LA LUCE DEL SOLE NEL CORANO E NEI VEDA

 

 

“Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale né occidentale, il cui olio sembra illuminare senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su luce. Allah guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente.” (Corano 24:35) 

Questo famoso versetto ha trovato molto eco nella poesia e nella letteratura dei mistici Islamici. Ciascun termine di questo versetto (Nicchia, Olio, Olivo, Albero, ecc…) ha un suo significato spirituale e non basterebbe una biblioteca intera per interpretarlo completamente. Questa volta però, questo versetto, deve essere guardato da una nuova luce, dalla luce del Sole. I raggi Solari illuminano il suddetto versetto (Ayat-an-Nur) del libro di Allah, e vi scorgono l’esistenza del teorema di Pitagora tra il Sole ed un nome di Dio, al-Baqi. Questa triade è stata fin dall’antichità il triangolo senza tempo, è il triangolo rettangolo della Divinità.

Vediamo meglio questo triangolo d’Oro:

Il Sole in Arabo è detto Shams = Shin + Mim + Sin = 300 + 40 + 60 = 400 è il suo valore

La Luce in Arabo è detta Nur = Nun + waw + Ra = 50 + 6 + 200 = 256 è il suo valore

Se applichiamo il Teorema di Pitagora avremo:

400 (20 al quadrato) – 256 (16 al quadrato)= 144 (12 al quadrato)

Il numero 144 ha un gran significato. È il valore di uno dei novantanove nomi di Dio, Al-Baqi (Il Perdurabile, l’Immutabile). Alif + Lam + Ba + Alif + Qaf + Ya = 1 + 30 + 2 + 1 + 100 + 10 = 144  

                                                        

 

Una conferma ulteriore della Santa Triade tra il Sole, la Luce Solare ed il nome di Allah proviene dal fatto che il valore gematrico dell’attributo al-Baqi, il numero 144, è anche la somma di tutti i numeri divisori di Allah il cui valore è 66: 1+2+3+6+11+22+33+66=144

È noto che il triangolo rettangolo venne considerato mistico, sacro. Già gli Assiro-babilonesi, duemila anni avanti Cristo, ma specialmente gli Egiziani lo conoscevano. Vi era anzi in Egitto una casta sacerdotale, gli Arpedonapti, addetti all'ufficio di tracciare perpendicolari e contorni geometrici esatti per edifici e proprietà.

Plutarco che nel “De Iside et Osiride” lo considera “il più bello dei triangoli”, simbolo della natura in espansione, sostiene che la Trinità egizia era rappresentata da questo triangolo. La base era Osiride (rappresentava il dio Sole e aveva oltre 200 definizioni), il padre di Horus; il cateto verticale era la Dea Iside, madre di Horus (il dio Sole egiziano); e l'ipotenuta era l’Oro, appunto il Sole (in Arabo Shams), il cui valore è 400.

Ma perché Allah si manifesta dinanzi al Sole e alla sua Luce nelle sembianze di Al-Baqi, l’Immutabile, il Perdurabile? L’ipotesi più probabile suggerisce che Allah voglia indicare l’immutabilità ed il perdurare del Sole nel tempo. Il Sole è Eterno come Al-Baqi, l’Immutabile. Come Dio non finirà mai, così il Sole non si esaurirà mai. Allah gli ha conferito il potere allungare la propria vita indefinitivamente.

Una spiegazione soddisfacente sull’eternità del Sole è data dal gran maestro Omraan Aivanhov nel libro lo Yoga del Sole:

“È ovvio che gli astronomi non accetteranno mai l’idea che il Sole sia inesauribile. Hanno finanche stabilito la durata della sua vita; ancora qualche miliardo di anni, poi finirà. Ecco il destino del Sole, l’hanno sepolto in anticipo, non sanno che è un essere vivente cosciente, intelligente, che possiede il potere di prolungare la propria vita finché vuole per completare il suo compito.

