I SOVRANI MOGHUL DIVINITÀ SOLARI INDIANE

Il Profeta Muhammad (ص) disse: “Io sono il Sole e i miei compagni sono simili a stelle.1 , “L’odio dei pipistrelli è la prova che sono il Sole.2

 

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Indipendentemente da casta, credo e religione, la personalità divina umana ha sempre adorato il Sole come fonte d’energia, salute e prosperità. La natura del Sole è la più potente, immutabile e brillante. Da quando la terra ebbe inizio, il Sole protesse sempre la razza umana. Per questo motivo, l’umanità ha adorato il Luminare diurno traendone moltissimi benefici. In India, si trovano numerosi templi dedicati al Sole e sono situati in vari punti. Molte popolazioni e civiltà presenti e passate, come i Romani, i Greci, i Cristiani, gli Indù e i Musulmani adorano il Dio Sole e gli costruiscono dei templi per venerarlo nella loro preghiera quotidiana.

In India, esistono molti riferimenti di Re Musulmani e di complete comunità che adoravano il Dio Sole. Il Re Aurangzeb era un fervente adoratore del Sole. È detto che guarì una sua malattia della pelle adorandolo.

L’Ain-i-Akbari (gli Istituti di Akbar), registro dettagliato dell’amministrazione dell’Imperatore Akbar e redatto dal suo visir, Abu’l-Fazl ibn Mubarak, riferisce che l’adorazione al Sole in Kashmir era diffusa tra i Musulmani.

Mirza Haidar Dughlat (1499 o 1500-1551), cugino di Babar, annotò nel suo famoso libro “Tarikh-i-Rashidi” che una fetta importante della popolazione ancora adorava il Sole. Questo gruppo si chiamava Shamsuddin (in Arabo “il Sole della religione”) e pretesero di ricevere questo titolo dal cielo. Nella lingua Kashmiri furono chiamati Shammasi. Il loro credo è così sintetizzato: “Il fenomeno della luminosità Solare dipende dalla purezza della nostra fede: il nostro essere deriva dalla luminosità del Sole. Se contaminiamo la purezza della nostra fede, il Sole non potrebbe più esistere, e se il Sole ritira da noi la sua generosità, non avremmo più nessun essere. La nostra esistenza dipende da lui, egli è sopra di noi. Senza di noi non ha esistenza, senza di lui non siamo nessuno. Finché il Sole è visibile, le nostre azioni gli sono visibili, e nulla, eccetto la sua verticalità è legittima. Quando cala la notte, non ci vede o ci conosce..” Poiché il Sole non è a conoscenza di ciò che avviene nella notte, essi non sono convocati a spiegare le loro vicende notturne.

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Nel 1583, Akbar rifiutò molti rituali ortodossi Islamici, come la preghiera pubblica, e iniziò pubblicamente l’adorazione del Sole eseguendola quattro volte al giorno. L’origine esatta e le dirette influenze che portarono Akbar a adorare il Sole sono discutibili, ma la maggior parte degli studiosi ritiene che fosse un prodotto del suo fertile intelletto. Abu’l-Fazl fornisce una breve giustificazione asserendo la divinità del Sole, perché ogni fiamma deriva dalla luce divina, ed il fuoco Solare è la fiaccola della sovranità divina. Fazl legittima l’adorazione al Sole del Sultano nell’Akbarnama attraverso la trasmissione dinastica della luce divina nascosta. Questa luce fu trasmessa attraverso cinquantadue generazioni del lignaggio di Akbar, ed il Sultano che la possedeva, era la persona vivente più vicina a Dio. Babur possedeva l’illuminazione divina, e la sua conquista dell’Hindustan con un esercito di appena 13.000 uomini fu la prova di questo “soccorso divino.”

