Hikayat Seri Rama: un breve studio comparato sull’Islamizzazione Malese del Ramayana

 

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La storia della vita di Rama è interessante ed avvincente non solamente per gli Indù, ma anche per i fedeli d’altre religioni che ne sono influenzati. È stato giustamente affermato da Brahma (l’Abramo dell’Islam, la pace sia su di Lui) nel Valmiki Ramayana, la più vecchia versione del Ramayana: “finché le montagne ed i fiumi esisteranno sulla terra, la storia di Rama sarà predicata in tutto il mondo”.

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Per questo motivo, il Ramayana del saggio Valmiki è l’unica e potente creazione letteraria che ha avuto un’evoluzione affascinante, trasformandosi nel tempo e nei popoli. Il Ramayana ha cambiato forma, contenuto e spirito da lingua a lingua e da paese a paese; a volte, persino nella stessa lingua ha riflettuto differenti approcci culturali attraverso fertili immaginazioni. Questo è certamente vero per le innumerevoli versioni del Ramayana in Sanscrito, per i Ramayana Giainisti e Buddisti, e per i suoi adattamenti nelle versioni Islamiche.

Lo scopo di questo documento è di presentare un breve studio comparato tra la versione Indiana e un Ramayana Malese, la Hikayat Seri Rama. Alcuni degli aspetti della discussione tratteranno i valori e gli ideali Induisti e Islamici trasmessi nei due poemi epici, gli stili con i quali sono stati scritti, ed infine, alcuni casi ed i punti in cui la versione Indiana del Ramayana è stata Malesizzata. In generale, le fonti Malesi sono utilizzate in questo studio con l’ausilio di traduzioni. Il Ramayana di Valmiki ha plasmato ed inspirato profondamente la tradizione letteraria classica delle culture con le quali ha interagito. La diffusione di questo poema epico Indù, puro nel suo implicito significato, non avvenne solamente in tutta l’India multiculturale, la sua patria, ma si propagò parallelamente all’Induismo e al Buddismo in una vasta parte del Sud Est Asiatico.

Ciononostante, il Ramayana si diffuse subendo un processo d’acculturazione, e si assimilò ai popoli e alle culture che l’accolsero come parte integrante della loro letteratura classica. Alcuni assegnarono un nome nuovo al poema epico, altri lo alterarono totalmente, e modificandogli la trama lo vivificarono ulteriormente. In questo modo, ricevette l’approvazione dei loro valori culturali.

In Thailandia, questo poema epico risalente nella sua forma scritta al 18° secolo, è chiamato “Ramakian” o “Ramakrti”, e Rama è presentato in tratti Siamesi. Le versioni Birmana e Khmer del Ramayana sono chiamate “Rama-ya-kan” e “Reamker” rispettivamente, ed entrambe furono influenzate in larga misura dal Buddismo. (Abadi, 1979, pag. 30).

Il mondo Malese aveva condiviso questa tradizione antica fin dal primo secolo d.C. Il popolo Malese, come il Dott. William Fredericks dell’Università dell’Ohio ritiene, “adotta la filosofia in voga”, vale a dire l’Induismo e il Buddismo, sostituendo, o piuttosto migliorando il codice d’etica morale animista conservato fino a quel momento.

È in questo periodo, probabilmente, che i poemi epici Indiani, il Ramayana e il Mahabharata furono lentamente incorporati nella tradizione letteraria Malese. Sebbene la versione del Ramayana tradotta in quel tempo non proveniva da Valmiki (la versione standard), ma si trattava di una variante dell’India Meridionale, questo poema epico subì inevitabilmente un processo d’acculturazione.

La letteratura classica Malese, o la “hikayat Melayu tua”, infatti, è stata notevolmente influenzata ed inspirata dal Mahabharata di Vyasa e dal Ramayana di Valmiki. (Abadi, 1979, pag. 23) È in questo periodo dell’Induismo che avvenne la Malesizzazione dei poemi epici Indiani, in particolare di queste due grandi opere letterarie.

