato che nelle religioni Abramitiche non c’è finora nessuna chiara indicazione sull’identità del primo uomo. Il Sacro Corano non specifica quando Adamo sia nato, o come sia nato; non dichiara neanche che fu il primo uomo. Al grande teologo musulmano, Muhammad ibn ‘Ali al-Baqir, il quinto dei dodici Imam sciiti, sono attribuite le seguenti parole: “milioni di Adamo vissero prima del nostro padre Adamo.” Ibn al-‘Arabi, detto lo Sheikh al-Akbar (il Grande Sapiente), nella sua opera “Al-Futuhat al-Makkiyya”, scrisse che quarantamila anni prima del nostro Adamo ci fu un altro Adamo.

Ancora una volta il Sacro Corano non dice come Adamo fu creato, e non accetta la teoria Biblica della sua creazione. Di sicuro, esso afferma che egli fu creato dalla polvere, ma in seguito indica che ogni figlio dell’uomo è creato dalla polvere in modo uguale:

“O uomini, se dubitate della Resurrezione, sappiate che vi creammo da polvere e poi da una goccia di sperma e poi da un grumo e quindi da un pezzo di carne” (Corano, 22: 5)

“Egli è Colui Che vi ha creati di terra, poi da una goccia di sperma e poi da un grumo di sangue, poi vi ha tratto fuori neonati.” (Corano, 40: 67)

È probabile che Abramo rappresenti l’inizio di un nuovo ciclo del genere umano. La sua storia è narrata nel Libro della Genesi ed è ripresa dal Corano. Le sole informazioni che Muhammad possedeva su Abramo risalivano alla Bibbia e poggiavano sulle leggende ebraiche in circolazione. La cronologia interna alla Bibbia colloca Abramo verso il 2000 a.C. Abramo è probabilmente l’uomo che per la prima volta narrò la storia di Adamo ed Eva insegnandoci che Adamo era un Musulmano.

“O uomini, in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina…” (Corano, Surah Hujrat, 49:13)

Questo stesso evento è descritto nella Scrittura Indù.

Brahma ha creato due esseri dal suo corpo: un maschio e una femmina. La metà maschile fu chiamata Svayambhuva Manu e la metà femminile Shatarupa.”

Il Matsya Purana descrive in termini allegorici che Brahma ha diviso il suo corpo in due parti e ha formato due persone – la parte maschile fu chiamata Svayambhuva Manu e la parte femminile Shatarupa. [Vedere Hanuman Prasad Potdar, Ram Charit Manas (Gita press Gorakhpur, Ed. 15) pag. 154 e Kh. Hassan Nizami Dehlwi, Hindu Mazhabki Ma’lumat (Halqa Mashaikh, Delhi edition, 20 December, 1927) pag. 6.]

La parola Brahma è stata usata per indicare Adamo nell’Hari Vansh Purana.

Quando un Musulmano legge la suddetta dichiarazione si rende immediatamente conto che quest’incidenza riguarda la creazione del Profeta Adamo e di Hazrat Hawwa (sposa di Adamo). Entrambi sono stati creati all’inizio e il Purana si riferisce alla loro creazione.

Hazrat Adamo è stata la prima persona creata senza genitori e il Matsya Purana lo definisce Svayambhuva (swaym+bhoo). Manu in Sanscrito significa l’uomo che venne all’esistenza. Si creò senza alcun genitore?

Svayambhuva manu e il Profeta Adamo sono un’unica e stessa persona di nome e di fatto.

“..Tutti sono la progenie (i figli) di Manu (Adamo) ...” [Rigveda 1:45:1]

Si è dibattuto molto sul significato e sull’origine della parola Adamo. Gli studiosi e i ricercatori hanno dimostrato in modo approssimativo che il nome Adamo abbia un’estrazione Araba o Ebraica. La loro attenzione, probabilmente, non si è diretta verso la lingua Sanscrita. Secondo il dizionario Sanscrito Monier-Williams, adi significa “inizio” o “primo”. Allo stesso modo, la parola Sanscrita Aadim significa “Il primo o il più antico uomo”. Si può dire che la parola Adamo si riferisca al primo uomo? È così difficile capire perché nella penisola Indiana l’essere umano è detto Aadmi?

Ibn al-Nadim, erudito e biografo sciita, considerò che Brahma/Abramo/Ibrahim potesse essere il progenitore del genere umano. In realtà, il primo uomo chiamato Adamo è identificabile con Brahma, il creatore dell’umanità.

