LA STORIA ISLAMICA DELL’HOLI – INIZIARE L’HOLI CON BISMILLAH

 

 

Hori (Holi) Khelungi, Keh Bismillah.

 Nam Nabi ki ratn chadi, boond padi Allah Allah.

 Rang rangeeli ohi khilave, Jis seekhi ho Fanaa fi Allah.

 

Mi diverto con l’Holi, inizio col nome di Allah.

Il nome del Profeta è avvolto di luce,

Lui solo ci fa giocare con i colori che si annientano in Allah. (Bulleh Shah)

 

Bulleh Shah (Syed Abdullah Shah Qadri), il noto Sufi del Punjab che ha mescolato nella sua poesia termini Islamici e versetti del Corano con le immagini dell’Holi (carnevale Indù), invita i Musulmani a iniziare questo festival dei colori con Bismillah (in nome di Allah). L’Holi, il festival Indù più colorato che celebra in tutta l’India l’equinozio di primavera, ha anche una storia Islamica… qualche volta coincide anche col Nowruz.

“La varietà dei vostri idiomi e dei vostri colori. In ciò vi sono segni per coloro che sanno.” (Corano, 30: 22)

L’Holi rappresenta la commemorazione del divino amore di Radha per Krishna in un panorama affettuoso di sentimento e colore. Krishna imbrattò il viso di Radha di color rosso. La leggenda sostiene che iniziò così il gioco dei colori (Holi khelna) tra Krishna, Radha e le Gopi. La loro storia d’amore con il gioco dell’Holi è stata immortalata in numerose pitture in miniatura.

Arte Induista

L’Holi nell’arte Moghul

 

La leggenda del Re Hiranyakashipu è associata alla festa dell’Holi. Questa leggenda significa la vittoria del bene sul male, ma quanti sanno in Occidente che i Musulmani festeggiano l’Holi?

 

“E ha creato per voi sulla terra tutte le cose, di diversi colori. In verità in ciò vi è un segno per gente che ricorda.” (Corano, 16: 13)

 

                  

           Un Musulmano e un Indù festeggiano l’Holi                                         Bambini Musulmani e mamme festeggiano l’Holi                                                                         Gruppo di Musulmani festeggia l’Holi

 

Gli Imperatori Moghul hanno favorito l’Holi perché associa il colore all’amore e al desiderio sessuale. Essi lo introdussero alla loro corte e nei loro palazzi.

È risaputo che Shah Hussain (1538-1599), il noto poeta e santo Sufi Punjabi, si innamorò durante l’Holi. In questo caso, non si tratta soltanto di un festival primaverile, ma è anche strettamente associato a Krishna rivelando la complessità della sua situazione. È solo con questo sfondo devozionale a Krishna che possiamo capire la poesia di Shah Hussain, in cui l’oratore assume spesso una voce femminile. È la stessa voce di desiderio femminile che parla attraverso il carattere delle Gopi, le mungitrici sedotte dal gioco amoroso di Krishna. Shah Hussain è un Musulmano, ma vive in un contesto fortemente Induizzato, e la sua forma di gioco sessuale e spirituale attinge da entrambi i contesti religiosi (Scott A. Kugle, Sufis and Saints’ Bodies).

I Santi Sufi, Hazrat Nizamuddin Auliya e Amir Khusrow poetarono questo festival in lingua Persiana e in Hindavi. L’imperatore Bahadur Shah Zafar, le cui Holi phag (canzoni sull’Holi) sono apprezzate perfino oggi, permise ai suoi ministri Indù di tingergli la fronte col gulal (polvere colorata) durante questo festival ogni anno. Shah Zafar credeva che questo rituale non avrebbe intaccato le basi dell’Islam, e che lui si fosse guadagnato la salvezza Divina. Infatti, il vero spirito dell’Islam non ferisce i sentimenti dei suoi sudditi. I re Musulmani hanno usato spesso il festival dell’Holi per promuovere l’amicizia tra Indù e Musulmani.

