LE LETTERE ARABE TA E THA E LA PADANGUSTHA DHANURASANA


Nella lingua Egizia, Ta significa "terra." La lettera Araba Ta (ت) simboleggia l'eventuale materializzazione dell'unicità della Ba. I due punti diacritici  ت rappresentano la dualità, la caratteristica principale di tutte le cose materiali.

Sebbene la Ta significhi terra (ad esempio, materia, sostanza), la Ta non rappresenta la materia in quanto tale, ma il fenomeno della materializzazione delle opposte polarità (i due punti).

I due punti diacritici raffigurano le ovaie delle donne (il potenziale creativo della gravidanza) come pure la ghiandola pineale e la ghiandola pituitaria.

Similmente al mantra "Tam" che è una lettera petalo del cakra del cuore e promuove la salute, le lettere Ta e Tha corrispondono alla benefica postura dell'Hatha Yoga detta Padangustha Dhanurasana.

La lettera Araba Tha () è un'estensione della Ta, ma questa volta sono tre le ghiandole ad essere coinvolte (il talamo, la pituitaria e la pineale).

La dualità della Ta (prodotta dalla consapevolezza dell'Alif - "Io sono" - e della Ba) è spiegata nella realtà tridimensionale: passato, presente, futuro; ampiezza, altezza, volume, ecc...

L'Arabo non ha la lettera "P", così la Ba, la Ta e la Tha effettivamente simbolizzano l'edificio divino o modellano metaforicamente il dio Ptah (la P diventa una B in Arabo).

Questo modello ed edificio non è ancora materialistico di per sé. Si tratta dell'archetipo della costruzione e del processo di formazione delle idee e delle immagini. 


In alcuni dialetti, la Tha è pronunciata "Sa." Sa è l'archetipo della coscienza  nella spiritualità Egizia. La partecipazione all'illusione delle tre dimensioni, in realtà rende la consapevolezza possibile.

Questa tridimensionalità è il luogo in cui la Ba (l'Anima Universale) fu diretta, e così la carta dei Tarocchi associata alla Ba è il Mago o Bagatto (è maya, la liberazione dalle illusioni attive). 

 

Lo Sceicco Ahmad Ahsa'i di Kerman in una lettera inviata a Mullah Kazim Simnani fissa la lettera Ba al livello metafisico dell'Anima Universale e le assegna il Nome divino di al-Ba`ithu (il Risuscitatore o l'Inviatore). Per questo motivo l'Imam 'Ali, la pace sia su di Lui, disse: "Io sono il punto (bindu) sotto la Ba." 

 

Il significatore planetario della lettera Ba è Mercurio, perché è dal livello della Ba che Dio rivela ogni cosa all'esistenza; mentre lo Sceicco al-Akbar Ibn al 'Arabi assegnò la lettera Ba alla stella Araba fissa denominata "Al Fargh al Mukdim" (Almiquedam secondo il Picatrix), situata a 21°25'40'' del segno dell'Acquario.

Ma la lingua è una "spada a doppio taglio," in tal modo la Ba è il verbo che genera la primordiale dualità dello Yin-Yang, cioè, la Ta (ت). 

 

La dualità della Ta non cerca mai la reintegrazione, essendole impossibile, ma decide di realizzare un tipo di sintesi (Padre-Madre-Figlio) nella Tha.

Attraverso continui scambi energetici [Creazione (Brahma), Distruzione (Shiva) e Preservazione (Vishnu)], la continuazione dell'esistenza è garantita .

La natura eterna dell'unico essere e di tutte le sue parti apparenti e infinite è simboleggiata da Lui, Dio.

