Il Mantra Yoga dell’Islam

Il Vashikaran Mantra è noto in India anche come Shaitani Mantra. È un Mantra potentissimo e pericoloso se utilizzato con intenzioni malefiche. Solo alcune Musulmane Yogini dette Innachatvena Shaitana lo usano per rivolgersi a Ajajil Shaitan (Satana*). Le Innachatvena Shaitana possono anche assumere le sembianze di uno stregone o del cliente che le ha commissionate per condurgli la donna desiderata. Ma se il Vashikaran Mantra è correttamente formulato per un semplice incantesimo d’amore, anche la gente comune può usarlo senza problemi. Ricordate che l’Islam non permette a nessuno di danneggiare il genere umano. L’utilizzo di questo strumento magico può farvi vivere felicemente vicino al vostro caro per sempre. Bisogna servire l'umanità. Allah pak (in Urdu significa Dio è santo) soddisfa tutti i vostri desideri. Amin.

*: È risaputo che molti Sufi famosi (Giunaid, Rabi’ah, al-Hallaj, ecc…) ponessero quesiti a Satana.

 

 

Tutte le parole conducono a qualcosa, ma in realtà vi sono due categorie di parole: le parole di significato e le parole di potenza.

La parola “pesce” porta l’immagine, la memoria e il pensiero di un vertebrato squamoso che respira in acqua. Pesce è una parola che ha un significato. Significativamente non trasmette nulla, né ha alcun potere insito in sé, se non per ciò che l’ascoltatore gli associa.

Ad esempio, se qualcuno vede morire suo nonno soffocato mentre mangia un pesce, la parola “pesce” rievoca emozioni associate alla morte.

La parola “Aum” (Om, Aung, Aungkh) non ha alcun significato. Essa trasmette un potere, ed è perciò denominata una parola di potenza.

Le parole di potenza sono in grado di stimolare reazioni nella mente, nel corpo sottile e anche nell’ambiente fisico.

Le parole di potenza Sanscrite sono chiamate Mantra, mentre sono denominate hekau nell’antico Egizio.

Una parola di potenza prepara a sufficienza l’impulso che genera il risultato quando il salmodiante la recita più volte entrando in uno stato di trance (il “giardino” del Corano).

La ripetizione di un Mantra è, in Sanscrito, detta “japa”, ma il suo senso compiuto è “Joppa.” In Arabo è detta “dhikr”.

In alcune sacre scritture, Joppa è velato dal linguaggio simbolico. Negli Atti degli Apostoli (10: 5-11), Pietro si reca a Giaffa (traslitterata anche come Jaffa, Japho, Joppa), sale al piano superiore (i più elevati stati della mente) ed entrando in estasi vede i cieli aperti. Jafet o Iafet, uno dei figli di Noè, simbolizza anche Joppa. Negli insegnamenti esoterici della Nazione dell’Islam, Joppa simboleggia l’assemblaggio della nave Madre in Giappone per l’unità di tutte le tecniche spirituali.

Il Giappone è il simbolo di Joppa, una tecnica meditativa Yogica che implica salmodiando un lavoro di potenza (Mantra) finché lo stato di trance è raggiunto.

Il Joppa (ripetizione salmodiata) di un Mantra permette di ricordare le informazioni dimenticate in questa vita o nelle vite precedenti. Ecco perché il dhikr è stato spesso tradotto in “ricordo.” Il ricordo, tuttavia, è un effetto del dhikr, non il dhikr stesso.

L’Islam Egizio (cioè, l’Hetep) è molto più avanzato dell’Islam Arabo, anche se tutte le “religioni rivelate” sono Islam. Esse significano “pace” e si riferiscono a uno stile di vita, a una metodologia e a una mentalità che promuove una pace interiore incrollabile, una pace che è indisturbata da “complessi psicologici, delusioni, afflizioni e avversità” (Marvin Gaye, Innercity Blues, 1971). Questa vera pace è realizzata solamente conducendo ripetutamente la coscienza al più elevato piano in cui l’energia mentale è indisturbata, calma e a riposo. Quel piano di coscienza è chiamato Samadhi  nello Yoga, Nu e Amen in Camitico, Nirvana nel Buddismo, Juju in Africa (si riferisce al potere soprannaturale attribuito a un oggetto, o feticcio), Salaam in Arabo e Shalom in Ebraico.

La vera “religione” degli Ebrei non è l’Ebraismo (che è solo un’idea tribale), ma è Shalom (la pace interiore incrollabile). L’Islam è un modo di vita che genera il Salam (la pace interiore incrollabile).

