IL CORANO E LA LEGGE DEL TEMPO

Nel Sacro Corano si afferma che non c’è distinzione fra tutti i messaggeri. I messaggeri vengono mandati a tutte le genti, a tutte le culture, in ogni tempo. Nel tempo tutti i messaggi ultimi comprendono e consumano tutti i messaggi precedenti. Per questo parliamo di religione Universale. Il messaggio della Legge del Tempo è un messaggio che consuma tutti i messaggi precedenti, e che dimostra ulteriormente che esiste una matematica della quarta dimensione, e che in realtà nella quarta dimensione il numero è il suo vero e proprio linguaggio. Troverete in lingua sanscrita 20 consonanti e tredici vocali; troverete nel linguaggio degli alberi dei druidi 13 lune che prendono il nome degli alberi e un alfabeto di 20 lettere. Alla radice di ogni cultura troverete i numeri 13  1 e 20  2.  Esiste una matematica superiore e sacra basata sul 20 e non sul 10, un sistema vigesimale e non decimale. L’essenza del tempo non è nella durata, computata in ore, minuti e secondi meccanici. L’essenza del tempo è la sincronizzazione che si conosce vagamente come sincronicità, il cui strumento supremo è il vostro biocomputer umano, con le sue venti dita fra mani e piedi, e tredici articolazioni principali. In breve, accenneremo che esistono due frequenze temporali: la frequenza temporale artificiale e meccanica della civiltà del vecchio Mondo, che si identifica nel 12:60, il calendario irregolare di dodici mesi e l’ora di sessanta minuti; e la frequenza 13:20 del tempo naturale – 13 lunazioni o mesi di 28 giorni e le 20 dita tra mani e piedi.

Prima di descrivere la legge del Tempo è necessario fare una breve digressione storica sulle vicissitudini religiose dell’Arabia. Il Profeta Abramo lasciò Ur. La partenza da Ur è la rappresentazione dell’umanità che abbandona il suo stato primigenio. In origine eravamo tutti un popolo, nella zona dell’esperimento del libero arbitrio di Velatropa 24. E abbiamo deciso di prendere la deviazione indicata dal raggio di tempo 12:60. Ed una volta divenuto evidente quanto abbiamo deviato, in quel punto, sono giunti i diversi messaggeri. La cosa più interessante è il luogo in cui arrivò Abramo. Il punto più lontano in cui arrivò  è dove oggi si trova la città della Mecca: con suo figlio Ismaele trovarono una pietra Nera molto interessante, e Abramo istruì Ismaele dicendogli che avrebbe dovuto costruire un tempio per quella pietra e che ci sarebbero state molte commemorazioni religiose per quella pietra.

Quando guardiamo a dove si trova La Mecca, nella penisola Arabica, vediamo che non è molto lontana dal Mar Rosso. Che cos’era quella pietra? Circa un migliaio di anni dopo Abramo, Mosé guidò gli israeliti fuori dall’Egitto, e quando fece ciò si diresse verso il Mar Rosso. Quando leggiamo la storia di Mosé ci rendiamo conto che egli fu un tipo di mago con molto talento, e Dio lo ricambiò con un gran numero di segni e doni. Oltre ad aver guidato gli israeliti fuori dall’Egitto ed esser arrivato al Mar Rosso, egli possedeva anche un bastone prodigioso, che aveva il potere di catturare la magia di tutti gli altri maghi, poiché esso si trasformava in un serpente (la potenza della Çakti) che divorava ed ingoiava la magia degli altri maghi. Quindi quando arrivò al mar Rosso con gli israeliti, egli colpì la riva del mare con il suo bastone e le acque si divisero. È così che gli israeliti, guidati da Mosé, riuscirono a raggiungere l’altro lato del mare. Poi le acque si richiusero. Qual è il significato di tutto ciò? Abbiamo visto che La Mecca, non lontana dal Mar Rosso, aveva una pietra magica, attorno alla quale Abramo e Ismaele costruirono il tempio noto della Ka’aba, e più tardi Mosé attraversò il Mar Rosso. Ultimamente i geologi hanno scoperto che esiste un punto del Mar Rosso che è particolarmente profondo, è una fossa molto profonda, a cui inconsciamente hanno dato il nome di Fossa di Atlantide. Questa Fossa di Atlantide è il punto in cui una parte di Maldek precipitò.

