IL SUFISMO - IL METODO CHE AIUTA L'UOMO A SEGUIRE LA NATURA

 

Perch’è il Sufismo?

 

Ricordate la pantomima rappresentata dalla compagnia teatrale “Lizidei” (“I saltimbanchi”) nella metà degli anni Ottanta? Questa pantomima è stata rappresentata in televisione per cinque o sei anni. Inoltre, la parola “nie-z-zja” (storpiatura russa dell’espressione “non si può”) è saldamente entrata nel lessico durante il periodo della perestroika. “Mamma, posso andare a fare una passeggiata?” “Nie-z-zja!” La trama della pantomima descriveva un personaggio interessato ad una grande palla, mentre un secondo gli proibiva di prenderla dicendo “Nie-z-zja!” Il secondo clown non raccoglieva la palla, ma non intralciava nemmeno la curiosità del primo pagliaccio. Per certi versi, “riacciuffava” l'interesse per la palla e sgolandosi con voce rauca gridava “nie-z-zja”. Infine, questo primo pagliaccio con una mimica urlava “zjà! - zjà! - zjà!” (storpiatura russa di “si può”). Così, afferrava il pallone e scappava via.

Durante il secolo scorso nel territorio dell’ex Unione Sovietica, era difficile impegnarsi nelle pratiche non tradizionali d’auto-guarigione. Qualche Sufi che eseguiva le pratiche, era costretto ad avvolgere i suoi testi in un panno di lana e a nasconderli nei cimiteri perché questi libri erano letteralmente presi d’assalto, non tanto dal governo, ma dai governanti che capivano il loro valore scientifico; quindi, divennero dei pezzi d’antiquariato. Adesso, questi segreti sono diventati accessibili. Molti sono entrati nella Via. Prendete, se potete prendere.

Il Sufismo è un antico orientamento pratico che si basa su un amore attivo per Dio e per la gente: elabora dei metodi, degli esercizi che permettono alla persona d’essere consapevole della natura e dell’amore Divino, stabilisce delle relazioni armoniose col mondo, con la gente, con la natura e con sé stessi. È successo, perciò, che per qualche motivo, il Sufismo non ha occupato il suo legittimo posto nei vari corsi Universitari di storia e di psicologia della religione, nonché negli studi religiosi. I professori delle scuole superiori erano incapaci di “presentare” il Sufismo: è una religione? Una psicotecnica? Una comunità spirituale? Io non sono un accademico per fare delle classificazioni in questo libro. Piuttosto, il Sufismo è un metodo pratico che aiuta la persona a seguire la natura Divina per essere sano, sicuro e felice.

I Sufi hanno molti nomi. Furono chiamati eccelsi, selvaggi, folli, creature celesti, gente comune, cercatori, inebriati, talenti, dervisci, fachiri e saggi.

I Sufi sono gente pratica che studia e vive seguendo le leggi naturali, e trasmette queste conoscenze agli altri. Il Sufismo non è né una parola, né un concetto. È lo stato di una vita armoniosa. Talvolta, i Sufi sono definiti monaci sociali. Io credo che il vero monaco, non è il frate di clausura che esegue incondizionatamente dei rituali, ma è colui che dimora costantemente in uno stato d’unità con l’Altissimo.

 

L’insegnamento del Sufismo: le regole efficaci per la guarigione

 

I metodi descritti nel libro sono apparsi nel cuore della tradizione Sufi. Pertanto, il lettore deve conoscere alcune regole dell’insegnamento Sufico. È verosimile che in questo modo pervenga con più rapidità al risultato desiderato.

La maestria di ogni maestro Sufi è trasmessa alla gente da qualche suo allievo. L’allievo è scelto non tra i più ubbidienti, perseveranti e sani, ma tra coloro che hanno la migliore capacità di sviluppare la tradizione Sufica. Sulle relazioni tra insegnante e discepolo, la gente ha inventato una gran quantità di favole: alcuni affermano che bisogna cercare per tanto tempo un maestro, altri sostengono che un maestro Sufi “accetta” solo lo studente che abbia superato qualche prova; si resta seduti alcuni giorni davanti alla porta del maestro, si sale in alta montagna e si trascorre qualche tempo senza parlare con nessuno, e così via. Queste storie hanno poco in comune con la realtà dei fatti.

Chi studia la letteratura “della guarigione naturale” coll’intento di trovarvi qualche cura adatta al loro caso, è scettico verso questi insegnamenti. Si tratta di un approccio equilibrato che io rispetto. Il materiale da me proposto sottintende, però, qualcosa che deve essere applicato in modo incondizionato.

Un allievo zelante di un maestro Sufi, desiderava conseguire sempre qualche risultato prestigioso. Una volta entrando nella stanza del maestro per porgli l’ennesima domanda, ricevette da quest’ultimo la seguente richiesta: “Sii gentile, chiamami per favore Hassan!”

Questo discepolo si recò nel cortile dell’abitazione, ma non vide Hassan nonostante avesse una vista eccellente. Determinato a conseguire il suo obiettivo, controllò tutte le Chaikhanà (casa del tè) sulla strada chiedendo ai visitatori se avessero visto Hassan. Nessuno gli dette una risposta valida. Completamente disperato, verso sera, l’allievo compì l’ultimo tentativo gridando ad alta voce: “Hassan! Hassan! Hassan!” Qualche secondo dopo da un cortile vicino apparve Hassan, che fu condotto dal maestro, mentre l’allievo seduto sopra un banco adiacente rifletteva sul fatto che l’ostinazione conduce sempre alla meta.

I suoi pensieri furono interrotti quando l’insoddisfatto Hassan uscendo dalla stanza del maestro, si rivolse verso l’allievo: “Perché non mi hai chiamato subito, non appena il padrone te lo ordinò?” “Ti ho cercato ovunque, ma invano!” L’indignato Hassan esclamò: “Mio Dio, il maestro ha chiesto realmente di cercarmi?! No. Il maestro ti ha chiesto di chiamarmi una sola volta, non tre volte!”

Nel Sufismo, il concetto di “maestro” ha un significato molto importante. Bisogna ubbidire al maestro senza discutere, come si fa per l’Altissimo.

Nella pratica d’auto-riabilitazione e d’auto-perfezionamento, la guida è semplicemente necessaria. L’iniziativa personale è superflua, troppo spesso porta a risultati negativi. La gente è propensa a creare ulteriori rituali, convenzioni, perdendo il senso del suo operato. Per il Sufi, non conta la fede cristiana, musulmana, ebraica o buddista di una persona. È importante la bontà o la cattiveria dell’uomo; quindi, per non fare demagogia, tutto è relativo, vale il punto di vista della persona. Se una persona crea qualcosa di buono, compie in pratica delle azioni amorevoli verso un’altra persona, egli è un uomo buono e vivrà lungamente. Se consuma solamente dell’energia, il suo lavoro è formale, meccanico; in questo caso diventa una persona cattiva, malata, soffre e muore nella tristezza e nel dolore. Dio è giusto con tutti gli uomini in ogni caso. Se c’è un nemico esterno, la spada può proteggerci, ma che fare se il nemico è situato all’interno dell'uomo? Per questo combattimento è necessario un insegnante.

Il Sufi all’inizio studia sé stesso, e poi un’altra persona. Dapprima si recherà pregiudizio valutando le possibili conseguenze, poi nuocerà a qualcun altro.

Il mio maestro, Haji Ibrahim, ha sempre affermato che, prima di dare un compito, è necessario comprendere chiaramente a chi è rivolto. Ugualmente, uno studente ascoltando le istruzioni, le deve percepire per quello che sono, senza aggiungere ad esse né congetture, né pregiudizi.

Per quanto sia difficile il tema della conversazione, le parole devono essere semplici e chiare, ma nonostante la sua semplicità, ognuno le comprenderà e le accetterà in modo diverso secondo le sue possibilità e desideri. Le persone differiscono le une dalle altre in termini di conoscenze, esperienze, erudizione: esistono i “sempliciotti”, ma anche gli intellettuali. Ci sono pure gli scienziati, la cui esperienza e conoscenza li contraddistingue dalla folla, ma a prescindere dalla formazione e dall’esperienza, chi ha un forte desiderio e interesse a comprendere le parole a lui rivolte, le capirà veramente.

Una volta, con un amico andai dal mio maestro Haji Ibrahim a Kokand. La decisione fu presa all’improvviso, quindi nessuno conosceva il nostro viaggio. Di solito, avvertivo l’insegnante quando andavo a trovarlo, ma questa volta non accadde, giacché le circostanze erano mutate.

La strada era sconquassata, la giornata era calda, il cielo sereno. A metà strada, il radiatore si era surriscaldato. Per circa due ore aspettammo una vettura che ci trainasse alla più vicina stazione di servizio. Al nostro arrivo alla stazione, aspettammo che il padrone tornasse dalla pausa pranzo. Esasperati e silenziosi, proseguimmo ancora il nostro viaggio.