Perché il Sole non si è ancora esaurito? Il motivo è che esiste una legge dell’amore divino: più donate, più vi colmate. Non c’è vuoto nell’universo. Appena si produce il vuoto, arriva qualcosa a riempirlo. Questa regola vale allo stesso modo nei piani inferiori. Se ciò che date è luminoso, radioso, benefico, in base alla legge di affinità che entra in azione, riceverete dall’altro lato elementi della stessa qualità, della stessa essenza luminosa e irradiante. Se emanate impurità, subito dopo il vostro serbatoio si colmerà d’impurità. Perciò il Sole è inesauribile. Nel desiderio di donare, si riempie; ci manda dei raggi, ma nel contempo riceve sempre nuove energie dall’infinito, dall’immensità, dall’Assoluto, da Dio. Mentre verso di noi, che siamo la periferia, egli si dona costantemente, allo stesso tempo assorbe nel suo centro le ricchezze e le energie da Dio.

È il Sole a dare il ritmo alla vita delle creature e questi tutti lo sanno, ma non tutti sanno che il Sole può essere definito il fondatore della cultura, della civilizzazione.

Si continua a cercare chi sia stato il primo a insegnare agli uomini la scrittura, l’agricoltura o l’uso di certi utensili e si fanno dei nomi ma, in realtà, all’origine c’è il Sole.

Direte che non è possibile, che il Sole non è intelligente e non ha il cervello per pensare né la bocca per parlare. Allora secondo voi solo gli uomini sono intelligenti e il Sole che rende possibile la vita sulla terra non lo è!

Il Sole ha anche apportato la scienza all’uomo. Come? È molto semplice da comprendere, in quanto egli ci dona la Luce grazie alla quale possiamo vedere gli oggetti, le forme, le dimensioni, i colori e le distanze, possiamo orientarci, osservare, comparare, calcolare; senza la Luce la scienza non esisterebbe. Se si domanda chi ha portato la religione? … Donando il proprio calore agli uomini, il Sole ha creato tutte le religioni poiché ha introdotto il bisogno di espandersi, di amare , di adorare. Nel freddo si diventa rigidi, senza amore glaciali ma donate calore a qualcuno e questi si dilaterà, si sentirà bene e comincerà ad amare. Ecco come la religione è apparsa: grazie al calore del Sole. Questa religione innanzitutto si manifesta come affetto per una donna o per un uomo, ecc…”

(Omraan Aivanhov, lo Yoga del Sole)

Moltissimo è stato scritto sul significato spirituale dei triangoli e questa figura geometrica è diventata la pietra di fondazione di tutta la Massoneria operativa ed il tempio muratorio è simbolicamente una rappresentazione del cosmo. Nei pressi del trono del venerabile e dei seggi del primo e del secondo sorvegliante sono ubicate, rispettivamente, le statue di Minerva, di Ercole e di Venere. In corrispondenza di tre dei quattro angoli del pavimento mosaico sono disposti altrettanti pilastri, denominati Sapienza, Forza e Bellezza, a formare un triangolo rettangolo nel centro del Tempio.

La simbologia dell'angolo retto richiama la rettitudine, la rettitudine del cuore, la conoscenza del cuore, il vertice del triangolo è sul cuore ma la base attraversa il basso ventre, sede della sessualità.

                                                              

 

Il triangolo sacro, in origine con la punta rivolta verso il basso, era la forma stilizzata del triangolo pubico, inciso nelle grotte, sulle statuette, sulle pietre, simbolo dei genitali femminili da cui sgorga la vita. La trinità, anche quella di Dio, che insegnano essere uno e trino, deriva dalle antichissime rappresentazioni della dea, che si manifesta come giovane fanciulla, madre matura e vecchia saggia, che rendono il trascorrere della ruota del tempo e la ciclicità della vita.

Diversamente dal suo rapporto col Sole, nell’aritmogeometria pitagorica Allah assume la forma di un triangolo equilatero, simbolo dell’armonia perfetta, avendo un valore pari a 66.

                                                              

L’Armonico Allah è la Trimurti Islamica. Ogni lato è formato da 11 punti. Avremo tre undici, 11+11+11, che se scomposti diverranno sei uno = 1+1+1+1+1+1. Sono le sei facce della cubica Kaa’ba. Il Musulmano rivolgendosi verso la Mecca comunica al Signore attraverso l’Armonica Trimurti di Allah.

D’altra parte, l’Alif, simbolo dell’unicità Divina, è un’altra Trimurti. Alif=1, Lam=30, Fa=80.

1+30+80=111 Uno e Trino. 

