Similitudini fra Islam e Induismo – Parte seconda

 

A cura del Dott. Zakir Naik

 

GLI ARTICOLI DI FEDE (IMAAN) ISLAMICI CONFRONTATI CON I DOGMI PRESCRITTI DALLE SACRE SCRITTURE INDÙ

L’Onnipotente Allah dichiara nel Glorioso Corano:

“La pietà non consiste nel volger la faccia verso l’oriente o verso l’occidente, bensì la vera pietà è quella di chi crede in Dio, e nell’Ultimo Giorno, e negli Angeli, e nel Libro, e nei Profeti” (Corano, 2: 177)

È riportato nel Sahih Muslim:

“... Un uomo giunse dal Profeta (ص) e gli domandò: Oh Messaggero d’Allah, che cos’è l’Imaan (la fede)? Egli [il Profeta (ص)] disse: È dichiarare la propria fede in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Messaggeri e credere nella Resurrezione, nella Vita futura, e nel Qadr, cioè nel destino.”

(Sahih Muslim, Vol. 1, Libro di Imaan, Capitolo 2, Hadith 6)

Così, i sei articoli di fede Islamica sono:

I) Il concetto di Dio (il primo articolo di fede Islamica è il “Tawhid”, vale a dire credere in un Solo ed Unico Eterno Creatore).

II) I Suoi Angeli

III) I Suoi Libri

IV) I Suoi Messaggeri

V) La Vita Futura dopo la morte

VI) Qadr o il destino

Studieremo il punto di vista Induista in rapporto a questi sei articoli. In questa seconda parte, invece, esamineremo il concetto di Dio in queste due importanti religioni alla luce delle loro rispettive scritture osservandone le somiglianze.

CONCETTO ORDINARIO DI DIO NELL’ISLAM E NELL'INDUISMO:

I laici Indù hanno opinioni diverse sul numero delle loro divinità, alcuni credono che siano trentatré, altri mille, altri sosterranno trentatré crore, in pratica 330 milioni. Invece, se ponete questa domanda agli Indù istruiti e versati nelle sacre Scritture, vi risponderanno che credono ed adorano un Unico Dio.

LA DIFFERENZA TRA L’ISLAM E L’INDUISMO STA IN QUEL “DI”…

(Ogni cosa è di “Dio” – Ogni cosa è “Dio”)

La differenza principale tra l’Indù ed il Musulmano è che il semplice Indù crede nella filosofia Panteista, in altre parole che “ogni cosa è Dio, l’Albero è Dio, il Sole è Dio, la Luna è Dio, il Serpente è Dio, la Scimmia è Dio, l'Essere Umano è Dio”; mentre tutti i Musulmani credono che “ogni cosa è di Dio”.

I Musulmani credono che tutto è di Dio. DIO preceduto dalla preposizione “di”, che esprime una relazione d’appartenenza. Ogni cosa appartiene al Solo ed Unico eterno Dio. L'albero appartiene a Dio, il sole appartiene a Dio, la luna appartiene a Dio, il serpente appartiene a Dio, la scimmia appartiene a Dio, l'essere umano appartiene a Dio.

Quindi, la principale differenza tra gli Indù ed i Musulmani è quella relazione d’appartenenza. L’Indù afferma: “Tutto è DIO.” Il Musulmano dichiara: “Tutto è di Dio”, DIO preceduto dalla preposizione “di.” Se riusciremo a risolvere la differenza costituita da quel “di”, gli Indù e i Musulmani saranno uniti.

Il Glorioso Corano dichiara:

“addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi”, (Corano, 3: 64)

Qual è il primo termine?

“che non adoreremo altri che Allah” (Corano, 3: 64)

Cosicché, addiveniamo ad una dichiarazione comune analizzando le scritture degli Indù e dei Musulmani.

UPANISHAD

Le Upanishad sono una delle sacre Scritture Indù.

