La spada dell’Imam ‘Ali e la Wilayat Sciita nel Sikhismo

 

Takht Keshgarh Saheb è probabilmente il solo posto in India che custodisce la spada dell’Imam ‘Ali

 

Il Gurudwara Shri Keshgarh Sahib è rinomato per essere in possesso del patrimonio Sikh. Situato nel centro di Anandpur Sahib, nello stato federato del Punjab (India), è noto anche come “Takht Shri Keshgarh Sahib”, cioè una delle cinque più alte istituzioni Sikh. La città fu fondata nel 1665 dal nono Guru Tegh Bahadur, ma prosperò nei 25 anni successivi, durante la permanenza di suo figlio, Guru Gobind Singh. Guru Tegh Bahadur aveva battezzato la città col nome di Nanak Chakki, ma suo figlio la chiamò Anandpur che significa la “città della Beatitudine”.

La prima pietra fu posata il 30 marzo del 1689, ma fu nel 1699 durante il festival del Baisakhi che Guru Gobind Singh fondò la congregazione religiosa del khalsa panth (la società Sikh) attraverso il rito iniziatico dell’amrit sanskar, detto anche khande di pahul (nettare della spada a doppio taglio). Da allora, il Keshgarh Sahib è divenuto un Takht, cioè una sede dell’autorità clericale Sikh. In esso sono conservate rare e sante reliquie, tra cui il khanda (la spada a doppio taglio) usato dal Guru per preparare l’amrit per i suoi panj piyare (i cinque Sikh più vicini al Guru). Apparentemente, uno Sciita non avrebbe un motivo religioso plausibile per andare a Keshgarh Sahib; tuttavia, meritano sicuramente una visita l’armeria Sikh, gli ‘Hukumnama’ (le istruzioni o gli editti del Guru di chiara influenza Islamica) di Guru Gobind Singh e soprattutto la spada (saif) di Hazrat ‘Ali, il primo Imam Sciita, popolarmente noto come Shere Khuda (il leone di Dio). È detto che la spada dell’Imam ‘Ali fu donata a Guru Gobind Singh dall’imperatore Moghul Bahadur Shah I.

                  

Appena l’imperatore Bahadur Shah I ascese al trono dell’Industan, donò la spada (saif) dell’Imam ‘Ali a questo vero successore di Guru Nanak, poiché conosceva il suo amore per la discendenza del Profeta dell’Islam.

Sulla lama sono state incise le seguenti cinque inscrizioni in Arabo e Persiano

1. Nasr min Allah wa fatah qarib. Traduzione: L’aiuto e la vittoria di Dio sono vicini.

2. La illahha illallah Muhammad ur Rasullallah (Prima kalma Tayyaba ). Traduzione: Non c’è assolutamente alcun dio degno di culto tranne Allah, e Muhammad (S) è il Messaggero di Allah.

3. Mohiti Ilim Rakund Mohar Amirul Mominin Heder Ama-al-jinn Wal-ins so wasral Mustafa haque. Traduzione: Il sigillo dell’Amir ul Muminin Haider contiene la conoscenza. In verità, tra i ginn e gli esseri umani, è il Legatario dello Scelto.

4. Bismillah ir-rahman ir Rahim. Traduzione: Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso” Thufa Ast: ‘Ali, Fatima, Hasan e Hosseyn

5. La fatah illa Ali La saif illa Zulfiqar. Traduzione: Non vi è nessun eroe tranne ‘Ali; non vi è alcuna spada tranne la Zulfikar

 

La storia narra che dopo la morte di Aurangzeb scoppiò una guerra secessionista tra i suoi figli. Il suo terzo figlio, Muhammad Azam Shah, si dichiarò imperatore. Dopo averlo saputo, il suo secondogenito, Muazzam, lasciò Peshawar e rivendicò il trono. Cercò anche l’aiuto del Guru contattando un suo seguace, Bhai Nand Lal, che in precedenza aveva servito alla corte di Muazzam. Bhai Lal consegnò il messaggio scritto di Muazzam al Guru nella città di Bhagur in Rajasthan. Dato che Muazzam nella sua lettera promise il perseguimento di una politica religiosa tollerante, il Guru inviò le sue truppe al comando di Dharma Singh in aiuto di Muazzam, il quale sconfisse le forze di Azam Shah a Jajau e ascese al trono col nome di Bahadur Shah I. Successivamente, invitò Guru Gobind Singh per un incontro ad Agra il 23 luglio del 1707. L’imperatore lo ricevette con onore e gli diede il titolo di Hind Ka Pir (Santo dell’India). Si ritiene, generalmente, che in quest’occasione donò la spada al Guru perché da allora in poi non si incontrarono più. È noto che gli imperatori Moghul ereditassero le reliquie dei Panjatan da Tamerlano, un loro antenato, a cui è attribuita l’introduzione delle tazia (la processione del Muharram) in India. È accertato che Guru Nanak aveva una grande considerazione per il Profeta Muhammad e per Hazrat ‘Ali, suo genero e successore spirituale. Inoltre, Guru Gobind Singh rispettava i seguaci dei Panjatan ed il suo amore per Pir Buddhu Shah simboleggia la sua propensione per gli Ahl-ul-Bayt.

