

I SEGRETI DEI MOVIMENTI SUFI
A cura di Haji Muzaffar
Usmanov, è continuatore della linea Naqshabandiyya presso l’Accademia
dell’Ontosufismo (Russia). È specializzato in medicina e psicologia.
Perché
non possiamo vedere il vento?
Per
non spaventare qualcuno.
I
Sufi credono che vi siano persone dotate di ragione, anima e spirito, ma che vi
siano anche degli individui incapaci di pensare autonomamente e di ascoltarsi
amando la vita in ogni parte dell’organismo.
La
natura ha concesso all’uomo il dono della parola. Anche il pappagallo
può parlare, ed è persino possibile che il corvo imperiale possa
imparare ad esprimersi. La scimmia può bere una tazza di tè,
sbucciare la banana, può persino fumare e disegnare delle semplici
immagini. Questo non significa che siano pari all’uomo!
Gli
animali non hanno le stesse percezioni umane! L’uomo è capace di
avvertire delle sensazioni definite e di sperimentarle, ripeterle,
trasformarle, rafforzarle ed indebolirle. Potenzialmente, egli n’è
consapevole e lucido.
Nell’uomo
c’è tutto, perché somiglia a Dio. Rappresenta la sostanza
energetica: può accumulare l'energia, custodirla e aumentarne
l'intensità. Le malattie sono provocate da energia impropria. È
necessario distribuire l'energia regolarmente ed imparare a raccoglierla in
sé stessi. Sta in ciò il senso d’alcuni esercizi come il “Nab”,
le “Ali dell’Angelo”, il “Giardiniere”, la “Forbice” ed il “Funambolo”.
Com’è
stato più volte indicato nelle pagine della nostra opera, il trattamento
Sufi delle molteplici malattie si basa su di un approccio olistico alla
persona: noi non trattiamo qualche “infezione” in particolare, ma armonizziamo
tutti i processi vitali dell'organismo.
In
ogni movimento c’è un segreto, il cui significato è nascosto, e
lo si può indovinare solo osservandolo attentamente, operando e
riflettendo. I Sufi hanno cifrato la significazione occulta dei movimenti nei
simboli della scrittura araba. Perché? Perché in questo modo non
era possibile cambiare i movimenti stessi nei vari trasferimenti da una persona
all’altra.
Questi
movimenti potevano essere eseguiti per tre motivi: per il rilassamento, per la
terapia e nel combattimento singolo. Le differenze stanno nella loro
velocità d’esecuzione. Quando li feci vedere a mio fratello (è
secondo dan di karaté), disse: “possono essere usati effettivamente per
difendersi!”
Ma
all’onorevole lettore, probabilmente, interesseranno i primi due scopi. Ecco
perché è necessario eseguirli a ritmo lento (per il rilassamento)
o medio (per il trattamento terapeutico). Se volete cagionare degli effetti
salutari eseguendo determinati movimenti, concentrate l'attenzione sull’organo
malato e trasmettetegli delle sensazioni gradevoli.
Il
Movimento Adamo
Si
raccomanda l’esecuzione di una serie di movimenti ADAMO prima
dell’esercitazione completa.
“A”
La
posa diretta in piedi.
È
la postura iniziale, la prima. Il suo significato è 1, “Io sono”, “A”,
“ADAMO”, ed è rappresentato nel modo seguente:

In
posizione eretta, le mani sono lungo il corpo. Poi, entriamo nello stato mukashafa. Gli occhi sono leggermente
socchiusi. Concentrandoci sulle sensazioni corporali, sperimentiamo un senso di
completezza. Le percezioni dobbiamo farle salire dai piedi all’organo malato.
Il tempo d’esecuzione è di circa 6-7 secondi. Possiamo osservare
liberamente i cambiamenti sensoriali che avvengono nel corpo (fig. 60).
“D”
La postura della sottomissione. Ricorda la lettera latina D (fig. 61). Dalla posizione di partenza A pieghiamo il corpo in avanti. La schiena dritta, le mani poggiano sulle ginocchia. Lo sguardo è diretto alla punta dei piedi. La respirazione è lenta, tranquilla, il pensiero è diretto all’area dell’organo malato. Sentirete come cambia la circolazione del sangue.