Al nostro arrivo a Kokand, la casa del maestro era vuota perché probabilmente era assente per affari. Ci sedemmo su una panchina vicina e attendemmo. Passò circa un’ora ed una persona sconosciuta si avvicinò domandandoci: “Siete di Jizzakh (detta anche Jizzax, Djizak; in Russo: Джизак)?”

- Sì, siamo sorpresi di questa domanda. E come fai a saperlo?

- Questa mattina, Haji Ibrahim, mi ha annunciato che due persone sarebbero venute da Jizzakh e di farle aspettare un po’.

Il mio amico era molto sorpreso.

- Forse doveva arrivare oggi qualcuno per Haji Ibrahim da Jizzakh?

Ben presto arrivò Haji Ibrahim, e dopo i saluti, ridendo, mi chiese: “Avete fatto un buon viaggio? La macchina era a posto?”

Quel giorno, la comunità Sufi eseguiva uno zikr aperto (per maggiori dettagli si veda il capitolo sullo zikr). I Sufi di livello superiore e medio hanno due circoli distinti. Non è né consentito, né comunemente accettato entrare nel cerchio Sufi di livello differente. E a nessuno sorge anche un simile desiderio. Se hai appena preso ieri la patente, puoi subito partecipare alle autocorse? Il livello di un Sufi dipende dai compiti originali che gli sono stati assegnati dal maestro, i quali permettono di ottenere l’esperienza necessaria. Al momento di più non posso dire.

Al mio amico fu permesso di trovarsi nel cerchio del sesto livello, sebbene non frequentasse nessun circolo Sufi, ma fosse semplicemente interessato ai metodi Sufi di guarigione.

Durante lo zikr, non eseguiva le azioni, ma osservava le attività altrui.

Haji Ibrahim gli fece notare: “Non è permesso fare così, è male”.

Poi, mi sono ricordato le sue parole: “Quando si è tra persone intelligenti, bisogna tenere la bocca chiusa, mentre tra gente saggia e illuminata è necessario mantenere per le redini l’anima.”

L’insegnamento Sufi è diverso dai metodi Universitari, in cui lo studente memorizza il maggior numero d’informazioni impartite dal professore. Nel Sufismo è fondamentalmente impossibile arrivare da un maestro e partir subito con un bagaglio di conoscenze di stampo Universitario. Inoltre, l'utilizzo di metodi tradizionali d’apprendimento per lo studio del Sufismo è dannoso.

Questa storia afferma che se anche un individuo ha un obiettivo, una volontà e qualche possibilità di superare gli ostacoli, deve possedere qualcosa che gli permetta di ricevere una formazione vera. Più esattamente, è un qualcosa che deve mancare. Si tratta del Nafs.

La traduzione di Nafs è ego, l’Io animale. Questa sostanza si trova nel nostro sangue, il Nafs non può essere visto direttamente. In quel giorno, Haji Ibrahim raccontò un metodo d’autosservazione esterno (per maggiori dettagli vedere il capitolo sulle traiettorie energetiche). Grazie a questo metodo è possibile osservare esternamente il Nafs che riduce le manifestazioni negative.

Così, la prima pratica adempie in maniera assoluta alle istruzioni del maestro, mentre la seconda osserva i cambiamenti in modo distaccato e senza emozioni durante l’esecuzione degli esercizi. Nello stesso tempo, è necessario abbandonarsi al flusso della forza e della saggezza.

Per quanto riguarda la capacità insolita di prevedere gli eventi, per il Sufi si tratta di una situazione normale. Ecco perché sono andato dal Maestro, senza avvertirlo in anticipo perché sapevo che era informato. Citerò a titolo d’esempio una storia di cui sono stato testimone.

Una volta andammo col mio maestro lungo la Strada Tamerlano (le Porte di Timur) che porta a Jizzakh. Il lettore probabilmente conosce Timur, il gran governatore orientale. Guidavo la macchina. Improvvisamente, fummo sorpassati da una “Ziguli” che viaggiava ad una velocità superiore al limite consentito. Pochi secondi dopo, Haji Ibrahim, disse a sé stesso: “È terribile …”. Poco tempo dopo, ripeté le stesse parole.

Giunti alle porte di Tamerlano (si tratta di uno dei più bei monumenti d’architettura montana, il cui nome è dato alla strada), il maestro domandò di arrestare l’automobile. Usciti dall’abitacolo, Haji Ibrahim si avvicinò alle porte esaminandole per parecchio tempo e leggendo le iscrizioni conservate. Effettivamente, era una bellissima vista. Per inciso, una parte di queste porte, vale a dire un piccolo uscio, si trova nel museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.

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Non ostacolavo il maestro e guardavo da una certa distanza la grotta di Timur. Circa mezz’ora dopo, riprendemmo il nostro viaggio. Non chiesi nulla al maestro, perché non è comuneménte accettato in Oriente.

Strada facendo vedemmo la “Ziguli” rovesciata in fiamme, il cui fuoco era alimentato dal vento, mentre altre automobili attorno bruciavano ancora circondate da diverse auto della polizia e da ambulanze. Oltre al conducente della vettura che ci aveva sorpassato, sei persone erano morte.

Quella notte non riuscivo a dormire.

Molto spesso ho sentito alcune fiabe dedicate ai Sufi. I cantastorie raccontano rituali e ostacoli, che a loro avviso, bisogna superare per diventare Sufi. Deluderò qualcuno, ma tutto ciò non corrisponde alla realtà. In molti casi, essere un Sufi è un’indicazione, ma se lo dico così, non dirò nulla.

Se una persona, anche molto stimata, si dichiara un Sufi, Dio lo giudicherà. In alcuni ospedali ci sono persone che si reputano Napoleone, profeti, alieni. Essere un Sufi, non è una scelta personale. Diciamo così. Una persona può essere definita Sufi, solamente se è accettata da un circolo Sufi e da un maestro Sufi. Naturalmente, ci sono dei criteri più importanti, ma non voglio confondere il lettore, descrivendo a parole ciò che in linea di principio può percepire solo l’esperienza.

 

Le stazioni del percorso Sufi

Le nostre malattie sono collegate al nostro sviluppo spirituale.

 

Una persona nel suo sviluppo spirituale passa attraverso una serie di tappe, stazioni. Queste tappe sono chiamate nel Sufismo Maqam, cioè stazioni. I Sufi della linea Naqshabandiyya evidenziano quattro stazioni: il Nafs (l’egoismo, gli istinti animali), il Qalb (il cuore, l’emotività), il Ruh (lo spirito) e il Qurb (la prossimità all’Altissimo). Talvolta, si aggiunge anche il Sirr, la stazione dei segreti divini. In genere, i Sufi della linea Naqshabandiyya non inseriscono la stazione Sirr nella descrizione delle tappe. I segreti divini si rivelano alla stazione dello spirito (Ruh). Ugualmente ad altre correnti del Tasawwuf (il Sufismo era chiamato così fino al XIX secolo, seppur continua ad esserlo denominato in questo modo in molti paesi orientali) la stazione Sirr è inclusa, ed io vorrei dire qualcosa su questa tappa. La parola “Sirr” significa “segreto”, il quale è nello stesso tempo gradito e molto pericoloso. È impossibile conoscerlo ed esprimerlo a parole, ma è possibile fondersi e unirsi ad esso interamente. Vi è, tuttavia, il pericolo di bruciare nel fuoco misterioso. La persona che ha raggiunto la stazione Sirr non aspira a niente: né alla gloria, né al successo. L’uomo che si trova al livello del Sirr è intriso di tristezza, poiché è al confine tra il mondo materiale e i mondi divini. Si tratta del rimpianto inevitabile del viaggiatore, la cui casa desiderata è a mezza giornata di viaggio, ma sospirando torna indietro proseguendo nel suo cammino. Lui prosegue senza girarsi indietro, mentre il mondo circostante sospira e si rattrista insieme a lui…

Ciascuna stazione comprende un certo insieme di malattie tipiche che le sono caratteristicamente inerenti. Conoscendo le stazioni del Sufismo, il lettore capirà le cause d’alcune malattie.

La maggior parte dei nostri lettori, perdonino la mia onestà, si trovano alla stazione del Nafs. Forse, non hanno bisogno di sapere che in genere c’è qualche stazione! Per tal motivo, descriverò in dettaglio, seppur brevemente questa tappa, per chi vuole saperne di più sul Sufismo. Mi è difficile spiegare ai non adepti la pratica del Sufismo, le differenze tra le diverse stazioni. Questo capitolo si rivolge, piuttosto, non alla vostra ragione, ma alla vostra intuizione.

 

Le stazioni del Nafs.

Le malattie generate dal falso Io

 

Il concetto di “Nafs” è di solito tradotto in forza animale dell’organismo, ego, egoismo. Il Nafs è insito in tutte le persone, cioè è parte integrante della natura umana. Il primo passo verso la comprensione di Dio nella pratica Sufi è il superamento del Nafs, insomma dell’egoismo.

A questo proposito, vi racconterò una parabola Sufi.

