L'ELIOCENTRISMO YOGICO DEL PROFETA ABRAMO NEL CORANO

“ E quando l’avvolsero le tenebre della notte, vide una stella, e disse: «Ecco il Mio Signore!» Ma quando la stella tramontò disse: «Non amo ciò che tramonta»  E quando vide la luna levarsi all’orizzonte, disse: «Ecco il Mio Signore!» Ma quando anch’essa fu tramontata esclamò: «Se il mio Signore non mi guida, sarò anch’io tra i traviati!» E quando vide il sole nascente gridò: «Ecco il Mio Signore! Questo è ben più grande!» Ma quando anch’esso tramontò, gridò Abramo: «O popol mio, sono innocente della vostra idolatria!» Io volgo la faccia verso Colui che ha creato i cieli e la terra, in purezza di fede, e nessun compagno a Lui voglio dare!”

(Corano, Capitolo 6, versetti 76-79)

Il rapporto col cosmo fu la prerogativa fondamentale della vita del Profeta Abramo (il nome Abramo, Ibrahim in arabo, deriva dal verbo quadrilittero arabo Baraham. Baraham significa osservare fissamente un oggetto per lungo tempo, immergervi lo sguardo, A. De B. Kazimirski, Dictionnaire Arabe-Français. Si tratta del Trataka, un'antica tecnica dell'Hatha Yoga).

Il Santo Profeta viene accusato di essere stato un politeista prima di diventare quel celebre esempio di perfetto monoteista. Io non dico che non visse in un’epoca in cui il paganesimo primeggiava, io dico soltanto che il Profeta Abramo fu il modello per eccellenza di chi procede sulla via mistica. Il rapporto col cosmo viene interpretato ingiustamente come un atto di idolatria e si rivolge ingiustamente al Profeta Abramo questa accusa. È un’offesa rivolta alla memoria del padre delle tre religioni monoteiste, che Allah si compiaccia di Lui. 

L’Imam Ghazali, uno dei più grandi teologi e mistici del mondo islamico, nella sua opera  “Mishkat al-anwar” (La Nicchia delle luci) scrive:

“Colui che procede sulla Via Mistica dapprima si eleva ad un grado corrispondente  a quello d’un astro; gli appare quindi chiaro il fulgore della sua luce; gli si svela che l’intero mondo inferiore è sotto la sua autorità e sotto il fulgore della sua luce, e gli si manifesta la bellezza e l’altezza del suo grado, tanto che egli, sorpreso, esclama: «Ecco il mio Signore!» (Corano, 6:76) Poi, quando gli si manifesta ciò che è al disopra, corrispondente al grado della luna, vede che il primo astro è entrato nel tramonto rispetto a quello che è al disopra, e dice: «Non amo ciò che tramonta!» (Corano, 6:76); e così si eleva sino al grado la cui immagine è il Sole; vede quel grado più grande e più alto, ma sempre suscettibile di paragone per una specie di relazione che esiste tra i due, luna e Sole. Tale relazione con cosa imperfetta è imperfezione ed anche un «tramonta». Per questa ragione egli esclama: «Io volgo la faccia verso Colui che ha creato i cieli e la terra, in purezza di fede» (Corano 6:79)

Al-Ghazali, Scritti scelti, pagina 591, Utet, 1986, Torino

Le parole di al-Ghazali dimostrano che il Profeta Abramo fu un sincero viaggiatore (salik) del cammino spirituale. Il padre delle tre religioni monoteiste, il quale volle restaurare la religione pura,  la Haniffiyyah, cioè il puro culto monoteista, prese conoscenza del cosmo gradino dopo gradino al fine di rafforzare la sua fede nel Dio Unico, per questo fu chiamato l’amico Dio, Khalilu-Allah.

Il commento di al-Ghazali ci indica che non si può giungere al divino senza meditare sul cosmo, sulle stelle, sulla luna e sul Sole. È di vitale importanza comunicare col cosmo se si vuole giungere a Dio, ed il Sole è la porta più prossima ad Allah.