Questa
postura fa ricordare alla persona che per apprendere e capire deve sottomettere
umilmente il proprio Io alla potenza dell’Altissimo, perché la
verità gli è necessaria. Così, questo simbolo è
caratterizzato dall’inchino a Dio.
“A”

Dopo
6-7 secondi ritorniamo nella posizione di partenza A. Piacevolmente, inspirate
ed espirate. Osservate il vostro stato. Mentalmente, rilocalizzatevi
sull’organo disturbato (fig. 62).
“M”
Il movimento finale della serie ADAM (fig. 63). C’inginocchiamo e ci prosterniamo in avanti. Il peso poggia sui gomiti. La distanza dalle ginocchia ai gomiti è approssimativamente di 80 centimetri per gli uomini e di 20 centimetri per le donne.
Questo
movimento è uno dei più antichi, e rappresenta uno dei primi
tentativi per ripristinare la salute.

Sentiamo
uno sforzo gradevole nella regione dei reni. È la sensazione di
piacevole sottomissione ad una forza salutare. I tempi d’esecuzione sono
ugualmente di 6-7 secondi. Perché quest’intervallo? È
precisamente il tempo impiegato per l’osservanza della preghiera (Salat).
Per
assimilare i metodi Sufi è necessaria una forte volontà. Non
sempre è possibile suscitarla: per questo motivo nella nostra tradizione
si elaborarono delle posture speciali, le quali permettono in pochi minuti di
entrare nello stato necessario atto a percepire pienamente l’informazione
proposta, per l’adempimento preciso di specifiche azioni.
La
postura imposta la direzione del pensiero. Per esempio, noi tutti conosciamo
l’atteggiamento che assume uno studente impreparato, il cosiddetto scaldabanco
quando nasconde le mani dietro la schiena o allungandosi le maniche, insulsamente
china il capo ed ha lo sguardo perso. Adottate una simile postura e vedrete che
vi sarà difficile ricordare anche ciò che conoscete molto bene.
A
scuola, osserviamo che quando gli studenti si trovano in difficoltà a
rispondere alle domande, socchiudono gli occhi, o guardano in alto, o cercano
qualcosa sul pavimento davanti a loro.
Nessuno
glielo ha insegnato, lo fanno naturalmente. Gli antichi Sufi, hanno rivolto la
loro attenzione a questi comportamenti giungendo alla conclusione che quando la
testa è sollevata all’indietro e poi ridiscende in avanti, si rafforza
la pulsazione nel cervello, e di conseguenza, migliora il lavoro del cervello.
I movimenti indicano che quell’uomo sta molto riflettendo: incrocia le mani sul
petto, porta la testa all’indietro, sembra aggranchito - ma aiuta i suoi organi
interni al lavoro del pensiero. Se osserviamo la statua del
"Pensatore" scolpita da Rodin, comprenderemo lo sforzo intellettuale
spinto al suo estremo.
È
come se fosse unitamente raccolto, attivato.
“Il
Giardiniere”
Questo
è uno dei più antichi e dinamici esercizi Sufi.
Schiena
dritta. Le spalle sono perpendicolari ai piedi. La mano sinistra è
dietro la schiena (come il cavaliere nella danza del valzer). Immaginiamo di
raccogliere colla mano destra una mela dall'alto (o una pera, o un taglio da
cento dollari). Non dovete salterellare. Così, dalla punta del piede
destro ci stiriamo verso l'alto contando ad alta voce: uno, due, tre,
quattro... otto. Per ogni unità di questa numerazione, inspiriamo e tentiamo
di avvicinarci al frutto proibito o immaginario. L'espirazione è
fatta con sentimento d’amore e di piacere. L’altra mano “aiuta” anche il corpo
ad innalzarsi. Il torace deve essere leggermente ruotato per sentire questo
sforzo completo che comprende tutti i muscoli del corpo.