 

“L’incontro delle due forme tradizionali che corrispondono al suo inizio e alla sua fine, e che hanno rispettivamente come lingue sacre il sanscrito e l'arabo: la tradizione indù, in quanto rappresenta l'eredità più diretta della Tradizione primordiale, e la tradizione islamica, in quanto sigillo della Profezia e, di conseguenza, forma ultima dell'ortodossia tradizionale per il ciclo attuale.” (René Guènon)

 

Seyyed Hossein Nasr spiega stupendamente il significato del suddetto articolo di fede istituito da René Guènon:

«...Molti Sufi in India definirono l’Induismo la religione di Adamo, e un santo ortodosso Naqshbandi come Mirza Mazhar Jan Janan considerò i Veda ispirati divinamente. C’era, infatti, nell’Islam il presentimento del carattere primordiale dell’Induismo che spingeva molti autori Musulmani ad identificare Brahman con Abramo. Questa connessione può sembrare linguisticamente strana, ma contiene un profondo significato metafisico. Abramo è, per l’Islam, il patriarca originale identificato con la religione primordiale (al-din al-hanif) che l’Islam ha riaffermato e ribadito. Il collegamento del nome ‘barahimah’ (cioè Indù) con Abramo affermava la natura primordiale della tradizione Indù nella mente Musulmana. Il maestro Sufi ‘Abd al-Karim al-Jili scrisse nel suo “al-Insan al-kamil”: ‘La gente del libro è divisa in molti gruppi.  Per quanto riguarda i barahimah [Indù], sostengono che appartengono alla religione di Abramo e alla sua progenie, e di possedere speciali atti di culto… I barahimah adorano assolutamente Dio senza [ricorrere a] profeta o messaggero. In realtà, dicono che non c’è nulla nel mondo dell’esistenza tranne che la creazione di Dio. Essi testimoniano la sua Unicità nell’Essere, ma negano i profeti e i messaggeri completamente. Il loro culto della Verità somiglia a quello dei profeti prima della loro missione profetica. Sostengono di essere i figli di Abramo – su di Lui la pace - e di possedere un libro scritto appositamente per loro dallo stesso Abramo – su di Lui la pace -, se non fosse che affermino la venuta dal suo Signore. In esso la verità delle cose è menzionata in cinque parti. Ci sono quattro parti la cui lettura è consentita a tutti, invece, la lettura della quinta parte è accessibile solo a pochi per la sua profondità e insondabilità. Sanno bene che chiunque legga la quinta parte del loro libro entrerà necessariamente nel popolo dell’Islam e nella religione di Muhammad. Al-Jili distingue tra la metafisica Indù e la pratica quotidiana Induista, e identifica soprattutto le loro dottrine metafisiche alla dottrina dell’Unicità Divina nell’Islam. Il suo riferimento al ‘Quinto Veda’ significa precisamente l’identità interiore delle dottrine esoteriche e metafisiche delle due tradizioni. Lui, come l’altro Sufi, cercarono di avvicinarsi all’Induismo penetrando metafisicamente la sua struttura mitologica per rivelare la presenza di Colui che si trova dietro il velo dei molti.” [Nota]: “Naturalmente molti autori di opere sulle sette religiose negano questa connessione. Ad esempio, al-Shahristani scrive: ‘Alcune persone credono che [gli Indù] siano chiamati Barahimah per la loro appartenenza ad Abramo. Quest’opinione è errata perché sono un popolo particolarmente noto per avere completamente negato la profezia (Al-milal wa-al-nihal). Inutile dire che questa critica teologica non sminuisce affatto il significato metafisico dell’affermazione di al-Jili”.»

Secondo alcuni ricercatori non-Musulmani quando Abramo lasciò l’India, gli insegnamenti di Ibrahim divennero una dottrina impura poiché la comprensione monoteistica della divinità divenne politeistica, si diffuse l’idolatria e si rafforzò l’antropomorfismo, cioè la filosofia che incarna Dio negli esseri umani. Ci fu una drastica e improvvisa diminuzione degli insegnamenti monoteistici e le storie dei profeti vennero straordinariamente divinizzate.

«Nella sua Storia degli Ebrei, l’erudito e teologo ebreo Flavio Giuseppe (37 – 100 d.C.) scrive che il filosofo greco Aristotele aveva detto: “… Questi ebrei sono derivati dai filosofi indiani; sono chiamati dagli indiani Calani” (Libro I, 22). Clearco di Soli, filosofo peripatetico greco antico e studioso delle culture orientali dalla Persia all’India tra il terzo e quarto secolo a.C. scrisse: “gli Ebrei discendono dai filosofi dell’India. In India i filosofi sono chiamati Calaniani e in Siria sono detti Ebrei”. Più recentemente, Martin Haug (30 gen 1827 - 3 giugno 1876), un orientalista tedesco, sovrintendente di studi Sanscriti e professore di lingua Sanscrita in Poona, nell’opera “Essays on the sacred language, writings and religion of the Parsees” (Bombay, 1862) scrisse “che i Magi chiamassero la loro religione Kesh–î–Ibrahim. Essi attribuivano i loro libri religiosi ad Abramo, che si diceva li avesse portati dal cielo” (pag. 16).»