Il Profeta Abramo, possa Allah compiacersi di Lui, era consapevole che il suo avanzamento spirituale non potesse esimersi dalla conoscenza delle stelle e degli astri.

Il tramonto delle stelle, della luna e del Sole dei suddetti versetti del Corano indica il grado di maturazione spirituale raggiunto da Abramo e non esprime il pentimento del Profeta alla devozione per questi astri. Infatti, non li adorò mai. Il tramonto rappresenta la presa di coscienza di passare ad un livello superiore, il fine di uno stato interiore di maturità cosmica e l’inizio di una nuova sensibilità planetaria in vista del raggiungimento e dell’assunzione mistica della visione eliocentrica.

Scrive A. Bailey: “È esatto supporre che questo sistema solare abbia per scopo lo sviluppo della coscienza, e se, a rigor di termini, la meta dell’uomo è la coscienza di sé, il Sole dev’essere certamente il luminare reggente, in quanto fonte della coscienza fisica (exoterica e simbolo della personalità), della coscienza egoica (esoterica) e della vita spirituale (gerarchica).

(Alice A. Bailey, Trattato dei sette raggi, Volume terzo, pagina 266)

Gialal-din Rumi, il grande maestro di sufismo solare e dello yoga del Sole così descrive in poesia il fenomeno del tramonto:

“Quando vedrete calare,
pensate al sorgere.
Che male c'è se luna e sole tramontano?
Ciò che sembra tramonto è un'alba.”

Reynold A. Nicholson, ed., Selected Poems from the Divani Shamsi Tabriz, (London: Cambridge University Press)

Seguire il percorso del Profeta Abramo non significa cadere nell’idolatria. Al contrario, è la strada migliore per avvicinarci al Signore. Se non si passa dal Sole è molto difficile giungere al cospetto di Allah e lo yoga solare ci impedisce di ricadere nell’idolatria.

Il punto di vista eliocentrico e geocentrico

Omraam Aivanhov, maestro dello Yoga del Sole ci spiega che l’origine dell’idolatria sta nella visione geocentrica:

“Il Sole non sorge sempre nello stesso punto dell’orizzonte, avviene un’oscillazione; dal 22 dicembre al 22 giugno il Sole si muove verso Sud, mentre dal 22 giugno al successivo 22 dicembre si muove in un altro senso, verso Nord. È come il movimento di un pendolo che richiede mesi e mesi per compiersi. Che cosa intende dire il Sole con questo movimento che determina le stagioni? In estate,  percorre nel cielo un immenso arco che va lontano verso Ovest; in inverno, invece, percorre un arco molto più piccolo e più basso sull’orizzonte. In tal modo traccia figure geometriche straordinarie, molto significative e molto esplicite. Durante l’inverno, il Sole ha troppo poco tempo per riscaldare la terra. Infatti tutto è freddo, gelato, rigido. In primavera e in estate, invece, l’arco che egli traccia si estende, per cui ha molto più tempo per riscaldare la terra, per animarla e renderla fertile.

In realtà, come sapete, il moto del Sole è solo apparente poiché percorre un tracciato che, secondo gli astronomi, lo porta verso la costellazione di Ercole ed è la terra che gli orbita attorno, talvolta avvicinandosi, talvolta allontanandosi. Sono le variazioni del moto della terra a provocare l’alternarsi delle stagioni.

Stando dunque alle apparenze e, guardando dal punto di vista della terra, crediamo che sia il sorgere il Sole a sorgere, a tramontare e a girare intorno alla terra. Questo dimostra che gli uomini, se si abituano a osservare le cose da tale punto di vista, che è quello geocentrico, sicuramente sbagliano. Tutta la loro filosofia risulta errata, perché basata sull’illusione che il Sole graviti attorno alla terra. Invece gli Iniziati, sapendo che la terra gira intorno al Sole, capovolgono il punto di vista, si pongono nel Sole, osservando tutto da quel punto e vedono la verità.