I. Chandogya Upanishad

È citato nella Chandogya Upanishad:

Ekam Evadvitiyam” (“È Uno solo senza un secondo.”)

[Chandogya Upanishad, Prapathaka (Capitolo) 6, Khanda (Sezione) 2, Shloka (verso) 1]

“I sad eva, saumya, idam agra asid ekam evaditiyam, tadd haika ahuh, asad evedam agra asid ekam evadvitiyam, tasmad asatah saj jayata”

“All’inizio, mio caro, ci fu un solo Essere, Uno senza un secondo. Alcune persone dicono che al principio ci fu solamente un non Essere, Uno solo, senza un secondo. Da quel non-Essere, l’Essere fu prodotto”

(The Principal Upanishad by S. Radhakrishnan pg. 447 & 448)

(Sacred Books of the East Volume 1, the Upanishads Part I Page 93)

Non sono questi dogmi di fede simili al seguente versetto del Santo Corano?

“Dì: Egli, Dio, è Uno” [Corano, Surah Ikhlas, capitolo 112, versetto 1]

II. Shwetashvatara Upanishad

È citato nella Shwetashvatara Upanishad:

“Nacasya kascij janita na cadhipah”

“Lui non ha né genitori, né pari.”

(Shwetashvatara Upanishad, Adhyaya (Capitolo) 6, Shloka (verso) 9)]

“na tasya kascit patir astiloke, na cesita naiva ca tasyalingam, na karanam karanadhipadhipo na casya kascij janita na cadhipah.”

“Non vi è padrone al suo posto nel mondo, nessun governante, né alcun segno (che lo sostituisca). Egli è la causa, il signore dei signori degli organi sensoriali; Lui non ha né genitori, né pari.

(The Principal Upanishad by S. Radhakrishnan pg. 745 and in Sacred books of the East volume 15, the Upanishads Part II Page 263)

Il Santo Corano racchiude un simile messaggio nel seguente versetto della Surah Ikhlas: “Non generò, né fu generato, e nessuno Gli è pari.” [Corano, 112: 3]

III. Shwetashvatara Upanishad

È citato nella Shwetashvatara Upanishad:

“Na tasya pratima asti” (“Niente somiglia a Lui”)

(Shwetashvatara Upanishad, Capitolo 4, verso 19)

“Nainam urdhvam na tiryancam na madhye na parijagrabhat na tasy pratime asti yasya nama mahad yasah.”

(Niente somiglia a Lui il cui nome è gran gloria).

(The Principal Upanishad by S. Radhakrishnan pg 736 & 737 and in Sacred books of the East Volume 15, the Upanishads part II, Page no. 253)

Confrontiamo i suddetti versetti con i passi del Santo Corano:

“E nessuno Gli è pari.” [Santo Corano, 112:4]

“non v’ha simile a Lui cosa alcuna.” [Santo Corano, 42:11]

IV. I seguenti versetti delle Upanishad alludono all’incapacità umana d’immaginare Dio in una particolare forma:

È citato nella Shwetashvatara Upanishad:

“na samdrse tisthati rupam asya, na caksusa pasyati kas canainam”.

La sua forma non può essere vista, nessuno Lo vede con l'occhio.”

[(Shwetashvatara Upanishad, Adhyaya (Capitolo) 4, Shloka (verso) 20]

“Na samdrse tisthati rupam asya, na caksusa pasyati kas canainam. Hrda hrdistham manasa ya enam, evam vidur amrtas te bhavanti.”

La sua forma non può essere vista, nessuno Lo vede con l'occhio. Chi tramite il cuore e la mente Lo conosce stabilmente diverrà immortale.”

(The Principal Upanishad by S. Radhakrishnan pg. 737 and in Sacred books of the East Volume 15, the Upanishad part II, Page no. 253)

Il Santo Corano si riferisce a quest’aspetto nel seguente versetto:

Gli sguardi non lo raggiungono, ma Egli scruta tutti gli sguardi. È di sguardo sottile e tutti gli sguardi afferra.” [Corano, 6: 103]

BHAGAVAD GITA

La più popolare fra tutte le sacre scritture Indù è la Bhagavad Gita.