Nella religione Indiana il gruppo trinitario è composto da Brahma, Shiva e Vishnu. Questa civiltà è una manifestazione del triangolo Divino. 

I profeti Veda chiamano il Sole spirituale Brahma, riferendosi anch'essi alla potenza e alla forza che sta dietro alla fisicità del Sole. Per migliaia di anni il popolo indiano ha sviluppato la scienza e le tecniche per ricevere ed utilizzare questa fonte di energia cosmica. Tale scienza è detta Yoga.

Il Vishnu vedico deriva dalla radice vish = pervadere. Vishnu è la Divina Potenza che tutto pervade, personificazione degli attributi del Sole, luminare dell'universo; è il Trivikrama (o Urukrama' il Tuttopervadente), che con tre giganteschi passi (il Sole nei suoi tre stadi: a levante, allo zenit, a ponente) percorre, anzi fonda, l'intero Trimundio: la terra, l'aria, il cielo.

Shiva significa il Benigno, ma nei Veda egli è conosciuto anche come Rudra ("colui che fa scorrere le lacrime") e come Pashupati ("il signore del gregge"). Rudra in quanto Agni, sarebbe diventato Shiva, il Signore dello Yoga, coscienza capace di abbracciare nella sua intensità estrema l’uno e il molteplice, l’eternità e il tempo. E’ anche il desiderio sessuale, è l’ombra e la luce del Sole. Ha il colore del Sole che sorge.

Pitagora visitò l’India, perché certe conoscenze di tipo matematico, non verificate presso gli Egizi, potevano arrivare soltanto dall’India. Il teorema di Pitagora deriva dai concetti matematici indiani contenuti nei Sulba-Sûtra, la cui datazione non può essere posteriore al 2000 a.C. In India, Pitagora, ebbe accesso a molti Grandi Maestri della Saggezza e ricevette anche tutti i segreti vedici dai Maestri dei Veda. Gli fu conferito il titolo di Pytha Guru. La parola Pytha in Sanscrito significa un centro internazionale di apprendimento, e Guru significa Maestro Spirituale. Così gli fu conferito il titolo di Maestro Spirituale dell’apprendimento internazionale.

Poco conosciuto è che l’insegnamento pitagorico e vedico è giunto fino ai Musulmani Bulgari e Macedoni che ne sono gli attuali custodi, mentre i Musulmani delle Maldive conservano ancora delle tracce dell’antica civiltà Solare dei Redin. I “Veda Slovena” sono una raccolta di canzoni popolari dei Musulmani Bulgari dei Rodopi e dei Musulmani Macedoni di nazionalità Greca, i quali nonostante la loro conversione dal Cristianesimo all’Islam conservano l’antica sapienza. Invece, alle Maldive, patria degli adoratori del Sole (i Redin) prima dell'avvento dell’Induismo, del Buddismo e dell’Islam, l’orientamento della Moschea di Male al posto di essere rivolta verso La Mecca, guarda a Sud, verso il Sole, come il tempio sulle cui rovine è stata costruita.

L’origine comune dei Veda orientali e occidentali (Slavi) è confermata dal bramino indiano Bal Ganghahar Tilak (1856 -1920), studioso di astronomia, paleontologia, filologia comparata e matematica.

Una delle prove che il Tilak adduce a sostegno della sua tesi riguarda proprio il calendario: i più antichi testi vedici testimoniano infatti che in epoca arcaica i sacrifici annuali si svolgevano nei dieci mesi di luce, composti da due mesi estivi, durante i quali il Sole non tramontava mai, e da otto nei quali notte e giorno, di durata variabile, si alternavano. Gli altri due mesi erano invece la lunga notte delle regioni artiche ad una certa latitudine, quella presumibilmente da cui sono giunti i nostri antenati.

Il bramino indiano Bal Gangadhar Tilak osserva che ogni manvantara o età ha così il suo Veda, il quale non differisce da un Veda antidiluviano che per la forma e non per il senso, e queste differenze di espressione sono dovute all'imperfezione dei ricordi dei rishi (...) che ricopiano all'inizio di ogni età la conoscenza che essi hanno ereditato come fede sacra giunta a loro dagli antenati del precedente kalpa. Il calendario romano di dieci mesi sarebbe nato presso una popolazione originaria di una regione nei pressi dell'Artico, dove la notte polare durava due mesi: in questi due mesi il Sole non sorgeva e quindi non si contavano i giorni. Questa stessa popolazione avrebbe dato origine ai Veda, studiando i quali Tilak giunse a questa conclusione.

