Muhammad (Ahamiddhi), Fatima (Durga) e Ali (Shiva) e l’origine dei 12 Aditya (i 12 Imam dello Sciismo)

Il triangolo Divino: Muhammad (Ahamiddhi), Fatima (Durga) e Ali (Shiva)

 

Ahamiddhi (Ahmad) ha ricevuto da Suo Padre (cioè dal suo Signore) l’essenza stessa dell’intelligenza. Ho ricevuto la luce da lui (Ahmad) che assomiglia al Sole.” (Samveda, sezione su Indra, capitolo 3, mantra 152)

“Io sono Shiva (Ali) tra i Rudra” (Bhagavad gita, 10: 23)

“Nel Vishnu Purana fu Kasyapa a dividere il feto di Aditi in dodici parti da cui nacquero i dodici Aditya (Divinità Solari o Imam)”

 

La famiglia di Muhammad era avvolta dalla profezia, ragion per cui furono i servitori più devoti. Il loro amore per l’umanità è un dovere Divino. Se i loro valori sono rifiutati, Dio stesso è respinto da tutti gli esseri umani, musulmani compresi. È fondamentale, quindi, comprendere il ruolo della famiglia di Muhammad, specialmente di Fatima e di Ali. Fatima è stata un grande studiosa e hafiza (“colei che conosce a memoria il Corano”) delle scritture consegnate a Muhammad. Fatima scrisse la sua versione del Corano, essa è tre volte più grande della corrente copia in circolazione e comprende l’intuizione Divina interiore che Le fu accordata dagli angeli e dall’arcangelo Gabriele dopo la morte di Muhammad. L’angelo le disse che fu scelta da Dio per essere sopra le donne di tutte le nazioni. Essa è il simbolo del maestro auto-realizzato.

Queste pergamene sono chiamate il Mushaf di Fatima, o il Corano di Fatima, e sono una raccolta di scritti. La sua conoscenza si estende fino al giorno del Giudizio, la fine del Kali Yuga, l’ultimo degli ultimi giorni e la fine di maya, il potere da cui ha origine il mondo materiale secondo i Veda. Il libro fa parte del jafr bianco e rosso, i libri nascosti che saranno aperti dal dodicesimo Imam o Apostolo, il Mahdi, con l’aiuto di Dio. Il jafr bianco contiene informazioni relative al Libro dei Salmi, alla Torah, al Vangelo di Gesù, ai rotoli di Abramo, ai Veda e alle scritture Divine di Fatima. Il jafr rosso descrive le armi dei Profeti dettagliandone i poteri occulti o le siddhi dischiusi con la spada della conoscenza. Questo libro è considerato il Corano segreto. Esso è citato anche nel Corano come Libro Segreto (22:70, 11:6, 13:39, 57:22). Il Mahdi integrerà tutte le religioni, sarà la camicia di Adamo, l’anello di Salomone, il bastone di Mosè, la guarigione di Gesù, lo Spirito di Muhammad e l’auto-realizzazione del passato comprendente Krishna, Shiva, Osiride, Buddha, i Guru, i Maestri, i Santi, Fatima, Hassan, Hussain, Madre Maria, Ali, tutti in Uno. Egli sarà l’Auto-realizzato, il più vicino a Dio. La missione del Mahdi sarà quella di unire le nazioni. Ali ha scritto il Mushaf per Fatima. Egli avrà una controparte femminile anche per quanto riguarda le energie Divine. Fatima, la Salvaguardata dall’inferno, ha otto epiteti: al-Siddiqah, la Veridica, al-Tahirah, la Pura Virtuosa, al-Mubarakah, la Benedetta, al-Zakiyyah, l’Immacolata o la Casta, al-Radhiya, la Soddisfatta o la Gratificata, al-Mardhiyyah, la Graditissima di Allah, al-Zahra, la risplendente e al-Muhaddithah, l’Ispirata dagli angeli.

