Gli Indù devoti dell’Imam Hosseyn (ﻉ)  

Tra i più importanti eventi della storia Musulmana, la battaglia di Karbala avvenuta nell’anno 680 dell’Era cristiana riveste un ruolo particolare. In quello scontro sanguinoso, l’Imam Hosseyn (), Nipote del Profeta Muhammad (), e figlio di Fatima () e dell’Imam Ali (), fu massacrato con un piccolo gruppo di seguaci da Yazid, un tiranno che aveva usurpato il Califfato. Questa tragedia è chiamata Asciurà. L’assassinio dell’Imam Ali (), precedente al martirio dell’Imam Hosseyn (), è uno degli episodi che preparò la divisione tra la comunità Sunnita e la Sciita culminata nell’Asciurà, accordando alla Famiglia del Profeta () uno statuto particolare. Il dramma di Asciurà accadde nel mese di Muharram del calendario lunare Islamico. Per tale motivo, questo mese è celebrato con gran solennità in numerose parti del mondo Musulmano.

La prima impressione che l’Asciurà suscita in India è la cospicua partecipazione degli Indù ai suoi rituali. Quest’adesione, oltre ad essere una caratteristica popolare religiosa che da secoli accomuna gran parte dell’India, tramandandosi fino ai giorni nostri, riduce simbolicamente il fossato ideologico esistente tra le due comunità Islamiche principali. Nelle città e nei villaggi di tutto il paese, Indù e Musulmani si lamentano per la morte dell’Imam Hosseyn (), patrocinando o prendendo parte ai lamenti funebri e alle processioni. A Lucknow, sede dei Nawab Sciiti di Awadh (regione dell’Uttar Pradesh), notabili ed eminenti Indù come Raja Tikait Rai e Raja Bilas Rai, costruirono degli Imambara (congregazione degli Sciiti) per alloggiare gli ‘Ulama (i dotti Musulmani) e delle sale per la rappresentazione dell’evento tragico di Karbala. La tribù non Musulmana della comunità Lambadi dell’Andhra Pradesh, ha sviluppato un suo proprio repertorio di lamenti funebri dell’Asciurà in lingua Telugu. Tra certe caste Indù del Rajasthan, la battaglia di Karbala è narrata inscenando drammi nei quali è decretata la morte dell’Imam Hosseyn (). Quest’esibizione è preceduta da un corteo di donne del villaggio in lacrime che imprecano Yazid per la sua crudeltà. Quest’usanza è conosciuta col nome di “Pitna dalna”. In vaste aree del Nord dell’India, gli Indù credono che se le donne sterili si prostrano ai piedi di un ‘Alim (un dotto religioso Musulmano) transitante in un corteo, saranno graziate dalla nascita di un bambino.

Forse il caso più intrigante della venerazione Indù dell’Imam Hosseyn () si ritrova all’interno della piccola setta dei Brahmini Hosseyni, situata soprattutto nel Punjab, conosciuta anche come Dutt o Mohiyal. Diversamente da altri clan Brahmini, gli Hosseyni Brahmini hanno avuto una lunga tradizione marziale che risalirebbe al dramma di Karbala. Credono che un loro antenato di nome Rahab, viaggiò dal Punjab all’Arabia ed intrattenne strette relazioni coll’Imam Hosseyn (), il Nipote del Profeta () dell’Islam. Durante la battaglia di Karbala, Rahab combatté nell’armata dell’Imam () contro Yazid. Suo figlio ed altri membri del clan fecero altrettanto, ma la maggior parte di loro fu uccisa. Avendo l’Imam () osservato l’attaccamento che Rahab nutriva nei Suoi confronti, gli concesse il titolo di Sultano, e lo invitò a ritornare in India. È a causa di questo legame stretto tra Rahab e l’Imam Hosseyn (), che i Brahmini Hosseyni conservano il nome del Nipote del Messaggero () di Allah.

Rahab e gli altri suoi figli scampati alla battaglia di Karbala arrivarono in India, e si stanziarono nel Punjab occidentale, regione in cui la loro comunità crebbe gradualmente. Gli Hosseyni Brahmini hanno delle pratiche a metà strada tra l’Islam e l’Induismo, e si dice che siano “mezzi Indù” e “mezzi Musulmani”. Un detto popolare risuona:

Wah Dutt Sultan,
Hindu ka dharm
Musalman ka iman,
Adha Hindu adha Musalman


(Oh!
Datt il Sultano

con la religione degli Indù
e la fede del Musulmano,
metà Indù, metà Musulmano)

La parola Datt deriva dal termine Hindi “daata”, cioè persona caritatevole. Alcuni la interpretano come un’alterazione della parola “aditya” che vuole dire Sole in Sanscrito. Esiste anche un cognome “Datta” tra il clan Indoariano Bengalese dei “Kayastha” e non tra la casta dei Brahmini; invece i tradizionali Mohyali preferiscono “Dutt” o “Datt” al posto di “Datta”.

 

Le origini mitologiche dei “Kayastha”risalirebbero al corpo di Brahma stesso, il quale pose in esistenza questo clan tra le prime creature umane.