 

BAHADUR SHAH ZAFAR

 

I versi di Bahadur Shah Zafar sull’Holi oggi sono cantati e fanno parte del phag (canzoni popolari dell’Holi). Uno dei versi più cantati è:

 

Kyo Mo Pe Rang Ki Maari Pichkaari

Dekho Kunwar Ji Doongi Mein Gaari

Perché mi spruzzate il colore,

Adesso mio principe, giurerò per voi.

 

Bahut Dinan Mein Haath Lage Ho Kaise Jane Doon

Aaj Phagwa To Son Ka Tha Peeth Pakad Kar Loon.

Dopo tanto tempo sei tra le mie mani, come permetterò che te ne vada?

Oggi è l’Holi, è il momento giusto per afferrarti.

 

In una canzone lirica, Nizamuddin Auliya chiede ai Sufi Chishti di uscire dal loro stato estatico e di unirsi alle celebrazioni del festival primaverile Indù dell’Holi, poiché è un’occasione di gran baldoria e divertimento. (Amir Khusraw Dihlavi, In the Bazaar of Love)

Bedam Shah Warsi (1882-1936), poeta Sufi, nei suoi ghazal espresse l’amore dei grandi maestri Sufi Indiani per il festival dell’Holi:

Nizamuddin, il prediletto di Shakar Ganj, convocò un raduno nella città di Chisht.

Khwaja Moinuddin, Khwaja Qutbuddin la decorarono con i colori dell’amore.

Porta tinture e polveri e vieni a giocare al gioco dell’Holi nel mio cortile.

O Khwaja Nizamuddin, abile giocatore, prendi il mio braccio e solleva il mio velo nuziale.

O mio Dio, c’è una fortuna nel destino di chi si è guadagnato l’adorabile Amato.

O abitanti di Chisht, giocate, giocate al gioco dell’Holi!

Venite al paradiso di Nizamuddin.

 

Il grande poeta Amir Khusrow (1253–1325) ha scritto centinaia di versi sull’Holi rivolti alla sua guida spirituale Khwaja Moinuddin Chishti, che egli paragona a Krishna. Amir Khusrow descrive l’Holi in modo avvincente e non si riferisce solo al colore, o al carnevale, ma al luogo di nascita di Krishna, Mathura.

 

Gokal dekha, Mathra dekha,

par tosa na koi rang dekha

Ey main dhoond phiri hoon

Des bides mein dhoond phiri hoon,

 

Purab dekha pacham dekha

uttar dekha dakkan dekha

Re main dhoond phiri hoon

Des bides mein dhoond phiri hoon,

 

Tora rang man bhaayo Moinuddin

Mohe apne hi rang mein rang le Khwaja ji

Mohe rang basanti rang de Khwaja Ji

Mohe apne hi rang mein rang de

 

(Traduzione sintetica: Vidi Gokul, Mathura (luogo di nascita di Krishna), ho anche vagato dall’Est all’Ovest, ma non ho trovato nessuno con un colore come il tuo. Il mio cuore si è innamorato del tuo colore, perciò colorami della tua stessa tinta, oh mio padrone.)

Il seguente ghazal di Amir Khusrow è stato adattato alla forma musicale kafi in uso sopratutto nel Punjab e nel Sindh.

 

Il velo del Messaggero è stato colorato con le mani del Signore.

Colui a cui il velo è stato colorato ha conosciuto la fortuna del suo destino.

Ho perso ogni civetteria quando i nostri occhi si sono incontrati, quando hai penetrato i miei occhi, quando il sonno mi ha abbandonato.

L’intera storia fu raccontata quando i nostri occhi si sono incontrati...

Sono abbagliato dai tuoi colori, o Amato!

Prendi ciò che vuoi per fare il colore.

Custodisci anche la mia giovinezza e fanne pegno.

Mi hai colorato coi tuoi colori quando i nostri occhi si sono incontrati...

Hai tirato delle frecce quando i nostri occhi si sono incontrati...

Mi hai fatto bere un liquore distillato nell’alambicco dell’amore.

Il mio velo è il turbante dell’Amato.

Mi hai fatto impazzire quando i nostri occhi si sono incontrati...

Davanti a Nizam, Khusrow non vale nulla.

Porta tinture e polveri e gioca al gioco dell’Holi nel mio cortile.