Se
noi stiriamo semplicemente una mano pensando nel frattempo che ciò sia
fine a sé stesso, ogni sforzo sarà vano, e tutta l’energia si
disperderà. Dobbiamo sentire le sensazioni del corpo e dire:
com’è piacevole la vita! O Signore, com’è gradevole quando
schiocca qualcosa (o scricchiola o si stira) a livello della 7° vertebra
toracica! (fig. 64)
Il
“Giardiniere” risolve i problemi renali, della spina dorsale e contribuisce al
trattamento della radicolite.
Finché
non cambiamo le mani, c’esercitiamo in quest’esercizio.
La spremitura del succo Sufi
(il proseguimento del “Giardiniere”)
Il
giardiniere ha raccolto l'uva. Adesso bisogna fare il succo (proprio
così, il succo - per questo motivo i Sufi non lo
bevono).
In piedi, le mani sono lungo i fianchi. La schiena è dritta. I piedi
sono più vicini della larghezza delle spalle. I
palmi
delle mani sono paralleli al pavimento (le punte delle dita sono rivolte in
avanti). La mano destra adesso spinge verso il basso. La gamba sinistra spinge
sulla punta del piede, i piedi non si sollevano dal pavimento, ogni volta in
modo
crescente
radicandosi sempre più profondamente. Il corpo è mantenuto in
piano, non c’incurviamo né in avanti, né all'indietro! Quando la
mano
destra
spinge verso il basso inspiriamo, espiriamo quando risale. Sentiamo la
contrazione dei muscoli della spina dorsale.

Sorridiamo
- perché quello che sta per accadere è davvero meraviglioso.
Proverete la gioia nell'anima. Contiamo ad alta voce:
uno,
due, tre... sette, e all'otto impegnamoci a tutto spiano a trattenere la
respirazione. Poi, sorridendo espiriamo
raddrizzandoci.
Siamo
consapevoli che il lavoro mira all'armonico funzionamento del rene,
poiché sono sollecitati i muscoli della regione lombare. Nella zona
renale si accumulano una marea di paure e d’infondate emozioni. È nel
corpo che annidiamo questi problemi. I sogni terrificanti, gli incubi “si
posano” nei reni. Eseguendo correttamente questi due esercizi, noi risaniamo il
loro funzionamento.
Cambiamo
la posizione delle braccia e compiamo il “Giardiniere” con l'altra mano.
I
Sufi ritengono che non bisogna lavarsi la faccia con la mano sinistra.
Perché? Perché reputano che la mano destra spetti all'elevato e
la mano sinistra al basso. Eseguendo questi esercizi, il caro lettore
potrà armonizzare lo scambio energetico tra la parte destra e sinistra
dell'organismo. Questo è il massaggio peculiare dei reni e della spina
dorsale (fig. 65).
“La
Forbice”
In
posizione eretta, i piedi sono un po' più larghi delle spalle. Le mani
sono all'altezza delle spalle, paralleli al
pavimento. Adesso,
lentamente ruotiamo a sinistra e all'indietro di 180 gradi, mentre i piedi
restano negli stessi punti (non
nella stessa
posizione). Cioè, adesso i piedi formano la lettera X, le mani
altrettanto - lungo i lati.
Ci chiniamo e arriviamo
con la mano destra al piede destro, mentre la mano sinistra è eretta
verso l’alto al massimo. Facciamo in modo che il piede destro, la mano destra e
la mano sinistra formino una linea comune. Ricordate ciò che Lenin
disse: “Meglio meno, ma meglio”, ecco perché cerchiamo di fare il
più possibile la Forbice - mica siamo stacanovisti del tè.
Lo
facciamo con coscienza.

Ci
pieghiamo e ad alta voce contiamo. Teniamo i muscoli in tensione durante
l'inspirazione, e profondamente diventiamo consapevoli delle proprie
sensazioni. Tiriamo i tendini sorridendo con grazia, armonia, sentimento,
efficienza e ordine.

Mentre
espiriamo ci raddrizziamo ritornando nella posizione di partenza, e con
un'espressione di gioia serena facciamo la "Forbice" dall'altra
parte, cioè ruotiamo la spalla destra e con la mano sinistra ci stiriamo
verso il piede sinistro, mentre il braccio destro è raddrizzato: uno,
due, tre, quattro, cinque, … otto! Oplà!
Quest’esercizio
mira all'armonizzazione delle zone di Makad (questa zona si estende da sotto l'ombelico
fino al ginocchio. E' responsabile della potenza dell'area inguinale.
Psicologicamente, vi è in essa un rispetto per l'organismo. Quest'area
ha un suo zikr) e di Markab (la zona Markab corrisponde alla caviglia o
all’articolazione tibio-tarsica responsabile del movimento. Le micosi e i
dolori ai piedi appaiono in quest'area. Quest'area ha un suo zikr)
e
alla risoluzione dei loro problemi (fig. 66).
“Le Ali dell'Angelo”
Incrociamo
le mani davanti a noi stessi facendo in modo che i palmi siano appoggiati sulle
spalle e che il punto d’incrocio
delle
braccia si trovi sul plesso solare. (fig. 67). Il braccio destro è sul
braccio sinistro. Il piano delle due braccia è
parallelo
al piano del corpo. La schiena e le spalle sono dritte, i piedi hanno la larghezza
delle spalle.