È probabile, quindi, che il rituale dell’amrit sanskar istituito da Guru Gobind Singh in cui i cinque amati preparano il nettare, si ispirasse all’amore per i cinque della Gente della Casa (Ahl-ul-Bayt). In India, tra l’altro, una simile identificazione era già avvenuta tra i cinque Pandava del Mahabharata e i cinque corpi puri (Panjatan) dell’Ahl-ul-Bayt. Inoltre, il Guru ordinò di indossare i cinque kakar e sulla spada dell’Imam ‘Ali furono incise cinque inscrizioni. Cinque divennero i takht (le istituzioni politiche) della religione Sikh. Qualche versione Sikh incline all’Islamismo, ritiene che l’acqua pura e lo zucchero del rito dell’amrit sanskar furono mescolati da Guru Gobind Singh con la spada dell’Imam ‘Ali. A questo punto, il passo tra lo Sciismo e Sikhismo autentico diventa davvero breve. Per questo motivo, ogni sera ad Anandpur, la spada è portata fuori dal Gurudwara per la celebrazione del sangat.

Guru Gobind Singh Ji e la spada dell’Imam Ali (Video)

 

I Sufi del Punjab sono noti per il loro sostegno al lignaggio dell’Imam ‘Ali e alla conservazione dei riti del Muharram. I nostri fratelli Sikh venerano questi mistici Musulmani al pari dei loro Guru; così inclusero i detti di Baba Farid nel Guru Granth Sahib. Il Gurudwara Keshgarh è un esempio della tolleranza Sikh, poiché la spada dell’Imam ‘Ali è salvaguardata al pari delle altre reliquie sacre alla loro fede. Ci sono persone che mettono in dubbio l’autenticità della spada appartenente ad Hazrat ‘Ali. Queste persone non conoscono la storia Moghul, non sanno che fu Bahadur Shah I a far proclamare ad alta voce il nome dell’Imam ‘Ali durante la preghiera del Venerdì opponendosi tenacemente alle forze anti-Sciite.

Nel Janam Sakhi di Bhai Mani Singh è specificato chiaramente che Guru Nanak ritenne l’Imam ‘Ali il vero successore del Profeta (S) e non Abu Bakr.

L’amore che Guru Nanak nutriva verso il Profeta Muhammad era illimitato. In un versetto del Janam Sakhi di Bhai Bala sono riportate le seguenti parole di Guru Nanak: “dita nur muhammadi, ditha nabi rasool Nanak qudrat dekh ke, khudi ghei sab bhool.

“Ho visto la luce di Muhammad (con gli occhi della mente). Ho visto il Profeta e il Messaggero di Dio; in altre parole, ho capito il suo messaggio e ho assorbito il suo spirito. Dopo aver contemplato la gloria di Dio, ho completamente eliminato il mio ego.”

Con la stessa spiritualità, Guru Gobind Singh ha dichiarato nel suo “Bachittar Naatak” (“Il Dramma Meraviglioso”), un libro di memorie, che il Profeta Muhammad fu un Messaggero Divino e un grande uomo di fede.

 

                          

 

I Janam Sakhi di Guru Nanak, che sono stati scritti durante la vita dei Guru, molto prima della fondazione della setta Sikh Namdhari, narrano la venuta di 14 Guru e di 70 Bhagat (Sattar Jaame Bhagat Jan, Chaudan Satgur Rai). Questi Janam Sakhi spaziano dalla versione “Bala” al “Janam Sakhi Nanak Sah Ki” di Sant Dass Chhibber, scritto nel 1777 d.C. e pubblicato da “Publication Bureau Punjab University, Patiala” nel 1985 d.C.