Quando questo pezzo del pianeta distrutto cadde sulla Terra, una parte di esso si separò e andò a finire alla Mecca. Questa fu la pietra che Abramo trovò e attorno alla quale disse a Ismaele di costruirvi un tempio. Abramo lasciò Ismaele al tempio e ricominciò a viaggiare verso Nord. Dopo divenne il patriarca di Isacco e di Giacobbe, e da Giacobbe nacque Giuseppe, e con Giuseppe andò in Egitto.Quando i fratelli di Giuseppe lo riconobbero, essi si riunirono con tutta la famiglia per dargli il benvenuto e lui parlò loro di un sogno molto interessante che ebbe. Disse che aveva visto il Sole e la Luna e undici pianeti e stelle che si inchinavano di fronte al Sole e alla Luna. Il sole e la Luna più undici fanno tredici. Suo padre gli disse di non raccontare nulla del sogno ai suoi fratelli, e che il Sole e la Luna rappresentavano suo padre e sua madre, e gli undici pianeti undici fratelli che si inchinavano ad essi. Questa è la storia di come gli israeliti seguirono Mosé e arrivarono in Egitto. E in seguito Mosé li guidò in Palestina.

Il punto è che Mosé colpì la riva del mare con il suo bastone nel punto in cui era caduto un pezzo di Maldek. La separazione delle acque era il ricordo del momento in cui cadde su quelle acque il pezzo di Maldek. Quindi vediamo che in questo modo Abramo e Mosé sono coinvolti nel mistero del pianeta esploso, cioè con il ricordo di Maldek, dove nello Tzolkin i due segni corrispondenti sono il serpente ed il Mago. Per questo il bastone di Mosé era un bastone serpente, e questo è il motivo per cui egli fu considerato un potente mago.

Questo succedeva nella vecchia area del mondo che prende il nome di Mesopotamia. Ed è in questa area che si venne generando la confusione babilonia. Così, in capo al settimo baktun, gli israeliti erano a Babilonia, in prigione. E fu a questo punto che arrivò Buddha il quale nacque in India. Tutti i messaggeri sono dei riformatori, e a quel tempo, in India, Buddha giunse per riformare la religione originale, o in altre parole, per accertarsi che la gente non dimenticasse la fonte originaria.

Prima di Buddha, in India, giunse Krishna. Quindi si sono avuti Krishna, Abramo, Mosé e poi Buddha. E 570 anni dopo Buddha venne Cristo. E 570 anni dopo Cristo arrivò Muhammad. Quindi leggiamo la storia di Muhammad. Quando leggiamo la storia di Muhammad, vediamo che la sua missione fu di purificare il tempio della Mecca. Si dice che a quel tempo il tempio della Ka’aba fosse coperto da 360 idoli, e le istruzioni di Abramo ad Ismaele furono che tutto questo doveva essere purificato, che non ci sarebbero dovuti essere né altri templi, né altri idoli e né altre pratiche. La missione di Muhammad consistette nel far ricordare la missione originale di Abramo. La tribù che si occupava della Mecca, era quella dei coraisciti, e riformare la tribù dei coraisciti fu la missione di Muhammad. Non c’è neanche da dire che ebbe non pochi problemi. Egli era orfano, e d’estate aveva l’abitudine di andare a meditare in una grotta. Poiché la Mecca era sulle vie del commercio, all’età di venticinque anni era già un commerciante di successo, e una ricca donna di nome Khadija, si accorse che egli era una persona fuori dal comune e lo sposò. Lei era più grande di lui ma lo amava molto. Gli disse: “se vuoi fare le tue meditazioni, o qualunque altra cosa, falla”. Quindi ogni estate Muhammad si prendeva alcuni mesi per andare a meditare. E quando ebbe quarant’anni l’angelo Gabriele gli apparve, e fu per lui un’esperienza terrificante. “L’arcangelo Gabriele è venuto da me; tutti crederanno che sono pazzo.” L’Angelo Gabriele lo colpì e disse, donandogli i primi cinque versetti del Corano, che ora sono i primi cinque versi della Sura 96, la quale è chiamata IL GRUMO DEL GRUMO DI SANGUE: “Leggi nel nome del tuo Signore che ha creato. Egli ha creato l’uomo da un grumo di sangue! Leggi! Ché il tuo Signore è il generosissimo, Colui che ha insegnato l’uso del calamo, ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva”.

Questi sono i primi cinque versi che furono recitati a Muhammad. Gli fu comandato di scrivere, e così comincio un periodo lungo 23 anni—dall’età di 40 anni fino ai 63, poco prima di morire.

