IL SIMBOLO DEL SOLE NEL CORANO E LA CIVILTÀ DELLO YOGA DEL SOLE

 

 

 

Il rapporto tra il Sole e il Corano è un campo di indagine estremamente interessante. Sfortunatamente pochi studi sono stati dedicati dal punto di vista della matematica sacra a questo rapporto, seppur molti mistici dell’Islam ci hanno fatto intuire la relazione intercorrente tra le loro stazioni spirituali ed il Sole.

 



Lo scopo di quest’articolo è di avvalorare la natura solare del Corano, e di sensibilizzare i musulmani e i non musulmani sulla necessità di creare una civiltà yogico-islamica solare, così come il Corano ci indica nel linguaggio dei simboli.

Mi propongo di confutare ogni dubbio, apportando numerosi dati scientifici, i quali se disposti e analizzati su piani differenti e a livelli diversi, in maniera diretta e indiretta, mettono inequivocabilmente in collegamento il Corano col Sole e lo Yoga coll’Islam attraverso il Sole.

La prima considerazione da fare è se l’affermazione di René Guenon secondo cui il compimento del ciclo mediante la congiunzione del na sanscrita (nun araba capovolta), corrispondente al Sole nascente e, quella del nun arabo corrispondente al Sole calante, sia una mera speculazione intellettuale o una realtà sulla quale impostare un nuovo modello di civiltà.

Il ricorso al Corano è d’obbligo. Il numero di volte in cui i due nun si congiungono in fin di parola, o di verbo, in una geometria anelante al loro ricongiungimento nel simbolo del cerchio o del Sole è pari a 34, cioè al numero di volte in cui Allah Akbar (Iddio è Grande) è ripetuto nel rosario musulmano (riferito da al-Bukhari e Muslim).

L’affermazione di Guenon è quindi vera.

I 34 termini dei due nun congiunti sono traslitterati in caratteri latini fra parentesi.

1. “Ma la verità viene dal Signore, non siate (taku nanna) dunque dubbiosi!” (2:147)
2. “Un Messaggero vi sarà, poi, inviato a confermare la rivelazione che voi già avete (latu minunna) ” (3:81)
3. “Già avete avuto esempi (sunan) in antico” (3:137)
4. “Iddio vuole spiegarvi chiaramente le cose, dirigervi negli usi (sunan) di coloro che vissero prima di voi” (4:26)
5. “e non c’è nessuno della Gente del Libro che non crederà (laiu minanna) in lui” (4:159)
6. “In verità mi è stato ordinato di essere il primo di coloro che si danno a Dio, non siate (taku nanna) voi dunque degli idolatri!” (6:14)
7. “Ma se Iddio avesse voluto, li avrebbe tutti riuniti sulla retta via: non esser (taku nanna) quindi anche tu fra gli ignoranti!” (6:35)
8. “Certo se ci salva da questa distretta gli saremo (lanaku nanna) riconoscenti” (6:63)
9. “Se il Mio Signore non mi guida sarò (la ku nanna) tra i traviati!” (6:77)
10. “Ed essi hanno giurato in nome di Dio, con giuramento solenne, che se fosse lor giunto un segno vi avrebbero creduto (laiu minunna) ” (6:109)
11. “Non siate (taku nanna) dunque dei dubbiosi” (6:114)
12. “Risposero: O Signor nostro! Abbiam fatto torto a noi stessi: se Tu non ci perdoni e non hai pietà di noi, andremo (lanaku nanna) in perdizione!” (7:23)
13. “E se stornerai da noi l’ira di Dio, crederemo (lanu minanna) in te e ti manderemo via con i figli di Israele” (7:134)
14. “Certo se il nostro Signore non ha pietà di noi e non ci perdona, saremo (lanaku nanna) tutti perduti!” (7:149)
15. “Se Tu ci dai un figlio buono, noi ti saremo (lanaku nanna) riconoscenti!” (7:189)
16. “Se Egli ci darà la Sua grazia, daremo (lanaku nanna) elemosine e saremo pii” (9:75)
17. “Se ci salvi da questo disastro ti saremo (lanaku nanna) grati per sempre” (10:22)
18. “Il tuo Signore t’ha mandato la verità, non esser (taku nanna) dunque perplesso e dubbioso!” (10:94)
19. “Non far (taku nanna) come quelli che smentiscono i segni di Dio, altrimenti sarai perduto!” (10:95)
20. “Mi fu detto: Rendi conto a Dio culto puro, e non esser (taku nanna) un dei pagani” (10:105)
21. “Ma, se non farà ciò quel che voglio, sarà imprigionato (laiusgiananna) e sarà fra i miserabili!” (12:32)
22. “E disse ancora Iblis: Signore, poiché tu mi hai ingannato, ecco, io farò bella agli occhi loro ogni turpitudine sulla terra, e ingannerò loro tutti” (15:39)
23. “In verità Iddio vuol provarvi con questo per mostrarvi chiaro (laiubaiinanna), nel dì della resurrezione, l’oggetto delle vostre discordie di ora” (16:92)
24. “Iddio ha promesso a quelli di fra voi che credono e operano il bene di farvi succedere agli empi sulla terra, come ha fatto succedere agli empi coloro che furono prima, di stabilir (laiumakinanna) loro la religione che ha scelto per essi, e di tramutare in sicurtà il loro timore” (24:55)
25. “Dissero: Se non cessi, Noè, certo sarai (lataku nanna) lapidato!” (26:116)
26. “Risposero: Se tu non cessi, O Lot, sarai (lataku nanna) certo scacciato dalla nostra città!” (26:167)
27. “Ora, quando il messo giunse a Salomone, questi disse: Mi venite in aiuto (atumiddunani) con ricchezze?” (27:36)
28. “E tu non potevi sperare che ti fosse dato il Libro altro che come segno di misericordia dal Signore: non esser (taku nanna) dunque sostegno degli empi!” (28:86)
29. “Invita gli uomini al Signore e non essere (taku nanna) degli idolatri!” (28:87)
30. “Ed essi giuraron per Dio di giuro solenne che se fosse loro venuto un ammonitore si sarebbero (laiaku nunna) lasciati dirigere meglio di alcun’altra nazione” (35:42)
31. “Questo è il Dono Nostro, dispensa (famnun) o siine avaro, senza renderne conto!” (38:39)
32. “Se tu sarai idolatra vanificata sarà l’Opera tua e sarai (lataku nanna) fra i perdenti!” (39:65)
33. “Non esser generoso (tamnun), un più sperando in cambio!” (74:6)
34. “E quando lo prova ancora e gli restringe la Sua provvidenza, dice: il Signore mi spregia (ahanan) ” (89:16)