L’accademico russo Alexander Asov, studioso dei Veda Slavi, ha trovato che le dimensioni dei mondi spirituali riportate nei Veda Russi, detti “Vedapurana”, seguono la progressione logaritmica Neperiana, e il 256 che è il valore del Nur, si ritrova in modo esponenziale.

Ecco un estratto del testo:

Миры, по Золотому Пути расположенные,           I Mondi che si trovano sulla via dell’Oro

это те, о которых говорится в Древних Ведах. Questi mondi sono trattati nei Veda Antichi

Если Мир Людей четырехмерен,            Se il mondo degli uomini avesse quattro dimensioni

то Миры, расположенные по Золотому Пути,                      i mondi situati sulla via dell’Oro

имеют следующее число измерений:                         avrebbero i seguenti valori dimensionali

 

Мир Легов 16, Mondo Legov

Мир Арлегов 256, Mondo Arlegov

Миры Аранов 65.536, Mondo Aranov

Миры Сияний 65.536 2, Mondi Siyanii (luminosi)

Мир Нирваны 65.536 4, Mondo del Nirvana

Миры Начинаний 65.536 8, I mondi degli Inizi

Мир Духовной Силы 65.536 16, Il mondo della forza spirituale

Мир Познания 65.536 32, Il mondo della sapienza

Мир Гармонии 65.536 64, Il mondo di armonia

Мир Духовного Света 65.536 128, Il mondo della Luce Spirituale

Миры Духовного Достояния 65.536 256,  I mondi del patrimonio Spirituale

Мир Закона 65.536 512, Il mondo della legge

Миры Созидания 65.536 1024,  I mondi della Creazione

Мир Истины 65.536 2048,  Il mondo della verità

Миры Покровителей 65.5364096.  I Mondi dei Protettori.

D’altro canto, la parola Nur compare cinque volte nel Versetto della Luce del Corano (24:35) e ripropone la stessa progressione logaritmica dei “Vedapurana”, che è la legge di espansione della natura. A titolo d’esempio 256 2 = 65536.

Il “culto di Ur”, cioè il “culto della luce”, in quanto "Ur" significa “luce”, ed oltretutto, si tratta del luogo di nascita di Abramo, la pace sia su di Lui, oggi si trova ancora segnato nelle cartine geografiche dell'Iraq. Questo luogo viene di solito tradotto "Ur dei Caldei", ma significa letteralmente "Luce degli astrologi". L’Islam ha ereditato la luce di Ur e l’ha trasformata nell’Arabo Nur, aggiungendo un Nun, il semicerchio del Sole. Abramo abitava ad Ur in Caldea e lavorava con la luce del Sole. Il suo nome ha molti significati. Abramo, Ibrahim in Arabo, deriva dal verbo quadrilittero Arabo Baraham. Baraham significa osservare fissamente un oggetto per lungo tempo, immergervi lo sguardo, significa fissare con lo sguardo la luce della candela. È l’esercizio Yogico del Trataka. Ur era la patria di Abramo. Inoltre, Braham, Abraham, Ibrahim, Bahram (in Persia) sono dei nomi simili. Molte persone non accetteranno questa similitudine perché negano un travaso di conoscenze da una religione all’altra. Braham è lo spirito di Dio nella tradizione Induista, lo spirito è luce e prana; è anche Quello che crea, cioè il Padre, la realtà ultima, Principio supremo di tutto, l'Assoluto. Abraham in ebraico significa: padre. Nella lingua assira significa invece eccelso quanto il padre, cioè nobile. Un’altra interpretazione di Abramo è che significa "Padre-Ram", cioè Ab-Ram, e che Ram o Rama è uno dei 28 nomi di Krishna.

Il Segreto fondamentale della Creazione dell’Universo risiede nei rapporti che intercorrono fra la spirale e il triangolo rettangolo, e che un tempo si insegnavano solo, dopo lunghe e difficilissime prove, a coloro che venivano iniziati nelle Scuole Misteriche e in particolare in quelle Pitagoriche. Il girasole ne è un esempio. La sistemazione del girasole all'interno del disco avviene secondo la sezione aurea, ottenendo uno schema a spirale in cui il numero di spirali orarie e di quelle antiorarie sono successivi numeri di Fibonacci. In girasoli molto grandi si possono trovare 89 spirali in un senso e 144 (è il valore dell’attributo di Allah, al-Baqi) nell'altro.