Il Mahabharata fu adottato e modificato per essere intitolato “Hikayat Pandawa Lima” (l’epopea dei cinque Pandava) o “Hikayat Pandawa Jaya”, mentre il Ramayana fu cambiato per essere chiamato “Hikayat Seri Rama” (L’epopea di Sri Rama). Il tema centrale di quest’articolo è la Malesizzazione del Ramayana, le sue differenze con la versione Indiana, ed in particolare, “l’Islamizzazione” del poema epico dopo che la nuova religione modificò i valori dell’era Induista Malese.

È stato accennato che esistono varie differenze tra la “Hikayat Seri Rama” e la versione Indiana presa a modello per il Ramayana Malese.

Questa Hikayat conteneva gli elementi Induisti dell’India meridionale, settentrionale e orientale. A Giava, le tracce di quest’epopea furono trovate nel tempio di Lara Jonggrang in Prambanan. Nell’anno 925 d. C. circa, Yogiswara tradusse il poema epico in Giavanese classico. Tale versione non era popolare poiché questa stessa lingua non era più usata. Poi, giunsero altre versioni della Hikayat, per esempio il “Serat Rama” e il “Rama Kling.” Da queste versioni nacque l’arte drammatica. Le versioni Malesi pubblicate da Roorda Van Eysinga, Shellabear e Maxwell, si relazionano alle versioni drammatiche menzionate. (Abadi, pag. 61)

Quest’articolo analizza i modelli del Ramayana Malese di Shellabear e di Maxwell per compararsi alla Hikayat Seri Rama. La versione di W.E. Maxwell, redatta alla fine del diciannovesimo secolo, fu estrapolata, raccolta e trascritta dal Ramayana orale di un cantastorie famoso di romanzi popolari, Mir Hassan. Questo testo rivela la chiara origine Induista della Hikayat, la quale s’ispira alla terminologia Malese appartenente alla sua tradizione popolare.

La versione di Shellabear, per contro, è diversa dalla narrazione dedotta di cui sopra, mentre la letteratura e la trama di quest’adattamento si avvicinano al poema epico Indiano originale. (Ahmad, 1981, pag. 113) Per la versione Indiana, d’altra parte, i riferimenti saranno effettuati sulla rivisitazione del Valmiki Ramayana di William S. Buck perché, come ha osservato nella sua “Introduzione” B.A. Van Nooten, l’autore ha catturato la nota più rilevante della storia di Rama dettagliandola in modo variegato: “Egli ha agguantato la più importante caratteristica del Ramayana ed il semplice tono religioso che pervade il testo originale Indiano.” (Buck, 1976, pag. XXII)

Da questo momento, la nostra dissertazione riguarderà la Malesizzazione/Islamizzazione del gran poema epico Indiano, riferendosi ad alcuni dei principali elementi della versione Malese citata. Perché avvenne la Malesizzazione del Ramayana? La risposta coinvolge l’Islamizzazione della popolazione, la cui fede si radicò ben più profondamente delle precedenti religioni.

L'Islam è giunto in questa regione tra il 13° e il 14° secolo cambiando il sistema di valori del popolo Malese. Portato da commercianti Indiani e Persiani, questo “rinnovato ordine morale” non ha solo introdotto una “nuova religione”, ma ha presentato i valori culturali Islamici Persiani e Indiani ai Malesi.

I Malesi, molto ricettivi nei confronti della natura e abituati ad essa, assimilarono col tempo le idee e i valori stranieri nella loro esistenza. Le virtù Islamiche non potevano, però, erodere completamente la pregiata cultura Malese del periodo pre-Islamico. Così, i valori Induisti e Buddisti si adeguarono all’Islam, mentre molte parole Sanscrite si conservarono.

Per esempio, nella lingua Malese l’uso di parole Sanscrite come “puasa” (digiuno), “neraka”, (inferno), “syurga” (paradiso o cielo) e “agama” (religione) spiega i concetti devozionali Islamici e le pratiche religiose della sua popolazione. Forse, il maggiore contributo dato dalla civiltà Islamica alla Malesia è la scrittura Araba, nota come “calligrafia Jawi.”