È degno di nota che questi due nun si congiungano nei verbi che implicano il lavoro interiore come essere, credere, dispensare, veder chiaro, ecc…: è il Sole interiore, è il Sole dell’anima ad esserne coinvolto. Il fatto che questi due nun anelanti alla realizzazione del simbolo del cerchio o del Sole non si chiudano ad anello, dipende evidentemente dalla struttura grammaticale della lingua araba, ma significa spiritualmente lo sforzo che il genere umano deve intraprendere per uscire dalla tenebre e dirigersi verso la nuova civiltà solare richiudendo l’anello del Sole interiore. I due nun congiunti sono il Sole che vuole brillare incessantemente dentro di noi, il Sole che è Dio stesso, la sorgente della vita, la fonte della luce.

Matematicamente parlando è nell’integrazione dei due nun (nun araba + nun capovolta o na sanscrita) che si realizza l’unità nel Sole. Il valore numerico del nun è 50. Quindi 50 + 50 = 100 = 1 + 0 + 0 = 1

La seconda considerazione riguarda il motivo infinito a schema piramidale in cui si inseriscono numerosi valori numerici presenti nel Corano che fanno riferimento al Sole come il 33, i 34 nun congiunti (numero della serie di Fibonacci), il 333 e il 400. I valori numerici del Sole nel Corano si inscrivono in questa figura geometrica solare. La scuola pitagorica considerava il triangolo o le facce triangolari della piramide, un simbolo del Sole al pari del cerchio. (Neapolitanski S., Matveev S., Sacralnaia gheometry, 2004, Mosca)

La parola Sole appare nel Corano 33 volte nel Corano:

2:258, 6:78, 6:96, 7:54, 10:5, 12:4, 13:2, 14:33, 16:12, 17:78, 18:17, 18:86, 18:90, 20:130, 21:33, 22:18, 25:45, 27:24, 29:61, 31:29, 35:13, 36:38, 36:40, 39:5, 41:37 (2 volte), 50:39, 55:5, 71:16, 75:9, 76:13, 81:1, 91:1.