Una volta, un viaggiatore che camminava da molti giorni nella steppa deserta, trovò un sacchetto di monete d’oro ed era felice per questo ritrovamento straordinario. Quando l’entusiasmo iniziale passò, si guardò attorno impaurito per vedere se qualcuno l’avesse visto. Dietro ad ogni cespuglio, scorgeva occhi ostili. Nella sua testa correvano le immagini di un malfattore che avendolo scoperto e catturato, lo uccideva per recuperare la refurtiva concessa da Dio. Forse non dovevo prenderla per allontanarmi dal peccato?

Tormentato da sentimenti contrastanti, in piedi, non aveva il coraggio di chinarsi sul sacco. Una voce al suo interno sussurrava: “Prendi il tuo dovuto! Non hai sofferto abbastanza? Fino alla fine dei tuoi giorni vivrai agiatamente, ben vestito e calzato, andrai sopra un bel cavallo e non camminerai dissanguandoti i piedi!”

“Effettivamente, ciò non ti appartiene!” – obiettava un’altra parte della sua personalità.

Probabilmente il viaggiatore sarebbe rimasto così per lungo tempo, se un maestro Sufi non fosse sbucato dal nulla proferendo: “Prendilo se lo hai trovato. Se scopri chi ha perso il sacco restituisciglielo senza chiedere alcun compenso, ma se dopo un mese il proprietario non si fa vivo, dividi la refurtiva con altri bisognosi come te”.

Il lettore è in errore se ritiene che la voce del primo Nafs abbia persuaso il viaggiatore a prendere il sacco d’oro, perché il suo vero Nafs lo tratteneva da tale atto. Il Nafs non è una cosa così semplice. Entrambe le voci appartengono al Nafs. La vera soluzione Sufi consiste nel trovare la via mediana che mantiene la persona in equilibrio. Il compito del Nafs è di indebolire con successo quest’equilibrio usando mezzi molto diversi e contrari: l’amoralità e le norme sociali accettate comunemente.

 Una volta Muhammad, la pace sia su di lui, riportò una straordinaria vittoria in battaglia con un esercito ben superiore alla sua armata. “Evviva, la nostra guida ha sconfitto il nemico nella più gran guerra conosciuta della storia!” Esclamarono i suoi compagni. “Amici - disse il Profeta - devo disilludervi. Questa guerra non è niente in confronto alla guerra che stiamo combattendo col Nafs. Ecco la grande guerra.”

L’uomo, poiché possessore dei bisogni vitali, si trova alla stazione del Nafs fin dalla nascita. Essendo dei bambini, siamo completamente in balia di questa stazione e c’incapricciamo per il mancato ottenimento dell’auspicato mostrando un’ostinazione irragionevole. Col tempo, il bambino si abitua alle norme sociali e può controllare i suoi desideri. Purtroppo, molte persone restano alla stazione del Nafs per tutta la vita, poiché sono alla mercé degli istinti animali, dei divertimenti e dei piaceri. Nel capitolo dedicato alle cause della malattia, abbiamo ricordato ancora una volta la stazione del Nafs. Senza una disciplina, non impariamo ad opporci a quest’influsso nefasto e ci trasformeremo infine in un essere irritabile, permaloso e piagnucoloso tormentato da varie malattie. Il Nafs può condurre all’infarto, alle malattie del tratto gastrointestinale, all’epatite e persino al cancro. Tuttavia, le persone sono disposte a pagare anni di paura e di malattia per pochi minuti di piacere illusorio!

Quando vedo ai seminari i partecipanti che vengono per guarirsi, e, talvolta, per salvarsi dalla morte imminente, ma non sono disposti a sacrificare l’abitudine di dormire 8 ore, comprendo quanto sia difficile combattere contro sé stessi.

La persona che si trova alla stazione del Nafs è esposta a tutte le malattie familiari al lettore: alcolismo, tossicodipendenza, dolori cardiaci, cancro, epatite, vista debole, eccesso di peso, depressione, ansia, capricci, malattie veneree, ecc… Il Nafs è insidioso, obbliga l’uomo a lottare contro sé stesso e a combattere lo stesso Nafs, ma il risultato saranno i rimorsi di coscienza e le malattie. Ad ogni modo, per controllare con successo il Nafs tramite i metodi presentati in questo libro, il lettore dovrà molto impegnarsi.

Praticando gli esercizi che sviluppano la volontà e la capacità di governare sé stessi, l’uomo si sbarazza dell’influenza nociva del Nafs e passa alla stazione del cuore.

 

La stazione del cuore (Qalb)

 

Anche se una bellissima coppa

è coperta di uno strato fangoso,

le sue incisioni non lo troverai......

 

Prima di iniziare il trattamento di una ferita, bisogna pulirla perché è una condizione necessaria per guarire rapidamente. La zona del cuore (Qalb) è disposta nell’area del plesso solare, del cuore e del fegato. La stessa parola “Qalb” è traducibile anche con anima, comprensione, cordialità, sincerità e purezza.

La stazione del cuore, in sé, si caratterizza per l’amore assoluto della vita e per la piena accettazione del mondo così com’è.

Esteriormente sembra che l’uomo dimorante alla stazione del cuore non sia turbato da nulla. “Un ottimista incorreggibile” diremmo. Per quanto strano possa sembrare, questa stazione può anche essere la causa di malattie, perché l’amore impetuoso per il mondo è simile al fuoco incontrollato che brucia tutto attorno. A questa stazione, l’uomo inizia a litigare con gli altri, “esplode”, perde l’amicizia. Non senza motivo, questa gente è detta cieca di felicità. Si estasiano così che non si accorgono della gente circostante, dei loro bisogni e desideri.

Compaiono i disturbi nervosi, il lavoro dei reni è disordinato, il mal di testa è frequente. Ciò dipende dalla pronunciata instabilità mentale delle persone che si trovano alla stazione del cuore. Le malattie causate dall’influenza del Nafs sono difficilmente curabili, ma le persone che hanno il loro sviluppo spirituale situato alla stazione del cuore possono essere guarite.

Senza l’aiuto di un maestro è in pratica impossibile salire al livello superiore della stazione del cuore.

Il cuore deve essere pulito, poi sarà ricettivo e tranquillo. In antichità, le donne che avevano ricevuto una brutta notizia o custodivano nel cuore un sentimento amaro, andavano alla riva del fiume a raccontare il loro dolore rivolgendosi alla corrente burrascosa. L’acqua corrente portava via tutto il nero che c’era sull’anima. È molto importante non tenere nel cuore dei sentimenti negativi. Un uomo che non sa come sbarazzarsi correttamente delle emozioni negative, s’irrita per qualsiasi motivo, si infastidisce, si offende e danneggia in primo luogo sé stesso e la sua salute.

 

La stazione dello spirito (Ruh)

 

Anche se uno dei tuoi piedi è già all'inferno,

non perdere la speranza e la presenza di spirito.

 

Le traiettorie energetiche descritte in questo libro, sono rivolte all’educazione dello spirito. La malattia reale e le sensazioni soggettive del malanno sono due cose diverse. Lo spirito rende possibile ascoltare che cos’è il corpo e l’anima.

Un giorno Dio chiamò l’angelo della morte e gli disse:

- Parti per questa città: là, negli ultimi tempi la gente si è abbandonata eccessivamente al peccato, uccidi cento peccatori e portami le loro anime.

L’angelo partì a tutta velocità per eseguire l’ordine. Passò qualche tempo e gli abitanti della città peccaminosa subirono epidemie di peste e di febbre. L’angelo della morte si presentò nuovamente davanti all’Altissimo. Dietro la sua schiena cinquemila anime scintillavano di bagliore post-mortem.

- Perché così tanti? – Dio era perplesso. - In effetti, la nostra discussione riguardava solo cento! Tu pagherai per la violazione dell’ordine!

- Permettimi di giustificarmi, - chiese l’angelo della morte. – Ho eseguito l’ordine – Ho ucciso esattamente cento anime – né più, né meno, - mentre gli altri hanno lasciato il mondo terreno a causa della paura. Alcune persone, guardando i malati, hanno sperimentato una forte paura che la malattia è comparsa in loro spontaneamente. Volevo guarirli per non disubbidire al Tuo ordine, ho eseguito solo il Tuo comando.

Molto dipende dal nostro atteggiamento davanti alla malattia. Se l’ammettiamo nel nostro cuore, facendo esattamente tale scelta, le conseguenze potrebbero essere molto tristi.

Alla stazione dello spirito, la persona diventa caritatevole, compassionevole.

 

La stazione della prossimità all’Altissimo (Qurb)

 

Uno Zar, dopo aver raggiunto i vertici nell’arte del governare, rivolse il suo interesse alla ricerca della verità. Molti famosi pensatori e filosofi esposero allo Zar le nozioni d’essenza vitale, delle forze cosmiche naturali e della potenza Divina. Qualche enunciato gli sembrava opinabile, seppur era interessato al riguardo, ma essendo saggio, si accostava con l’attenzione dovuta a qualsiasi opinione. Per questo motivo, invitò a pranzo un materialista convinto che gli accadimenti terreni provengano dalla sostanza materiale tramite l’evoluzione e la selezione naturale, ed un saggio credente che l’Altissimo Dio è l’inizio del principio.