Pressoché senza eccezioni, la letteratura Malese classica compresa l’Induista, fu scritta all’inizio in questa forma di scrittura. La versione Malese del Ramayana, la “Hikayat Seri Rama” fu redatta in “caratteri Jawi.” Si potrebbe dire, quindi, che la letteratura classica Malese pervenutaci in manoscritti, proviene in maniera considerevole dal periodo Islamico. (Ahmad, 1981, pag. 110)

La popolarità del Ramayana e d’altri poemi epici Indù, al momento dell’arrivo dell’Islam, preoccuparono indubbiamente i predicatori Musulmani del tempo. Infatti, un’ordinanza religiosa compilata da uno studioso Musulmano del Gujarat (India) in servizio presso il Sultanato di Aceh nella prima metà del diciassettesimo secolo, condannò la lettura della “Hikayat Seri Rama” dichiarandola inadeguata per i seguaci dell’Islam. Sir Richard Winstedt, un critico della letteratura classica Malese dimostrò che il primo compito dei predicatori Musulmani era di sostituire gli eroi dell’epica Indiana con i guerrieri Musulmani. (Ahmad, 1981, pag.110)

L’espansione Islamica in questa regione fu così intensa che dell’Induismo si conservarono solamente alcune usanze sociali: matrimonio, nascita e cerimonie funebri. Di tanto in tanto, le credenze Indù furono sostituite dai costumi caratteristici dell’Islam. È detto in un altro poema epico classico Malese, la “Hikayat Merong Mahawangsa”, che gli idoli Indù furono occasionalmente distrutti. L’Induismo, quindi, divenne molto debole.

Questa situazione è proseguita durante lo sviluppo della letteratura Malese; infatti, gli elementi Induisti del Ramayana e del Mahabharata che glorificavano Vishnu, Shiva, Brahma ed altre divinità, furono rimpiazzati dal concetto Islamico dell’Essere Supremo. (Hamid, 1974, pag. 77-78)

Per illustrare il punto di cui sopra, confronteremo alcuni passaggi del poema epico Indiano (rivisitato da William S. Buck) con l’esemplare della “Hikayat Seri Rama” di Shellabear. Questi passaggi si occupano dell’ascesa al potere del Re Rakshasa Ravana, il demone nemico del dio Rama che conquistò i poteri incredibili in grado di dominare anche gli dei!

Bisogna sapere che alla fine d’ogni millennio, Ravana tagliava in sacrificio una sua testa. Nove delle sue teste erano già state mozzate. Mancava un giorno per recidere l’ultima. Quel giorno stava passando. Diecimila anni erano passati e la vita di Ravana stava concludendosi. 

Ravana teneva il coltello alla sua gola, quando Brahma apparve e disse: “Fermati! Chiedimi un favore subito!”

“Sono felice di accontentarti”disse Ravana.

“Accontentami!” disse Brahma. “La tua determinazione è terribile, troppo forte per essere trascurata, è una brutta malattia che devo trattare. Le tue ambizioni mi feriscono. Chiedi!”

“Possa io esser indicibile e mai sconfitto dagli dei o da un qualsiasi cielo, dai diavoli Infernali o Asura o spiriti demoniaci, dai serpenti dell’oltretomba o Yaksha o Rakshasa”.

“È permesso!” disse Brahma frettolosamente. Restituì a Ravana le sue teste bruciate che guardavano meglio di prima. Si colorarono di rosa vivo dalle ceneri e si fissarono sui colli di Ravana. Ravana sorrise e allisciò in basso i suoi baffi neri.

Brahma disse a Vibhishana (fratello minore del demone Ravana), “Chiedi!”

“Possa non dimenticare mai il mio Dharma in pericolo o in piacere, in tutta comodità o in distrazione”.

Brahma disse, “Sì; sarai immortale sulla Terra, esente da morte o da oblio; la mia verità non conosce deviazione”.