Al contrario, molti Musulmani sostengono che i Bramini si relazionano al profeta Ibrahim attraverso la libagione al fuoco dei riti Induisti tramite il seguente versetto Coranico: “Fuoco, sii frescura e pace per Abramo” (Corano, 21: 69). Muhammad ibn Qasim, un generale della prima conquista, quando vide questi particolari riti religiosi ebbe l’intuizione che non gli fossero del tutto estranei. Qasim intravide le connessioni tra i rituali Indiani del fuoco praticati durante i puja quotidiani (preghiere) e i roghi Indù col racconto del roveto ardente narrato da Corano, Bibbia e Torah in cui Dio si era manifestato ad Abramo. Qasim osservò che questo rituale del fuoco potrebbe, infatti, risalire al profeta Abramo, e che i Bramini si fossero collegati ad Abramo da una fonte antica comune.

I “tre aspetti” di una divinità (deva) o della divinità suprema, la trimurti di Brahma, Vishnu e Shiva, in realtà, narrano le storie di Abramo (Brahma), Noè (Manu e Vishnu) e Adamo (Shiva). I loro racconti subirono una metamorfosi profonda che li resero delle divinità.

Il mito del diluvio è sviluppato principalmente da Satapatha Brahmaṇa (I, 8, 1), Mahabharata (Vanaparva, versi 12746-12804), Bhagavata Puraṇa (VIII, 24, 7 e segg.) e Matsya Purana (1:29-35, 2:14-16).

Nell’Induismo, Manu è stato il primo essere umano sulla Terra. È l’Adamo delle religioni Abramitiche. È associato al dio Vishnu e al suo avatar Matsya, il pesce, che dopo aver dato la vita sulla Terra, ha salvato Manu, la sua famiglia e molti animali.

La parola Sanscrita che indica l’uomo è manusya, in quanto “proviene da Manu.” Perciò, Manu proviene anche da Brahma. La concezione che fa di Adamo la prima creatura, contempla che il dio Brahma/Abramo/Ibrahim era il primo essere vivente.

Il mistico e scrittore Indiano Vishnuita Prabhupada (1896-1977) disse: «Nella nostra concezione Vedica è detto che l’umanità discenda da Manu. Da Manu deriva l’essere umano o manushya ... La parola Sanscrita manushya significa “proveniente da Manu”. Così, Manu proviene anche da Brahma. In questo modo, la concezione di una prima creatura chiamata Adamo è analoga al primo essere vivente Brahma. La nostra proposta è che un essere vivente proviene da un altro essere vivente. Brahma è essere vivente, o Adamo è un essere vivente. L’essere vivente non viene dalla materia. Brahma è anche venuto dal Signore Supremo in qualità di raja-guna avatara, incarnazione del raja-guna. Quindi, tutti gli esseri viventi, provengono dal Supremo Vivente. Perciò, Brahma è anche la prima creatura all’interno di quest’universo.»

Una storia che coinvolge Vishnu e il Re Manu (identificandoli con Noè) si trova nella cronaca Indù del Matsya Purana. Il dio Vishnu nella forma del suo avatar ‘Matsya’ (il pesce) aveva ordinato al re virtuoso Manu la costruzione di una barca enorme con esemplari di animali e vegetali di tutte le forme per sfuggire al Grande Diluvio, e, infine, quando l’acqua si ritirò, la grande barca fu trovata in cima alle montagne dell’Himalaya. L’Enciclopedia Britannica osserva che “Manu unisce le caratteristiche delle figure Bibliche di Noè, che protegge la vita dall’estinzione durante una grande inondazione, e di Adamo, il primo uomo”. L’Indologo David Dean Shulman scrive che il prestito reciproco tra i miti di Manu e Noè non è escludibile. Per Krishna Mohan Banerjee, i nomi “Noè” e “Manu” hanno la stessa radice etimologica: ‘Manu’ deve essere stato l’ideale Indo-Ariano di Noè. Il filologo e fondatore della Società Asiatica del Bengala, William Jones, “identifica Manu con Noè”, insieme al quale sette saggi sono identificabili con le otto persone a bordo dell’Arca. Inoltre, il ricercatore Klaus Klostermaier riporta uno scrittore Musulmano che identifica Brahma con Abramo .... e Manu con Noè. Per altri “la storia è completamente Indiana”, e la “barca non è l’equivalente dell’Arca di Noè, anche se è il simbolo della salvezza”. Secondo il racconto del Purana, il racconto di Manu avviene prima del 28 chaturyuga del presente Manvantara, che è il 7° Manvantara, cioè 120 milioni di anni fa. Secondo la Bibbia, Noè visse 9 generazioni dopo Adamo (4004 a.C. - 3074 a.C.), all’incirca il 3500 a.C.