Il materialista sostenne l’inesistenza dell’Altissimo, perché i suoi metodi riconoscono solo l’osservazione oggettiva che è definita tramite gli organi sensoriali: il tatto, l’udito, la vista, e così via. Il saggio ascoltava umilmente le argomentazioni del suo interlocutore, e usando gli stessi metodi del materialista replicava con dolcezza: “In effetti, è impossibile credere che un mondo così complesso, ma creato secondo delle regole, sia apparso conseguentemente ad una successione d’eventi casuali e per il naturale sviluppo della materia.”

Il pranzo volgeva al termine, ma la discussione non vedeva la fine. Dato che lo Zar aveva la sua agenda di lavoro, propose di rinviare la discussione a mezzogiorno del giorno successivo, ma supponendo che gli argomenti fossero gli stessi, chiese ai suoi ospiti di preparare degli argomenti convincenti. Il sovrano, inoltre, prevedendo che gli interlocutori difendano ostinatamente le loro opinioni, promise la decapitazione pubblica per colui che non apporti degli argomenti irreprensibili.

Arrivò il mezzogiorno del giorno seguente. Il sole era allo zenit e, né una persona, né un oggetto proiettava un’ombra. Il tavolo della sala da pranzo era apparecchiato, come ieri, ma nessuno aveva voglia di mangiare – non lontano deambulava il carnefice, gettando di tanto in tanto delle occhiate verso i suoi potenziali “clienti”. Finora, solo il materialista era giunto sicuro della vittoria, per anni aveva dimostrato la superiorità in materia, e la sua vita glielo confermava dandogli ragione. Invece, il saggio per qualche motivo era in ritardo.

Lo Zar ebbe il tempo di arrabbiarsi, calmarsi ed incollerirsi di nuovo. Il materialista e il boia aspettavano impazientemente di dimostrare le loro capacità. Dopo due ore e mezza nella sala senza fretta entrò il saggio, pieno di pace e di dignità, come se nulla fosse accaduto. Chiunque al posto dello Zar avrebbe espresso la sua indignazione, ma il sovrano decise prima di sentire la persona entrata.

- Giacché tu sei il potente Zar, nessuno può contraddirti, e soprattutto obbligarti ad aspettare un indegno come me, - disse il vecchio con mitezza. - Ascoltami, per carità, e poi – che si compia il dovuto necessario.

- Bene, ti ascolterò, - lo Zar accettò e con un’occhiata ordinò al carnefice di farsi da parte.

Questa mattina mi sono alzato, e dopo aver lodato Dio in preghiera, volli recarmi al vostro nobile cospetto, ma come sapete la mia strada si trova dall’altra parte del fiume. Per mia delusione, sull’approdo non c’era né il traghettatore, né la barca. Dopo aver atteso invano per qualche tempo, ero completamente disperato: non si vedeva il trasportatore. Prevedendo la vostra collera, ho implorato: “Mio Dio, aiutami, sono colpevole!” Non so quanto tempo ho trascorso in preghiera, ma all’improvviso un fragore ha distratto la mia concentrazione dalla preghiera.

Ho visto poco lontano cadere un grande albero. È caduto da solo, si è segato autonomamente e dalle tavole ottenute si è assemblato in un battello, mentre i rami si sono trasformati in solidi remi e confortevoli sedie. Non mi crederà, ma la stessa imbarcazione decise di scendere in acqua e salpare! Incantato, mi sedetti sopra, e i remi hanno remato verso l’altra sponda. Sono in ritardo, e sono pronto per essere punito, se è la vostra volontà, sono qui davanti a voi, per volere Divino...

- Questa prova non sostiene la critica, osservò il materialista, sebbene la storia sia interessante ... per gli appassionati del misterioso e dell’impossibile.

- Non devi criticarmi, mio caro, sorrise l’uomo saggio, ti è sufficiente costatare la mia presenza, verificare se c’erano delle imbarcazioni libere nei pressi del luogo in cui vivo, e guardare ciò che è situato nel posto occupato recentemente dall’albero.

- Tutto questo è contrario al buon senso! – Esclamarono i servi che stavano ad una certa distanza dallo Zar. Non è possibile che un’imbarcazione abbia agito da sola, è necessario che qualcuno la guidi!

- Sì, è impossibile, acconsentì lo Zar, preparati a morire.

Sono pronto a morire, mio sovrano. Mi rammarica solamente che non abbiate fiducia per la barca che possa crearsi da sola, però non v’imbarazza che questo mondo magnifico, da cui dipartirete probabilmente presto, si sia creato da sé, senza l’ingerenza di qualcuno...

Lo Zar rifletté per qualche minuto mentre nessuno osò rompere il silenzio.

- Sì, sarà fatto il dovuto necessario! – Così lo Zar si pronunciò dopo essersi consultato. - Tutti rimarranno in vita, ma tu, rivolgendosi al materialista, vorrei suggerirti di attrezzarti meglio.

- Sono ben attrezzato! La mia arma è la logica e i dati scientifici, - rispose orgogliosamente il materialista.

- E ciò conferma ancora una volta la presenza dell’Altissimo! In caso contrario, da chi dovresti difenderti? Vai in pace. - Rispose lo Zar.

Il materialista abbandonò la sala in preda all’indignazione per l’ignoranza delle persone. Lasciato libero, cercò di dimostrare ai presenti che se passa molto tempo l’imbarcazione potrebbe apparire anche da sola, come pure le montagne, i laghi, gli animali e le persone. Lo ascoltavano per la sua sincerità e per l’interesse che sempre suscitava, anche se si sbagliava. Affermavano che sebbene non fosse stato giustiziato, era impazzito...

Alcune persone che chiedono aiuto ai Sufi, a volte insistono molto per la gravità della loro malattia e per la sua incurabilità, cosicché il guaritore non ha altra scelta che narrare parabole. Dio gli conceda il buon senso e la ragione!

 

L’inizio della guarigione -

L’ottenimento della conoscenza necessaria

 

Ogni opera che porta al successo, inizia con un’affidabile e comprovata conoscenza. La guarigione Sufi si basa sulla conoscenza delle leggi dello sviluppo umano, dal primo all’ultimo giorno della vita, e sulle conoscenze dei cambiamenti che accadono ogni giorno. Dopo aver avuto cognizione profonda della teoria secolare presente nelle opere Sufi della nostra linea, ad esempio di Ibn Sina (Avicenna), il caro lettore comprenderà le cause delle sue malattie e dei suoi insuccessi, ma poi applicherà consapevolmente i metodi proposti per la sua vita.

 

Età e salute: i cicli Sufi della vita umana

Gli obiettivi del risanamento per ogni età

 

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La vita intera è suddivisa in una serie di cicli settennali (Fig. 1). Al termine d’ogni ciclo sperimentiamo un certo peggioramento della salute che è legato al rinnovamento del nostro organismo. “I germi” di parecchie malattie croniche appaiono proprio al limite d’ogni sette anni della vita umana. Questi dati si accordano con la scienza moderna secondo cui le persone cambiano ogni cinque-sette anni. Se nella fase di declino temporaneo s’inizia ad assumere farmaci alimentando la malattia, c’è il rischio che essa diventi una compagna per l’intera vita. Non ha senso, naturalmente, restare a braccia conserte: in questo libro ho cercato di raccontare le più efficaci pratiche Sufi, che consentono al lettore di sostenere nei momenti più difficili il suo corpo.

Fino a 40 anni una persona utilizza il potenziale energetico che è stato fornito dai suoi genitori.

Verso i 42 anni iniziano i problemi legati al calo energetico, cosicché l’individuo non riesce a riempire le sue riserve energetiche a causa “di blocchi” e per l’incapacità di armonizzare la vita. Nel migliore dei casi, vi è un leggero affaticamento, mentre nel peggiore arrivano malattie e depressione.

La maggioranza della gente che ha superato il limite dei 42 anni, conserva i comportamenti acquisiti durante la sua vita passata, persino l’espressione facciale.

Solo il bisogno di mantenere un rapporto accettabile con l’ambiente (lavoro, famiglia, cane, auto) permette alle persone di “portare la croce della propria vita” fissando delle abitudini (bene, farò tutti gli esercizi, ma per adesso guardo il calcio, anzi è meglio che li inizio domani a mente fresca...).

Pertanto, più una persona è anziana, più tempo dovrà lavorare per il ristabilimento dell’armonia. L’esperienza suggerisce che bisogna lavorare attivamente per altrettanti giorni corrispondenti agli anni dell’uomo. Questa formula proviene dagli antichi Sufi, ed è ancora usata nella pratica per l’armonizzazione della vita umana.