Babur (1526-1530) proseguì la teoria della dottrina Timuride invadendo il subcontinente Indiano e istituendo l’Impero Moghul nel 1526. Babur credeva di possedere il mandato divino per governare secondo le regole della tradizione Mongola e dei metodi governativi Musulmani. Quando invase l’Hindustan, scoprì che nell’usanza Bengalese chi uccide il sovrano usurpandogli il trono, riceve un tributo dai funzionari ufficiali e dai sottoposti. Babur, proprio come Timur e Ghengiz Khan, non credeva nella divisione dell’autorità Imperiale. Questa credenza in un’autorità centralizzata influenzò anche il metodo con cui Akbar governava il suo Impero. Le ricerche di Humayun sull’oltremondo lo portarono ad aggiungere un nuovo concetto mistico alla dottrina Timuride: “Proprio come il Sole che è il centro del mondo materiale, il destino del Sultano è strettamente associato a questo potente Luminare diurno; così egli è il centro del mondo umano.”

Sebbene la breve durata del governo di Humayun, figlio di Babur e secondo Imperatore Moghul, fu tormentata da fallimenti politici e da una morte precoce, egli ricevette la luce divina che poi passò al Sultano dei Sultani, Akbar. Nel tentativo di estendere legittimamente il suo potere alla maggioranza Indù, molti Mullah ortodossi presso la corte Imperiale considerarono Akbar un distruttore di Allah, e la sua prostrazione al Sole un’apostasia. Tuttavia, Sri Ram Sharma sostiene che Akbar non adorava la divinità Sole, ma pensava che fosse la manifestazione più potente di Dio: questa è la dimostrazione che Akbar rimase un Musulmano.

Akbar credeva ancora nel culto e nella supremazia di Allah, ma non concordava con le sentenze giuridiche dei leader ortodossi o con l'ortoprassi Islamica. Akbar, in un’occasione, volle scoprire quale dottrina, tra la Cristiana e la Musulmana, fosse superiore. Propose ai Padri Cristiani e ai Mullah Musulmani, sorretti rispettivamente dalla Bibbia e dal Corano in mano, di entrare insieme nel fuoco. I sopravvissuti alla prova sarebbero stati considerati i veri possessori della Legge. Abu’l-Fazl nell’Akbarnama (Vol. III, pag. 215) offre un resoconto di quest’evento, ma afferma che all’inizio i Cappellani proposero la dimostrazione ai Mullah nella corte di Akbar, ma quest’ultimi rifiutarono.

Infine, né i Mullah, né i Preti, fecero seguito alla richiesta, e dichiararono che la presunzione non può tentare Dio. Akbar giunse, quindi, alla seguente conclusione: “La professione di fede esteriore e il puro titolo Islamico, senza una convinzione sincera, non giovano a niente.”

Quest’evento dimostra il disinteresse di Akbar per l’ortodossia Islamica, giacché questi religiosi arroganti non applicano i loro dogmi di fede. Akbar dichiarò: “Io ho costretto molti Bramini a adottare la religione dei miei antenati, ma ora che la mia mente è illuminata dai raggi della verità, sono convinto che la vostra elevata autostima vi ha annebbiato, cosicché non si compie un passo senza la fiaccola della prova”. Queste parole segnano il momento critico di Akbar ed il suo allontanamento dal Sultanato e dalla guida Musulmana pluriculturale.

La fede di Akbar nell’Islam fu stabile ed evidente conformemente al suo ruolo di Sultano, poiché sostenne sempre il credo nell'Unico Dio ritenendosi un Musulmano, indipendentemente dalle opinioni altrui. La sua fede monoteistica è confermata dal numero di volte in cui durante la vita verificò la volontà divina sfidando deliberatamente la morte. Akbar spiega il suo comportamento affermando che se siamo sgraditi in qualche modo a Dio, “l’elefante può annientarci, perché non sopportiamo il fardello della vita dispiacendo ad Allah.” (Akbarnama, II, 152)

Gli oppositori religiosi di Akbar rilevarono che il suo studio delle altre religioni combinato al culto del Sole, costituirono le azioni rivoluzionarie che l’allontanarono dall’Islam. Eppure, la curiosità di Akbar ed il suo interesse per il pensiero Musulmano eterodosso non gli erano esclusivi. Non era il primo Moghul a riconoscere l'importanza spirituale del Sole. Le credenze mistiche di Humayun e le sue conoscenze astrologiche lo portarono a sintetizzare l’idea del Sole con la luce divina.