La Bhagavad Gita menziona:

“Coloro la cui l’intelligenza è stata sottratta dai desideri materiali adorano divinità minori.”

(Bhagavad Gita, 7: 20)

Questo passo significa: “Coloro che sono materialisti, adorano i semidei”; in altre parole, venerano altre divinità all’infuori del Vero Dio.

È citato nella Bhagavad Gita:

Colui che Mi conosce come il non-nato, Colui che non ha inizio, il Signore Supremo di tutti i mondi...”

(Bhagavad Gita, 10: 3)

Il "non nato", non si riferisce all'essere individuale. Il Signore resta sempre il non-nato; Egli si distingue perché non fu creato insieme all'universo materiale.

YAJURVEDA

Il Veda è la più sacra fra tutte le Scritture Indù. Ve ne sono principalmente quattro: Rig Veda, Yajur Veda, Sam Veda, e Atharva Veda.

I. È citato nel Yajurveda Bianco:

“na tasya pratima asti” “Non c’è nessun’immagine di Lui… ” Ed è aggiunto: “Poiché Lui non è nato, Egli si merita la nostra adorazione.” (Yajurveda, Capitolo 32, Verso 3)

Non c’è nessun’immagine di Lui, la cui gloria è in verità grande. Egli sostiene in sé stesso tutti gli oggetti luminosi come il Sole, ecc… Possa (Lui) non nuocermi, questa è la mia preghiera. Essendo non nato, Egli si merita la nostra adorazione.” (The Yajurveda by Devi Chand M.A. pg. 377)

II. È citato nel Yajurveda Bianco:

“Egli è il luminoso, il senza corpo, l’invulnerabile, la fonte della potenza, il puro che il male non ha trafitto. Lungimirante, saggio, onnicomprensivo, autoesistente, ha prescritto l’intenzione nelle richieste convenienti per l’Eternità.” (Yajurveda Bianco, Capitolo 40, Verso 8)

(Yajurveda Samhita by Ralph I. H. Griffith pg. 538)

III. È menzionato nel Yajurveda Bianco:

“Andhatma pravishanti ye assambhuti mupaste”

“Profondamente nell’ombra e cechi nel buio cadono gli adoratori di Asambhuti. Sprofondano nell’oscurità più profonda coloro che sono assorti su Sambhuti.” [Yajurved, Capitolo 40, verso 9]

(Yajurveda Samhita by Ralph T. H. Griffith pg. 538)

(Sprofondano nell’oscurità più profonda coloro che sono assorti su Sambhuti, vale a dire coloro che adorano gli elementi naturali quali l’aria, l’acqua, il fuoco, o le cose create come il tavolo, la sedia, l’idolo, ecc… Qui la parola Sambhuti è un’aferesi per Asambhuti)

IV) Lo Yajur Veda menziona anche una preghiera, la cui ripetizione ci conduce sul percorso vantaggioso, che rimuove il peccato evitandoci di deviare ed errare.

“Percorso bello da indurci a ricchezze, Agni, Oh Dio, che conosci tutte le nostre opere e la nostra saggezza. Rimuovi il peccato che ci fa deviare e vagare: meriti la nostra più abbondante adorazione.” [Yajurveda, Capitolo 40, Verso 16]

[The Yajurveda Samhiti by Ralph T. H. Griffith pg 541]

Una preghiera simile si trova nella Surah al-Fatiha del Glorioso Corano:

“Guidaci per la retta via, la via di coloro sui quali hai effuso la Tua Grazia, la via di coloro coi quali non sei adirato, la via di quelli che non vagolano nell’errore.” [Corano, 1: 6-7]

ATHARVA VEDA

I. È citato nell’Atharva Veda

“Dev Maha Osi” (“Dio è realmente Grande.”)