 

Un’altra versione sostiene che i Dutt del Punjab furono conosciuti come “Hosseyni Brahmini”. Una delle mogli dell’Imam Hosseyn (), la principessa Persiana Shahru Banu, fu la sorella di Chandra Lekha o Mehr Banu, la moglie di un Re Indiano chiamato Chandragupta. Quando fu chiaro che Yazid era determinato ad annientare l’Imam Hosseyn (), ‘Ali ibn Hosseyn (), suo figlio, scrisse precipitosamente una lettera a Chandragupta chiedendogli di aiutarlo contro Yazid. Appena Chandragupta ricevette la lettera, inviò una grande armata in Iraq per assistere il Nipote del Messaggero () di Dio, ma sfortunatamente al suo arrivo, l’Imam Hosseyn () era già stato ucciso. Nella città di Kufa, attuale Iraq, incontrarono Mukhtar Saqaffi, un seguace dell’Imam (), che li sistemò in una zona della città, conosciuta oggi col nome di “Dair-i-Hindiya”, ovvero “il quartiere Indiano”.

 

Alcuni Dutt Brahmini, sotto la leadership di un certo Bhurya Dutt, decisero insieme a Mukhtar Saqaffi di vendicare la morte dell’Imam (). Restarono per questo motivo a Kufa, mentre gli altri ritornarono in India. Edificarono nella città una loro propria comunità, e si autodefinirono Hosseyni Brahmini. Nonostante la loro mancata adesione all’Islam, restò viva nella loro memoria l’immagine ed il ricordo dell’Imam Hosseyn ().

Gli Hosseyni Brahmini credono che Krishna abbia predetto il massacro dell’Imam Hosseyn () a Karbala nella Gita. Secondo loro, il Kalanki Purana, l’ultimo dei diciotto Purana, così come l’Atharva Veda, il quarto Veda, definiscono l’Imam Hosseyn () un’Incarnazione Divina o un Avatar del Kali Yuga, l’era attuale. Venerano l’Imam Ali (), il padre dell’Imam Hosseyn (), cugino e genero del Profeta Muhammad () con una particolare devozione, e lo onorano col titolo di Om Murti.

La Murti è un’immagine espressa dallo spirito Divino. Om Murti è l’immagine sonora dello spirito Divino.

Gli Hosseyni Brahmini, al pari d’altri devoti Indù dell’Imam Musulmano, sono una comunità in via d’estinzione. La nuova generazione abbandona quest’eredità atavica, che è considerata imbarazzantemente deviante dai fondamentalisti. I punti in comune tra le due fedi, si sbriciolano sotto la pressione implacabile della logica perversa che mira alla divisione totale tra la comunità Indù e Musulmana. E così, molte comunità religiose che avevano superato la linea di frontiera che separa l’Islam dall’Induismo, sembrano destinate alla scomparsa, o appartengono a quel folclore di un passato lontano e curioso in cui si poteva essere contemporaneamente Indù e Musulmano.

Fortunatamente esistono ancora degli esempi di comune armonia tra Indù e Musulmani. A Rupandehi, una piccola città del Nepal, di giovedì, insieme Indù e Musulmani, osservano la celebrazione dell’Asciurà. Ogni anno, i Musulmani del mondo intero commemorano la tragedia di Karbala il decimo giorno del mese di Muharram. Gli Indù devotamente partecipano alla processione per le vie di questa città. “Entrambe le comunità la celebrano insieme. È un’usanza così radicata che tutti i nostri desideri vengono esauditi,” afferma Wasi Ahmed, un devoto Musulmano.

In questo giorno l’Imam Hosseyn () fu ucciso dall’armata di Yazid che intendeva usurpare il Califfato designato al successore del Profeta Muhammad ().

Il "giorno del martirio" dell’Imam Hosseyn () è contrassegnato da preghiere, processioni e autoflagellazioni collettive compiute dai devoti che si sentono colpevoli di non esser riusciti ad impedire l’assassinio del Santo Nipote del Profeta () di Allah. Inoltre, autoflagellandosi, ritengono di minimizzare i peccati da loro commessi.

Similmente alle prefiche che gli antichi Romani mandavano innanzi ai funerali perché ostentassero un gran dolore e piangessero con copiose lacrime, cosicché la cerimonia acquistasse un tono di particolare costernazione; i devoti dell’Imam (), sia Musulmani sia Indù, trasportano penosamente le “Tazia” (la rappresentazione teatrale del dramma dell’Imam Hosseyn - ) e recitando a memoria degli inni commemorativi, si colpiscono il petto e si autoflagellano.

I Sultanati del Deccan di cui una parte è compresa nell’attuale Karnataka, furono caratterizzati da scambi particolarmente intensi tra l’Induismo e l’Islam. Anche in quest’area Musulmani e Indù partecipano uniti ai rituali dell’Asciurà nel mese di Muharram, e un Musulmano sceglie un Indù come custode di un Imambara e viceversa. 

Queste tradizioni condivise devono in parte la loro esistenza al processo di espansione dell’Islam nella regione che non fu improvviso e drastico, ma lento, lungo e graduale. La trasformazione religiosa e culturale conservò molti aspetti della tradizione pre-Islamica ed Induista che restarono immutati.

 

Traduzione dall’inglese a cura di Mustafa ShamsYoga

 

1.      Hindu, Muslims together observe Muharram in Nepal, Culture and Community News about Punjab, 2/10/2006.

2.      The Hindu devotees of Imam Hussain, A case of cross-veneration, by Yoginder Sikand.

3.      Jackie Assayag, At the Confluence of Two Rivers. Muslims and Hindus in South Asia,  Delhi, Manohar, 2004