Durante questi 23 anni gli fu rivelato tutto il Corano in fasi diverse, e gli fu ordinato di trasmetterlo tutto. Dopo i primi tredici anni alla Mecca per andare, fu costretto a recarsi a Medina. A Medina molte persone lo sostenevano, e questo accadeva nell’anno 622 del calendario cristiano. Egli lasciò la Mecca per andare a Medina, e ciò è conosciuto con il nome di Egira. Nel Calendario Giuliano, in vigore all’epoca, questa data corrisponde al 16 luglio, e nel Calendario Gregoriano al 26 luglio. E questo è l’inizio del calendario lunare. 3

Il Corano consiste di 114 capitoli. Quindi ricordiamo che ci sono 570 anni fra Buddha e Cristo, e 570 anni fra Cristo e Muhammad, che sommati danno un totale di 1140 anni, che equivale a 114 X 10. Quindi queste 114 sura sono un frattale del periodo di tempo trascorso tra Buddha e Muhammad, in base alla teoria secondo cui la civiltà umana è funzione della geologia della Terra. Tre grandi voci hanno condizionato la storia: Buddha, Cristo e Muhammad. E per via delle religioni che sono state istituite in seguito all’arrivo di questi Messaggeri Divini, tali religioni divennero cosmopolite superando i confini delle regioni in cui erano nate. È nel bene e nel male hanno condizionato il corso delle vicende umane in quella che chiamiamo epoca medioevale. La potenza del Corano non si esaurisce con la suddetta scoperta: da un Suo studio approfondito si evince la formula matematica del tempo quadridimensionale basata sul codice detto 0-19.

La scoperta è da attribuirsi a Rashad Khalifa. Rashad Khalifa era uno scienziato di origine egiziana laureatosi in biochimica all’Università della California, e il suo studio principale consistette nella decodificazione del codice matematico del Corano. Egli si rese conto che il Corano possedeva una struttura matematica molto elaborata, basata sul numero 19. E volle scoprire se esisteva una relazione fra il codice 0-19 dei Maya e il 19 del Corano. Rashad Khalifa fu assassinato il 31 gennaio del 1990.

Il suo lavoro sulla decodificazione del codice matematico del Corano, basato sul 19, deriva dal fatto che nel capitolo 74 c’è un versetto misterioso che dice “e al di sopra Diciannove”.

(Corano 74:30)

Egli aveva in programma di fare una traduzione del Corano, e sarebbe stato il primo arabo a tradurre il Corano in inglese. Quando cominciò la traduzione aveva un grosso dubbio: dei 114 capitoli ce ne erano 29 che avevano una cosiddetta “lettera mistica” all’inizio, e nei 1400 anni di storia del Corano nessuno era mai riuscito a capire cosa fossero queste lettere mistiche. Ma egli era uno scienziato per cui decise di sottoporre il Corano ad un’analisi computerizzata.

Analizzò ognuno dei 6436 versetti, cercando di determinare il significato delle misteriose lettere mistiche e scoprì che queste lettere mistiche si trovano ogni volta che ricorreva il numero 19.

Pubblicò le sue ricerche negli anni ’80, e giornali scientifici gli dedicarono molta attenzione. Tutti sostenevano che finalmente era stato scoperto il precisissimo codice matematico del Corano basato sul 19. Ma per Rashad Khalifa ciò significava una cosa: che l’islam storico stava cadendo, perché l’Islam storico aveva rigettato il Corano come testo, seguendo invece gli hadith inventati e le innovazioni della sunna. Khalifa paragonò che gli hadith e la sunna stavano al Corano come la Chiesa cattolica sta all’insegnamento originario di Gesù. Quindi Rashad Khalifa ebbe un’improvvisa e rapida fama nel mondo islamico, ed affermò che il significato della mia scoperta è che se sei un musulmano hai bisogno soltanto del Corano. Il governo dell’Arabia Saudita, nel 1984, bruciò tutti i libri che riuscì a trovare di Rashad Khalifa, ed il 31 gennaio del 1990, nella mattina di quel giorno, nella moschea che lui curava in Arizona, a Tucson, venne assassinato. Fu un cosiddetto gruppo terrorista islamico che veniva da Colorado Springs, Colorado.

Nei 114 capitoli, ci sono 6 capitoli o sure che sono multipli di 19: 19, 38,57, 76, 95 e 114. Così sommiamo il numero dei versetti di queste sei Sure: dà esattamente 260. Il 7 ed il 13 sono numeri chiave. Ci sono solo due Sura che hanno quattro lettere mistiche all’inizio: la Sura 7 e la Sura 13. Rashad Khalifa aveva trovato che nella Sura 7 (Il Limbo), le lettere mistiche si susseguono con una frequenza che è uguale alla moltiplicazione di 19 X 280, e 280, naturalmente, è 7 volte 40. Ma dov’è il 13? Queste quattro lettere si ripetono 1482 volte, e questo numero è multiplo di 13 (1482:13 = 114). Qui esiste la prova che la legge del Tempo è inserita nel Corano. 