 

La lettera Ta () corrisponde al numero 400 ed appartiene all'elemento aria. Questa lettera ha un gran valore esoterico, specialmente per i Sufi e per i Mahârif, perché è la prima lettera del termine Tawhid, la scienza dell'unicità Divina (Wahdat), e di conseguenza simbolizza il monoteismo, la fede nell'unico Dio. Inoltre, simboleggia lo stato d'estasi, la scoperta del pentimento e del ritorno a Dio (Tawba). A questo riguardo, il grande Sufi e martire Hosseyn Mansur al-Hallaj (857-922) descrisse enigmaticamente nel suo poema (Diwan) il concetto dell'Unicità Divina:

 

"Tre lettere di punti diacritici prive e due punteggiate: ecco tutto il discorso. Una di quelle coi punti sta per chi la ritrova, e l'altra serve agli umani per asseverare. Le restanti lettere infine sono simboli oscuri di Quei cui non si può arrivare con viaggi o con tappe."

 

In Arabo il termine Tawhid ha due lettere con punti diacritici, la Ta e la Ya, mentre le altre tre restanti ne sono prive: la waw, la ha e il dal.

 

Lo Sceicco 'Abd al-'Aziz al-Dabbâgh (morto il 1719 a Fes) nella sua dottrina dei sette hurûf (lettere in Arabo) riferisce che la Ta () corrisponde alla perfezione dei sensi apparenti allo stato Adamitico, cioè corporale. A ben vedere si tratta di un'interpretazione della perfezione del corpo che è raggiungibile nella pratica della Padangustha Dhanurasana. 

 

Nella scienza delle lettere, la Tha () corrisponde al numero 500 ed appartiene all'elemento acqua. È il simbolo del consolidamento (thabut). Lo Sceicco 'Abd al-'Aziz al-Dabbâgh la fece corrispondere alla giustizia, che è parte della contrazione. La variante Tha () della Padangustha Dhanurasana corrisponde alla grande contrazione della semplice Dhanurasana. Un'interpretazione dal sapore squisitamente corporeo ci giunge dal movimento Persiano e cabalistico degli Hurûfi:

 

"La lettera tha () con cui comincia il vocabolo frutta (thamara) permette di accedere al significato (thavarā–i ma`nā) della forma dell'albero (Sūrati shajarat). I tre punti diacritici della lettera tha () alludono alla facoltà uditiva, visiva e al linguaggio articolato del corpo. È l'Albero dell'unità divina (shajarat` tawhīd). Si tratta della frutta dell'unicità (thamara’ vahdat). Nella sua sostanza costitutiva (khalqiyyat), cioè anatomicamente, la "radice", il "tronco", il "ramo" e le "foglie" esprimono le forme multiple. Inoltre, questa lettera indica la molteplicità dall'unicità (vahdat) e l'unicità nella molteplicità (vahdat dar kathirat)."

 

 

La Padangustha Dhanurasana in Sanscrito è composta da più parole. Pada significa piede. Angustha alluce e Dhanu arco. Questa asana è una versione più complessa di Dhanurasana. Il corpo somiglia ad un arco teso tra le spalle e le ginocchia. Le gambe, dalle ginocchia alle dita dei piedi, e le braccia sono allungate al di sopra della testa, somigliano alla corda tirata di un arco. Le due lettere Arabe munite di punti diacritici completano questa definizione e rendono la sua forma più reale nelle due varianti sopra esposte. 

 

In questa asana, tutte le vertebre traggono benefici dalla tensione cui vengono sottoposte. Tutto il corpo sopporta lo sforzo e diviene più elastico. Il peso del corpo è accentrato sulla regione addominale, più precisamente vicino all'ombelico e, grazie alla pressione sull'aorta addominale, il sangue circola appropriatamente intorno agli organi addominali. Questo li mantiene sani e migliora la digestione. In questa posizione le scapole vengono notevolmente forzate e di conseguenza la rigidezza delle spalle scompare. Il risultato più notevole, comunque, è che durante i faticosi movimenti, la mente rimane passiva ed assente. Questa asana aiuta ad essere ordinati e giovani nel corpo, freschi e svegli nello spirito.    

 

 

Bibliografia

 

1. Amir Fatir, the letter Ta and Tha.

2. Al-Hallaj, Diwan, Marietti Editore, 1987

3. B.K.S. Iyengar, Teoria e pratica dello Yoga, Edizioni Mediterranee, Roma,1999.