Vari storici tentarono di scrivere la storia del lignaggio Moghul; una versione anonima del 16 ° secolo gli attribuì delle origini mitiche, sostenendo che essa iniziò quando una vedova appartenente ad una famiglia reale, chiamata Alanquwa, si era impregnata di raggi Solari.

 

LA TEORIA DELLA REGALITÀ SOLARE MOGHUL

 

Babur credeva fermamente nel fondamento della monarchia ereditaria – questa nozione era in conflitto col mandato elettivo del sovrano del mondo Islamico. Ne consegue che lo Stato appartiene alla famiglia del sovrano. Babur proclamò la sua supremazia assumendo il titolo di Padshah, e non si considerava subordinato al Khalifa, il cui ufficio era passato al Sultano Turco nel 1517. L’idea del potere sovrano di Babur visualizzava un potentato del Khalifa e non limitava il potere del sovrano. Sotto Humayun il precetto era completamente separato dalla pratica, la teoria dalla realtà, l'idea dalle istituzioni. Sebbene fosse ridotto in una triste condizione, si riteneva designato divinamente a governare lo stato. Rivendicò la sua divinità essendo il centro del mondo degli esseri umani, così come il Sole era il centro dell’universo. Fu celebrato dal suo storico di corte come la personificazione della sovranità spirituale e temporale, il cui significato era che anche lui, come Babur, era libero da qualsiasi controllo, politico o religioso. Secondo Khwandamir, l’autore del Qanun l-Humayuni, Humayum era “l’ombra di Dio”, il “Sole del potere e la sovranità del cielo” ed il “valoroso e nobile Badshah.” Riferendosi alla corona e al vestito del Re, Khwandamir dichiara che la domenica “il Re, il Signore in pompa magna, indossava un abito giallo... e simile al Sole, che illumina il mondo, il Re sedeva sopra un trono elevato come nei cieli emettendo la radiosità della giustizia.

La teoria Moghul della regalità fu sviluppata completamente sotto il governo di Akbar.

I cambiamenti apportati nella teoria tradizionale Islamica della regalità furono resi necessari tanto dalle condizioni temporali sia dalla speculazione del sovrano, giacché entrambe conducevano allo stesso risultato – un potere sovrano assoluto.

Colpito dalla lealtà dei principi Rajput, disgustato dai recalcitranti nobili Musulmani, spinto, soprattutto, dai suoi poteri intuitivi, Akbar ruppe soprattutto, con le tradizioni passate, accantonò audacemente l'autorità degli Ulama, e formò una propria idea del potere sovrano. L’Akbarnama insieme all’Ain-i-Akbari è un aiuto immenso alla comprensione della teoria regale sviluppata da Akbar.

Il concetto di Akbar del potere sovrano si basa sul principio della sovranità secolare, sulla sua presunta discesa dal Sole e sulla supposta manifestazione del potere divino nella persona del Re. Esso rifiuta la teoria della regalità considerata affettuosamente da Balban e da altri, impostata sulla razza e sul sangue, e condanna il principio dell'ereditarietà accettata dai Mongoli e fondamento del loro potere sovrano.

La teoria Islamica della regalità che poggiava sull’interpretazione ordinaria del Corano e d’altri testi dell’Islam, era una teoria che rendeva il sovrano un semplice naib del Khalifa, e lo poneva in una posizione debole, giacché non poteva esercitare i pieni poteri di regnante, si trattava di una teoria in cui solo i Musulmani erano considerati i veri cittadini del dar-ul-Islam; cosicché fu rimpiazzata da una teoria illuminante del potere sovrano che allargava i diritti a tutte le comunità religiose oltre ad essere assolutamente divina.