Vediamo invece se troviamo il 19 nello Tzolkin. Sì c’è il 19. Quante volte si ripete il 19 nello Tzolkin?  Multipli di 19 ce ne sono esattamente 13 nello Tzolkin. Dove sono questi 13 numeri che sono multipli di 19 nello Tzolkin? Questi 13 numeri si susseguono in un fascio precisissimo. Se partiamo dal Kin 19, abbiamo subito in alto a destra, nella colonna successiva, il Kin 38, e poi proseguendo il Kin 57, Kin 76, Kin 95, Kin 114. 19 X 7 cade naturalmente nel bel mezzo della Colonna Mistica, Kin 133. Il Kin 133 è Viandante del Cielo Elettrico, e il Viandante del Cielo è il sigillo numero 13, e quindi con il tono elettrico 3 aggiunto si ha 133. Kin 152, 171, 190, 209, 228, e quindi arriviamo al 247 che è Mano 13, che è 13 volte 19.

Per cui questa linea diagonale che vedete segna l’unico fascio nello Tzolkin che riunisce i multipli di 19, è una linea di puri 19. Quando ho esaminato tutte le altre linee che vanno diagonalmente in questa direzione, ho trovato che la differenza tra i numeri dei Kin è sempre 19. Un’altra cosa interessante che in questa diagonale fossero riuniti tutti i multipli puri del 19. Se partiamo dal Kin 240, troveremo in alto a destra il Kin 259. Quindi ho trovato molto interessante che in questa diagonale fossero riuniti tutti i multipli puri del 19. Un’altra cosa interessante è che questa linea parte dalla posizione 19 e va su fino alla posizione 7. 13 volte 19 è 247, quindi questo numero modifica l’ultima posizione, e da 247 a 260 ne restano 13.

L’altra cosa che ho pensato osservando tutto ciò è che il 19 e il 7 sembravano essere i numeri chiave. Se prendiamo questa linea che inizia con 7, la linea che parte di lì e scende in basso a destra di una casella ha sempre 21 in più, e quindi questa differenza è sempre di 21, che è 3 volte 7. Le linee verticali dello Tzolkin ci danno una sequenza lineare. Se ci muoviamo orizzontalmente troveremo sempre tra un Kin e l’altro una differenza di 20. In diagonale, da sinistra a destra in alto, ci sarà sempre una differenza di 19. Mentre l’altra diagonale, quella che procede dall’alto verso il basso, ha sempre una differenza di 21. Ma c’è una sola linea che contiene i multipli del primo numero, ed è il 19. E quindi, pensate bene, se questo Tzolkin è il Modulo Armonico, la chiave alla matematica della quarta dimensione, e se il Corano è l’ultimo libro rivelato, sappiamo con certezza che il Corano è venuto da un Profeta, Muhammad, ed Egli ha rivelato tramite l’angelo Gabriele che il 19 è al di sopra. Così, ritroviamo la Legge del Tempo nel Corano, e il Corano nella matematica dello Tzolkin, cosicché questi due sistemi si affermano a vicenda.

In verità il numero dei mesi, presso Dio, è di dodici mesi segnati nella scrittura di Dio il giorno in cui creò i cieli e la terra. Fra di essi quattro sono sacri: questa è la religione retta.” (Corano 9:36)

Il calendario lunare islamico nasce con Muhammad stesso, il quale abolì il mese intercalare utilizzato al tempo. Gli arabi del tempo avevano preso l’abitudine ebraica di intercalare un mese quando la differenza fra il principio dell’anno solare e lunare era troppo percepibile, il che si faceva pubblicamente ogni tre anni prima del mese Nisan, secondo un ciclo di 19 anni. Se l’anno ebraico comprende 12 mesi (353-354-355 giorni) viene detto comune; se comprende 13 mesi è detto emolismico.  Il problema della corretta datazione venne risolto da Muhammad ripristinando il puro calendario lunare. Ma da un esame approfondito di questo calendario si riscontra qualche inesattezza.