La malattia in qualche modo ricorda una cattiva abitudine: danneggiamo l’organismo, ma nello stesso tempo riceviamo dolci minuti di piacere. Avete visto l’espressione di una persona malata che ha messo in bocca la sua solita pasticca? Non era una smorfia di piacere, era almeno un sollievo?

Adesso spero, giacché in vita gli individui sperimentano inevitabilmente fiacchezza e perdita di forze, che il caro lettore utilizzi i metodi Sufi per reintegrare le riserve della sua forza vitale.

I medici sanno che la maggioranza della gente può vivere fino a 110-112 anni. Infatti, proprio la maggioranza, perché alcune persone sono in grado di vivere più a lungo. 112 anni è il limite cui tutti possono sperare, ma a causa dello stile di vita scorretto e per l’ambiente nocivo, la maggior parte della gente non raggiunge la durata di vita assegnatagli dalla natura.

Questi 112 anni sono divisibili in quattro grandi fasi vitali di 28 anni. A sua volta, ciascuna di queste quattro fasi è divisibile per quattro cicli settennali.

Bisogna conoscere il ruolo di questi cicli per rapportarsi intelligentemente al processo di ripristino della salute.

Ogni ciclo della vita umana nelle rappresentazioni degli antichi Sufi ha il suo scopo. Assomiglia un po’ al viaggio compiuto lungo un tratto di strada che da stazione a stazione, ha il suo compito, il suo scopo. Per raggiungere quest’obiettivo, il viaggiatore deve prepararsi nel modo dovuto: conoscere le caratteristiche del percorso e le condizioni di vita dei luoghi che attraversa nel suo cammino. Se sa che passerà in una zona naturale con un alto tasso d’umidità, avrà con lui un ulteriore cambio di vestiti e avvolgerà i piedi con del tessuto impermeabile. Se dovrà visitare delle terre aride e non coltivabili, in cui il cibo scarseggia, imparerà a digiunare e a gestirsi con poco.

 

Tempo di crescita

Tempo di stabilità

 

Tempo di prosperità

 

Tempo di saggezza

 

Fig. 2. Le quattro fasi della vita umana

 

Il nostro cammino esistenziale ricorda i lunghi viaggi del derviscio. Esso è diviso in 4 grandi tappe di 28 anni, di cui ognuna è suddivisa ancora in 4 piccole parti di sette anni (Fig. 2). Non tutti attraverseranno questo cammino dall’inizio alla fine: dipende dalla volontà Divina. Ognuno di noi può conoscere ciò che ci attende in questo cammino per essere preparato alle varie evenienze. Se conosci te stesso, conoscerai l’Altissimo!

La prima tappa Sufi è chiamata il tempo della crescita. Essa rappresenta i primi 28 anni. Il tempo della crescita si caratterizza dal contenuto eccessivo d’acqua nell’organismo. L’acqua è il simbolo dell’incostanza e della variabilità. Fino all’età di sette anni ai bambini piacciono innumerevoli giochi, ma spesso è difficile gestire questi bambini. L’equilibrio non sopraggiunge nemmeno più tardi: fino a 28 anni le persone sono alla ricerca di qualcosa a cui aspirare.

 

Il tempo della crescita

 

Il primo ciclo di vita finisce a sette anni. Questo è un tempo di crescita attiva, si forma lo scheletro e i sistemi principali dell’organismo. Si costituisce il temperamento e la parola del bambino.

Se durante questo periodo il bambino è troppo tutelato, si sviluppa lentamente. Abituato a continui riguardi, si sforzerà d’attirare l’attenzione su di sé con i suoi piagnucolii. È utile ricordare ai genitori che il pianto non è nocivo in sé stesso. Un bambino di quest’età, in media, piangerà almeno una volta al giorno. Il piagnisteo è utile per il rafforzamento dei polmoni. È necessario, naturalmente, distinguere il pianto che serve per attirare l’attenzione dal piagnucolio per la sofferenza.

Un bambino di tre anni che cade, dovrebbe rialzarsi da solo, mentre un bambino che giocando si sporca, non commette un guaio. Il gioco in questa fascia d’età è un modo per comprendere il mondo circostante. Alla fine dei primi sette anni, il bambino si allontana gradualmente dai giochi: gli studi riempiono la sua vita e s’interessa agli interrogativi degli “adulti.” Inoltre, simbolicamente, la caduta dei denti da latte a 7 anni rappresenta il primo passo verso il mondo degli adulti.

Il secondo ciclo di vita di solito si completa a 14 anni. In ogni epoca, questo periodo che comporta una maturazione fisica-sessuale ed un mutamento di voce, è stato sempre difficile per la persona. Spesso, quest’età è chiamata il periodo dell’esplosione ormonale. Si tratta di un importante periodo per la formazione della mentalità della persona.

A 21 anni si conclude la formazione del sistema riproduttivo e delle caratteristiche sessuali secondarie. I giovani diventano villosi, la costituzione fisica si è formata. Inoltre, la formazione delle funzioni intellettive è completata.

A 28 anni una persona s’impadronisce di una professione, mette su famiglia e passa in una fase di sosta.

Più sotto, sono schematicamente mostrate le immagini dei cambiamenti nell’uomo dalla nascita fino a 28 anni. Ovviamente ad ogni ciclo, la parte da aggiungere al piano psico-fisico è sempre minore rispetto al suo stato iniziale.

 

Il tempo della stabilità

 

Il tempo della stabilità è un periodo in cui si ritrova l’equilibrio, l’auto-realizzazione. Se durante questo periodo la persona distribuisce armoniosamente le forze, raggiungerà un gran successo. Sbalzi bruschi del tenore di vita e d’attività possono danneggiare considerevolmente la salute. Per alcuni uomini moderni è di norma vivere alti e bassi, tempeste e bonacce. Ad un simile approccio della vita è perfino dato il benvenuto. Di conseguenza, osserviamo uomini calvi a 30 anni e donne incapaci di avere una vita intima, solamente perché non hanno tempo.

Nel tempo della stabilità, la salute della persona è determinata dal modo uniforme e armonioso in cui si sviluppa in tutti i campi della vita: famiglia, lavoro, vita pubblica, rapporto con gli amici e con la natura. Se qualche ala “si abbassa”, il nostro volo diventa impetuoso, a scatti, e ci immerge occasionalmente nella zona di malattia e d’insoddisfazione della nostra vita.

A quest’età, il corpo di una persona non può crescere e, di norma, l’individuo è autosufficiente. Per il mantenimento della propria esistenza e del suo sviluppo personale, non ha bisogno dell’aiuto d’altre persone. Invece, ogni spinta eccessiva che altri vogliono apportare alla nostra “felicità”, può solo spingerci nel baratro della sfortuna e del dispiacere; poiché non sono delle emergenze che richiedono un aiuto necessario, ma si tratta di soccorsi superflui.

Il nostro corpo nel periodo della stabilità non richiede speciali esercizi, medicine e terapie. Dovrebbe essere così, ma poiché la gente non conosce le leggi dell’esistenza, non tutti riescono a vivere in armonia.

Rispetto alla prima fase della vita umana, questa tappa ha meno calore. Ciò non significa che la temperatura del corpo diminuisce, in media è sui 36° C. Si può affermare che la sua “luminosità” si riduce. Mi viene in mente un’analogia con la lampadina elettrica. Con una diversa incandescenza, ma a pari temperatura, la sua luminosità varia: maggiore nella prima, minore nella seconda.

Avviene lo stesso nelle fasi della vita. Nel periodo di stabilità è sufficiente dormire 6-7 ore al giorno. Va ricordato che si ferma solo lo sviluppo dell’organismo, mentre la mente continua a migliorare: una persona diventa più saggia e ragionevole.

 

Il tempo di prosperità

 

Il periodo di prosperità (56-84 anni) richiede all’uomo del movimento e dell’attività, soltanto in questo caso potrà garantirsi una condizione armoniosa. Vi è un crescente desiderio di vivere, l’uomo diventa più forte nello spirito. A quest’età, diminuisce il contenuto d’acqua nel corpo. L’organismo, inoltre, avverte la mancanza anche d’altre sostanze; quindi, cominciano a farsi sentire differenti “disturbi” conosciuti. È necessario riguardare particolarmente gli organi interni, osservare un’attività lavorativa ed il riposo, regolarmente e ogni giorno. Bisogna fare più ginnastica e lavoro fisico, muoversi maggiormente. Assumere cibo più spesso, ma in piccole dosi, pulire l’intestino sovente. Ho già dichiarato che a quest’età molti si ammalano per vari acciacchi. Questa gente prende molto seriamente tali disturbi “alimentandoli” con medicinali e fantasticherie. Un malanno comparso in età precoce guarisce abbastanza rapidamente, mentre la guarigione dello stesso in età avanzata avviene molto più lentamente. In questa fase d’età, come per la successiva, dormire 4-5 ore al giorno è sufficiente per recuperare le forze.