Direte: «Sappiamo tutti che la terra orbita attorno al Sole». Lo sapete teoricamente ma, in pratica, fate come se fosse l’inverso. Ecco perché vi ripeto: «Finché non cercherete di trovare il centro, il vostro centro, che è la parte divina di voi stessi e di viverci, osservando e agendo da quel punto, non troverete la verità e tutto vi apparirà in maniera falsata».

Se non mi comprendete è perché non sapete che nell’uomo si trovano anche la terra e il Sole. La terra è il ventre e il Sole è l’intelligenza, il cervello.

Gialal din Rumi poetò:

“Non c’è niente in questo mondo

così meravigliosamente strano come il Sole,

ma il Sole dell'Anima mia non tramonta e non ha passato.

Sebbene il Sole fisico sia unico,
è possibile immaginarne uno che gli somigli;

Il Sole spirituale, che si trova oltre l’etere,

non ha uguali nello spirito o esteriormente.”

(Rumi, Mathnawi, Libro I, versetti 119-121)

Gialal din Rumi similmente alla concezione cosmologica Maya, Atzeca, Buddista, ecc… afferma l’esistenza di innumerevoli Soli e Lune:

“L’uomo di Dio ha cento lune e cieli

L’uomo di Dio ha cento soli”

Reynold A. Nicholson, ed., Selected Poems from the Divani Shamsi Tabriz, (London: Cambridge University Press)

“Come potrebbe l’essenza del Sole essere contenuta dall’immaginazione in modo da poterla rappresentare? Quando le notizie arrivarono dinanzi al Sole della Religione (Shams din), il Sole del quarto cielo si nascose dalla vergogna.” 

(Rumi, Mathnawi, Libro I, versetti 122-123)

Purtroppo da secoli l’umanità è discesa nel ventre, guarda solamente attraverso il ventre, ossia la vita materiale. Tutto il resto non ha alcuna importanza. Ecco perché colui che cerca di riportare l’umanità verso l’altro centro, l’intelligenza, la saggezza, la luce, il mondo divino, ovvero il punto di vista eliocentrico, incontra tante difficoltà. Come farle comprendere che avvicinandosi al centro del sistema solare si avvicina contemporaneamente al proprio centro attorno al quale tutto deve gravitare? Finché l’uomo vuole restare, per così dire, il centro della propria esistenza, egli gira in realtà attorno a cose diverse da se stesso ed è sballottato, tormentato e non può trovare la verità”  

(Omraam Aivanhov, Lo yoga del Sole, pagina 77-79) 

Islam geocentrico, Islam eliocentrico

In astronomia i musulmani continuarono la tradizione di Tolomeo (cioè la geocentrica), pur facendo un uso piuttosto ampio delle conoscenze dei Persiani e degli Indù. L’astronomia islamica corresse le insufficienze matematiche del modello tolemaico, ma non infranse i confini dell’universo tolemaico chiuso, che era connesso in modo così intimo alla visione medievale del mondo. È vero che molti fra gli astronomi medievali posteriori criticarono vari aspetti dell’astronomia tolemaica. Al-Biruni pur essendo consapevole dell’esigenza del sistema eliocentrico, ne studiò le implicazioni per tutta la sua vita mantenendosi neutrale, ma prima di spegnersi si decise a favore della teoria geocentrica. Nessun astronomo musulmano fu in grado di rompere con la visione tradizionale dell’universo, come sarebbe accaduto in Occidente nel Rinascimento, perché una tale decisione sarebbe equivalsa non solo a rivoluzionare l’astronomia bensì anche a sconvolgere i settori religioso, filosofico e sociale. Non è possibile sopravvalutare l’influenza della rivoluzione astronomica sulla mente dell’uomo.