O Khwaja Nizamuddin, abile giocatore, prendi il mio braccio e solleva il mio velo nuziale.

Queste furono le mie nozze quando i nostri occhi si sono incontrati...

 

A Delhi, durante il mandato di Shah Jahan (1592–1666), l’Holi fu definito Eid-e-Gulabi (l’Eid rosa o la festa rosa) o Aab-e-Pashi (la doccia di fiori colorati) e grazie al suo spirito carnevalesco ne godettero insieme Indù e Musulmani.

I nobili, i re e i nawab (nobili) si scambiavano bottiglie di acqua di rose cospargendosi l’un l’altro, mentre i nagara (tamburi) tamburellavano freneticamente.

Questa spiritualità luminosa permeò i Moghul dall’epoca dell’imperatore Akbar. L’imperatore Jahangir (1569-1627), intenditore di arte romantica, dichiara nella sua autobiografia (Tuzuk-e-Jahangiri o Tuzuk-i-Jahangiri) che la festività dell’Holi perdurò sotto il suo governo.

Molti artisti, particolarmente Govardhan (1596-1656) e Rasik, noti pittori della scuola Moghul, hanno interpretato Jahangir con sua moglie Nur Jahan mentre festeggiano l’Holi nella loro residenza reale cosparsa di polvere (gulal) rossa, petali di rosa (gulab paashi) e acqua di rose (aab paashi).

Jahangir si diverte durante l’Holi nel suo giardino

 

Aurangzeb (1618–1707), sovrano dell’impero Moghul dal 1658 al 1707, aveva una sorprendente passione per l’Holi. Stanley Lane-Poole, un’orientalista Britannica riportò nella sua biografia di Aurangzeb: “Durante il suo regno vi erano diversi cantori di Holi che recitavano liriche libertine accompagnate da vari strumenti musicali.” Aurangzeb permise, così, ai poeti Punjabi di narrare allo stesso tempo la storia d’amore tra Hir e Ranjha (Giulietta e Romeo nella cultura Indo-Pakistana) con la stessa emozione erotica con cui si raccontava Radha e Krishna nel festival dell’Holi. La storia di Hir e Ranjha era un espediente preferito dai Sufi per trasmettere il valore della passione erotica nella vita spirituale.

Mohammed Shah II (1702-1748), detto Rangila (il colorato), nella pittura seguente è mostrato bighellonare davanti al palazzo mentre sua moglie lo innaffia con un pichkari, un idrante.

“Non hai visto che Allah fa scendere l'acqua dal cielo e che suscitiamo da essa frutti di diversi colori?” (Corano, 35: 27)

Bhupal Singh raffigura Muhammad Shah mentre celebra l’Holi nel 1737 d.C. Acquarello opaco e oro. Altezza. 13 3⁄8 × Larghezza. 18 1⁄8 in. (34 × 45.9 cm) Bodleian Library, University of Oxford, MS Douce Or. b. 3, no. 22

 

Il ricco patrimonio culturale Indiano conserva migliaia di questi esempi poiché si è fuso armoniosamente con le varie fedi ed etnie assimilandole.

I poeti Sufi elogiarono sia la storia d’amore di Radha e Krishna sia l’Holi, ma espressero anche il loro amore per i Santi Sufi o per Dio.

Shah Ahmad Niyaz (1742-1834), un importante Sufi, discendente dell’Imam Ali da parte di padre, e di Fatima Zahra da parte di madre, scrisse:

 

Holi hoye rahi hai Ahmad Jiya ke dwaar

Hazrat Ali ka rang bano hai Hassan Hussain khilaar

Aiso holi ki dhoom machi hai chahoon or pari hai pukaar

Aiso anokho chatur khiladi rang deeyon sansaar

“Niaz” pyaara bhar bhar chidke ek hi raang sahas pichkaar.

 

All’Holi partecipa l’amato, Ahmad è sulla soglia di casa.

Il colore si addice ad Hazrat Ali (A) mentre Hasan (A) e Hosseyn (A) si divertono.

