Ripristinare l’esercizio Sufi

 

L’uomo rappresenta la sostanza energetica: può accumulare l'energia, custodirla, accrescere la sua intensità. Le malattie provengono da una cattiva circolazione dell’energia. Bisogna distribuire l'energia uniformemente ed imparare a raccoglierla. È in questo che risiede il senso segreto dei movimenti Sufi (gli esercizi che ripristinano l’energia) diretti ad armonizzare l’attività completa della persona.

Gli esercizi riabilitanti possono essere eseguiti per tre scopi:

·         Riposo, rilassamento (ritmo lento nell’esecuzione degli esercizi);

·         Terapia (ritmo medio nell’esecuzione degli esercizi);

·         Combattimento (ritmo rapido nell'esecuzione degli esercizi)

MOVIMENTI “ADAMO”

image63.gif È raccomandato di compiere una serie di movimenti ADAMO prima degli esercizi riabilitativi.

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"A"

Nell'arco di 6-7 secondi ritorniamo alla posizione di partenza “À”. Piacevolmente, inspiriamo ed espiriamo. Osservate lo stato in cui vi trovate, e mentalmente immaginate l’area dell’organo che vi disturba.

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LA “FRECCIA”

Posizione eretta. La schiena è dritta, i piedi sono larghi come le spalle. Le mani sono davanti e “supplicano.” I gomiti sono separati e paralleli alla superficie del pavimento, i palmi sono rivolti all’insù con le dita leggermente piegate. Dal petto solleviamo le due mani verso l’alto, più in alto, più in alto, poi ci solleviamo in punta di piedi, ci stiriamo in questa posizione. Inspiriamo e tratteniamo il respiro, simultaneamente ci giriamo prima a destra, e poi a sinistra. Espirando, ci rilassiamo abbassando le mani. Ripetiamo l’esercizio per cinque-dieci volte.

L'esercizio “Freccia” agisce favorevolmente sui vasi sanguigni e sull'epidermide. È uno degli esercizi più antichi.

Il “GIARDINIERE”

È uno dei più antichi esercizi Sufi di riattivazione.

La schiena è dritta. I piedi hanno la larghezza delle spalle. La mano sinistra è sul dorso. Con la mano destra immaginiamo di raccogliere una mela dall’alto. Non si può saltare. Sicché, sulla punta del piede destro ci stiriamo verso la mela. Contiamo ad alta voce: uno, due, tre, quattro... otto. Ad ogni numero, inspiriamo e tentiamo di avvicinarci al frutto desiderato, il più possibile. Espiriamo con un sentimento d’amore e di piacere. La seconda mano “aiuta” il corpo tendendosi in alto. Il corpo si torce un po’ affinché la sensazione dello sforzo sia completa e comprenda tutti i muscoli del corpo. Pensate alle sensazioni corporali.

Il "Giardiniere" contribuisce alla risoluzione dei problemi renali, della spina dorsale, e concorre al trattamento della radicolite.

La posizione delle mani non cambia dall’ultima postura, e si passa all'esecuzione dell’esercizio successivo.

Spremiamo il succo Sufi (il proseguimento del “GIARDINIERE”)

In piedi, le mani sono lungo il corpo. La schiena è dritta. La larghezza dei piedi è appena inferiore a quella delle spalle. I palmi sono paralleli al pavimento (le punte delle dita sono dirette in avanti). Adesso con la mano destra pigiamo in basso (come se uscisse il vino dall'uva) inclinandoci lateralmente. Il piede sinistro è sulla punta, ma i piedi non si staccano dalla superficie del pavimento. Ad ogni spostamento laterale la mano pigia sempre più in basso. Il corpo non s’inclina né in avanti, né all’indietro. Inspirando spingo verso il basso, espirando risalgo. Sentiamo il restringimento della spina dorsale.

Contiamo ad alta voce: uno, due, tre.., sette. All'otto tratteniamo al meglio la respirazione, e sorridendo espiriamo raddrizzandoci.

Siamo coscienti che l'esercizio armonizza il funzionamento del rene poiché i muscoli lombari sono sforzati. Nella zona renale si accumulano le paure, le emozioni immotivate.  Nel corpo risolviamo questi problemi.

Cambiamo le mani ed eseguiamo il "Giardiniere" con l'altra mano (sinistra).