Inspirando,
i gomiti sono agevolmente sollevati finché gli avambracci sono paralleli
al pavimento, cioè assumiamo la forma di
uno
scheletro. Sentite l'aderenza delle scapole! Le mani sono tese. I palmi delle
mani li portiamo gradualmente all’altezza della testa, poi
c’espandiamo,
tendiamo le braccia in alto. I palmi sono rivolti al cielo. Sperimentiamo un
sentimento di venerazione... Inspiriamo e tratteniamo la respirazione. Dai lati
facciamo scendere le braccia e simultaneamente chiniamo il corpo, ma non
eseguiamo la genuflessione. Espirando torciamo i tendini delle mani (la mano
sinistra in senso orario, la mano destra in senso antiorario). Percepiamo la
tensione nei muscoli delle mani. Inspirando "torciamo" le mani,
mentre espirando ci raddrizziamo ritornando nella posizione di partenza.
Quest'esercizio
è rivolto al rafforzamento del sistema immunitario. L'esecuzione
regolare delle "Ali dell'angelo" permetterà di evitare le
antipatiche infezioni virali e le malattie reumatiche. È raccomandato di
includerli tra gli esercizi mattutini e di eseguirli per 8 giorni di fila.
Ricordiamoci
del nostro stato d'animo. Riempiamo con un sentimento di piacere l'area del
corpo in cui sentiamo una tensione.
Chiniamoci
più in basso possibile. Ogni volta cerchiamo di perfezionare i movimenti
delle “Ali dell'Angelo” nettamente.
Commento
Si
può eseguire una prima volta quest'esercizio respirando liberamente.
Poi, si dovrebbe fare una pausa tra i movimenti
principali
della durata approssimativa d’otto secondi. Inspiriamo e tratteniamo il
respiro.
L'esecuzione
per scopi terapeutici di quest'esercizio è raccomandata ogni giorno o
per un certo numero di giorni, o per qualche anno, ma la sua profilassi
è d’otto giorni. Le persone con la pressione arteriosa alta non
dovrebbero piegarsi. Per il resto, tutto è valido.
È
necessario ricordare l'importanza dell'esecuzione di questo movimento nello
stato mukashafa.
Il movimento nascosto della “Mano
Invisibile”: l'attivazione del “Sesto Senso”
Quest'esercizio
si riferisce ai movimenti cosiddetti nascosti e permette di conseguire salutari
e piacevoli sensazioni di benessere. È buona cosa compierlo prima
di dormire.
In
piedi o seduti (come vi è più comodo), flettete un braccio
all'altezza del gomito. L'articolazione ulnare è parallela al pavimento,
a livello della cintola. Il palmo è sollevato dalla punta delle dita
rivolte in alto e dirette in avanti. Le dita sono separate. Gli occhi sono
aperti.
Piano
piano facciamo scivolare la mano in avanti. La mano in posizione eretta si
trova a livello della spalla, il palmo è
rivolto
in avanti (come se respingessimo qualcosa). Le sensazioni sono acuite al
massimo, le percepiamo come un flusso d'aria
passante
tra le dita. Abbassiamo la mano.
Chiudiamo
gli occhi ed immaginiamo il movimento della mano oltre la distanza effettiva
esistente dalla spalla al palmo.
Immaginiamo
questo movimento, lo sentiamo in ogni punto della mano, nel centro del palmo,
nelle dita. Proviamo a tendere la
mano
"invisibile" il più lontano possibile, tastando gli oggetti,
il muro, la gente circostante.
Proviamo
ad eseguire l'esercizio con la mano sinistra e destra alternativamente,
definendone le differenti sensazioni tra l'una e l'altra.
“La
mano Invisibile” è consacrata all'aumento della sensibilità
dell'organismo. I Sufi eseguono quest'esercizio alle due di
notte
per l'obiettivo specificato.
Commento
Poiché
non è eseguibile subito in maniera corretta, è necessario
compiere una preparazione. Prendete un
qualsiasi
oggetto, percepitene il peso, la temperatura, la dimensione e così via.
Riponete l'oggetto al suo posto e poi ripercepite nuovamente queste sensazioni,
solamente con la mano invisibile.
Lo sviluppo della sensibilità aiuta ad interpretare meglio i sogni. Ecco perché i Sufi lo eseguono durante la notte.
Una
volta un mio cliente, un alto funzionario di stanza in Uzbekistan (frequentò
un mio corso di massaggio Sufi), dopo aver praticato quest'esercizio fu in
grado di spiegare esattamente il sogno. Si vide in sogno mentre andava in
automobile, ma al posto del vetro frontale c'era un armadio. Disse: “Questo sogno
rivela la mia nomina a dirigente dell'industria del legno” (divenne ministro
dell'economia forestale). Quindi andò via. Questo è solo un
aspetto delle proprietà oniriche.
L'aumento
della sensibilità contribuisce allo sviluppo delle facoltà
premonitorie, cioè a sentire gli eventi.
È
raccomandato di esercitarsi alla “mano Invisibile” nel settimo giorno della
serie settimanale.
“Il Ginn che esce dalla bottiglia”
La
preparazione.
Prima
dell'esecuzione di quest'esercizio, è necessario massaggiare un po' le
mani ed i piedi riscaldandoli.