 

Il tempo di saggezza

 

Il tempo della saggezza cade negli ultimi 28 anni. L’uomo ritorna bambino. In maniera analoga al bambino, cade spesso, è capriccioso e bisognoso d’attenzione. Le ossa diventano fragili e rigide. Iniziano a crescere nuovi denti e capelli, simili a chicchi di riso. La persona diventa somigliante ad un albero vecchissimo, sul quale appaiono freschi germogli. Dal ciclo undicesimo inizia la seconda infanzia. Un proverbio dice: “Un vecchio simile ad un piccino”. Chiede attenzione, carezze, ha più bisogno di sostegno spirituale che di supporto fisico. Senza parenti e amici, quest’uomo non è in grado di soddisfare la maggior parte delle sue necessità, ma i vecchi hanno una qualità magica. I loro desideri riguardanti altre persone spesso si avverano, così in Oriente è conveniente chiedere la benedizione degli anziani. Non v’è alcun miracolo in esso, coloro cui giunge il tempo della saggezza vedono in ogni individuo la condizione del suo raggiungimento. La loro benedizione, se volete, è una specie di programma vitale. Il vecchio saggio vede ciò che è ancora inaccessibile agli altri.

Alla fine d’ogni ciclo settennale vi è una ricostruzione nell’attività dell’organismo, che può condurre al peggioramento temporaneo della salute. Se durante questo periodo non eseguiamo gli esercizi specifici, la malattia si stabilizza ed il corpo può abituarsi. Le psicotecnologie Sufi per molti aspetti sono orientate proprio per superare queste difficoltà temporanee nel modo meno doloroso.

 

Il ciclo giornaliero Sufi

La legge della vita armoniosa e sana

 

Il ciclo giornaliero Sufi.JPG

 

I Sufi del passato hanno descritto il ciclo giornaliero (24 ore) su cui hanno distribuito l’attività umana, poiché esso contribuisce alla guarigione e alla massima realizzazione personale (Fig. 3).

Alcuni lettori potrebbero spaventarsi per la rigorosità esteriore del ciclo quotidiano, ma non essendo terminata la lettura del libro, adesso inizia la strada che conduce al successo e alla salute.

È raccomandato svegliarsi circa mezz’ora prima del sorgere del sole. Se vivete in una regione in cui, secondo la stagione, l’alba comincia verso le ore 9-10 della mattinata, fissate per il primo crepuscolo le 6 del mattino. Il cibo e il sonno sono le due ali che fanno volare il Nafs direttamente nelle nostre anime, distruggendo ogni cosa sul suo cammino.

Dopo essersi svegliati, per 10-20 minuti eseguire gli esercizi di respirazione (leggere il capitolo corrispondente). Eventualmente, è possibile fare un sonnellino per altri quindici minuti. I Sufi chiamano questo periodo di sonno kaylula, che può essere tradotto “sonno leggero, siesta o pisolino.”

Dopo esserci risvegliati definitivamente, eseguiamo gli esercizi riabilitativi per 15-30 minuti, poi facciamo una doccia e la colazione. La prima colazione si deve fare insieme alla famiglia e agli amici conversando piacevolmente; in questo modo, la vostra giornata proseguirà gradevolmente. Non si tratta solo di creare del buon umore, poiché alcuni se lo procurano con una bottiglia di birra, “cento grammi di vodka” o un caffè e una sigaretta; il mio scopo è di offrirvi completamente una vita sana. Al risveglio, entrate nuovamente nella vita, e questo deve avvenire gradualmente e lentamente senza “percuotere l’organismo”, ascoltandosi, sperimentando non solo la gioia corporale, ma gioendo anche con le persone intorno a voi.

Fino a mezzogiorno la gente osserva un aumento dell’attività, giacché questo tempo richiede il maggior dispendio energetico per le principali attività. Se qualcuno si permette in questo periodo un pasto abbondante, si espone al rischio di contrarre disturbi gastrici. Sulla colazione non digerita, si depositerà la nuova porzione che la farà marcire avvelenandola.

Nel pomeriggio si può fare uno spuntino con gli amici, mai da soli, perché chi gusta il cibo da solo, condivide un pasto con Satana! Durante la giornata, in genere, è possibile astenersi da alimenti duri da masticare preferendo pasti liquidi. Qualche volta, Nasreddin Hodja andava in ufficio e sulla strada incontrò un povero musicista che con canto rauco tentava di guadagnarsi qualche spicciolo. La sera, quando il mullah stava tornando a casa, fu sorpreso dalla sonorità della voce che affascinava dei curiosi ammassati intorno al povero. Hodja era impietrito. Dopo aver atteso la fine del concerto tenutosi in strada, si avvicinò al musicista: “Perché questa mattina eri stonato?!” Il musicista fece un sorriso di scusa e rispose: “All'inizio della giornata ho fatto una colazione particolarmente abbondante, e adesso, forse, mangerei qualcosa! Lo strumento pulito suona in modo diverso, non è vero?” Bisogna mangiare il giusto necessario e quando il corpo è pronto. Pulirsi con un piccolo digiuno non è una moda. Nessuno vi chiede delle prodezze, almeno tre giorni al mese fate un favore all’organismo!

Nel pomeriggio l’attività umana diminuisce gradualmente. Se vi stancate rapidamente, attivate gli esercizi respiratori (si veda il capitolo sul respiro).

Tra le ore 8 e 9 serali, il Sufi raccomanda un sonnellino di 15-20 minuti, cui segue prima una respirazione rilassante, e poi un’attivante. È possibile, dopo gli esercizi, gustare una deliziosa cena in compagnia di amici o di persone care. Dopo la cena si può passare a qualche studio interessante, o a lavorare un po’ con piacere. Il pasto deve avvenire circa mezzora prima del tramonto.

Generalmente ad un adulto basta dormire 4 ore. Fino alle due del mattino, pertanto, si può tranquillamente fare qualcosa. Prima di andare a letto, fate una doccia, eseguite gli esercizi di respirazione rilassante, poi lo zikr interno (che è stato intitolato in questo libro per comodità “le traiettorie luminose dei Sufi”).

Addormentandosi, è consigliabile meditare su eventi piacevoli che accadranno il giorno successivo. Se conducete uno stile di vita armonioso, molto probabilmente, vi sveglierete senza sveglia verso le ore due o tre della notte; per questo auguriamo successo a chi inizia il processo d’auto-guarigione, ma lo avvertiamo che non sarà in grado subito di seguire il ciclo giornaliero. Al risveglio, bisogna fare qualche esercizio respiratorio per la pulizia; infatti, proprio alle due di notte i reni iniziano attivamente a ristabilirsi. Le persone hanno gli incubi proprio in questo momento!

 

È necessario fissare correttamente l’obiettivo. Lo scopo del trattamento, il risanamento, la salvezza o il lavoro con l’immagine del risultato

 

Quando siamo impegnati in qualcosa, volenti o nolenti, nella testa si forma un’immagine del risultato finale del nostro lavoro. Di solito, la gente ha per scopo quest’immagine. Lo scopo è un’immagine ideale del risultato finale dell’attività. Se l’obiettivo è negativo (vale a dire, non è necessario all’organismo), allora la persona non ha il piacere delle sue realizzazioni. Gli obiettivi umani, frequentemente, sono prodotti del Nafs. Non siamo noi a proporli, c’è qualcuno che vuole farci soffrire, innervosire, ammalare ed infine, a dispetto di tutte le ferite, raggiungiamo l’obiettivo! Bisogna ricordarsi che il Nafs è una struttura energetica inerente alla natura peccaminosa dell’uomo. I Sufi ritengono che esso sia veramente alimentato dalle nostre emozioni negative: delusione, rancore, stanchezza. Il Nafs rompe il nostro equilibrio per raggiungere il suo scopo. Quando non siete in sintonia con voi stessi, ricordate ciò che avete appena letto.

Subito sorge la domanda: “Come capire qual è il mio scopo personale e dov’è l’influenza del Nafs?” La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. Se avete deciso troppo in fretta, senza riflettere, molto probabilmente si tratta dell’influenza del Nafs. È necessario, ovviamente, elaborare mentalmente i nostri obiettivi, ma significa anche che dobbiamo avere emozioni.

L’influenza del Nafs si riconosce in un’immagine che è nella nostra immaginazione. Se vogliamo fare qualcosa, ma pensiamo di danneggiare o di offendere qualcuno, si tratta dell’influenza del Nafs. Pensate bene e riflettete sul vostro scopo.

Altrimenti, quest’obiettivo appartiene al Nafs e non a voi, seppur sembra socialmente utile, ne conseguiranno solo problemi: sensi di colpa, ripugnanza, aggressività, alcolismo o gioco d’azzardo.

Non tutto è così negativo, naturalmente. Alcuni cercano di comprendere il senso degli accadimenti e sé stessi, la Divina essenza e il principio della creazione.