È diventata una scena animata dell’Holi che ha fatto parlare la città

La gente chiama chiunque da ogni parte,

Quali partecipanti (Hasan e Hosseyn) unici e intelligenti che hanno colorato il mondo intero,

Niaz (il poeta) spruzza dalle ciotole il colore tutto intorno,

Lo stesso colore che esce da migliaia di pichkari (idranti).

 

Di Seyyed Karam Ali Shah (18° secolo) non si sa nulla e qualche notizia la si può attingere solo dalla sua poesia. Seyyed Karam Ali Shah visse durante il regno di Ranjit Singh. Apparteneva all’ordine Qadiri ed era un discepolo di Pir Hussain di Batala (distretto di Gurdaspur). Praticò anche yoga e raccomandava di sedersi nella postura yogica chiamata Tari o Samadhi. Eseguiva la ripetizione silenziosa del mantra Indù sohang. Insegnava ad uccidere i cinque nemici dell’uomo — Kam (desiderio), Kroddh (rabbia), Lobh (avarizia,) Moh (attaccamento) e Ahankar (orgoglio o ego) — secondo il pensiero Indù e non li concepiva come il Satana dell’Islam. Dal suo copista sappiamo che Karam Ali Shah, era un Seyyed (un discendente di Muhammad).

Il poeta molto probabilmente era un Qadiri perché in una delle ninne nanne scritte per suo figlio, Seyyed Jalal, definisce Abdul Qadir Jilani uno dei protettori del bambino. Le ninne nanne sono dodici, e furono probabilmente scritte dopo la nascita di suo figlio. Tranne le ultime due righe della dodicesima, sono tutte in Panjabi. In quasi tutte queste melodie infantili, Maula Ali o Ali è chiamato il protettore del bambino. Questo dato indica che Karam Ali era anche uno Sciita.

Il Khiyal di Karam Ali comprende quattro tipi di poesie. Il manoscritto contiene anche 17 ghazal. Nessun Sufi Punjabi prima di Karam Ali scrisse ghazal. Queste liriche sono lunghe e sono composte in Urdu inframmezzate con molte parole Persiane e Arabe. Le parole in Punjabi non sono infrequenti. Il linguaggio, nel complesso, è povero e la sua prosodia non è precisa: questo fatto dimostra chiaramente che la sua conoscenza di Urdu era limitata.

Krishna è lodato in una sua poesia, il suo gioco con le gopi è descritto in un’altra, ma Muhammad è elogiato come il migliore perché è la causa della creazione.

Hori khelo biraj ke vasi hori khelo koi uravat hai lal gulali koiphaikat haipickari hamare mahal maikayo nahi ayo lok karat hai hasi. Pir Husain ke jay duare karam ali jave dukh sare Govind Govind ke gun gare, tere janam ki tute phasi hori khelo, ecc...

(Traduzione sintetica: Gioca all’Holi, residente di Brij, gioca all’Holi, spruzza la lal-gulali (polvere rossa) e usa gli idranti; ma perché non vieni al mio palazzo? La gente ride.)

 

Mirza Sangin Baig scrisse nel 1827 il “Sair-ul-Manazil” (Giro dei Palazzi). Quest’opera in lingua Persiana, commissionata da Sir Charles Metcalfe e William Fraser, descrive dettagliatamente con centinaia di schizzi, le vie, gli edifici e i quartieri della Delhi antica insieme alle biografie dei cittadini più illustri. Questo capolavoro, altresì, descrive allegri e divertenti gruppi di Holi che incipriandosi e inzuppandosi coi pichkari inzaccherano il pavimento trasformandolo in un pantano di color cremisi, giallo e arancione, mentre le loro facce multi-colori rendono lo spettacolo molto coinvolgente e particolare.

Munshi Zakaullah (nato il 1830), fu uno degli allievi preferiti di Ramchundra (Ramachandra Lal). Sapiente del 19 secolo, rinnovò la lingua Urdu della corte Moghul nota solo per l’espressione poetica e retorica in un linguaggio per la trasmissione della scienza. Nel suo libro “Tarikh-e-Hindustani”, dichiara che l’Holi non era solo un festival Indù, ma coinvolgeva l’intera popolazione. Zakaullah scrive che il festival dell’Holi sotto il governo Moghul durava parecchi giorni, e la gente, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose o sociali, non aveva alcuna restrizione. I poveri gettavano la polvere colorata perfino sull’imperatore. Zakaullah afferma che l’Holi e il Diwali sono diventati meno comuni tra gli Indù e i Musulmani solo per economizzare, ma i dolci in queste occasioni sono stati sempre scambiati tra le varie comunità.