 

(Ramayana, Buck, 1976, pag. 23)

 

In questa versione Indiana, il Signor Brahma, il Creatore, è Colui che si avvicina al Re Ravana. Nella versione Malese, è un uomo di mezza età che si occupa dei desideri di Ravana, è il Profeta Adamo (ع), il primo uomo sulla Terra.

“Ogni nazione ha avuto il suo Profeta” (Corano, 10: 47)

Con la benedizione e il potere d’Allah, il Profeta Adamo (ع) discese dal cielo sulla terra per un determinato tempo. Una volta, all’alba, il Profeta (ع) camminava sulla Terra quando incontrò Ravana che meditava a testa in giù. Il Profeta, la pace sia su di Lui, domandò:

“O Ravana, perché fai questo? Da quanto tempo ti trovi in questa posizione?”

Ravana rispose: “O Profeta (ع) di Allah Misericordioso. Sono stato così per dodici anni.” Adamo (ع) allora disse: “O Ravana, quale supplica rivolgi ad Allah agendo in tal modo?” Ravana rispose: “O Mio Signore, O Profeta (ع) di Allah, se potessi intercedere presso Allah per un mio desiderio, ne proclamerei la sua natura.” Il Profeta Adamo (ع) allora replicò: “O Ravana, dimmi qual è il tuo desiderio”. (Shellabear, 1964, pag. 3) Ravana svelò al Profeta (ع) il desiderio di ottenere i quattro regni: la terra, il cielo, l’oltretomba e i mari. Il Profeta (ع) allora replicò a Ravana:

“Da questo momento, devi promettermi, che quando commetterai dei peccati o degli atti riprovevoli o i tuoi sottoposti compiranno simili azioni, invocherai la protezione di Dio, non giudicherai, ed accetterai la collera del tuo Signor Allah. Ritengo che accetti questa promessa. In questo modo, presenterei ad Allah per i tuoi umili auspici.” (Shellabear, 1964, pag. 2) I suddetti passaggi evidenziano le seguenti differenze:

(1) Il concetto del Creatore Brahma nel Valmiki Ramayana è rimpiazzato dal Profeta Adamo (ع), il quale si avvicinò a Ravana.

 (2) Nel Valmiki Ramayana, Brahma, il Dio Creatore, è rappresentato debole e minacciato dagli atti meditativi di Ravana.

 “Accontentami!” disse Brahma. “La tua determinazione è terribile, troppo forte per essere trascurata, è una brutta malattia che devo trattare. Le tue ambizioni mi feriscono. Chiedi!” (Buck, 1976, pag. 23)

Nella “Hikayat Seri Rama”, appena Ravana ascese al potere, chiese al Supremo Allah di concedergli i quattro regni. Il suo desiderio non poteva giungere direttamente ad Allah, piuttosto, al Profeta Adamo (ع) fu affidato il compito di trasmettere il suo desiderio. Il concetto del Creatore Supremo, quindi, tra Brahma e Allah si differenzia, la supremazia di Brahma è scossa dall'atto meditativo di Ravana, e perciò, Brahma accorda qualsiasi cosa al Rakshasa che voleva salvarsi.

D’altra parte, l'Islam non vede la potenza e la forza del Supremo Essere. Allah non è ritratto come Brahma da nessuna parte. Il Dio Indù è diviso in tre divinità: (1) Brahma, il Creatore, (2) Vishnu, il Preservatore e (3) Shiva, il Distruttore.

Questa concezione condusse all’idolatria e al culto delle immagini di queste divinità. (Akhbar, 1983, pag. 52) Il concetto del Dio Islamico è tale che, Allah è “Uno e indivisibile”. Egli non è nato da nessuno e non ha generato nessuno, e nessuno partecipa alla sua autorità, Egli è il Creatore, Colui che provvede e il Sostentatore di tutto l’Universo, ha la piena sovranità su ogni cosa che può distruggere e ricreare. (Akhbar, 1983, pag. 71)

Pertanto, i passaggi e commenti di cui sopra hanno mostrato la differenza del pensiero Divino in entrambi i poemi epici; tra l’originale Indù ed il conseguente Hikayat Seri Rama, la cui impronta è tipicamente Islamica. La differenza principale tra i due poemi risiede nel modo in cui sono scritti. Il Ramayana Sanscrito originale è in poesia, mentre la versione Malese è in prosa.