[Atharva Veda, Libro 20, Inno (capitolo) 58, verso 3]

“In verità, Surya, la Tua opera è grande; veramente, aditya, la Tua opera è grande. Essendo la tua opera grande, in verità è la tua grandezza da ammirare: sì, veramente, la tua opera è grande, Oh Dio”.

(Atharvaveda Samhita Vol. 2, William Duright Whitney pg. 910)

Un simile messaggio è dato nel Corano, nella Surah Rad:

“il Grande, l’Eccelso”. [Corano, 13: 9]

RIGVEDA

I) Il più antico ed il più sacro tra tutti i Veda è il Rig Veda. Il Rig Veda afferma che i Saggi (dotti Sacerdoti) chiamano l’Unico Dio con molti nomi.

È detto nel Rig Veda:

“Ekam sat vipra bahudha vadanti”

“I Saggi (i dotti Sacerdoti) invocano l’Unico Dio con molti nomi.” (Rig Veda, Libro 1, Inno 164, verso 46)

Il versetto completo è il seguente:

“Lo chiamano Indra, Mitra, Varuna, Agni, ed è Garutman, il paradisiaco nobilmente alato. A colui che è Uno, i Saggi (i dotti Sacerdoti) invocano l’Unico Dio con molti nomi tra cui Agni, Yama, Matarisvan.” [Rig Veda, Libro 1, Inno 164, verso 46, by Ralph T.H. Griffith, 1896]

(L'uccello celestiale Garuda domina la scena religiosa ed indiana da tempo immemorabile. Nei primi testi, era noto col nome di Garutman. Matarisvan è il respiro cosmico)

Un simile messaggio è dato in un altro passo del Rig Veda:

“Lui, con le ali fiere, sebbene solo Uno in natura, Lo modellano saggi cantanti, con canti, in molte figure (e nomi).”

(Rig Veda, Libro 10, Inno 114, verso 5)

II) Il Rig Veda assegna non meno di 33 differenti attributi all’Onnipotente Dio, parecchi dei quali sono citati nel Rig Veda, Libro 2, Inno 1. Tra i vari attributi citati nel Rig Veda, uno dei più belli è “Brahma. ‘Brahma’ significa ‘il Creatore’ in Sanscrito, sebbene abbia anche altri significati. Se si traduce Brahma in Arabo, il suo significato è ‘Khaliq’. I Musulmani non hanno nessun’obiezione se l’Onnipotente Allah sia chiamato ‘Khaliq’ o ‘Creatore’ o ‘Brahma’. I Musulmani, però, dissentono completamente dall’idea che ‘Brahma’ sia l’Onnipotente Dio con 4 teste incoronate e con 4 mani (“nauzubillah mina ash-shaytani ar-ragim” ci rifugiamo in Dio da Satana il malvagio). L’Islam si oppone decisamente a questa descrizione perché l’Onnipotente Dio non può essere raffigurato. La visione antropomorfica di Dio non è proposta nemmeno dallo Yajurveda: “Na tasya Pratima asti’ (Non c’è nessun’immagine di Lui) [Yajur Veda, 32: 3]

Un altro attributo leggiadro citato nel Rig Veda, Libro 2, Inno 1, Verso 3, è Vishnu. Uno dei significati di ‘Vishnu’ è “colui che sostiene e governa l'universo.” Il significato di questa parola in Arabo è ‘Rabb(equivale a governare, signoreggiare, ecc…) L’Islam non fa nessun’obiezione se qualcuno chiama l’Onnipotente Allah col titolo di ‘Rabb’ o ‘Sostentatore’ o ‘Vishnu’, ma se qualcuno sostiene che Vishnu è l’Onnipotente Allah, e che Vishnu ha quattro braccia, due destre e due sinistre, di cui una mano destra sostiene un disco che rappresenta il “chakra”, mentre una mano sinistra regge una conchiglia, o che Vishnu cavalca un uccello o è disteso sopra un serpente, allora, l’Islam si opporrà a quest’immagine di Vishnu associata all’Onnipotente Dio. Simili descrizioni sono anche in contrasto con l’insegnamento dello Yajurveda:

“Egli è il luminoso, il senza corpo” (Yajurveda, Capitolo 40, verso 8)

III. È citato nel Rig Veda:

“Ma Chidanyadvi Shansata”

“Oh amici, non glorificate niente all’infuori (di Lui); così non avrete pene e preoccupazioni. Lodate ripetutamente solo il potente Indra quando il succo è sparso” [Rigveda, Libro 8, Inno 1, verso 1, by Ralph T.H. Griffith, [1896]]

[Significa che gli amici non devono adorare nessuno eccetto Lui, l’Unico Dio. Eviteranno di essere afflitti dal dolore. Lodate solo Lui, il raggiante, il signore della folgore, Indra, il grondante di benefici. Durante la realizzazione del sé (quando il succo è sparso), inneggiate ripetutamente in Suo onore”]

(Rig Veda Samhiti Vol. IX, pg. 1 & 2 by Swami Satyaprakash Sarasvati & Satyakam Vidhya Lankar)

IV. È citato nel Rig Veda:

“I suoi sacerdoti, l’alto prelato ben qualificato ad inneggiare controlla i loro spiriti, sì, controlla i loro santi pensieri. Solo lui che conosce le opere assegna gli uffici sacerdotali. Sì, maestosa è la lode al Dio Savitar.”

 (Rig Veda, Libro 5, Inno 81, verso 1, by Ralph T.H. Griffith, [1896])

“Il saggio yogi concentra l’attenzione delle loro menti; e concentra il loro pensiero anche nella Suprema Realtà, che è Onnipresente, Grande e Onnisciente. Egli solo, conoscendo le loro funzioni, assegna agli organi sensoriali i loro rispettivi compiti. Certamente, grande è la Gloria al Divino Creatore.

(Rig Veda Samhiti, Libro 5, Inno 81, verso 1, Vol. 6, pg 1802 & 1803 by Swami Satyaprakash Sarasvati & Satyakam Vidhya Lanka)

Confrontiamolo col seguente versetto della Surah Fatiha:

“Sia lode ad Allah il Signore dei mondi.” [Corano, 1: 2]

V. È citato nel Rig Veda:

“Ya Eka Ittamushtuhi”

“Le lodi siano per Colui che è Impareggiabile ed Unico.”

(Rig Veda, Libro VI, Inno 45, verso 16)

(Hymns of Rig Veda by Ralph T. H. Griffith pg. 648)

VI. È citato nel Rig Veda:

Il Generoso, il Dispensatore.” [Rig Veda, Libro 3, Inno 34, verso 1]

[Hymns of Rig Veda, volume 2, page 337, by Raplh T. H. Griffith]

Non è simile alla Misericordia d’Allah nel Corano?

“Il Clemente, il Misericordioso.” [Corano, 1: 3]

BRAHMA-SUTRA (O VEDANTA-SUTRA)

Nel Brahma Sutra del Vedanta è detto:

‘Ekam Brahm, dvitiya naste neh na naste kinchan”

“Bhagwan ek hi hai dusara nahi hai, nahi hai, nahi hai, zara bhi nahi hai”.

“C’è solo un Dio, senza un secondo, per niente, per niente, nemmeno in piccola parte.”

I versetti Coranici sopraccitati ed i passaggi delle Scritture Indù chiariscono il concetto d’Unità e d’Unicità dell’Onnipotente Allah, il Creatore di tutto il Creato. Inoltre, essi negano l'esistenza d’altre divinità all’infuori dell’Unico Dio. Questi versetti essenzialmente propongono il monoteismo.

Chi studia attentamente le sacre Scritture Indù, comprende che l’Induismo autentico ha una corretta e sana concezione di Dio.