Maulvi Zakaullah, matematico e storico

 

 “Jam-e-Jahanuma”, un quotidiano in lingua Urdu, scrisse nel 1844 che al tempo dell’imperatore Moghul Bahadur Shah Zafar, dei preparativi speciali venivano fatti per le festività dell’Holi. Alcuni gruppi ballavano e cantavano l’Hori, il genere musicale più popolare durante questo carnevale, divertendosi perfino con principi e principesse, giacché in questo giorno il gesto non era punito, ma premiato. Alcuni burloni cantavano intorno ai fuochi accesi per l’Holi con uno spirito goliardico. Nella parte principale della cerimonia si spruzzava del colore giallo abilmente preparato col Tesu ke Phool (Butea monosperma) - il fiore che produce il colore giallo - con siringhe di varia forma in metallo, vetro e legno. Si lanciavano perfino sul re palle di neve colorate di rosso e giallo, il quale a sua volta si difendeva e attaccava nella stessa maniera. In questo carnevale, Indù e Musulmani si stringevano per mano”.

Gli storici Indostani riportano che a Lakhnau sotto il regno di Asaf-ud-Daula (1775-1797), il Nawab di Awadh, si festeggiava ogni anno nel suo palazzo il carnevale dell’Holi. Eccone alcuni estratti:

“Nella notte tutti gli edifici sono illuminati; case e torri, tutto è ornato di lampade e lanterne. La folla si riversa sulla riva del fiume occupandone i posti. Battelli illuminati di lanterne fendono le onde e dai loro ponti lido si sparano fuochi d’artificio. I flutti brillano al bagliore delle luci. Sulla riva si suona il sarangui (violino indiano) e si tamburella il mirdang (tamburo indiano) ... All’alba si celebra l’Holi dando fuoco ai bastoni. Presto la fiamma sale simile a un anemone, mentre le braci somigliano al melograno. Il giorno dell’Abir è il secondo giorno di festa, il cui nome è Dhulaindi. Uno si traveste da soldato, l’altro da barcaiolo, un terzo da mercante, un quarto in un altro costume. A mezzogiorno la folla ha già occupato ogni posto, ma a quell’ora la mascherata cessa, e ognuno rimette i suoi vestiti ordinari. Nell’ottavo giorno c’è una gran mela (festa), si compiono mille travestimenti e spettacoli. La gente ricca dopo aver fatto montare delle tende presso i passeggi si compiace delle esibizioni. In ogni momento, un nuovo mondo appare agli sguardi... Mille baiadere (nac) salite sui carri a due o a quattro ruote, mostrano il loro volto affascinante e ostentando la loro grazia e gentilezza, sollevano accuratamente la tenda del palanchino per ammirare gli spettacoli. Gli amanti vagano vicino alle carrozze come la farfalla gira intorno alla candela. Regalano a queste bellezze frutta, dolci e betel, o meglio ancora, la prodigalità del loro cuore ... Altrove, un narratore, al centro di un cerchio, narra racconti incredibili; più in là, si svolge una discussione letteraria. Delle bellezze dondolano sopra eleganti altalene, e suscitano coi loro movimenti aggraziati pensieri mondani... Sebbene ce ne siano ovunque e frequenti di queste mela, non ne ho visto da nessuna parte una simile.”