In Giava, esiste una versione diversa del Ramayana, mentre il Mahabharata in poesia è denominato “Kakawin”; si tratta di un adattamento Giavanese alla poesia Sanscrita. È probabile che la differenza tra la versione Malese e la Giavanese dipenda dall’influenza Induista che fu notevolmente inferiore sul Malese.

I Malesi, quindi, non adattarono la loro epica alla forma poetica Sanscrita. Inoltre, l’esistente poesia Malese, il “pantun”, non era utilizzabile per raccontare storie e, di conseguenza, la natura dell’epica Indiana non si adattava al “pantun” Malese. Il “syair”, la poesia melodica non era ancora nota prima che l’Islam giungesse dalla Persia (Hamid, 1974, pag. 58-59). Le “Hikayat Seri Rama” pubblicate da Maxwell e da Shellabear erano in prosa.

Le due principali differenze esistenti tra la versione Indiana del Ramayana e la Hikayat Seri Rama riguardano la rappresentazione concettuale del Creatore e la forma scritta, in poesia nel Ramayana e in prosa nella Hikayat.

Gli ultimi aspetti di quest’analisi comparata sono la caratterizzazione, gli eventi ed il tema in entrambe le opere letterarie.

Certamente tra le due versioni Malesi, l’adattamento preso in considerazione da Maxwell ed estratto dalla narrativa di Mir Hassan, è molto Malesizzata e Islamizzata; le varie trame e le leggende sono Musulmane, per non citare i nomi cambiati e modificati dei personaggi, i quali furono aggiunti alla versione Indiana per adattarlo allo stile del romanzo popolare Malese. In questa versione folclorica tradizionale, sorprendentemente, l’eroe principale non è più Rama, ma è il figlio di Rama che si manifesta nella forma di una scimmia. È molto simile al Serat Kanda (uno dei Ramayana Indonesiani) avendo poche affinità col Valmiki Ramayana. Invece, nella versione di Shellabear si conserva ancora l’eroe Rama.

Senza dubbio, si tratta della potente scimmia guerriero Hanuman. Espulso dal padre (Rama) per il suo aspetto ripugnante, Hanuman divenne un vagabondo. Le sue avventure, tuttavia, includono le trame presenti nel Ramayana Indiano; per esempio, Hanuman aiutò il dio Rama a liberare la sua consorte, Sita, dal Re Rakshasa Ravana. È citato anche l’incendio del palazzo del Re Rakshasha.

Le trame, però, in questa versione furono presentate in un modo appropriato per i romanzi popolari Malesi. Per esempio, in un’avventura l’eroe Hanuman incontra una principessa che sposa dopo aver assunto la forma umana. Hanuman, in seguito divenne un Re, e come nei tipici romanzi tradizionali Malesi, visse felice e contento.

I nomi dei personaggi in questo romanzo sono combinazioni desunte da varie tradizioni letterarie. L’espressione locale Malese “Tuan Puteri Sekuntum Bunga” indica Sita; mentre l’appellativo “Shah Numan” che designa Hanuman ha evidentemente una natura Persiana. Tuttavia, le parole “Seri Rama”, “Ravana” e “Raja Laksamana” sono sicuramente attinte dal Ramayana. I nomi dei luoghi come “Negeri Tanjung Bunga” sono locali, o traduzioni corrotte come nel caso di “Kachapuri” per “Langkapuri”. Maxwell ritiene che Kachapuri sia Kanchipuran, il sito storico e monumentale dell'India meridionale. Inoltre, suggerisce che Kachchi è presente nella letteratura Tamil.