Compiendo questi esercizi è possibile armonizzare lo scambio energetico tra la parte sinistra e destra dell'organismo. Questo è il massaggio peculiare dei reni e della spina dorsale.

LE ALI DELL'ANGELO

Incrociamo le mani davanti a noi stessi facendo in modo che i palmi siano appoggiati sulle spalle e che il punto d’incrocio delle braccia si trovi sul plesso solare. Il braccio destro è sul braccio sinistro. Il piano delle due braccia è parallelo al piano del corpo. La schiena e le spalle sono dritte, i piedi hanno la larghezza delle spalle.

Adesso, inspirando tratteniamo la respirazione, i gomiti scivolano verso l'alto finché gli avambracci sono paralleli alla superficie del pavimento. Sentite l'aderenza delle scapole! Le mani sono tese. I palmi delle mani li portiamo gradualmente all’altezza della testa, poi c’espandiamo, tendiamo le braccia in alto. I palmi sono rivolti al cielo. Sperimentiamo un sentimento di venerazione... Dai lati facciamo scendere le braccia e simultaneamente chiniamo il corpo (il torace tramite la spina dorsale), ma non eseguiamo la genuflessione. Espirando torciamo i tendini delle mani (la mano sinistra in senso orario, la mano destra in senso antiorario). Percepiamo la tensione nei muscoli delle mani. Inspirando “torciamo” le mani, mentre espirando ci raddrizziamo ritornando nella posizione di partenza.

Quest'esercizio mira al rafforzamento del sistema immunitario; ossia l'esecuzione regolare delle “Ali dell'Angelo” vi permetterà di evitare le sgradite malattie virali e i reumatismi. E' raccomandato di includerlo nell'insieme degli esercizi mattutini.

Ricordiamoci del nostro stato d’animo piacevole. Riempiamo con un sentimento di piacere l'area del corpo sottoposta a sforzo. Ogni volta, miglioriamo l'esecuzione qualitativa delle “Ali dell'Angelo.”

La prima volta si può compiere quest'esercizio a respirazione libera. Poi, negli esercizi successivi si trattiene l’inspirazione.

Le persone con pressione arteriosa alta non dovrebbero eseguire l'inclinazione. Gli altri devono compierla.

È importante ricordarsi di eseguire questo movimento nello stato mukashafa.

IL “FUNAMBOLO

È raccomandato il compimento del funambolo dopo gli esercizi d’autodiagnosi. Aiuta anche nella prevenzione dell'anemia.

Il successo nell'esecuzione di quest'esercizio è legato direttamente alla capacità di “non pensare a nulla.”

Immaginiamo che davanti a voi sul pavimento ci sia un filo (o una sottile linea bianca). I due piedi sono sulla stessa linea. La distanza tra i due piedi è grosso modo di mezzo piede (o un palmo). Teniamo il centro di gravità strettamente al centro. Le mani sono tese davanti e parallele al pavimento, i palmi sono rivolti verso il basso. La testa è rovesciata all'indietro. Manteniamo l'equilibrio. Le braccia sono alzate in alto (la testa continuiamo a tenerla rovesciata). Controlliamo i piedi, osserviamo l'equilibrio. Lentamente abbassiamo di lato le due braccia fino all’altezza delle spalle. I palmi devono essere assolutamente rivolti in alto. La respirazione è regolare, tranquilla.

Chiudiamo gli occhi. Manteniamo l'equilibrio sulle due gambe!

Cambiamo la posizione dei piedi (quello che si trovava davanti, passa dietro).

“L'INCHINO SUFI”

Le mani formano un crocifisso il cui punto d'intersezione è davanti al plesso solare. Collochiamo il polso destro su quello sinistro. Le braccia sono parallele al torace. Con una sensazione interiore colma di tranquillo raccoglimento c’inchiniamo in avanti, la spina dorsale è dritta. Inclinati, le braccia sono gradualmente allargate ai due lati. Lo sguardo è concentrato sulla punta dei piedi. Eseguiamo l'inchino Sufi ogni volta dopo un gruppo d’esercizi.

I Sufi si salutano e si congedano l'un l'altro compiendo quest'inchino.

Riferimento: http://www.tradizionesacra.it/i_segreti_dei_movimenti_sufi.htm