Al pari della matematica che comprende tanti rami e livelli, dall’aritmetica semplice alla fisica quantistica, così l’Islam (la pace) include i sistemi spirituali di India, Cina, Nigeria, Egitto, America, ecc… Nella lingua Araba tutti questi sistemi corrispondono all’Islam, mentre nella lingua Italiana equivalgono alla pace. Nel linguaggio Camitico sono tutti Hetep.

Ci sono Yoga elementari e avanzati. Per esempio, il Jnana Yoga è considerato molto più avanzato dell’Hatha Yoga. Così, ci sono Islam elementari e avanzati. L’Islam Camitico, cioè l’Hetep, è molto più sviluppato e avanzato dell’Islam Arabo. Il Corano insegna che “Allah non impone a nessun’anima al di là delle sue capacità.” (al-Baqara, 2: 286) Perciò, il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam sono sistemi spirituali al livello della scuola materna. I loro cosiddetti studiosi insegnano, parlano e agiscono al livello della scuola domenicale.

Ci sono Musulmani praticanti che credono letteralmente che Satana si introduca tra le persone disposte lungo la fila della preghiera se le dita dei loro piedi non si tocchino fisicamente le une con le altre. Alcuni credono proprio che Satana sia incatenato da qualche parte dell’Inferno durante il Ramadan e, pertanto, non tormenti i veri credenti. Altri credono che Allah, as-Samî’, l’Audiente che sempre ascolta, non presti attenzione alla preghiera della persona che entra nella moschea con il piede sinistro. Certuni ritengono che se un Musulmano non porti la barba non appartenga all’Islam.

Ci sono credenze altrettanto assurde nelle religioni occidentali, perlomeno nell’exoterico, nel cortile esterno (Ezechiele, 40: 17, 20). Quando le persone comprendono che gli insegnamenti religiosi sono solo dei simboli di una conoscenza più profonda, entrano nei cortili interni (Ezechiele, 40: 7, 9, 16, 26, 27, 28, 32, 44) trovandovi un vero e profondo sistema spirituale da approfondire senza indugi. Inoltre, non trovandovi alcuna differenza significativa tra le varie fedi, le considereranno complementari le une alle altre, seppur tutte contengano una verità.

Nell’Islam Camitico (l’Egizio antico) chi padroneggiava la scienza dell’hekau (i Mantra o le parole magiche) era chiamato “maa kheru” o “vero di parola.” L’equivalente Arabo è As-siddiyq (“il veridico”).

Nel sistema spirituale Egizio, una persona è analizzata in un rituale chiamato la pesatura delle parole. Questo test determina se una persona è davvero un maa kheru, cioè se il suo hekau ha il potere di influenzare il mondo fisico. Nel sistema Egizio, il potere coerente dell’Heka è esibibile soltanto da chi ha vissuto il Maat (la legge divina).

L’idea di parole che hanno un “peso”, una sostanza, è presente nel versetto Coranico che dice “Faremo scendere su di te parole gravi.” (Corano, 73: 5).

I Mantra sono composti di lettere. Ogni lettera è un mini-mantra. Ogni chakra ha un certo numero di lettere, dette i Mantra del petalo, e di colori in grado di attivare, modificare e incanalare il potere del chakra. Il chakra trasmette l’energia planetaria.

La lettera petalo T (salmodiata Tam), ad esempio, favorisce la guarigione ed è rafforzata dal colore giallo. È una lettera del chakra del cuore. Le lettere petalo sono chiamate kalimaat nel Corano.

I termini Coranici che indicano le parole di potere sono qawl, kalimaat e haqqa. “Questa è in verità la parola (qawl) di un Messaggero nobilissimo” (Corano, 69: 40). In Arabo, kalimaat Allah sono le sacre scritture, la parola di Dio. Haqqa è la versione Arabizzata dell’Egizio Heka (cioè, Mantra).

Nei versetti Coranici (ayat) il dhikr rappresenta lo stesso Mantra e il processo di Joppa, sebbene tecnicamente, il dhikr sia la ripetizione salmodiata di un Mantra.

Il vocabolo kalimaat significa “parola”, ma più specificamente significa “frase, espressione, trattazione”. La parola Araba kalimaat è in realtà la fusione dei nomi di due dee molto importanti e potenti, Kali e Maat. Kali è l’equivalente Dravidica di Sekert, e perciò governa la 3° sfera dell’Albero della Vita dove le parole di potere e la forza della pura Shakti sono immagazzinate. Maat è la dea di legge, rettitudine, gentilezza e condivisione. Cosicché bisogna essere giusti, vivere in accordo con la legge, essere gentili e condividere a pieno l’utilizzo dell’hekau incarnato nelle 50 “piccole madri” o unità sonore di potere.