Quindi, cominciando il processo d’armonizzazione della vita denominato trattamento, riabilitazione o salvataggio, è innanzi tutto necessario impostare e concepire il proprio scopo. Ancora una volta leggete attentamente, senza passare alla proposizione seguente: impostate e concepite il vostro scopo. Se desiderate “perdere” un paio di chili in eccesso (dal vostro punto di vista), chiedetevi sette od otto volte se sia necessario. Alla terza o alla quarta tappa di quest’intervista col proprio Io salterà fuori: “È piacevole soddisfare sé stessi!” Finalmente avete capito qual è il vostro obiettivo! Amare la vita, sé stessi, gli altri e ottenere un piacere veramente divino da tutto questo! Per quanto riguarda l’obesità, i denti malati, la vista debole, i calcoli renali, l’osteocondrosi e l’impotenza, sono la conseguenza del disamore per voi stessi e per l’ignoranza delle leggi vitali e della sostanza energetica, che considerate il vostro organismo. Pertanto, l’essenziale è fissare l’obiettivo!

Nella seconda fase, è necessario seguire la successione definita dei movimenti, delle azioni. È importante eseguire le operazioni corrette al momento giusto, nel posto conveniente e con le persone appropriate. Ci auguriamo che questo libro vi offra un insieme di metodi e di stati d’animo spirituali per realizzarli.

Dopo un qualsiasi lavoro, siamo affaticati. Molto spesso, la percezione della fatica è indesiderabile, questa condizione vogliamo evitarla. La fatica è una condizione umana normale. La vita corporale è la sostituzione costante degli sforzi e del rilassamento. La nostra reazione negativa alla comparsa della fatica significa che maltrattiamo l’elemento necessario per il conseguimento dell’obiettivo. Per ottenere il risultato desiderato, dobbiamo solo sapere come sforzarci e rilassarci correttamente.

Nel tempo, la triade “obiettivo − azioni – fatica” diventa un’abitudine. L’abitudine è l’attività automatica accompagnata da uno sfondo emotivo favorevole. Non importa se un’abitudine sia cattiva o utile, in ogni caso deve essere dipinta d’emozioni affermative. L’abitudine ad agire in maniera insensata, la scelta di azioni casuali e la paura di sforzi intensi, spiega perché la malattia è piacevole per coloro che si autocommiserano, giacché muoiono prima del tempo piacevolmente. L’utilizzo con successo dell’eredità Sufi passata, pertanto, consiste nella formazione di nuove abitudini in rapporto alle azioni. L’obiettivo deve essere compreso, le azioni devono essere subordinate ad uno scopo costruttivo basandosi sulle leggi vitali dell’organismo, il rapporto con la fatica deve essere affermativo: bisogna essere in grado di lavorare con gli stati d’affaticamento. Qualsiasi stanchezza “si cura” in 2-3 ore di sonno consapevole (con una respirazione consapevole) o con 20-30 minuti di esercizi respiratori e fisici.

Il ciclo d’azione si conclude con il conseguimento dello scopo desiderato. Avendolo raggiunto, bisogna gioiosamente apprezzarlo, accarezzarsi sulla testa, ballare, cantare.

In questo modo, il processo di conseguimento dello scopo è rappresentato nel modo seguente (fig. 4).

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Fig. 4. Il processo di raggiungimento di un risultato

I numeri indicano le tappe per raggiungere il risultato finale desiderato.

1 – Si tratta dell’immagine del risultato desiderato. Può essere motivato o immotivato, sensato o insensato, principale o secondario. In un modo o nell’altro, dirige l’attività umana.

2 - Sono le azioni che l’uomo compie per raggiungere l’obiettivo. Conducono allo scopo, ma non sono collegate ad esso. I nevrotici spesso commettono delle azioni che non hanno nessun collegamento con l’obiettivo, ecco perché sono chiamati nevrotici, sono delle persone che hanno infranto i rapporti con il mondo e le persone. Alcuni non riescono ad uscire di casa se non controllano ossessivamente il contenuto delle loro tasche più volte o se il gas è acceso. Molte persone cosiddette normali assomigliano spesso ai nevrotici: pur di godersi la vita soffrono per le diete e per le procedure mediche arrabbiandosi con loro stessi e con gli altri. Dopo un disturbo, ne appare un altro. Diminuisce il peso, appare il mal di testa. Guarisce il mal di testa, diminuisce la potenza sessuale. Curata la libido, litiga al lavoro con il capo. Litigato col capo, aumenta di peso. È un circolo vizioso.

3 – Si relaziona alla stanchezza. Certi “curano” la fatica col cibo, col sesso, con la musica ad alto volume, guardando la TV. Si forma così un atteggiamento negativo nei confronti della fatica, si ha l’opinione che la stanchezza debba essere “sopportata”, è necessario fuggire da essa, distrarsi, “sganciarsi”. Che cosa accade effettivamente? Coltiviamo la stanchezza, la prolunghiamo artificialmente, ecco perché non dormiamo 5 ore, ma ben 8-10 ore, non mangiamo quanto il corpo ha bisogno e così caschiamo davanti al televisore immobili per due ore. Non abbiamo tempo per goderci la vita, gioire e per l’attività creativa ovviamente! Siamo stanchi e adesso ci riposiamo!

4 – Si tratta dell’abitudine. Se la cattiva abitudine si è già formata, trascorrerà del tempo per rimuoverla e per formare delle nuove abitudini. Le vecchie abitudini sono dure a morire. Nei nostri corsi incontriamo una forte resistenza difficilmente superabile. Anche la semplice richiesta della doccia mattutina e prima di dormire, genera delle proteste furiose di alcuni partecipanti ai seminari: “Non ho l’acqua calda!” – “Fatela bollire!” “La mia doccia è rotta!” – “Bagnate un asciugamano e asciugatevi bene!” “E che succederà se lo si dimentica?” – “Non succederà proprio nulla (nel senso che nulla imparerai)!”

5 – Riguarda il risultato finale. Per i Sufi “1” e “5” rappresentano approssimativamente la stessa cosa, ecco perché certi maestri Sufi possono raggiungere i loro obiettivi in un batter d’occhio. Per non causare inutili agitazioni, non affermeremo che insegniamo ai nostri corsi la magia, la levitazione, la materializzazione e altre mistificazioni. Se prima un uomo non poteva leggere senza occhiali l’insegna di un negozio, e adesso riesce grazie ai miei insegnamenti a leggere un libro (senza occhiali), non è questo un miracolo? Per noi, sì! Mi sento oltraggiato fino alle lacrime perché pur avendo corretto la vista, anche se ho fatto perdere del peso eccessivo e ho guarito il fegato malato... non se ne sono nemmeno accorti! “Beh, sì, questo è normale, fatemi vedere qualche miracolo, loro affermano.” Se non vi rallegrate per i più piccoli miglioramenti, allora non avete bisogno dei miracoli, è meglio che compriate un qualsiasi medicinale!

In virtù del suddetto schema, il raggiungimento del risultato si presenta nel modo seguente (fig. 5, 6).

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Quando un giovane lavora, è meglio che segua lo schema quadrato, cioè deve spesso ricordare il risultato, altrimenti “andrà” in un’altra direzione. Lo schema a forma triangolare è più adatto per le persone di mezza età. Quando una persona perde il suo scopo, quando l’immagine del risultato diventa sfocata, indistinta, vi è un senso d’incertezza. Il risultato di quest’insicurezza sono le malattie del tratto gastrointestinale. Questa circostanza ricorda ancora una volta al lettore che nell’uomo tutto è interconnesso: il suo lavoro, l’attitudine lavorativa e le malattie. L’attività emotiva eccessiva comunica i disordini ormonali e si riflette nella funzione renale.

Nei nostri corsi ebbimo un caso particolare. Un uomo venne per sbarazzarsi della sua inquietudine. Avendolo esaminato, arrivammo alla conclusione che aveva i reni malati. I raggi X non avevano dimostrato nulla. Un’indagine più accurata scoprì che la malattia si stava solo manifestando. La causa di questo disturbo erano le emozioni eccessive. Può darsi che esista lo slogan “Tutto è oltre misura!”; ma esso è usato dai giovani che agitano le mani ai concerti, noi siamo persone adulte!

È il movimento consapevole il segreto del successo curativo. L’esecuzione di azioni insensate ci rende simili alle scimmie che girano e gridano incapaci di compiere un lavoro creativo, adattandosi temporaneamente alle mutate condizioni.

Per questo motivo, è necessario eseguire consapevolmente gli esercizi respiratori e fisici.

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Il Sufismo assegna all’anatomia umana diciotto articolazioni principali (Fig. 7).

Ogni articolazione è una porta originale dell’organismo grazie alla quale l’energia circola liberamente in esso. Se qualche articolazione “scricchiola”, vi è un malfunzionamento. Il complesso degli esercizi è volto al coinvolgimento d’ogni articolazione. Per esempio, “la riduzione dello sforzo” che il lettore apprende dettagliatamente dalla descrizione degli esercizi riabilitativi, dà una vibrazione che si propaga nel corpo riempiendolo tramite la sua forza vitale d’energia.

Lavorare con le articolazioni sblocca l’energia del corpo, ripristina lo scambio energetico nell’organismo e armonizza la nostra vita fino alla guarigione.