Gli Indù hanno tre forme di divinità femminile (la Dea): Parvati, Saraswati e Kali (Lakshmi), la tridevi, le tre consorti della trimurti. Tra Shiva e Parvati l’amore è forte; infatti, i loro rapporti sessuali si ritrovano in molte sculture. Di solito, la statua che rappresenta Shiva e Parvati seduti e abbracciati è un simbolo della meditazione durevole.

 

 

Shiva e Parvati, Halebid, Karnataka

Shiva (con barba e baffi) accarezza il seno di Parvati, Khajurao, Madhya Pradesh

 

Il culto di Durga, Parvati, o Kali è equivalente al culto del dio Shiva, e il culto di Shiva è il culto della Shakti, gli dei e le dee sono uguali e intercambiabili.

I rapporti sessuali tra Shiva e Parvati sono rappresentati attraverso la forma del Lingam e della Yoni. Il Lingam e la Yoni (simboli di pene e vagina) simboleggiano la comprensione dell’«amore della donna per l’uomo» o l’origine della vita umana durevole.

                                                  

Il simbolismo di Shiva come “dio di fertilità” nella forma di un Lingam è conservato nella Genesi Ebraica da “Adamo”. Il Lingam si è modificato nell’Albero della Vita, e il simbolo della fertilità ‘che dava la vita’ si trasformò da Shiva a Chavvah (causativo Ebraico in Genesi, 3: 20, 4: 1) =  khav-vaw = Eva = ‘donatrice di vita (Yoni).

“E l’uomo pose nome Eva (Chavvah) alla sua moglie, perch’è stata la madre di tutti i viventi” (Genesi, 3: 20)

L’uomo rinomina la donna e la chiama Vita, non Eva. Il significato originario della parola Ebraica chavvah era di dare la vita. Anche nella prima versione greca ‘Zoe’ significava vita. Ecco perché nella comprensione teologica delle religioni Abramitiche, Eva proviene da Adamo.

Le similitudini tra Shiva e Parvati si connettono con Adamo e Eva. Eva fu creata da Adamo quasi come Shiva fece con Parvati (Parvati è la reincarnazione di Sati, la prima moglie di Shiva). Shiva e Parvati si sono uniti nel rapporto sessuale in cui il Lingam e la Yoni simboleggiano l’origine della vita.

Parvati è la moglie di Shiva e la madre di tutte le dee. Nello Shiva Purana è detto: “Il Lingam di Shiva, maledetto dai saggi, cadde sulla terra e bruciava tutto. Parvati, prese la forma di uno yoni, riuscì a calmarlo tenendo il lingam nel suo yoni durante il rapporto sessuale (Yoninya).” Il Padma Purana narra che Parvati assunse la forma della Yoni per ricevere il lingam di Shiva, tuttavia, quest’ultimo fu condannato ad assumere sembianze falliche perché, pur al cospetto del saggio Bhrgu, non interruppe la sua unione sessuale con Parvati.

Al pari di Shiva e Parvati, i cui figli erano Ganesha e Kartikeya, anche Adamo ed Eva possedevano una prole.

Il Picco di Adamo o Sri Pada

Nello Sri Lanka esiste una grande impronta di piede che è venerata e rispettata immensamente da Induisti, Musulmani, Cristiani e Buddisti. Sulla vetta, all’interno di un monastero, si trova una grande impronta di piede (lunga 1,8 metri) scolpita nella roccia che i Buddisti ritengono l’impronta del Buddha, gli Induisti di Shiva, i Musulmani di Adamo e i Cristiani di San Tommaso.

 

I ricercatori Musulmani e gli studiosi hanno continuamente affermato che il profeta Adamo (A.) discese in India e qui visse. L’India era la terra benedetta in cui ebbe inizio la civiltà umana.