L’impostazione della Hikayat è sicuramente Malese. Il Re Seri Rama risiede in un Palazzo Malese, una “istana” con un giardino d’alberi di mango. Gli alberi di cocco che sono familiari ai Malesi, sono coltivati attorno al palazzo di Ravana. Probabilmente, l’intenzione dei cantastorie tradizionali era di narrare agli ascoltatori le grandiosità e la potenza terrena dei Re; al contrario, si manifestò l’immagine serena e semplice dell’ambiente locale.

In questo testo, al matrimonio reale presenziano i dignitari religiosi locali, i “lebais” (insegnanti) e gli “haji”. Si trova anche un anacronistico uso delle armi da fuoco e della bandiera bianca per indicare la resa in battaglia. Questi elementi, evidentemente, furono aggiunti di volta in volta all’epica, perché la ricerca dimostra che questi simboli non si trovarono mai nel “Weltanschauung” Malese prima del diciottesimo o diciannovesimo secolo.

Questo romanzo popolare che si è forgiato combinando elementi indigeni e stranieri, è diventato un inestimabile bene letterario dei Malesi. (Ahmad, 1981, pp. 113-114) Quindi, com’è già stato accennato, la versione di Shellabear della Hikayat non subì le notevoli modificazioni del Ramayana di Maxwell, detto anche “Cerita Seri Rama”.

Le differenze si riscontrano nelle lievi modifiche apportate ai nomi dei personaggi principali: Rama fu chiamato Seri Rama e Sita divenne Sita Devi. In un altro esempio, la cerimonia matrimoniale di Rama con Sita nell’opera Indiana è descritta solennemente, mentre il testo Malese non le presta molto risalto. Ciononostante, la Hikayat ha senza dubbio un sapore Islamico, giacché è menzionato il Profeta Adamo (ع) e l’Essere Supremo Allah che sostituiscono i tratti caratteristici Induisti.

Con la venuta del Valmiki Ramayana nel mondo Malese, la sua epica si modificò di volta in volta per soddisfare la filosofia Islamica e la cultura popolare; così, la Malesizzazione e l’Islamizzazione del poema epico divennero sinonimi.

L’acculturazione del poema epico si trova in entrambi i testi delle Hikayat menzionate; si tratta dello stile in cui le opere sono scritte: in poesia Sanscrita nella versione Indiana, in prosa nell’adattamento Malese. La Hikayat di Maxwell mostra estesamente l’entità della Malesizzazione del Ramayana.

Questa relazione, certamente, non analizza in modo esauriente le differenze tra il gran poema epico Indiano e le versioni Malesi, poiché è impossibile considerare i molti aspetti e gli ambiti d’applicazione coinvolti.

Per non parlare poi dei numerosi Ramayana esistenti in India e in Malesia; quest’esposizione si occupa solamente delle Hikayat di Maxwell e di Shellabear, ma rileva che la prima è più Malesizzata della seconda.

In conclusione, ad un certo punto della storia e della civiltà Malese, ci fu un periodo Induista che con altre civiltà straniere plasmò la tradizione letteraria e popolare di questa regione. Questo periodo ha innegabilmente giocato un ruolo indicativo nel processo di cui sopra.

Non solo il Ramayana e il Mahabharata sono stati adottati dalla letteratura classica Malese, ma in seguito ispirarono altri due classici della letteratura Malese, il Sejarah Melayu e la Hikayat Hang Tuah.

In quest’ultimo, il protagonista, Hang Tuah, è un idolo e un archetipo della classe guerriera appartenente al glorioso Sultanato di Malacca. In uno degli episodi dell’epica, è narrato che da bambino giocando a duello con i suoi amici d’infanzia, qualcuno fra loro esclamò: “Ecco, Laksamana, il mio nemico!” (Hamid, 1974, p. 61)

“Laksamana” non è altro che il fratellastro di Rama; così, l’eminente guerriero Malese dopo scelse questo nome per glorificare la classe dei marinai guerrieri Malesi. È degno di nota che fino ad oggi, il popolo Malese onora con questo termine l’esponente più elevato della marina militare Malese. L’influenza del Ramayana è perenne!

 

Bibliografia

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