Levarsi
in piedi, raddrizzare le spalle. Immaginiamo di avere qualche fardello nelle
due mani. Sentiremo la tensione,
tratteniamola.
Non dimentichiamo che la schiena deve essere dritta.
Aumentiamo
gradualmente il carico. “Avvertiamo” l'aumento del peso su tutta la spina
dorsale. La colonna vertebrale è come se fosse “compressa”, le mani ed i
piedi si sforzano sempre più.
Perveniamo
allo sforzo massimo - il “carico” è molto pesante! È il peso
limite sopportabile dalla colonna vertebrale, dalle mani e dai piedi! Piano
piano, abbassiamo lentamente il fardello, le spalle sono all'insù.

La fase principale
In
posizione eretta, le mani sono lungo il busto, cerchiamo di raddrizzare il
corpo per quanto sia possibile. Stiriamo la schiena verso l'alto completamente,
ma non solleviamo le punte dei piedi, le quali poggiano a terra.
Cominciamo
ad alzarci gradualmente sulle punte e stiriamo tutto il corpo più in
alto possibile.
Dopo
aver raggiunto il punto d’allungamento massimo, discendiamo bruscamente coi
talloni sul pavimento. Di colpo, sentiamo la vibrazione salire lungo la spina
dorsale. Indi, ci rialziamo prima sul piede sinistro e poi sul destro,
alternativamente. Quando siamo sulla punta di un piede, l'altro poggia sulla
superficie del pavimento.
Focalizziamo
l'attenzione sulle vibrazioni. Questa sensazione deve essere naturale,
spontanea.
Ogni fase è eseguita almeno tre volte - finché raggiungiamo e sperimentiamo facilmente la sensazione della vibrazione.
Adesso
tenteremo "di produrre il “Ginn”. Ma prima leggete attentamente la
discrezione di quest'esercizio, esercitatevi in ogni movimento singolo, prima
di compierlo con sicurezza e scioltezza. Ed infine eseguite tutta la pratica in
extenso.

Alzarsi
in piedi, le spalle sono dritte. Mantenendo un portamento ritto, sposteremo il peso
corporeo su di un lato del piede destro e sulla parte interna del piede
sinistro. La pianta del piede destro è rivolta verso il piede sinistro,
mentre la pianta del piede sinistro è rivolta all'esterno. Piegare al
massimo le caviglie (articolazione tibio-tarsica).