Fatima ha mantenuto una tavoletta con i nomi dei dodici Apostoli. La tavoletta conteneva i nomi sacri che sono stati dati a Muhammad per grazia di Dio. Muhammad ha dato la tavoletta a Fatima. Fatima ha scritto il libro che conteneva tutte le informazioni per il futuro con i Suoi desideri Divini. Il libro discendente dal cielo, o Akasha (etere), è ottenuto attraverso il suono silenzioso nel luogo in cui l’anima individuale si fonde con Dio. Dall’Akasha arriva la voce degli angeli all’Autorealizzata guida spirituale Fatima. La Madre di Mosè e Madre Maria ricevettero anche delle scritture ed ebbero una guida simile. L’angelo la consolò mentre era addolorata per la morte di Muhammad. Fatima possedeva due Mushaf.  Allamah Al-Sayyid Muhsin b. ʿAbd al-Karim al-Amin al-ʿAmili (1284/1867 - 1371/1952) conferma quest’informazione e sosteneva nel suo A’yan-u al-Shi’ache la santa Fatima aveva due Mushaf, uno dettato dal santo Profeta e l’altro da Gabriele.1 Aveva anche altri due libri, il primo di etica e morale, il secondo di giurisprudenza. Non è importante sapere chi abbia scritto i Mushaf, Ali o Fatima, perché queste due anime gemelle erano destinatarie entrambe di rivelazioni Divine.

Il ruolo degli atei è definito nel Mushaf. Ci sono anche predizioni di eventi mondiali, i nomi di ogni Profeta e di chi verrà dopo, i nomi dei governanti. Il libro aveva la carta bianca e la copertina rossa: il bianco corrisponde all’energia Divina maschile e il rosso all’energia Divina femminile. Il libro contiene i dettagli degli eventi celesti, l’altezza dei cieli, il numero degli angeli nella dimora celeste, il numero dei demiurghi, i nomi dei Profeti e il loro paese di destinazione, i nomi dei malvagi e dei giusti, il numero dei credenti e dei miscredenti di ogni città, i racconti del genere umano dai primi secoli, il numero di anni per ogni Apostolo o Imam che governerà l’esistenza. Fatima ha la capacità di entrare in profonda concentrazione (il samadhi o lo stato di realizzazione personale) nel luogo in cui gli angeli le possono parlare. Dopo che le Sue preghiere furono ultimate, l’arcangelo Gabriele le recitò il Mushaf. Il Mushaf contiene dettagli su demoni, ginn, angeli, animali, messaggeri, falsi profeti, kundalini e chakra (i centri energetici situati all’interno del corpo umano che lo collega al cielo). Il Mushaf è stato tramandato ai suoi figli, Hassan e Hussain. Il Corano è stato scritto da Aisha2, la giovane moglie di Muhammad, e non contiene nessun dettaglio sulle Divinità femminili. Inoltre, Aisha ha combattuto anche contro Ali nella battaglia di Bassora.

Uno degli epiteti di Fatima è al-Muhaddathah, l’Ispirata dagli angeli che Le parlano. Il Mahdi e la sua controparte avranno le stesse abilità dei dodici Apostoli. Sarah la moglie di Abramo, Madre Maria e la Madre di Mosè sono state anche loro Muhaddathah. Ci sono molte donne nei Veda che provviste di una guida Divina sperimentarono la stessa esperienza. La Profezia è ispirata dalle comunicazioni con gli angeli, con i maestri e dalle visioni oniriche. Il Mushaf predice inoltre la venuta del Mahdi e la seconda venuta di Cristo in Lui affinché uccida le forze oscure del Dajjal, l’energia demoniaca. La citazione dell’oscurità dopo la scomparsa di Muhammad è predetta in termini di interruzione della comunicazione col cielo. Fatima è la femmina più pura scelta da Dio per l’adempimento del suo proposito. Il Mahdi è il possessore dell’Anima pura, senza colpa, con un occhio aperto al mondo e con l’altro occhio rivolto all’interno per realizzare la sua fusione con Dio. Secondo il Mushaf, la vera Karbala o la Qibla è all’interno del proprio cuore, non è l’adorazione di un oggetto esterno.