Nell'antica grecia, l'eliocentrismo fu ben presto abbandonato per motivi religiosi, se è vera la notizia di Plutarco che Aristarco fu sul punto di fare la stessa fine di Anassagora, il filosofo amico di Pericle, il quale era stato condannato a morte per empietà e costretto a fuggire da Atene perché insegnava che le stelle non erano divinità. Del resto, dovettero passare mille anni perché si riparlasse di eliocentrismo, ed una sorte altrettanto spiacevole toccò a Galileo. Convocato da Bellarmino e da Papa Urbano VIII affinché illustrasse le rivoluzionarie scoperte, Galileo commise un grave errore: divulgò le sue teorie in volgare, a uso e consumo del popolo. Giordano Bruno da Nola, che aveva entusiasticamente accettato e divulgato l'eliocentrismo, fu accusato di eresia, gettato in carcere per otto anni ed infine arso vivo in Campo dei Fiori, a Roma.

Nel mondo musulmano, l’astronomia fu coltivata in seno alla sapientia, al fine di preservare la libertà d’espansione e di realizzazione nel campo spirituale. Pur esistendone tecnicamente la possibilità, il passo non fu compiuto, e i musulmani si accontentarono di sviluppare e perfezionare il sistema astronomico ereditato dai greci, dai persiani e dagli indiani.

(Seyyed Hossein Nasr, Scienza e civiltà nell’Islam, Feltrinelli Editore, 1977)

Tuttavia, questo non ha impedito a luminari del calibro di Gialal Din Rumi di poetare la rinascita di una religione islamica solare (Shams Din significa religione del sole) e a Shihaboddin Yahia Sohravardi (è un caso che compì i suoi studi giovanili all’ombra dell’osservatorio astronomico di Maragha in Azerbabaigian?) di illuminare l’Islam con la luce solare (la nozione Ishraq, utilizzata da Sohrawardi designa lo splendore, l’irraggiare del Sole al suo sorgere) conformemente alla visione eliocentrica del Profeta Abramo.

I versetti del Corano sono eloquenti e non lasciano dubbi sul fatto che Abramo raggiunse la stazione del Sole, l’unica che non permette traviamenti e deviazioni.

Infatti, fino alla stazione della luna esiste il rischio di essere traviati, la perfezione non è raggiunta. Nel Corano è detto:  “E quando vide la luna levarsi all’orizzonte, disse: «Ecco il Mio Signore!» Ma quando anch’essa fu tramontata esclamò: «Se il mio Signore non mi guida, sarò anch’io tra i traviati!” (Corano, 6:77)

Allo stadio della luna non c’è la possibilità di scegliere tra la visione eliocentrica e quella geocentrica, Abramo chiede aiuto al Signore per non essere tra i traviati. Nell’albero Sefirotico la luna (Yesod) occupa una posizione superiore solo alla terra (Malkut).

Ma quando passiamo allo stadio del Sole, il Profeta Abramo si esprime in termini diversi:

“E quando vide il Sole nascente gridò: «Ecco il Mio Signore! Questo è ben più grande!» Ma quando anch’esso tramontò, gridò Abramo: «O popol mio, sono innocente della vostra idolatria!” (Corano, 6:78)

Alla stazione del Sole, Abramo non chiese più al Signore di guidarlo perché era responsabile della sua scelta eliocentrica e si dichiara innocente dalla scelta geocentrica del suo popolo.

“O popol mio, sono innocente della vostra idolatria” (Corano, 6:78)

La stazione del Sole fu la sua porta di accesso alla Divinità.

Scegliere la visione eliocentrica, significa andare nel centro di noi stessi, elevarsi fino al Sole, fino alla vetta, ricevere sempre la luce.

“Il Sole dà ad ogni istante la luce spirituale”

(Rumi, Mathnawi, libro I, versetto 117)

Ecco perché il Sole del Profeta Abramo non tramontò mai.

(Ma il Sole dell'Anima mia non tramonta…)

(Rumi, Mathnawi, Libro I, versetto 119)