LA MUSICA DELL'ISLAM E LA MEDITAZIONE

“E sarà dato fiato alla Tromba, ed ecco, dalle tombe accorreranno tutti al Signore!” (Corano, 36:51)

Il suono e la musica danno la vita persino ai morti.

 

                                                                     

A differenza di altre arti (sina’at) la musica è mista di spirituale e corporeo. La sua materia non è il legno, il ferro ecc.. come le altre arti, bensì l’animo umano (talora anche animale) e gli influssi che essa vi crea. Seguono esempi della forza calmante, eccitante, allietante, attristante, ecc… della musica.

La musica, come tutte le altre arti, è stata inventata (istakhraja) dai Savi (hukama) e spesso fu usata a scopi religiosi (Salmi di David, lettura salmodiata del Corano nelle moschee, ecc..) per aiutare l’emozione religiosa, a che si pregasse meglio. Così inventarono il lahn muhzin (tono attristante); altri saggi inventarono il lahn mushajji per invogliare a combattere, un lahn per malati, per alleviarne i dolori, uno per lutti e disgrazie, uno per eccitare i cammelli, ecc…

Il ghina sono vari lahn assieme composti (mu’allaf); il lahn sono melodie (naghamat) susseguentesi, la melodia (naghmah) sono suoni (aswat) composti assieme (muttazana), il suono (saut) è il colpo prodotto nell’aria in conseguenza dell’urto di due colpi.

I suoni si distinguono in grandi (azim) e piccoli (saghir), veloci (sari’) e lenti (bati’), acuti (hadd) e gravi (ghaliz), a voce alta (jahir) e leggeri (khafif); inoltre continui (muttasil) e discontinui (munfasil). Possono comporsi assieme secondo certe proporzioni e allora sono piacevoli, mentre secondo certe altre proporzioni sono sgradevoli. Ogni nazione, e talora ogni uomo, apprezza combinazioni di suoni diverse, secondo i climi e le nature.

Le leggi della musica sono parallele (mumathalah) a quelle della metrica (‘arud). Nella metrica araba ci sono 8 maqta’ o piedi e cioè: fa’ulun, mafa’ilu, mutafa’ilun, mustaf’ilun, fa’ilatun, fa’ilun, maf’ulatu, mufa’ilatun.

[Per meglio comprendere questi passi, si deve ricordare che la notazione metrica araba è molto diversa dalla nostra. Essa, anziché fonetica, è puramente grafica, si basa cioè sulle lettere, tutte consonanti, che sono o mosse (sormontate cioè dal segno della vocale) o quiescenti (sormontate cioè dal segno detto sukun, che indica che la consonante non è seguita da vocale). Così l’arabo hal è scritto hl, con la h sormontata dal segno della vocale a breve e la l sormontata dal segno indicante quiescenza. Si ricordi inoltre che i piedi arabi sono esemplificati da forme senza senso della radice trilittera f ’l variamente vocalizzata: così dire che un piede è della forma fa’ulun significherà che è composto dei seguenti elementi: di un watad, un sabab, fa’u e lun, mentre noi diremmo che è composto di una breve e di due lunghe. Per maggiori approfondimenti sulla metrica araba e islamica in genere è ancora utile , J. Garcin de Tassy, Rhétorique et prosodie des langues de l’orient musulman, Paris, 1873, ristampato anastaticamente a Amsterdam, 1970)]

Tutti questi piedi sono composti di tre elementi:

a)                  A) sabab, esempio: hal, lam cioè una lettera mossa e una quiescente

b)                  B) watad, esempio, na’am, cioè due lettere mosse e una quiescente

c)                  C) fasilah, esempio, ghalabat, cioè tre mosse e una quiescente

E, ancora, origine prima di questi tre elementi sono due elementi primari, la lettera mossa e la lettera quiescente. Anche nella musica abbiamo all’origine gli stessi tre elementi, sabab, watad e fasilah. Nel caso della musica, il sabab è una battuta (naqrah) seguita da un istante di quiete (esempio, tan-tan-tan-tan…); il watad sono due battute seguite da quiete (esempio, tanan-tanan-tanan…), la fasilah tre battute seguite da quiete (esempio, tananan-tananan-tananan…).

Combinando assieme questi elementi a due a due si hanno 9 melodie (naghamat) secondarie e cioè:

1 + 2 battute = tan tanan, tan tanan…

2 + 1 battute = tanan tan, tanan tan…

1 + 3 battute = tan tananan, tan tananan…

2 + 2 battute = tanan tanan, tanan tanan…

2 + 3 battute = tanan tananan, tanan tananan….