L’idea della regalità fu caratterizzata ulteriormente da paternalismo, magnanimità, benevolenza, altruismo, giustizia e imparzialità. Nell’Ain-i-Akbari (Ain 1, pag 3-4), Abu-l-Fazl afferma che la vera appartenenza ad una famiglia reale fu “una luce proveniente da Dio e un raggio di Sole, l’illuminatore dell’universo.” Il Sole fu considerato il rappresentante “visibile di Dio e la fonte immediata della vita.” Molte delle qualità eccellenti che sgorgano continuamente dal possesso di questa luce sono: 1. Un amore paterno verso i subalterni. 2. Un gran cuore generoso. 3. L’aumento giornaliero della fiducia in Dio. 4. La preghiera e la devozione. (Ain 1, 3)

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Il suo potere sovrano significa che i sottoposti sono un deposito divino che il governatore tratta con amore e affetto vincendo i loro cuori. La conclusione inequivocabile è che la regalità si fondava sull’idea dello stato sociale o welfare ai tempi di Akbar. Allo stesso tempo, il potere sovrano fu innalzato al massimo, non essendo ritenuto un’istituzione umana ordinaria, ma una manifestazione del potere divino e una progenie del Sole abbagliante.

Dopo che il concetto della regalità divina si era evoluto, Akbar volle colpire duramente il potere esclusivo che gli Ulama avevano dell’interpretazione Coranica. Nel 1579 rilasciò un Mahzar (decreto infallibile) in cui dichiarava che gli Ulama non possono imporgli la loro interpretazione della legge, essendo libero di scegliersi qualsiasi esegesi proposta dai giuristi Musulmani, a condizione che essa non sia in contrasto col Corano e con il benessere del popolo. Sebbene ridusse il controllo dei giuristi esercitando l’autorità regale, ammise la supremazia della Legge Coranica. In breve tempo, però, anche questa restrizione sul potere del sovrano fu rimossa, la regalità fu concepita come un’istituzione divina ed il Re agì secondo il proprio intuito.

Il potere sovrano privato dei suoi elementi terreni, divenne una delle più potenti istituzioni sovrumane e fu concepito come “un emblema del potere divino che illumina tramite i raggi di questo Sole dell’assoluto.”

Questa teoria finale della regalità ha due particolarità: la divinità di Dio e la luminosità del Sole. La prima significa che il Re, a differenza di altri essere umani, è dotato di qualità divine; la seconda, lo conferma che si tratta del sostentatore dei suoi sudditi anche quando il Sole illumina il mondo.

Il Sole fu anche un potente simbolo nello Zoroastrismo Persiano e nella sua visione di un universo polarizzato e oscuro. Abu-l-Fazl ammette l’influenza dell’Ishraqi, la scuola della filosofia Orientale, specialmente delle dottrine Sufi di Suhrawardi Maqtul, per quanto riguarda l’interpretazione del significato dell’illuminazione.

Abu-l-Fazl narra che la luce del Sole appare nel mondo nella forma di Akbar dopo aver attraversato molte fasi. E poiché questo Sole fu il Sole dell’assoluto, esso fu eccetto che Dio stesso. Tracciando la sua discesa dal Sole, Akbar fu influenzato dalle idee dei Re Persiani, dei principi Rajput Indiani (Sisodia e Rathod) e dalle tradizioni tramandate dai suoi antenati materni. I Mongoli sostengono che la loro progenitrice Alanquwa, fu benedetta insieme alla sua stirpe dal Sole, proprio come Kunti, la madre dei Pandava in India, fu glorificata con un figlio (Karna) dal Dio Sole. Una notte, una luce gloriosa entrò nel grembo di Alanquwa dalla sua bocca, e divenne gravida dando alla luce tre figli. I discendenti di questi tre figli di Alanquwa sono conosciuti come la stirpe di luce o i nati nella luce, i Nairun. Dato che questo Sole fu il Sole dell’Assoluto, la luce che entrò nel suo corpo era la luce divina, ne risultò che la progenie di Alanquwa furono i figli di Dio. La famiglia di questi Nairun fu considerata la più nobile casata, ed è a questa dinastia che Gengiz Khan e Akbar appartennero. Secondo Abu-l-Fazl la luce che entrò nel corpo di Alanquwa dopo aver attraversato molte fasi, finalmente si manifestò pienamente nella forma di Akbar.