Il jafr conteneva anche la scienza dei numeri, il simbolismo numerico, i significati numerici delle lettere, la scienza delle lettere applicata all’alfabeto Arabo ma simile alla divinazione eseguita con l’alfabeto Sanscrito. Contiene, inoltre, informazioni sugli oggetti di guerra psichica utilizzati dai Profeti, per esempio la spada di Muhammad, detta Zulfiqar, che distrugge le energie demoniache. L’Imam Ali era uno studioso che padroneggiava molti altri studi, sia libri del passato che testi dettati da Muhammad; ad esempio, il Sahifa al-Sajjadiyya (l’Imam Zayn al Abidin era una sua reincarnazione), il Jamia, il Nahj Al-Balagha, il Jafr. Questi testi riguardano la conoscenza dell’Universo, di Adamo, la Terra, il pellegrinaggio, la corruzione sociale, la lotta per il potere Califfale, l’ipocrisia, il fardello dei peccati o il karma, la differenza tra ricchi e poveri, le energie oscure, il diritto e le riforme, i tremori dell’aldilà (Corano, 8:2), la vera battaglia contro la natura inferiore che supera il percorso dell’auto-realizzazione, la corruzione, la debolezza materialistica e di carattere, la creazione di un sistema umano e Divino attraversando il buio dell’autoconsapevolezza, le cattive azioni, la rinuncia, il ruolo di Muhammad, la fede, l’angelo della morte o yama, la guerra futura, le attività mondane e il ruolo del Mahdi e del Dajjal.

Ali e Fatima rappresentano la coppia Divina e sono una raffigurazione di Shiva e Durga. È grazie al loro amore che si raggiunge il Divino e ci si realizza. Queste Anime immortali esaudiscono sempre le richieste dei supplicanti. Sono gli elementi chiave della storia civilizzatrice ed eterna. Rappresentano la Madre e il Padre Divini. Muhammad, Fatima e Ali insieme creano il triangolo Divino. La creazione delle loro Anime eterne fu predetta prima della storia della civiltà. Che Dio benedica le anime di Muhammad, Fatima e Ali.

 

Disse Muhammad: “Maryam (Maria) era il capo delle donne del suo tempo, ma mia figlia Fatima è il capo di tutte le donne dalla prima all’ultima”. Tra l’altro, il nome Fatima significa “ Colei che metterà in salvo i suoi devoti dall’inferno e li terrà lontano dall’ignoranza, specialmente nell’aldilà. In punto di morte, Muhammad le raccontò che sarebbe stata la prima a seguirlo quanto prima. Infatti, morì da un mese a sei mesi, a seconda delle fonti, dopo Muhammad. In questo breve periodo, soffrì così tanto che esclamò: “Subbat alayya masaiban lau annaha, subbat alal ayyami sirna layaliha” (Le afflizioni che mi sono capitate hanno oscurato i giorni in cui sono cadute).

 

 

Gli Aditya e i 12 Imam dello Sciismo

 

Seyyed Haidar Amoli disse: “Tutti gli Imam sono un’unica luce (Nur), una stessa essenza (haqiqah) in dodici persone (dei)

Un passo dell’Adityahrdaya (lett. “Il cuore del figlio di Aditi” ovvero “Il segreto del dio Sole”), il celebre stotra presente nel capitolo 4 del Ramayana in onore del dio Sole (qui chiamato Aditya, ovvero figlio di Aditi), la cui recitazione consente a chiunque si trovi in pericolo la salvezza e la vittoria, recita:

“Re delle costellazioni (naksatra-graha-taranam-adhipah), Mente/Volontà del Creato (visvabhavanah), Signore della luce tra le luci (tejasamapi tejasvi), le Dodici Forme/Aditya (dvadaaatman), Salute a Te! (namostute).”