La discesa di Adamo dal Paradiso in India è riportata da hadith del Profeta. Queste fonti sono riportate nel Qisas al-Anbiyâ' di al-Kissay, e soprattutto nel ‘Arâ'isu-l-Majalis di Ath-Tha’labi. Vedere anche la Chronique de Tabari, Ed. Zotenberg, t. I, p. 81. I compagni del Profeta Muhammad hanno trasmesso che la discesa di Adamo avvenne nell’isola di Ceylon, detta in Arabo Sarandib, sopra una montagna detta Nud o Wasim.

 

 

La rupe su cui si trova impresso lo Sri-Pada è d’altronde chiamata Samennella, «rupe di Samen», essendo Samen il dio guardiano della montagna, in sanscrito Samanta-Kuta-Parvati. Ciò si riferisce sicuramente a una tradizione brahmanica; ma ciò non vuol dire che questa sia stata la prima ad aver consacrato il luogo.

 

Il picco dello Sri Pada su cui giace la santa impronta, si trova tra le giungle lussureggianti nel sud-ovest dello Sri Lanka e protende verso il cielo da 7362 piedi (2243 metri) di altezza. Prima della comparsa delle quattro religioni che venerano il picco di Adamo, la montagna era adorata da una popolazione aborigena locale, i Vedda. Il nome che dettero al picco era Samanala Kanda: Saman era una delle quattro divinità protettrici dell’isola. Per gli Indù, il nome della montagna è Sivan Adi Padham perché ricorda la danza creativa del dio Shiva che lasciò la sua impronta gigante (5 piedi e 7 pollici per 2 piedi e 6 pollici).

Secondo le tradizioni buddiste risalenti al 300 a.C., la vera impronta si trova sotto questa scultura caratteristica. Impressa su di un enorme zaffiro, l’impronta fu lasciata dal Buddha durante la terza ed ultima delle sue visite leggendarie in Sri Lanka. Quando i portoghesi cristiani arrivarono nell’isola durante il 16° secolo, ebbero l’impressione che fosse l’impronta di San Tommaso poiché secondo la leggenda portò per primo il cristianesimo nello Sri Lanka.

La montagna è più facilmente visibile dal mare che da terra, ed è anche più impressionante. I primi marinai Arabi si affascinarono del picco piramidale e la descrissero come “la montagna più alta del mondo” (non è nemmeno la più alta dello Sri Lanka), ed è “visibile da tre giorni di vela”. Gli antichi Cingalesi credevano che fosse la più elevata e una leggenda locale narra che “da Ceylon al Paradiso vi fossero quaranta miglia; infatti, il suono delle fontane Paradisiache è qui udibile”. La montagna fu visitata anche da celebri viaggiatori tra cui l’Arabo Ibn Batuta (1304-1368) e il Veneziano Marco Polo (1254-1324). Il Picco di Adamo ha raggiunto lo status di pellegrinaggio mistico. Oggi il pellegrinaggio stagionale inizia a dicembre e continua fino all’inizio delle piogge monsoniche del mese di aprile (da maggio a ottobre la montagna è oscurata da nuvole).

E Allah ne sa di più.

 

Bibliografia

 

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4.      Qur’an Reveals Lost Knowledge About Prophet Abraham, Many Prophets one message

5.      Abramo: https://it.wikipedia.org/wiki/Abramo

6.      Gene D. Matlock, Who Was Abraham? The hermetics resource site.

7.      Rajendra Madhukar Abhyankar, West Asia and the Region: Defining India's Role, pag. 232

8.      René Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi Edizioni, pag 145.

9.      Seyyed Hossein Nasr, Sufi Essays. 2nd ed. (Albany: SUNY Press, 1991), p. 139-140.

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11.   Manu (védisme) https://fr.wikipedia.org/wiki/Manu_(v%C3%A9disme)

12.  http://vaniquotes.org/wiki/The_Sanskrit_word_for_a_human_being_is_manusya,_%22coming_from_Manu.%22_So_Manu_is_also_coming_from_Brahma._In_this_way,_as_the_conception_of_a_first_creature,_Adam,_similarly,_a_first_living_being_is_Lord_Brahma

13.   Noah, https://en.wikipedia.org/wiki/Noah

14.   La dea Kali unisce Indù e Musulmani: http://www.tradizionesacra.it/dea-kali-indu-musulmani.htm

15.   King James Bible (1769) with Hebrew and Greek Dictionary (Strongs): Theospace (Author), James I

16.  Michel Vâlsan, Sufismo ed esicasmo. Esoterismo islamico ed esoterismo cristiano, pag. 103

17.  Mufti Muhammad Ilyas, Muslim cleric claims Lord Shiva was the first prophet of Islam: http://www.firstpost.com/india/muslim-cleric-claims-lord-shiva-first-prophet-islam-2111329.html