Per
qualche secondo teniamo in tensione le caviglie. Poi, la posizione dei piedi
è messa al contrario - la pianta del piede sinistro è rivolta
verso il piede destro, mentre la pianta del piede destro è sollevata
verso l'esterno.
Molte
volte, dondolandosi, si cambia la posizione del corpo. Avvertiamo lo
spostamento di tutto l'organismo.
Stando
in piedi sul lato esterno del piede destro e sulla parte interna del piede
sinistro, sentiamo la tensione nelle giunture delle caviglie (articolazione
tibio-tarsica) e nelle ginocchia (un maggiore sforzo si dovrebbe sentire nel
compartimento femoro-tibiale stando sul lato esterno del piede), mentre il
busto flette leggermente verso il piede che appoggia sul lato interno.
Si
cambia posizione dei piedi e, di conseguenza, cambiamo i punti d’applicazione
del carico. Dondoliamo leggermente, creando con tutto il corpo un moto
ondulatorio.
Il
piede poggia sul lato esterno che fa da appoggio. La tensione è
mantenuta nella caviglia, nel ginocchio e nell'articolazione coxofemorale. Il
busto flette dal lato opposto.
Dondolandosi
da parte a parte, si sente la vibrazione salire dai piedi alla testa - come se
da voialtri uscisse il Ginn! (fig. 68).
Commento
Generalmente,
l'inerzia è diretta in basso. Il senso di questi movimenti consiste nel
dirigerla verso l'alto: si parte dai piedi ed attraverso l'articolazione
coxofemorale sale lungo la spina dorsale. La vibrazione è sentita simile
a quella prodotta da un arco che scocca una freccia.
Esercizio “Nab”

In
posizione eretta, la schiena è dritta, il mento è un po'
sollevato, le mani pendono liberamente. I piedi sono leggermente più
larghi delle spalle (fig. 69-70). Il tronco è un po' spostato in basso,
la gamba sinistra è piegata, le braccia sono tese e parallele, i palmi
sono rivolti l'uno verso l'altro. Disegnare con le mani un arco partendo dal
piede sinistro e passando lungo la linea del corpo si arriva a sollevarsi in
punta di piedi; le braccia alzate sono parallele alla spina dorsale. Dopo,
“disegniamo un codino in basso” dalla parte sinistra. Le mani ripetono la linea
della lettera spostandosi un po' a sinistra; il busto flette rispetto all'asse
del corpo e la gamba sinistra è piegata, mentre la gamba destra è
dritta. Il palmo della mano sinistra è rivolto a sinistra, invece il
palmo della mano destra è rivolto verso l’alto.



Ritorniamo
nella posizione di partenza, le braccia sono piegate; le mani si trovano pressapoco
a livello della cintura, i palmi sono leggermente rivolti verso di sé e
all'insù.
Il
busto è eretto, lo flettiamo a destra, e le braccia sono tese
obliquamente fino al loro limite massimo. Questa posizione è resa
stabile dallo sforzo del ginocchio destro e della gamba sinistra tesa e dritta.
Da questa postura, iniziamo un movimento di braccia che tracciano un arco.
Nel
processo di movimento delle mani, il centro di gravità trovandosi nel
ginocchio destro è trasferito nel ginocchio sinistro, mentre la gamba
destra si raddrizza. La plasticità di questi movimenti delle mani e dei
piedi deve essere fluida. Questa fluidità avviene con armonia e completa
coscienza.



Ritorniamo
nella posizione di partenza (le braccia piegate, le mani sono davanti). Dalla
posa iniziale il tronco è girato a destra, le mani le allarghiamo sui
fianchi, i palmi sono rivolti all'esterno come se ci disgiungessimo dall'aria.
La gamba destra è un po' piegata ed è in tensione nel ginocchio,
mentre la gamba sinistra è dritta e tesa. Questa posizione è una
specifica mossa della prima parte dell'esercizio “Nab”.
Ritorniamo
alla posizione di partenza.
Dal
punto finale della prima fase si passa alla posizione di partenza (con le
braccia piegate all’altezza dei gomiti).