https://it.wikipedia.org/wiki/%C4%80dityah%E1%B9%9Bdaya

Aditi è uno dei nomi della Devi, nota anche come “Deva Matri” (la Madre dei Deva). Nei Veda, Aditi è la Madre degli Dei (Devamata) e di tutti i 12 spiriti zodiacali provenienti dalla matrice cosmica. Essendo la Madre celeste di ogni forma esistente, questa Dea Divina è associata allo spazio e alla parola mistica. Il suo nome è menzionato nei Veda come Madre di Suyra (Sole) e di altri corpi celesti o Divinità Aditya (i figli di Aditi). Fatima la splendente (az-Zahra) è la Madre dei puri Imam (Umm-l-a’immati-l-Athar) e moglie dell’Imam Ali, che sono i governatori dello zodiaco Sciita. Aditi è moglie di Kasyapa e figlia di Daksha. Questa circostanza mostra che Ali è un altro nome di Kasyapa, e che Kasyapa (l’Imam Ali) è il marito di Fatima (Aditi). I nomi dei 12 Aditya si ritrovano in molti punti della Scritture Indù che coinvolgono Indra e Vishnu. Kasyapa (o Kayu o Ali), il marito di Fatima, è anche il primo dei 12 Aditya (Imam). E 11 suoi discendenti erano Aditya. Fatima ebbe pure 11 Imam discendenti. Questi 12 Aditya con Indra e Sé stessa formano i 14 Deva (i 14 immacolati dell’Ahl ul Bayt). Fatima era la figlia di Muhammad, moglie di Ali e Madre di Hassan e Hussain. Attraverso la progenie di Hussain, era anche l’antenata di nove altri Masum (11 Imam puri e infallibili).

Le Scritture Indù confermano questa relazione. Nel capitolo XIII del Matsya Purana, i vari nomi di Devi Sati sono citati altresì in modo che la Devi è conosciuta in differenti luoghi di pellegrinaggio.

La Devi è la Madre di 11 Deva essendo sposata al primo degli Aditya, perciò è detta Lingadharini (incarnazione di Devi Dhakshayi ) in Naimisaranya. Lei è una dei quattordici responsabili della creazione di questo mondo; quindi è conosciuta come Visvakaya (colei che ha l’universo nel suo corpo) in Ambara (nello spazio). Ogni celebrità è per lei; quindi è chiamata Kirtimati (la figlia di Kirtisena, il re di Surasena) in Ekambhaka (è uno dei luoghi sacri in cui la sraddha, la fede, è esaltata). Suo padre è conosciuto come Visvadeva (la Divinità Onnipervadente) e lei è chiamata Visva (l’universale) in Visvesvara (nel Signore dell’Universo). È la moglie di Rudra e quindi è detta Rudrani in Rudrakoti. Nessuna Devi uguaglia la sua levatura, pertanto, è nota come Mahadevi sulle rive del fiume Salagrami. Tramite suo è possibile raggiungere Dio; dunque, lei va sotto il nome di Narayani in Suparsva (Srimaddevibhagavatam, Libro 7, capitolo 30, verso 66). È una Devi tra i 13 Deva, e, quindi, è chiamata Devaki in Mathura. Era la mente della creazione Divina ragion per cui si chiama Paramesvari (la Dea trascendente) in Patala. Ecco perché è detta Mahesvari in Mahakala. Si è sacrificata così tanto nella sua vita e, quindi, è chiamata Svaha in Mahesvara (“Grande Signore”; Maha “Grande” e Isvara “Signore”). Fu la Madre di undici Deva, perciò, è chiamata Deva Mata (Madre Divina) sulle sponde del fiume Saraswati (la Dea come un possente fiume dalle acque creatrici) e Mata in Siddha Pura (mitica città delle regioni inferiori della terra) e in Kayavardhana (il luogo in cui Shiva discese nel corpo sulla terra). La Shakti che le è messa in relazione è visibile in tutte le cose del mondo e, pertanto, è chiamata Visvamukhi (si ritiene che il seno sinistro della Sati era caduto qui) in Jalandhara. È uno dei cinque elementi che formano la Vita nel nostro corpo e, quindi, è chiamata Dhvani (o Dhara) in Sankhoddhara. Va sotto il nome di Gayatri (moglie del Dio creatore Brahma) nei Veda. Essendo la figlia di Indra, è detta Indrani in Devaloka, e Shakti in tutti i corpi. Tutti gli altri nomi che Le sono stati concessi confermano una o l’altra delle sue virtù. Fatima (Aditi) è conosciuta dai Musulmani per essere la figlia di Muhammad.