Queste unità sonore di potere rappresentano le 50 lettere dell’alfabeto Sanscrito, i 50 rematori delle barche di Osiride e Ra, e i 50 grandi nomi del pantheon Sumero. Nella mitologia della Nazione dell’Islam simboleggiano il “dio nero” Padre Shabazz che condusse la sua famiglia a vivere in Africa “50 mila anni fa.”

Il sistema Cananeo/Ebraico ha solo 22 lettere (unità sonore di potere) che si accordano con i 22 aminoacidi che compongono la vita nel regno fisico. Il sistema Arabo ha 29 lettere che rappresentano i 29 giorni del mese lunare.

Le 29 Surah del Corano iniziano con delle lettere Mistiche che sono dei Mantra formati da 14 delle 29 lettere Arabe.

La Nazione dell’Islam simboleggia le 29 lettere (unità sonore di potere) nel questionario d’iscrizione alla sua scuola: “Quante miglia quadrate esatte di terreno utile sono utilizzate ogni giorno dalla popolazione totale del pianeta Terra?” Risposta: “Il terreno utile utilizzato ogni giorno dalla popolazione totale del pianeta Terra è di 29 milioni di miglia quadrate.”

In termini di pura potenza si può facilmente notare che i sistemi Cananeo/Ebraico e Arabo non hanno la flessibilità del sistema Sanscrito/Dravidico.

La ripetizione salmodiata (dhikr/joppa) di una parola di potere risveglia la facoltà Divina rappresentata dal Mantra. Infine, quella potenza sonora alimenta la facoltà in modo che la personalità del salmodiante si allinea con la divinità/facoltà. In definitiva, la mente e la capacità della persona si trasformano in quella della divinità, e la persona cantando e vivendo in verità diventa un’incarnazione, un santuario, un messaggero o un avatar di quell’aspetto della divinità.

Infatti, le sfide che ci attendono nella vita hanno lo scopo di risvegliare al nostro interno la facoltà (“la divinità”) che ci aiuterà non solo a sperimentarle, ma a realizzare l’aspetto divino della nostra vita.

Supponiamo che un uomo solo, il che “non è un bene”, desideri una compagna. Ci sono molte cose che può fare. Ad esempio, può formulare un incantesimo usando il Corano: “Signore! Concedici nelle nostre spose e nella nostra progenie una frescura per gli occhi e facci modelli pei timorati di Dio! (Corano, 25: 74) (E funziona per davvero. Non vedo perché non dovrebbe funzionare altrettanto bene per chi vuole un marito).

Oppure una persona mentre cantilla il dhikr “Al-Wadud” (l’Amorevole) può trasformarsi in un’espressione di Al-Wadud, e divenendo più amorevole, naturalmente, attira la donna da cui vuole dare e ricevere amore.

O ancora meglio, poteva cantillare l’Heka di Het-Heru, la dea dell’amore. Cantillando “Vam Klim Sauh”1 in uno stato di trance, la persona evoca e manifesta le caratteristiche di Het-Heru. Indossando il colore verde e utilizzando gli oli essenziali, ad esempio la cannella, si risveglia l’aspetto Venusiano della sua forza di Ra/Salat.

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Col tempo diverrebbe una versione maschile di Het-Heru, e poiché l’amore è una proprietà naturale della dea, attirerebbe facilmente l’appropriato e benefico amore o il suo partner matrimoniale. Naturalmente, per il pieno successo dovrebbe vivere in verità (Maat) e obbedire alle leggi divine, in particolare a quelle di Het-Heru. In altre parole, deve essere gioioso, ottimista, amorevole, premuroso, socievole, pronto per divertirsi, ecc…

Durante le sue meditazioni o sogni può avere una guida (wahy o ispirazione) che la dea gli invia dalle regioni più elevate del suo subconscio. E come dimostrazione “dell’apertura di un varco comunicativo con l’altra parte”, ottiene certi commenti probatori dalla dea che l’informa sulla situazione. Per esempio, siccome il giorno settimanale di Het-Heru è il Venerdì, è probabile che incontri una donna speciale vestita di verde un Venerdì. Questi segni (ayat) indicano che l’operazione è in corso e avrà successo.

Idealmente, dopo aver ottenuto la moglie che Dio gli ha scelto (contrariamente alla sua limitata intenzione e alla sua scelta egocentrica), offre ad altri l’assistenza di Het-Heru in una qualsiasi e consona maniera. Questo soccorso è la sua offerta alla dea che lo tramuta in un avatar di Het-Heru.