4² = 1 6
34² = 11 5 6
334² = 111 55 6
3334² = 1111 555 6 piano solare del Corano (33 volte Sole nel Corano e 34 doppi nun congiunti costituenti il simbolo del Sole)

Se eleviamo al cubo i valori numerici del piano del Sole avremo: 0370 5926 3704 Se lo scomponiamo in 3 numeri composti di 4 cifre (ritornano i numeri 3 e 4 del Sole) e ne addizioniamo gli addendi otterremo: 0370 + 5926 + 3704 = 10 000
In questa luce, il numero 10000, riducibile a 1+0+0+0+0 = 1, esprime la relazione tra il Sole e l’unicità di Dio in una nuova prospettiva.

"E rammentate quel che si legge nelle vostre case dei segni di Dio e della scienza" (Corano, 33:34)

Se continuiamo ad allungare la piramide elevandola al quadrato troveremo un nuovo rapporto tra il Sole e la struttura matematica del Corano:

4² = 1 6
34² = 11 5 6
334² = 111 55 6
3334² = 1111 555 6
……………………….
333.400² = 1111 555 6 0000 nuovo piano solare della piramide individuato

Il numero 333.400 (per approssimazione i fisici danno 333.000) rappresenta la massa fisica del Sole rispetto alla terra.

Se scomponiamo 333.400 per il separatore delle migliaia avremo due cifre: 333 e 400. Li analizzeremo uno per volta e coglieremo il legame esistente tra loro e tra il Sole e il Corano.

Proprietà del numero 400

400 è il valore del Sole in lingua araba (in arabo Shams). Esso è composto di tre lettere arabe: Shin= 300; Mim= 40; Sin=60. Il diametro del Sole (864,000 miglia) diviso per il diametro della luna (2,160 miglia) = dà proprio 400 e la distanza tra il Sole e la Terra è 400 volte superiore alla distanza che intercorre tra la Terra e la Luna. Ed è da questi rapporti che avvengono le eclissi.

400 è il valore della lettera Ta. Questa lettera ha un grande valore esoterico, specialmente per i sufi, perché è la prima lettera della parola tawhid (l’Unicità divina) che simbolizza il Monoteismo. Simboleggia anche il pentimento che si deve a Dio (Tawba).

Se anteponiamo al Sole l’articolo avremo al-Shams (il Sole). Il suo valore numerico è uguale a 431. Alif=1 Lam=30 Shams=400 31+400=431

431 è il valore numerico di Furqan, uno dei nomi del Corano. Fa=80 la u breve in arabo non ha valore numerico, lo ha solo la u lunga. Ra=200 Qaf=100 Alif=1 Nun=50 80+200+100+1+50=431

Furqan significa letteralmente l’evidenza, la prova, il segno distintivo tra il bene e il male ed è in ragione di tale definizione che è diventato un nome del Corano. L’articolo (al in arabo) lega su un piano indiretto il Sole al Corano (Furqan).

Proprietà del numero 333

Nella storia del mondo musulmano molti modelli sociali sono stati applicati. I politologi ed i sociologi musulmani si sono domandati per oltre un millennio quale modello di società fosse più adatto alla civiltà islamica. Ultimamente si è proposto anche il modello di democrazia islamica. Tutte le differenze osservabili storicamente nelle convinzioni dei seguaci dei vari gruppi e dei fondatori delle diverse concezioni teoriche, e anche le divergenze fondamentali tra le scuole teologiche interne all’Islam, come pure nelle altre religioni, e addirittura i contrasti dottrinali fra le correnti di un’unica scuola teologica dimostrano che nessuno può pretendere di conoscere tutta la verità, in tutti i suoi aspetti.
Il modello di società islamica e solare non è mai stato preso in considerazione, né studiato. Se i teologi avessero prestato una maggiore attenzione alla lettura del Corano e al suo linguaggio matematico e geometrico, si sarebbero accorti che esso ci ingiunge di costruire un modello di civiltà solare.

Mulk in arabo significa autorità, monarchia, regno, reame, potere, potere regale, sovranità. Questa parola indica il modello politico, sociale, religioso e spirituale ed è il titolo del Capitolo 67 del Corano. Da un’analisi precisa e dettagliata di questo capitolo si evince che è composto esattamente da 333 termini (sono conteggiati i verbi, le parole, le preposizioni isolate, i pronomi isolati…, ma bisogna escludere la congiunzione e, in arabo wa).