L’idea del potere sovrano Moghul sviluppatosi sotto Akbar, incarna il concetto della divinità Indù del Re ed il pensiero Europeo del diritto divino dei regnanti. Se il concetto Indù mette in risalto le funzioni del Re, il concetto Europeo rileva i diritti del monarca. Akbar, è già stato osservato, evidenziò la visione paterna della regalità. Per lui, i poteri regali bisognava esercitarli solo per il benessere del popolo. Quest’idea di un monarca paterno, sempre impegnato a curare il benessere popolare, fu espressa magnificamente dai teorici Indù. Manu, per esempio, dichiara: “Lasciate che il Re emuli l’azione energica di Indra, del Sole, del Vento, di Yama, di Varuna, della Luna, del Fuoco e della Terra.” (Manu, IX, 303, p. 396)

Ingiunge al monarca di svolgere le funzioni delle suddette divinità dinanzi ai suoi sudditi. Il Re deve, secondo questi legislatori, promuovere il benessere sociale, il progresso economico e culturale dei suoi sudditi. Inoltre, il suo primo dovere è di mantenere la pace e l’ordine nel paese. Al pari di un Rajaput, ha tracciato la sua discesa dal Sole. Il concetto Indù del Chakravartin (nelle religioni Indiane indica un governante ideale universale) forse ha influenzato il concetto della sovranità universale insito nell’idea regale di Akbar.

 

LA POLARIZZAZIONE DEL SOLE NELL’ARTE MOGHUL

 

I governanti Musulmani costruirono i loro palazzi in modo che da ogni pensiero potessero trarre la massima quantità d’energia Solare. Un esempio è il Forte Rosso.

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Questa facciata di marmo del Forte Rosso sulla sponda Sud Occidentale del fiume Yamuna riceve l’effetto della polarizzazione Solare.

Nel Forte Rosso tutte le camere delle famiglie reali furono spalancate verso Est. Il Forte Rosso che è situato sulla sponda Sud Occidentale del fiume Yamuna (a quel tempo lo Yamuna si riversava sulle mura Nord-Orientali del Forte Rosso) e le stanze delle dinastie regie, furono aperte verso oriente come ad esempio il Diwan-i-Khaas (Sala del Pubblico Privato), il Moti Mahal (Palazzo della Perla), il Khaas Mahal (le contrade del Re), ecc... Si tratta di una condizione benefica e suprema del Vastushastra che indica la salute e la prosperità dei governanti Musulmani. Tutti i membri reali che non furono assassinati durante i sabotaggi ebbero una vita lunga. Questo fu reso possibile perché adoravano il Sole. Il Dio Sole è il Re e il Signore di tutti i pianeti.

Anche la luna trae la sua luce dal Sole. I raggi lunari contengono gli elementi dell’energia Solare. Venendo a contatto con la luna che è il luminare del tempo, si attinge l’energia del Sole. Non ha il dito del Profeta (ص) diviso la luna nel Corano 54: 1? Questo miracolo indusse il Re Indiano Shakravarti Farmad a convertirsi all’Islam.

L’adorazione al Sole fu adottata con altre simboliche decorazioni dall’Imperatore Jahangir appena salì al trono nel 1605. In quel tempo Jahangir si diede il titolo di Nur al-Din Jahangir Padshah, “la Luce della Fede, il Conquistatore di Mondo, il Signor Supremo,” perché, dichiarava spudoratamente, che “la mia postura sul trono coincide col sorgere e con lo splendore sulla terra della gran luce (il Sole).” Quest’immagine del Sole divenne ancora più evidente quando Jahangir coniò delle monete d'oro che chiamò in quell’anno, secondo valori decrescenti, nurshahi (100 tola), nursultani (50 tola), nurdaulat (20 tola), nurkaram (10 tola), nurmihr (5 tola) e nurjahani (1 tola). Nello stesso tempo, Jahangir stampò sulle monete dei distici scritti da nobili poeti che relazionavano il regno dell’Imperatore alla brillantezza del Sole.

La rappresentazione dell’alone Solare nelle miniature d’ogni principe e sovrano Moghul, fu un marchio caratteristico da Jahangir in poi. Akbar stesso era un devoto del Sole e cominciava la sua giornata col Surya Namaskar, il saluto al Sole sorgente, una pratica Yogica importante. Abu-l-Fazl si riferisce alla continua luce che brucia sulla e tra le sopracciglia (Ajna Chakra) di Akbar. L’adorazione al Sole fu anche introdotta nel suo harem. Akbar, inoltre, aveva fatto incidere un versetto in lode al Sole del poeta Faizi sulla più gran moneta d’oro del suo regno, il cui peso era di circa 1.200 grammi.