Questo lavoro del dhikr non lo renderebbe femminile, ma creerebbe un maggior equilibrio yin/yang nella sua vita.

Ci sono anche i nomi di Dio dell’Albero della Vita che controllano le diverse Sfere dell’Albero e delle aree vitali. Yod, Heh, Vaw, Heh, Sabaoth (YHWH Sabaoth è un nome composto di Dio in due parti ed è ripetuto nella Bibbia per oltre 270 volte) è il nome di Dio appartenente alla VII sfera dell’Albero della Vita (Venere e Het-Heru). I membri di tutte le religioni farebbero bene a imparare e a utilizzare correttamente i nomi di Dio affinché producano dei miracoli nella loro vita.

I nomi di Dio si salmodiano come parti di rituali (in modo analogo al Pilastro Mediano e alla Circolazione della Luce) per attirare o bandire cose, circostanze o caratteristiche. Nel Corano è detto: “Dio possiede i nomi più belli” (Al-A'râf, 7: 180).

“Ad Adamo insegnò i nomi di tutte le cose” (Corano, 2: 31), e dall’uso corretto di quei nomi gli angeli si prosternarono davanti a Adamo (Corano, 2: 34). Significa che la conoscenza di tutti gli hekau, i Mantra, le lettere/kalimaat e i nomi di Dio è memorizzata nelle regioni più alte della nostra coscienza e identità, il cui nome è Atman, Atem o Adam. Qualsiasi persona può usare questi nomi Divini, mentre gli angeli non hanno altra scelta che eseguire il nostro comando (finché la nostra intenzione non è in contraddizione con la volontà di Dio).

 “Recitare ciò che vi è stato rivelato del libro e

destate la salat. Sicuramente la salat preserva dalla

turpitudine e dal male; e certamente il dhikr Allah è più grande.

E Allah sa ciò che voi operate!”

(Corano, 29: 45)

La maggior parte dei traduttori traduce la suddetta frase “il dhikr Allah è più grande” in “il ricordo di Allah è la più grande (forza)”. Non male, ma non completamente accurato. “Akbar” significa “più grande”. Allahu Akbar significa “Dio è più grande”, e non “Dio è il più grande”. Dio è più grande, più augusto, più magnifico, più grande e maggiore di... qualsiasi cosa! In qualunque cosa ci imbattiamo, Dio è più grande, è maggiore e migliore, e più adorabile e bello di quello. Allah Akbar.

Si evince da quanto è stato detto che il dhikr (il Mantra Yoga) è superiore alla salat (il Kundalini Yoga). Io stesso ho ottenuto maggiori risultati lavorando con l’energia (kundalini) rispetto alla cantillazione, ma mi piego dinanzi alla conoscenza superiore dell’autore del Corano.

Ai livelli elevati del dhikr, i Mantra albergano e dirigono la pura Shakti (energia); così non c’è realmente una gran differenza fra la Kundalini (salat) e il dhikr (Mantra salmodiato).

La Kundalini comincia nella 10 sfera dell’Albero della Vita (Geb/Malkuth). Si tratta di un’energia quasi fisica, ma nei suoi più elevati livelli di coltivazione, la Kundalini diventa un’espressione della Terza sfera (Sekert/Binah).

Il Mantra Yoga è inizialmente un’attività della 9° Sfera (Iside/Yesod), ma diventa anche un’attività della 3° Sfera quando il salmodiante è in grado di acquietare ogni pensiero e “morire al mondo”. Quindi, la salat e il dhikr, trovano il loro compimento nella 3° Sfera.

È durante uno stato di trance che gli dhikr ottengono il potere.

La maggior parte delle bandiere Islamiche ha una Luna e una stella. La luna simboleggia lo stato di trance necessario per causare una rinascita spirituale.

 

Nota 1: Il Mantra del desiderio Klim è associato al Muladhara chakra. Il Mantra Vam associato a Svadhisthana chakra e si relaziona alla funzione genito-erettiva della forza vitale (Julius Evola, Lo yoga della potenza, pag 176). Sul Mantra Sauh consultare il testo di Paul Eduardo Muller-Ortega, The triadic Heart of Śiva: Kaula tantricism of Abhinavagupta in the non-dual Shaivism of Kashmir.

 

Bibliografia

Amir Fatir, Dhikr: Mantra Yoga in Islam.

Beni Gupta, Magical beliefs and superstitions, 269 pagine, Sundeep, 1979.

Israel Regardie, The Middle Pillar: The Balance between Mind and Magic, Aries Press, 1945.

Israel Regardie, The middle pillar : a co-relation of the principles of analytical psychology and the elementary techniques of magic, Saint Paul, Minn. : Llewellyn, 1970.