Si deduce che il modello sociale islamico o il Regno spirituale da instaurare sulla terra è sicuramente di natura solare. I 333 termini della Suratu-l-Mulk si inseriscono e si allacciano sul suddetto piano della piramide al valore numerico del Sole (400) legandosi in maniera diretta.

333.400² = 1111 555 6 0000

Lo studio delle piramidi nell’Islam può svelarci molti segreti. Di Fatima al-Nisaruriyya, la grande mistica ed iniziatrice di Dhu al-Nun al Misri al sufismo, si dice che sapesse leggere i geroglifici, e che fosse a conoscenza del segreto delle Piramidi.
(Gabriele Mandel, Storia del sufismo, Rusconi Editore, pag 63)

Anche lo dhikr assiduo offerto ad Allah ha un rapporto strettissimo col 333 e col valore numerico del Sole posto sul piano della nostra piramide.

È detto nel Corano: “O voi che credete! Ricordate spesso il Nome di Allah!” (33:41)

Se noi sommiamo i numeri compresi tra il 33 e il 41 del suddetto versetto avremo: 33+34+35+36+37+38+39+40+41= 333

Molti dati pongono questo dhikr in rapporto al Sole e ad Allah. Questo versetto compare nella sura numero 33 che è pari al numero dei versetti in cui compare la parola Sole nel Corano, e la nostra somma, cioè il 333, si inserisce e si allaccia anch’essa al piano solare della piramide legandosi in maniera diretta.

333.400² = 1111 555 6 0000

Questo dhikr (in arabo significa ricordo, memoria, menzione, relazione, narrazione) assiduo significa meditare sul Sole all’alba ed entrare in relazione col Divino attraverso il Sole, non significa confondere Dio col Sole. Dopo la preghiera del mattino (salatu-l-fajr), sarebbe buona regola assorbire il prana e la luce. Il Sole è una porta che si apre al ricordo assiduo di Allah.

Queste scoperte svelerebbero il segreto dei 333 santi della città santa di Tombouctou (Mali). È soprannominata la perla del deserto. Nel 1353 il viaggiatore Ibn Battuta la visitò. Nel 15 secolo fu sede di una Università islamica internazionale. Per la sua leggenda e per i suoi luoghi di interesse artistico è registrata dal 1988 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. È alquanto improbabile che i 333 marabutti di questa santa città siano dedicati ai 333 combattenti degli battaglia di Badr, anche perché numerose versioni riportano la partecipazione di 313 muhajidin allo scontro armato contro i Coreisciti.

La letteratura del numero 333 non fu estranea agli arabi i quali furono abituati di dire che i numeri 33, 44, i 99 attributi di Dio, 333, ecc… appartengono alla stessa iperbole; in realtà i 99 attributi di Allah sono un numero generoso e prolisso, essi indicano semplicemente che i suoi nomi sono molteplici. Il grande cabalista musulmano Al-Buni consacra un capitolo speciale alle proprietà dei nomi corrispondenti al valore numerico di 111, 222, 333, 1111, ecc…

Al-Buni, Shams-al-ma’arifat-al-kubra (Il Sole della grande conoscenza), pag 82 e seg.

La futura civiltà del Sole, il Mulk solare, può essere meglio compresa se studiamo il quadrato magico a cui appartiene il 333.


212 121 333
343 222 101
111 323 232


Si tratta del quadrato magico proveniente dall’Apocalisse 13:18, la Bestia. La somma fatta orizzontalmente, verticalmente e diagonalmente sarà sempre uguale a 666. René Guenon afferma che questo numero è anzitutto un numero solare, e rappresenta l’Angelo della Corona (Guenon, Simboli della Scienza Sacra, Adelphi edizioni, pagina 129).

Questa Bestia che dalla Bibbia è definita “numero d’uomo” non può che spaventare gli increduli e i cattivi. Questo numero è dato dalla somma del secolo sesto (600) dell’era cristiana nel quale apparve l’Islam e dal valore di Dio in arabo, Allah, il quale vale 66. Questo quadrato magico contiene il numero 111, cioè il modello per eccellenza dell’unità e rappresentazione estesa dell’Alif: A=1, Lam=30, Fa=80; 1+30+80=111. Il futuro modello di civiltà solare e islamica non può essere temuto che da gente perversa.