Jahangir adottò il titolo di Nur al-Din (la Luce della Fede) accedendo al trono per due ragioni: Nur era in associazione al Sole e i saggi Indiani predissero che un Nur al-Din sarebbe succeduto a Akbar. Le 46 magnifiche illustrazioni del Padshah Nama, nella biblioteca della Regina a Windsor Palace, si aprono con una rappresentazione squisita del Sole su due pagine. È detto che Aurangzeb stesso abbia coniato il cronogramma seguente salendo al trono: l’Aftab-i-Alamtab, il Sole che illumina il mondo. Un dato molto interessante secondo l’Abjad è il valore numerico della frase Aftab-i-Alamtab che equivale a 1027, l’anno Egirico di nascita di Aurangzeb. Una superba miniatura Moghul lo ritrae in vecchiaia, egli tiene il Corano rispettosamente nelle due mani ed un alone Solare marcato in rilievo è posto di profilo. L’immagine del Sole era divenuta una prerogativa Imperiale Moghul.

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I PRINCIPI DEI SETTE RAGGI SOLARI

Tra le migliaia di raggi Solari, i sette seguenti hanno la maggiore potenza per proteggere l’essere umano.

Sushumna: durante il Krishna paksha (luna calante), il Sole energizza la luna debole, e nello Shukla paksha (luna crescente), la luna trae energia dal suo raggio e l’ambrosia è disseminata sulla terra.

Uddanwasu: la luna ha origine dal Sole. La luna protegge l’ambrosia [Amrita Kunda] che è creata dai raggi del Sole per dissetare gli Dei e le Dee.

Sanyadwasu: questo raggio Solare controlla la circolazione di tutti gli animali e dell’uomo sulla terra. Fornisce l’energia vitale, la salute e la prosperità. Sanyadwasu alimenta il pianeta Marte.

Vishwakarma: questo raggio controlla direttamente il Buddha [pianeta mercurio] che influenza l’intelletto dell’uomo. L'uomo diventa la pace della mente quando entra in contatto con questo raggio.

Uddawasu: questo raggio crea Guru [Giove]. Giove è un pianeta che controlla il progresso umano. Offre degli effetti positivi e aiuta a fiorire.

Vishwavyacha: questo raggio Solare crea Saturno e Venere. Venere migliora Ojas (brillantezza). Saturno governa la morte. Una volta che si entra in contatto con esso, questo raggio protegge dagli effetti negativi di Saturno. La parte sottile del sistema sperma si trasforma in Ojas (brillantezza) conferendo forza e salute alla struttura umana.

Harikesh: tutte le costellazioni ottengono nutrimento da questo raggio. Tutte le Nakshatra (dimore lunari) sono controllate da questo raggio Solare. L’uomo riceve Teja (bagliore), Bala (potenza) da questo raggio di Sole.

Considerando l'importanza di questi raggi Solari, l’adorazione al Dio Sole è adatta a tutte le persone giacché ne deriva prosperità.

 

Note

1. Io sono il Sole e i miei compagni sono simili a stelle.” Le stelle guida per coloro che vivranno dopo che il Sole è tramontato. (Ahadith-i Mathnawi, Furuzanfar)

2. L’odio dei pipistrelli è la prova che sono il Sole.” - il contrasto dei pipistrelli notturni, nemici del Sole e della vera fede, è un concetto spesso elaborato, per esempio nelle deliziose favole Persiane di Suhrawardi Maqtul. Tradotto in Wheeler M. Thackston (1982), The Mystical and Visionary Treatises of Suhrawardi.

 

Bibliografia

1.      Harbans Mukhia, The Mughals of India, Oxford : Blackwell Publishing, 2004

2.      Annemarie Schimmel, Deciphering the signs of God: a phenomenological approach to Islam, Albany : State University of New York Press, 1994

3.      Krishnaji Nageshrao Chitnis, Medieval Indian history, Atlantic Publisher, 2003

4.      Ellison Banks Findly, Nur Jahan, empress of Mughal India, New York ; Oxford, 1993