3 + 3 battute = tananan tananan, tananan tananan…

3 + 2 battute = tananan tanan, tananan tanan…

3 + 1 battute = tananan tan, tananan tan …

1 + quiete = 1 battuta cioè tan, tan, tan

Le melodie terziarie sono invece 10 e cioè:

1 + 2 + 3 battute, 2 + 1 + 3, 1 + 3 + 2,  3 + 1 + 2,  2 + 3 + 1,  3 + 2 + 1, 1 + 3 + 1,  2 + 3 + 2,  3 + 1 + 3,  3 + 2 + 3.

In tutto si hanno così fra semplici, secondarie e terziarie, 22 composizioni (corrispondenti alla macchina filosofica e universale degli Arcani maggiori dei Tarocchi). Anche nella musica abbiamo così, come nell’aritmetica e in altre scienze la quadruplice corrispondenza generata dall’Uno, cioè 1, 2, 3, 4 in Aritmetica (la Tetractys Pitagorica); Punto, Linea, Superficie, Solido in geometria; Sole e altre sue posizioni in Astronomia; qui in Musica la lettera mossa = 1, il sabab (tan) = 2, il watad (tanan) = 3, la fasilah (tananan) = 4.

Ogni battuta delle corde deve essere divisa dalle altre da un periodo di quiete breve o lungo. In musica son tutti d’accordo che il tempo del moto (harakah) non può essere più lungo di quello del silenzio (sukun) del suo stesso genere. Se i tempi di quiete sono di lunghezza uguale ai tempi di moto, le melodie di quel tipo si chiamano al-umud al-awwal o khafif (leggero) perché esser più leggero di questo è impossibile (se cioè si insinua un moto al posto di un silenzio si ha un suono continuo). Se invece i tempi di silenzio sono lunghi in modo tale che si può inserire un moto al posto di un silenzio senza creare un suono continuo si ha il khafif secondo (al-khafif ath-thani). Se i tempi di silenzio sono tanto lunghi che vi si possono inserire anche due moti si ha il pesante primario (thaqil al-awwal), se si possono inserire anche tre moti si ha il pesante secondo (thaqil ath-thani).

Se gli intervalli di silenzio sono troppo lunghi si ha uno sbilancio, per ragioni filosofiche (la percezione comparativa dei due suoni può farsi solo quando essi sono a una ragionevole vicinanza, così come avviene per la vista) perché il suono ha una durata relativa.

Lo strumento più nobile e perfetto inventato (istakhraja) dai saggi è il liuto (‘ud). Il liuto deve essere in legno dimensionato secondo la proporzione nobile (an-nisbah ash ash-sharifah) cioè:

lunghezza = 1 e ½  larghezza

profondità = ½  larghezza

collo =  ¼  di lunghezza

Il legno deve essere uno speciale legno risonante. Le 4 corde di diverso spessore (ba’duha aghlaz min ba’d) secondo la proporzione ottima (al-afdal). Il basso è 1 e 1/3 dello spessore (ghilz) della tripla, la tripla e 1 e 1/3 della seconda, la seconda e 1 e 1/3 dell’acuto, cioè il bamm (basso) sarà composto di 64 fili (taqah) di seta, muthallath = 48 taqah, muthanna = 36 taqah, zir = 27 taqah.

Alcune proporzioni sono nobili (fadilah, sharifah), altre no. Le proporzioni nobili corrispondono a proporzioni sia celesti (armonia delle sfere) sia nelle nature (taba’i) ecc… e quindi creano equilibrio e letizia nell’animo degli ascoltatori, che si sentono portati in alto. I cieli, pur essendo di natura diversa dalle quattro nature sublunari, possono risuonare, essendo pur sempre corpi naturali; secchi (yabisah), duri più del rubino, più puri dell’aria, più trasparenti del cristallo, più politi della superficie di uno specchio e, toccandosi, risuonano.

I cieli sono abitati da persone (ashkhas = individui son detti i corpi celesti) che sarebbero imperfette se non avessero l’udito, e se hanno l’udito questo deve pur servire loro ad ascoltare, e ad ascoltare dei suoni. Queste persone sono gli Angeli motori dei cieli ed altri, che hanno solo i due sensi della vista e dell’udito, gli altri tre essendo loro inutili perché non mangiano, né bevono, ecc… C’è una corrispondenza fra le melodie celesti e quelle terrestri, le prime sono causa delle seconde così come i fanciulli, giocando, imitano gli adulti e i maestri. Pitagora, si dice, sarebbe riuscito ad ascoltare – nella purezza del suo animo – le melodie delle sfere e basandosi su quelle avrebbe  inventato le regole della musica, musica che si usava nei riti religiosi. Nell’Islam è paragonabile a questo il canto salmodiato del Corano e la poesia, che incitava alla battaglia sulla via di Dio. I teosofi musulmani (al-hukuma al-ilahiyyun) della prima ora diversamente dai contemporanei cantavano una parafrasi lirica accompagnandosi con la musica. Eccone la traduzione completa:

“O anime immerse nell’oceano dei corpi scurissimi, o Spiriti sprofondati nelle tenebre delle forme tridimensionali, negligenti la menzione del Ritorno, devianti dal sentiero della rettitudine! Ricordate quando fu stipulato il Patto, allorché disse la Realtà assoluta (al-haqq, Dio): «Non sono io forse il vostro Signore?» (Corano 7:172) e voi rispondeste: «Sì! Ne facciamo testimonianza!», allorché direte al dì della Resurrezione: «Noi di questo ci eravamo dimenticati!». O se dite «già avevano associato altri esseri a Dio i nostri padri corporei e noi siamo loro progenie, anche noi corporei nella dimora della superbia, nella struttura delle tombe! Ricordate il vostro mondo spirituale, la vostra dimora di vita, il vostro luogo luminoso, e bramate tornare ai vostri padri, madri, fratelli e sorelle spirituali che si trovano nell’eccelso degli eccelsi, esenti dalle sozzure dei corpi, puri dal rivestimento degli involucri naturali! Affrettatevi a partire dalla casa della corruzione verso la casa dell’eternità prima che siate costretti a farlo contro la vostra volontà, forzati, renitenti, impreparati, pentiti, ruinati!»”

“Iddio vuole infatti che siate liberi da ogni sozzura, o gente della Casa del Profeta (Ahl-ul-Bayt)”

(Corano, 33:33)

Il fatto che in alcune leggi religiose la musica sia proibita dipende dal fatto che essa non era usata agli scopi di cui abbiamo ora parlato, ma ad eccitamento delle passioni. Con tutto il rispetto dovuto ai dottori della Legge (sharia’), essi hanno operato in un’epoca in cui i valori spirituali dell’umanità erano e sono in costante declino. Essi hanno dovuto legiferare leggi adeguate al tempo, ma non è detto che questi decreti siano definitivi e che meritino sempre l’applicazione e l’imitazione (taqlid).

A tal proposito, così si esprime il grande Jalal Din Rumi:

“Le parole che diciamo sono moneta vera: le parole degli altri uomini sono solo falsi. L’imitazione (taqlid) è un derivato della moneta autentica: e se questa è come il piede di un uomo, l’imitazione (taqlid) è come un modello di legno, foggiato a forma di piede umano, copiato dall’originale e conformato alle proporzioni. Se non fosse mai esistito al mondo un piede, come avrebbero potuto farne un’imitazione (taqlid)?

Alcuni discorsi sono quindi moneta autentica, e altri moneta falsa. Si assomigliano tra loro, ed è necessario qualcuno che sappia ben distinguere l’autentico dall’imitato. Tale discernimento è la fede: l’infedeltà, invece, è l’incapacità a discriminare”

(Jalal Din Rumi, L’essenza del reale (Fihi ma fihi), pag. 181)

La musica è il linguaggio interiore o universale di Dio. La meditazione e la musica non possono essere separate. Anelare dai più profondi recessi del nostro cuore per ricevere pace, luce e beatitudine, è uno dei migliori tipi di meditazione. Dopo la meditazione c’è la musica, la musica dell’anima, la musica che coinvolge ed eleva la nostra coscienza che aspira. Quando suoniamo o ascoltiamo musica dell’anima, musica psichica, veniamo trasportati immediatamente verso un reame di coscienza più elevato. Quando suoniamo musica con tutta l’anima, andiamo in alto, sempre più in alto. Ogni volta che ascoltiamo musica dell’anima, otteniamo ispirazione e delizia. La musica può elevare la nostra coscienza in un batter d’occhio, ma se oltre a questo preghiamo e meditiamo, siamo senza dubbio più illuminati e appagati di coloro che amano la musica, ma non conducono consciamente una vita spirituale. Ogni musicista spirituale diffonde consciamente la luce di Allah sulla terra. Allah è il Musicista cosmico, il Musicista eterno e noi siamo i suoi strumenti.

“Cantate le lodi del Signore all’alba e al tramonto” (Corano, 19:11)     

Fonti bibliografiche

  1. Rasâ’il Ikhwân al-Safâ’ (Le Epistole dei Fratelli della Purezza)
  2. Jalal Din Rumi, L’essenza del reale (Fihi ma fihi)