 

Note

1. A’yan-u al-Shi’a Vol. 1, pag. 314, 3° ristampa, Beirut, al-Ansaf publication, 1370.

2. Secondo l’Ayatollah al-Khu’i esistono tre opinioni di rilievo riguardo alla compilazione del Sacro Corano: A) Che fu compilato (o ricompilato) durante il periodo del terzo califfo ‘Uthman Ibn al-‘Affan. B). Che fu compilato da Abu Bakr, il padre di ‘Aisha, non appena assunse l’incarico del califfato. C) Che fu compilato durante il periodo del nobile Profeta, pace su di lui e la sua famiglia. Tuttavia, fonti sunnite suppongono che il capitolo 33 del Sacro Corano, al-Ahzab, contenesse duecento o forse trecento versetti, andati tutti perduti eccetto i settantatré (in nostro possesso). L’affermazione sui duecento versetti è attribuita a Umm al-Mu’minin (la Madre dei Credenti) ‘Aisha. La compilazione del Corano fu influenzata notevolmente da ‘Aisha, la giovane moglie di Muhammad, che la privò di dettagli riguardanti le Divinità femminili. Quando il Profeta Muhammad lasciò questo mondo, ‘Aisha aveva solo 18 anni e morì all’età di 66 anni. Nei successivi 48 anni ha avuto il tempo materiale di occuparsi della redazione del Corano (era una hafizat), seppur storicamente appare solo il diretto coinvolgimento di Hafsa.

Suyuti riporta: “Narrò ‘Ubayd ibn al-Fadayl, e anche Ibn al-Anbari e Ibn Marduwayh, che ‘Aisha disse: “La Sura al-Ahzab si recitava ai tempi del Profeta con duecento versetti, ma quando ‘Uthman mise per iscritto il Sacro Corano, non poté trovare più di quello che esiste attualmente” Al-Suyuti, Al-Durr al-Manthur, vol. 5, pp.179-180: Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 2, p. 25.

Ora abbiamo soltanto settantatré versetti in questa Sura. Si dice che Huzayfah sostenesse che fossero andati perduti settanta versetti di questo capitolo. (Al-Bukhari, Al-Tarikh, secondo quanto citato da Suyuti nei libri precedenti).

Ma ‘Ubay ibn Ka’b disse che questa Sura era uguale o addirittura più lunga del secondo capitolo, al-Baqarah. Anche ‘Ikrimah (un tabi’yin, discepolo dei Compagni) sosteneva la stessa cosa. Al-Suyuti, Al-Durr al-Manthur, vol. 5, p. 179.

Ora, la Sura al-Baqarah contiene duecentottantasei versetti. Questo significa che andarono perduti duecentotredici o più versetti, incluso il ‘famoso’ “versetto della lapidazione”. Si tratta di un presunto “versetto” che avrebbe contenuto esplicitamente la punizione per chi avesse commesso zina’ (rapporti sessuali al di fuori del vincolo matrimoniale), e cioè la lapidazione. Per ulteriori informazioni, confrontare Sahih al-Bukhari, vol. 4, p. 179, 265; Sahih Muslim, vol. 3, p. 1317; Musnad Ahmad bin Hanbal, vol. 1 (Beirut: al-Maktab al-Islami, 1969), p. 40; Sunan Ibn Majah, vol. 2 (edizione del Cairo), p. 853; Muwatta dell‟Imam Malik, vol. p. 623. (N.d.T.).

Si suppone che del nono capitolo, al-Tawbah, ne siano andati persi due-terzi o tre-quarti. Questo dato è attribuito a Hudhayfah al-Yamani (Al-Suyuti, “Al-Durr al-Manthur”, vol. 3, p. 208; Al-Itqan, vol. 2, p. 26; Al-Hakim al-Nishapuri, Al-Mustadrak ‘ala al-Sahihayn, vol. 2 (Hyderabad: Dairat al-Ma’arif, 1340 AH), p. 331).

“Fu chiesto all‟Imam Malik perché questa Sura non iniziasse con la frase “Bismillah”. L’Imam rispose: ‘Andò perduta con la sua parte iniziale, in quanto è provato che essa avesse la stessa lunghezza della Sura al-Baqarah’” Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 1, p. 65.

Oggi abbiamo soltanto centoventinove versetti in questa Sura del Sacro Corano.

Abbiamo poi le patetiche sure di al-Hafd e al-Khal’, le quali sarebbero state narrate da famosi Compagni come ‘Ubay ibn Ka’b e Abu Musa al-Ashari (Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 1, p. 65), e che il Califfo ‘Umar ibn al-Khattab era solito recitare nel suo qunut (Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 1, pp. 25-26.).