La terza considerazione riguarda le riflessioni di Farid Gabteni sul Sole. Farid Gabteni è collaboratore del CIRS (Centre International de Recherche Scientifique) ed autore del libro «Le Soleil se lève à l'Occident - Science pour l'Heure», Edizioni CIRS, 1999.

La prima riflessione dell’autore analizza che nel Capitolo 18 del Corano, il Sole è citato in relazione con i giovani della Grotta:

“E avresti visto il Sole, al sorgere, deviare dalla loro caverna verso destra, e sfiorarli a sinistra al tramonto, mentr’essi si trovavano in un’ampia volta nel centro. Questo è uno dei segni di Dio” (Corano, 18:17)

Egli scrive che 18 invertito dà 81. Il Capitolo 81 ha per titolo, l’Oscuramento, in riferimento al Sole della fine dei tempi:

“Quando sarà oscurato il Sole e precipiteranno le stelle (Corano, 81:1-2) ….. allora ogni anima saprà quel che avrà prodotto (Corano, 81:14).”

Quando sarà oscurato il Sole: il Sole è l’intelletto che, allontanandosi dalla vera scienza iniziatica, crea una filosofia, una scienza, dei punti di vista errati che gli esseri umani saranno costretti ad abbandonare, perché non potranno più risolvere i nuovi problemi che la vita porrà loro. La luna non potrà dare più la luce: la luna rappresenta il campo del sentimento, quindi la religione, e perderà la sua luce, cioè la religione ufficiale, o l’Islam che ha utilizzato solamente la mezzaluna nelle sue bandiere e, si è dimenticata di ricamargli anche il Sole, perderà la sua influenza, le sue basi, i suoi pregiudizi, le sue superstizioni. “Quando la luna sarà eclissata. E luna e sole saran riuniti assieme” (Corano, 75:8-9) Le stelle precipiteranno dal cielo: cioè tutti coloro che occupano un rango, un posto o che godono di gloria che non meritano, precipiteranno dal loro piedistallo. E questo tempo s’avvicina, i grandi sconvolgimenti che la nostra terra non ha ancora mai visto. E dopo questi sconvolgimenti verrà l’Età dell’Oro, ma è al Sole, stazione precedente alla Divinità che dobbiamo chiedere aiuto.

Il 19 come tutti sappiamo è il numero chiave del Corano. Esso rappresenta l’Arcano Maggiore del Sole, il diciannovesimo della macchina filosofica dei Tarocchi. Il Sole nella lingua araba è femminile. Il Capitolo di Maria è il diciannovesimo del Corano. Le due nun congiunte che formano il Sole e la parola Maria appaiono entrambe esattamente 34 volte nel Corano. Pensate che siano sempre delle coincidenze?

F. Gabteni osserva che 19 letto all’inverso dà 91. Il Capitolo 91 del Corano ha per titolo il Sole.

Gabteni mette in relazione l’inversione dei numeri sopra citati al seguente hadith:

“L’Ora non avverrà prima che non vediate… il sorgere del Sole all’Occidente…”

Il sorgere del Sole è enumerato come uno dei segni annunciatori della fine dei tempi. Anche la venuta del Mahdi all’Occidente è in relazione alla fine dei tempi.

Farid Gabteni, Le Soleil se lève à l'Occident - Science pour l'Heure», Edizioni CIRS, 1999, pag 160-161.

Le riflessioni di Farid Gabteni mi hanno dato lo spunto per ulteriori ricerche. L’inversione tra i numeri 19 e 91 ha una rilevanza ben maggiore, purtroppo questo autore non era a conoscenza delle scoperte astronomiche che sarebbero state fatte qualche anno più tardi.

Nel gennaio del 2003 gli astronomi hanno scoperto che ci sono 91 sistemi solari simili al nostro che girano attorno ad un grande Sole centrale. La massa di questo grande sole centrale è 91 migliaia di volte più grande della massa di tutti gli altri 91 sistemi solari messi insieme. Inoltre, la galassia dei 91 universi di cui la terra fa parte è compresa in un altra più grande galassia che comprende a sua volta 91 galassie ruotanti attorno ad un nucleo centrale o sole la cui massa è 91 più grande della precedente. Questa formula si riproduce quasi indefinitamente moltiplicandosi ogni volta per 91.


http://www.jamaica-gleaner.com/gleaner/20030327/science/science1.html

 

La Piramide del Castillo a Chichén Itza esclusivamente consacrata al culto del Sole, è un vero calendario di pietra le cui quattro facce simboleggiano le stagioni. Ognuna di queste quattro facce forma una scalinata molto erta di 91 gradini. I quattro lati della piramide totalizzano 364 gradini ai quali si aggiunge la piattaforma terminale che completa il ciclo dell’anno solare di 365 giorni.