Il mese sinodico, cioè la durata tra due lune piene può essere calcolata pari a 29,53059 giorni (2551442,5 secondi). Questa cifra non si relaziona con la durata del giorno in numeri interi, né in secondi e meno ancora con l’anno. Il rapporto tra l’anno solare e il mese sinodico 365,2422 : 29,53059 = 12,36827, determina la relazione tra il calendari solario e lunare e permette di seguire da vicino le fasi della luna durante l’anno. Il primo valore che si può considerare è la moltiplicazione del mese sinodico per 12; 12 X 29,53059 = 354,3678 giorni = 1 anno lunare; il quale è molto più breve dell’anno solare. Se si riduce il mese lunare ad un valore approssimativo di 29,5 giorni considerando la successione dei mesi di 29 e 30 giorni, si ottiene un calendario lunare di 354 giorni. Se vogliamo essere più precisi analizzando la differenza tra l’anno lunare approssimato (354 giorni) e l’anno lunare esatto troviamo un resto pari a 0,3678 giorni e semplificando quest’ultimo tramite la frazione 11/30 = 0,36666, si ottiene il calendario musulmano che contiene in 30 anni, 11 anni di 355 giorni con il dodicesimo mese contenente anche 30 giorni.

30 X 12 mesi sin = 360 X 29,53059 giorni = 10631,012 giorni

30 X  354 giorni + 11 giorni = 10631 giorni

 

Da questa approssimazione si ottiene un mese del calendario di 29,530556 giorni , il quale differisce dal mese astronomico di 0,000043 giorni. Ciò significa che il calendario ha uno scarto di errore approssimativo di 1 giorno su 23000 mesi che corrispondono a circa 1900 anni.

È possibile che il Profeta Muhammad non sapesse trattarsi di un calendario non completamente perfetto? Ha risolto simbolicamente il problema: il 12 è un numero completo, di ciò che forma un tutto, un insieme: Giacobbe aveva dodici figli, che fondarono le dodici tribù d’Israele; quelle dodici tribù erano rappresentate da dodici pietre preziose che figuravano sul pettorale del Grande Sacerdote Aaron, fratello di Mosé. La Gerusalemme Celeste descritta da San Giovanni nell’Apocalisse giace su dodici strati di pietre preziose, e le sue mura hanno dodici porte che sono dodici perle. Dodici sono i segni zodiacali e dodici sono gli Imam dello sciismo duodecimano. Oggi viviamo un’epoca di grandi trasformazioni e scoperte. Il numero tredici implica trasformazioni, cambiamenti. Si può dire che quell’uno che viene ad aggiungersi al dodici può rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo. La tredicesima carta dei Tarocchi è la Morte che indica cambiamenti. Il tredici è anche simbolico e misterioso nel Corano. Infatti, ci sono 29 Sura al-muqattat, cioè precedute da 14 differenti lettere mistiche. Delle 29 sura al-muqattat, 16 contengono 78 versetti o più, 13 no. Delle rimanenti 85 Sure, 13 di queste contengono 78 versetti o più.

Il Mahdi occupa la tredicesima posizione in ordine discendente dal Profeta Muhammad Nubuwwat (Magistero Profetico) + Wilayat (Santità incarnata dai dodici Vicari) = 1 + 12 = 13. Il 13 è somma numerica delle lettere arabe che compongono il numero UNO, AHD (Alif=1, Ha=8, Dal=4; 1+8+4 = 13).

Se la matematica non è un’opinione, non è col tredicesimo discendente del Profeta Muhammad, il Mahdi (la pace sia con Lui), il quale ha il Suo stesso nome che si potrà realizzare l’autentica unità, il Tawhid ? 

Ci siam forse Noi esauriti con la prima Creazione? Eppure costoro dubitano della Creazione Nuova!(Corano 50:15) 

  1. Mikhael Aivanhov, Il Libro della Magia Divina, A proposito del numero 13 ampia e dettagliata descrizione, pag. 77 e seg.
  2. Mario Livio, nel libro “La sezione Aurea” scrive: “Nel sistema di numerazione vigesimale, eredità celtica, un tempo popolare in ampie zone dell’Europa occidentale, i raggruppamenti numerici hanno un numero di elementi doppio rispetto al sestima decimale. Questa certamente la scelta di questo sistema proviene dalla combinazione delle mani e dei piedi per formare una base più ampia. Per esempio, il popolo inuit (eschimesi) designa il numero 20 con una frase il cui significato è anche «un uomo è completo». Molte lingue moderne recano tracce del sistema vigesimale. In francese, 80 si dice quatre-vingts, cioè «quattro venti». In irlandese, 40 si dice daichead, che viene da da fiche, ovvero «due volte venti». E in danese, i numeri 60 e 80 (tresindstyve e firsindstyve, rispettivamente abbreviati in tres e firs) significano letteralmente «tre venti» e «quattro venti». I Maya, anch’essi erano in possesso del sistema di numerazione in base venti che si fondava su soli tre simboli, il punto per indicare l’1, il trattino per indicare il 5 e il cerchietto per indicare lo zero.
  3. Arguelles José, Il fattore Maya