Da una prospettiva Sciita, questi 14 Guru sono le reincarnazioni dei 14 infallibili della Famiglia di Muhammad, mentre i 70 Bhagat (devoti) corrispondono ai 70 pii che sono spesso ricorrenti nella storia Islamica. Settanta è anche un numero sacrificale nella religione Islamica. Ad esempio, settanta era il numero dei combattenti fedeli al Profeta Muhammad martirizzati durante la battaglia di Uhud. Nello Sciismo Islamico, inoltre, settanta (o più esattamente 72) fu il numero dei partigiani dell’Imam Hosseyn martirizzati a Karbala. L’analogia tra il martirio Sciita e il supplizio Sikh è evidente. Ogni Imam e ogni Guru è stato sacrificato.

Nel Janam Sakhi di Bhai Bala, stampato nel 1890 d.C. a Lahore (Pakistan) da Munshi Naval Kishore Printers, il cui ‘Sloka’ è riportato qui di seguito, si conferma la venuta di 14 Guru e di 70 Bhagat.

Ci sono molte altre versioni manoscritte e stampate di Janam Sakhi che preannunciano chiaramente la venuta dei quattordici Guru, le reincarnazioni dell’unica luce dei quattordici puri dello Sciismo.

Il Dott. Surinder Singh Kohli, autore del libro “Profezie Sikh” e pubblicato nel 1998, avvalora la comparsa di quattordici Guru. A pagina 33 è riportato un breve dialogo tra Ajitta e il Guru, il quale è anche registrato nel ‘Sikhan di Bhagat Mal’ di Bhai Mani Singh, che è un commento all’undicesimo Var di Bhai Gurdas:

“Il vero Guru è disponibile in ogni epoca per ottantaquattro volte. Avvenne così nel Satya, Treta e Dwapara Yuga. Si manifesterà per ottantaquattro volte nel Kali Yuga rivelandosi in bella vista per quattordici volte e per settanta volte anonimamente sotto le spoglie di qualche santo.” Sorprendentemente, il numero ottantaquattro rappresenta la sintesi e l’unione dello Sciismo interiore e esteriore, è il prodotto tra la variante Ismailita (o settimana) e la forma Giafarita (duodecimana o alevita), tra il batin e lo zahir, 7 x 12.

A pagina 38, Dott. Kohli analizza il “Gurindnama”: “La parola ‘Gurind’ significa Guru. Questo lavoro descrive brevemente la nascita e la vita della XII manifestazione del vero Guru nel Kali Yuga. Nella dodicesima manifestazione, il Guru promulgherà nel mondo la disciplina del Nome del Signore. La dodicesima manifestazione sarà molto potente. Porterà il Satya Yuga nel Kali Yuga. Avrà i capelli lunghi in testa e un rosario intorno al collo. Sarà il protettore degli umili e il distruttore dei Malechha. Risiederà sulle rive del Sutlej, andrà a Hari Mandir, conquisterà Baghdad nel Medio Oriente. Tutto il mondo si piegherà davanti a Lui.” Tutte queste caratteristiche si applicano all’Imam Mahdi al Muntazar az-Zaman, il dodicesimo discendente del Profeta Muhammad e la sua dodicesima reincarnazione. L’Imam del Tempo o la dodicesima manifestazione della Wilayat piegherà il mondo, egli è bello, ha l’aspetto giovanile, è longevo e ha lunghi capelli neri.

A parte qualche confusione sulle date e su altri piccoli dettagli, questi Janam Sakhi del Sikhismo sembrano aver mutuato i concetti, i racconti e la spiritualità della Wilayat Sciita.

 

 

1)      Mazhar Naqvi, Hazrat Ali’s Sword in Sikh Gurudwara, Muharram Mirror, marzo 2015.

2)      Death of Guru Gobind Singh Ji, The Sikh heritage.

3)      Tejwant Singh, Don’t Mistake Me for a Muslim, 2014.

4)      Sincretismo sciita-induista e parallelismi, Centro Studi Yoga e Islam: http://www.tradizionesacra.it/shiaindu_parallelismi.htm

5)      Horowitz Mark, (Dis) continuity between Sikhism and Islam the development of hukam across religions, University of South Florida, 2007, pag 73.

6)      Kazi Nurul Islam, Guru Granth Sahib: A Model for Interfaith Understanding, The Sikh Courier, 2011, pag. 19.