Anche l’antica letteratura taoista e cinese considerava questi due numeri interdipendenti. Si racconta la seguente leggenda: un fisionomista avrebbe un giorno stabilito che Chao Yen non avrebbe vissuto più di diciannove anni. Consigliò quindi al bambino di recarsi ad una data precisa in un campo con una brocca di vino e della carne seccata. Sotto un gelso, avrebbe incontrato due giocatori di dama. Avrebbe dovuto offrirgli del vino e della carne, ma senza rispondere a nessuna delle loro domande. Chao Yen ubbidì scrupolosamente. Alla fine della partita di dama, uno dei due giocatori chiese all’altro come avrebbero potuto manifestare il loro riconoscimento per il servizio resogli. Decisero di invertire le due cifre dell’età della presunta morte del ragazzo e sostituirono 19 con 91. Il fisionomista rivelò in seguito a Chao Yen che una delle due divinità era il dio del polo Nord, il quale decideva del giorno delle nascite, e l'altro era il dio del polo Sud che fissava il giorno dei decessi.

Il numero chiave del Corano ed il Corano stesso di conseguenza, sono quindi per quel particolare procedimento matematico denominato effetto specchio, interdipendenti non solamente con il Sole del nostro sistema, ma anche con il Sole di tutti gli altri sistemi solari.

Il Corano è innanzitutto un linguaggio numerico e geometrico. I caratteri arabi di questo Libro Divino sono i geroglifici che dobbiamo decifrare: analizzarlo matematicamente ci pone sul piano psichico-astrale, piano antecedente al piano buddhico, e ci pone al riparo dalla trappola del linguaggio della lettera che uccide posta sul piano fisico-fenomenico e della conflittualità interconfessionale... La lingua araba non precede necessariamente il linguaggio numerico e geometrico.

Narra Jalaloddin Rumi: «Lo Shaykh Nassaj di Bukhara era un sufi eminente, dotato della visione del cuore. Uomini dotti e istruiti andavano a trovarlo e, in segno di rispetto, restavano di fronte a lui in ginocchio. Il maestro era illetterato. Gli ospiti aspiravano ad udire un suo personale commento del Corano e degli hadith. E lui rispondeva: “Non conosco l’arabo. Ditemi la loro traduzione, e vi esporrò il senso.” Così la gente gli traduceva i libri sacri, che poi lui commentava ed esponeva in modo sottile, spiegando che il Profeta – su di lui la pace -, ricevendo quel tale versetto era in quella certa stazione: che la stazione si componeva di tali stati, e parlava anche dei gradi delle stazioni, delle loro vie di accesso e di come l’Inviato vi fosse giunto.”

Jalaloddin Rumi, L’essenza del reale (Fihi-ma-fihi), Libreria Editrice Psiche, 1995, pag 138.

Se prendiamo coscienza del fatto che la natura del Santo Corano è strettamente legata all’attività solare, bisogna impegnarsi di costruire sulla terra un modello di civiltà solare e islamica. Questa consapevolezza deve toccare tutti noi. Questa civiltà si può realizzare solo se un gran numero di esseri umani ne è coinvolto. Dobbiamo esserne consapevoli. Dobbiamo creare il maggior numero di opere in questo dominio, nell’arte islamica, e in tutti i domini dell’esistenza. È necessaria una maggiore attenzione e meditazione tra il Sole e la nostra religione. Il desiderio di due o tre persone non può far cambiare il modello sociale e spirituale esistente. Sebbene la realizzazione di una nuova civiltà islamica luminosa e solare dipenda da Dio, gli sforzi dipendono da noi. Quindi, anche se non vedessimo il compimento di questa civiltà, dovremmo almeno cercare di realizzarla all’interno di noi stessi.

“È per il Sole della verità e della religione vera
che i nostri occhi sono in lacrime.
È per questo Sole che colano le nostre lacrime come la pioggia”

Jalaloddin Rumi, Le Soleil du Réel (Shams al-Haqq), La Salamandre, 2001, pag. 173