Si racconta di una Sura, al-Bara’ah, che sarebbe uguale alla nona, al-Tawba: Abu Musa al-Ash’ari, un Compagno del Profeta (S), disse: “Eravamo soliti recitare una Sura che era simile ad al-Bara’ah in lunghezza e severità; ma la dimenticai, ed adesso posso ricordare soltanto questo versetto:

“Se un figlio di Adamo troverà due valli piene di ricchezza, desidererà ancora una terza valle; e niente può saziare lo stomaco di un uomo eccetto la polvere” (Al-Suyuti, Al-Durr al-Manthur, vol. 1, p. 105; Ibn al-Athir, Jami’ al-Usul, vol. 3 (Egitto; 1370 AH), p. 8, hadith n. 904).

Si racconta anche di un’altra Sura. È stato detto che sempre Abu Musa al-Ash’ari disse: “Eravamo soliti recitare una Sura molto simile a una delle musabbihat (Musabbihat sono le Sura che iniziano con le parole yusabbih o sabbih); l’ho dimenticata, ma di questa Sura ricordo ancora questo versetto:

“O voi credenti! Perché dite quello che non praticate? Questo sarà registrato come prova contro di voi e vi sarà chiesto a riguardo, il Giorno della Resurrezione” (Jami’ al-Usul, vol. 3, p. 8.).

Si sostiene infine la perdita della maggior parte del Sacro Corano: esistono molte tradizioni nei libri sunniti in cui si afferma che probabilmente il Sacro Corano aveva molte più informazioni di quelle che vi si trovano attualmente. Al-Tabarani narrò con una catena affidabile di narratori, da ‘Umar ibn al-Khattab, che egli aveva detto: “Il Sacro Corano possiede 1.027.000 lettere…” (Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 2, p. 70).

Ma il totale delle lettere di tutto il Sacro Corano non supera le 267.053, come riportato alla fine di molte delle edizioni del Sacro Corano. In altre parole, sarebbero andati persi tre quarti del Sacro Corano! È stato narrato che il Compagno ‘Abdullah ibnUmar disse: “Nessuno di voi dovrebbe dire: ‘Io possiedo il Sacro Corano completo’. Chi gli dice che è tutto il Sacro Corano? Senza dubbio molto del Sacro Corano è andato perduto. Farebbero meglio a dire: ‘Io possiedo quello che è rimasto di esso’” (Al-Suyuti, Al-Itqan, vol. 2, p. 25; Al-Durr al-Manthur, vol. 1, p. 106).

 

Gli hadith relativi a queste grandi e piccole omissioni sono attribuiti maggiormente alle mogli del Profeta che giocarono un ruolo notevole nella compilazione del Corano. Le hafizat del Corano, le memorizzatici del Corano, erano Aisha, Hafsa e Umm Salamah. Dalla tabella seguente si evince il contributo di tradizioni fornite da ogni singola moglie del Profeta, e in particolare da ‘Aisha.

 

 

Bibliografia

 

1)      The devi of Vedas is Fatima  http://mohammadalvi.blogspot.it/2013/12/the-devi-of-vedas-is-fatima.html

2)      The Devi is Fatima http://godrediscovered.blogspot.it/2007/03/devi-is-fatima.html

3)      Amar Nath Khanna, Pilgrim Shrines of India: Mythology, Archaeology, History and Art (Hindu, Jain, Buddhist, Sikh, Jewish, Christian & Sufi), Aryan Books International, 2003, pag. 248.

4)      Journal of the Asiatic Society of Bombay, Volume 22, 1908

5)      Dineschandra Sircar, The Sakta Pithas, Motilal Banarsidass Publ., 1998, pag. 132.

6)      D. P. Dubey, Pilgrimage Studies: The Power of Sacred Places, Society of Pilgrimage Studies, 2000, pag. 301.

7)      Allamah Sayyid Sa'eed Akhtar Rizvi, Il Sacro Corano e la sua protezione da qualsiasi alterazione: http://www.it.islamic-sources.com/?wpfb_dl=121