Poi,
lentamente, alziamo le braccia all'altezza delle spalle e facciamo
simultaneamente un passo indietro colla gamba sinistra di 90 gradi,
finché i piedi siano in linea; il tallone sinistro è rivolto
verso il tallone destro, le punte dei piedi all'esterno. Stando in questa
posizione, dondoliamo il busto in avanti e all'indietro. Nello stesso tempo,
quando il tronco è flesso all'indietro, le mani sono spostate in avanti;
e viceversa, quando il busto è mosso in avanti, le mani sono rimandate
un po' all'indietro (fig. 71).
Tramite
le mani percepiamo la sensazione del flusso, ma le dita non devono essere tese.
Dondoliamoci
tre-quattro volte.
In
seguito, col piede destro facciamo un passo a sinistra, le parti interne dei
piedi sono rivolte l'una verso l'altra, i talloni sono in linea. Il corpo
ritorna al suo punto di partenza, ma rigirato di 180 gradi.
Commento
“Nab”
è un esercizio mirato ad armonizzare lo scorrimento dell’energia
nell’organismo. Questo movimento è compiuto sequenzialmente dalla parte
destra e sinistra.
Il funambolo – 1
Quest'esercizio
è una verifica speciale di come abbiamo imparato gli esercizi precedenti
di riattivazione dell’organismo. Se non possiamo eseguirli completamente,
significa, che non abbiamo raggiunto l’armonia corporale e che bisogna lavorare
ulteriormente. È raccomandato di fare il funambolo dopo tutti gli
esercizi di autodiagnosi. Aiuta anche nella prevenzione dell'anemia.

Un’esecuzione
ben riuscita di quest'esercizio è legata direttamente alla nostra
capacità di “disattivare la testa”. È in qualche modo,
l'obiettivo di questa pratica. Compiendo il “Funambolo”, sviluppiamo l'intuito
e raggiungiamo l'autocontrollo. Usando la terminologia Sufi, si può
sostenere che lo scopo del “Funambulo” – è di creare amicizia tra il
Sultano ed il popolo.
Immaginiamo
davanti a noi sul pavimento una linea bianca. I due piedi sulla stessa linea,
uno davanti all'altro. La distanza tra i due piedi è grosso modo di
mezzo piede (o un palmo). Teniamo il centro di gravità strettamente al
centro. Le mani sono tese davanti e parallele al pavimento, i palmi sono
rivolti verso il basso. La testa è rovesciata all'indietro. Manteniamo
l'equilibrio. Le braccia sono alzate in alto (la testa continuiamo a tenerla
rovesciata). Controlliamo i piedi, osserviamo l'equilibrio. Chiudiamo gli
occhi. Riusciamo a stare in equilibrio? Ecco.
Cambiamo
la posizione dei piedi (quello che si trovava davanti, passa dietro). Le braccia
sono in alto, la testa è sollevata all'indietro, gli occhi sono chiusi.
Lentamente abbassiamo di lato le due braccia fino all’altezza delle spalle. I
palmi devono essere assolutamente rivolti in alto. Avete dimenticato il
sorriso? (Si, noi siamo dei tiranni, ma dei tiranni buoni...) La respirazione
è regolare, tranquilla. Gli occhi sono chiusi.
Quest'esercizio
è un tesoruccio per coloro che soffrono d’insonnia. Eseguiamolo per
10-15 minuti prima di addormentarsi (più gli altri esercizi) e vedrete
come dormirete... sul pavimento (fig. 72). Talvolta, quest'antico esercizio
Sufi è chiamato dalla gente moderna l'Antistress.
Il funambolo – 2
La
seconda variante è compiuta come nel caso precedente, cambiamo solamente
la posizione delle mani. Le mani sono tese direttamente davanti a noi, ad
angolo retto rispetto al tronco. La testa è rovesciata all'indietro. In
pochi secondi siamo nella posa e dopo alziamo lentamente le braccia in alto.
Chiudiamo gli occhi. Manteniamo l'equilibrio sulle due gambe!
L’inchino Sufi


Si
testimonia riconoscenza e gratitudine all'Altissimo per i minuti trascorsi
nell'esecuzione dei vari esercizi di lavoro interiore, effettuando un inchino
Sufi (fig. 73). Pieghiamo le braccia a crocifisso - formando il punto
d'intersezione davanti al plesso solare. Collochiamo il polso destro su quello
sinistro. Le braccia sono parallele al torace. Con una sensazione interiore
colma di tranquillo raccoglimento c’inchiniamo in avanti, la spina dorsale
è dritta. Inclinati, le braccia sono gradualmente allargate ai due lati.
Lo sguardo è concentrato sulla punta dei piedi.
Eseguiamo
l'inchino Sufi ogni volta dopo un gruppo d’esercizi.
I
Sufi si salutano e si congedano l'un l'altro compiendo quest'inchino.