In particolare, il famoso poeta Moghul Mir Taqi Mir (1723-1810), scrisse nel “Kulliyat-e-Mir”, una collezione poetica in Urdu di sei volumi, che Asaf-ud-Daula, il Nawab di Awadh, celebrava in modo abituale l’Holi:

“Il Visir Asaf-ud-Daula si abbandonava, in occasione dell’Holi, a divertimenti che meravigliavano giovani e vecchi... I cortigiani gioivano nella gioia più assoluta. Si preparavano cerbottane e fiale di polvere gialla o rossa; la corte del palazzo era così piena di rose gialle e rosse che sfigurava i giardini… Tulipani e sad-barg (rosa glandulifera) ricreavano l’atmosfera. I ragazzi erano ricoperti di gulal e inzuppati di acqua di rosa... Tutti avevano dei vestiti color zafferano fradici d’essenza di rosa. Questa polvere colorata che solcava l’atmosfera somigliava alla pioggia leggera della primavera. Gli uccelli che scambiavano per rose le guance delle bellezze che si abbandonavano al gioco, si posavano delicatamente. Le cerbottane inondavano di gulal i visi arrossendoli. Si gettavano foglie di rose con l’abir che si alzava fino al firmamento... Il palazzo era illuminato all’esterno e all’interno, in questo modo sia il mendicante sia il re restavano meravigliati. I chioschi e i minareti che delimitavano il viale, le vie e i bazar, erano anche illuminati. La folla premeva, un rumore tumultuoso era ascoltabile. Questo spettacolo offriva la bellezza dei sette climi riuniti. C’era ogni tipo di persona. Su entrambi i lati del fiume si eressero dei telai che sorreggevano dei lampioncini... Gli sguardi seguivano il corso del fiume finché potevano. La chiarezza delle luci poste sulle porte e sui tetti delle case scacciava le oscurità della notte. Ma che dico! Il giorno e la notte sembravano riuniti. I partecipanti agli intrattenimenti si mascheravano in vari modi, ma quando cavalcavano su agili cavalli arabi o su degli elefanti simili a delle montagne creavano un effetto magico... Sul fiume, la cui superficie brillante come uno specchio lucidato era per il riflesso delle luci, si inauguravano continui battelli muniti di lampioncini. Il loro bagliore ondeggiante dava l’impressione di navigare tra le onde e si rifletteva sul fondo, mentre sembrava che toccasse le stelle del cielo. Da ogni parte si lanciavano dei razzi simili alle comete, e dei fuochi d’artificio a forma di gelsomino ricordavano le salve d’artiglieria. Si sarebbe detto che stelle spezzate cadessero all’improvviso dal cielo... In un altro posto, si accendevano fuochi d’artificio che avevano l’effetto del chiaro di luna, e che stimolavano l’ammirazione degli spettatori. Altri fuochi d’artificio solcavano l’aria; gli sguardi li seguivano fino in cielo da cui ricadevano sotto forma di stelle. Questi diversi fuochi d’artificio che illuminavano il cielo e lo facevano sembrare un’aiuola (per i fiori che raffiguravano) erano offerti al nabab dagli Inglesi…”

Il mensile di lingua Urdu per bambini Khilona del marzo 1960, ha descritto i preparativi speciali che al tempo di Bahadur Shah Zafar si svolgevano per le festività dell’Holi.

Alla fine del carnevale, i Musulmani cantano il “Sur Holi Kamach”, una melodia Sufi composta per concludere il festival dell’Holi. La lode sia ad Allah…

 

 

Bibliografia

 

1)      Paul Losensky, Sunil Sharma, Amir Khusraw Dihlavi, In the Bazaar of Love: The Selected Poetry of Amir Khusrau, xxxii.

2)      Scott A. Kugle, Sufis and Saints' Bodies, pag. 205, University of North Carolina Press, 2011.

3)      Shemeem Burney Abbas, The Female Voice in Sufi Ritual: Devotional Practices of Pakistan and India, Austin: University of Texas Press, 2002.

4)      Nouveau Journal Asiatique: ou recueil de mémoires, d’extraits et de notices, Volume 13, Paris, 1834, pag. 232-235

5)      Mir Taqi Mir, Kulliyat-e-Mir, pag. 954 e seguenti.

6)      M. Waseem, On becoming an Indian Muslim: French essays on aspects of syncretism, Oxford University Press, 2003 - 355 pagine

7)      N. Hainf, Biographical Encyclopaedia of Sufis: South Asia, Sarup & Sons, 2000 - pag. 182 e seguenti

8)      http://tradizionesacra.blog.tiscali.it/2014/04/05/lholi-tra-i-musulmani/ (immagini fraterne sull’Holi)