Il girasole è un esempio di spiritualità solare. Questo meraviglioso fiore dai grandi petali, si volge sempre in direzione della Luce Solare. Esso desidera solamente calore ed energia Solare. Tacitamente il girasole ci suggerisce di volgere lo sguardo verso il Sole senza nessuna paura e di accettare la sua misericordia.

In Europa il girasole non è legato a racconti mitologici perché fu importato dal Perù. Il conquistatore spagnolo Francisco Pizarro scoprì che gli Incas consideravano il girasole l'immagine del dio Sole.

Nel girasole gli Incas leggevano il moto dell’Universo, poiché avevano notato che i semi erano disposti lungo tre serie di spirali le quali si svolgevano in senso orario e antiorario, imitando così il moto del Sole attraverso il cielo e la notte che sopraggiungeva da ovest ad est. Gli Incas conoscevano le proprietà spirituali e medicinali di questo fiore. Secondo la disciplina Yoga, questo fiore è consigliato per riequilibrare il proprio Io. Si dice che esso influenzi il quarto centro, il chakra del cuore, stimolando il lato emotivo nelle persone aride di sentimento.

Il girasole ricco di proprietà solari ridimensiona il nostro ego materiale che deve essere eliminato. Solo così la luce e la grazia di Dio discenderanno su di noi. Il girasole imita il modello Solare, ecco perché gli Incas lo consideravano la personificazione del Dio ed il simbolo della regalità e della divinità.

L’ideale più elevato consiste nel prendere a modello il Sole. Se volete imitare un filosofo, un Santo, un Iniziato, vi sarà data senza dubbio qualche particella della loro virtù, ma mai in numero così grande e di così pura qualità come quando il vostro modello è il Sole. Il Sole è l’immagine della perfezione e, se lo prendete a modello, se non pensate a vivificare le creature proprio come fa lui, è allora veramente che vi trasformerete. I grandi maestri dell’umanità presero a modello il Sole, ecco perché qualsiasi testo sacro è un riflesso del Sole (il valore del Furqan, cioè del Corano è pari al valore del Sole più il suo articolo). Dal momento che hanno illuminato il mondo intero con il loro amore e vivificato tutte le creature con la loro vita, ciò dimostra che hanno preso il Sole a modello.       

D’altronde, Il Sole non smette mai di inviare la sua Luce e il suo calore, se sostiene la vita nell’universo senza mai esaurirsi, ciò significa che pure lui ha un modello da imitare: Allah.

“Il Sole dirige tutto nell’universo; è come un direttore d’orchestra, come un re sul suo trono. Tutto ciò che succede sulla terra è voluto dal Sole; le eruzioni o le macchie solari altro non sono che segnali che egli dà ad una gerarchia di intelligenze incaricate di eseguire i suoi ordini. Tutte le religioni che si sono formate sulla terra sono state create inizialmente dal Sole, ma considerazioni limitate di razza, di nazione, di casta le hanno rese non universali.” (Omraan Aivanhov)

La sola religione che sarà universale, che sta per arrivare, è la religione Solare. È la religione in cui il Nun arabo e la Na Sanscrita, o Nun Araba capovolta, si congiungeranno in un cerchio che è il simbolo del Sole…. e si manifesterà il triangolo sacro dell’Islam tra il Sole, la sua Luce e al-Baqi, il Perdurabile, l’Immutabile 

 

                                                                                                      a cura di Mustafa ShamsYoga

 

Bibliografia:

1.      Omraan Aivanhov, Lo Yoga del Sole, Prosveta Edizioni.

2.      Il Corano

3.      Livio Mario, La sezione aurea, Rizzoli, 2003

4.      Hazrat Inayat Khan, In un roseto d’oriente, Edizioni Mediterranee,1988

5.      Tilak, La dimora artica nei Veda. Ecig, Genova, 1987

6.      Omraan Aivanhov, Verso una civiltà solare, Prosveta edizioni.