Bisogna ricordare che le attese che riguardano i risultati delle nostre azioni, sono in contrasto con le effettive necessità dell’organismo. Per questo motivo, spesso, non si ottiene il risultato immaginato. A volte, questo accade solo perché lo scambio energetico è turbato. Aiutate a ripristinarlo con l’esercizio le “Ali dell’Angelo”. L’attuazione degli obiettivi, come sappiamo, dipende in gran parte dalla motivazione. In psicologia, si separano le motivazioni interne ed esterne. La motivazione interna è collegata all’attività dell’anima, all’amore e al suo processo in sé. La motivazione esterna è condizionata da premi e punizioni. Gli studi dimostrano che se l’uomo agisce sulla base d’esigenze interiori, la qualità del suo lavoro si eleva notevolmente rispetto a quando agisce sotto costrizione.

Un mio collega presso l’Accademia Sufi di Medicina e Psicologia “Ivan Sergevich Fedorenko”, ha raccontato una volta la storia di un vecchio di San Pietroburgo che viveva in una vecchia casa.

In uno dei bei cortili di San Pietroburgo, ogni giorno si radunavano e saltellavano un branco di ragazzini chiassosi. Quando erano occupati in attività non rumorose modellando delle torte di Pasqua, giocando a nascondino o raccontandosi storie terrificanti, gli adulti non gli prestavano attenzione; ma, se all’improvviso iniziavano a litigare, a piangere e a ridere fragorosamente, dalle diverse finestre giungevano dei minacciosi commenti. I bambini sono bambini!

Di tanto in tanto, i bambini erano allontanati dal cortile, in altre occasioni le lamentele giungevano fino ai loro genitori che li riaccompagnavano a casa. Sarebbe andato avanti così per molto tempo, probabilmente, se un giorno da questi bambini non fosse arrivato un anziano. Era di piccola taglia, sorrideva e scuoteva un po’ la testa.

- Ragazzi, guardo con piacere dalla finestra come giocate e ascolto piacevolmente le risate dei bambini. Non vorrei che gli adulti vi scaccino nel cortile vicino. Vi pagherò 50 rubli al giorno. Scalpitate a tutta forza!

- Perbacco! - Esclamò il più grande dei bambini, il quale conoscendo già le moltiplicazioni e le divisioni, calcolò in fretta le porzioni di gelato che potevano comprare in un giorno. – Va bene!

- Beh, stringiamoci le mani, - disse il vecchio porgendo ai ragazzi la prima parcella.

Il giorno seguente i bambini andarono nuovamente nel cortile, ma non urlavano forte perché potevano attrarre i bambini di un cortile adiacente con i quali avrebbero rischiato di spartire i 50 rubli. Dopo aver atteso il vecchio, i bambini lo circondarono con l’intenzione di ricevere una seconda paga.

- Grazie, ragazzi, - disse il vecchio guardandoli con occhi lacrimanti. – Giocate molto bene, ma oggi non posso darvi cinquanta rubli. Ho una piccola pensione e ho bisogno di comprarmi le medicine. Oggi, vi pago solo venticinque rubli. Scusatemi, e se non volete lavorare per questi soldi, lo capisco.

I bambini furono dispiaciuti per il nonno, ma accettarono 25 rubli.

Il giorno successivo i bambini andarono in cortile gridando senza nessun interesse per qualche minuto, poi attesero il vecchio. Dopo circa un’ora non appariva nessuno. Stavano per tornare a casa, quando sentirono il fruscio dei passi del loro datore di lavoro.

- È un bene che abbiate aspettato - Il vecchio sorrise con discrezione. - Ecco prendete. - Porse ai bambini due monete da 5 rubli. - Oggi, avete gridato solo per dieci rubli. Non ho intenzione di pagare per delle deboli grida. Voglio sentire delle vere e proprie risate di bambini!

Perché così poco? – Chiese qualche bambino indignato. – Abbiamo gridato per un’ora intera!

Il vecchio voltò le spalle ai fanciulli e, barcollando, si ritirò nel suo portone.

Il giorno dopo, i bambini gridarono così forte e a lungo che la donna del terzo piano li minacciò di chiamare la polizia. Il chiasso cessò alla solita ora, mentre i bambini si riunivano per incontrare il vecchio nel posto abituale. Passò un’ora, poi un’altra. Qualche bambino fu riportato a casa dai genitori. In strada restarono solo i due bambini più pazienti.

Quando stavano per rincasare dal portone uscì il vecchio con portamento altezzoso. Passò davanti ai bambini senza guardarli.

- Oggi ci pagherete? - Chiese un ragazzino cautamente.

All’inizio, il vecchio fece qualche passo ignorando la richiesta, poi si voltò e tagliando corto disse:

- Non sapete far niente, non vi pago.

I bambini in preda all’indecisione lo guardavano allontanarsi. In seguito, si sparpagliarono e tornarono alle loro case.

In questo cortile, più nessun bambino giocò allegramente e fece chiasso. Perché? Dopotutto, per lo schiamazzo non paga nessuno.

In questa parabola, il vecchio incarna la società che abitua la gente fin dall’infanzia a fare qualcosa solo per ricevere un premio o per evitare una punizione. Si tratta di una motivazione esteriore. Così, la persona è insoddisfatta dal lavoro e dal risultato.

Tra l’altro, quest’enunciato è vero non solo per l’uomo. Un delfino divenne un partecipante involontario di un esperimento. Gli piaceva fare le capriole e inventare diversi tipi di salti. Il delfino era contento ed appagato! Per consolidare il risultato, come si suole dire, l’allenatore gli regalava un pesce ogni volta che tagliava un nuovo traguardo acrobatico. Che ne risultò? Il delfino perse l’interesse per dei nuovi salti. Era diventato un professionista, cioè un lavoratore qualificato che esegue un ordine piacevole o sgradito. Al pari dei bambini della parabola, quest’allenatore ha insegnato al delfino che le cose belle e interessanti sono fatte solo per compiacere qualcuno o per ottenere qualcosa.

Se l’immagine del risultato è rigidamente connessa alla ricompensa materiale, la persona può acquisire dei vantaggi, ma perde la soddisfazione lavorativa e, di conseguenza, sarà infine un perdente.

 

Stato Mukashafa - la chiave per il raggiungimento del benessere

 

Nella pratica guaritoria è molto importante capire che l’immagine della salute dovrebbe essere, con l’aiuto di Dio, creata dall’uomo. Molto spesso nei seminari, chiedo ai partecipanti di percorrere mentalmente la propria vita. Bisogna immaginare dalla nascita fino ad oggi gli eventi più piacevoli trascorsi in ogni fase della vita: le mani calorose dei genitori, il primo amore, la fortuna negli affari, la nascita dei figli, e così via. Grazie a questa meditazione “raccogliamo”, in senso figurato, l’energia vitale salubre dispersa dalla nostra biografia, ogni qualvolta ne siamo consapevoli. Questi ricordi formano un certo stato di salute e di benessere verso cui ci orienteremo (i Sufi lo chiamano Mukashafa), e senza il quale tutti i nostri metodi sono quasi inutili. Facciamo quest’esercizio adesso.

 

Meditazione “forza e salute”

 

Rilassatevi, assumete una posizione comoda. Normalizzate la respirazione. Ricordate la vostra fanciullezza quando eravate completamente indifesi. Quali ricordi felici affiorano nella vostra mente? Forse vi hanno regalato qualche giocattolo? O avete imparato a leggere? Forse ancora qualcos’altro? Ecco state andando a scuola, conoscete nuove persone, avete nuove relazioni. Che cosa ricordate? Quali ricordi vi causano un fremito piacevole? A quale evento della vita è connesso?

L’adolescenza. I cambiamenti nel corpo, le nuove sensazioni, i programmi per la vita, i sogni ... Li condividete con gli altri, raggiungete un certo successo, avete veri amici e amiche ... Ricordate queste sensazioni, vivetele di nuovo.

La gioventù. Imparate un mestiere, cominciate a lavorare, pensate per la prima volta alla vita familiare, cercate di affermarvi. Qual è l’avvenimento di questo periodo che ricordate piacevolmente desiderandolo ancora sperimentare?

E così via. Ricreate nella coscienza gli eventi completi della vostra vita dipingendoli gioiosamente e riempiendoli di significato e di forza, ma tali avvenimenti sono accomunati dalla condizione che lavorando con questo libro, sarete in grado di suscitare voi stessi. Scegliete dalla vostra lista compilata, l’evento che meglio ricordate e col qual è più facile connettersi.

È molto importante imparare a creare un’immagine di salute e di successo. Se la vostra salute non è stata creata da voi, non avrà neanche per voi un valore.

Una volta Abramo si infuriò con i suoi sudditi che erano dei gran peccatori. “Signore, - si rivolse all’Onnipotente – colpisci a morte e con ferocia i figli di Israele come punizione per le loro azioni!”

- Fa’ per me prima mille brocche. Poi, rivediamo la tua richiesta, - Dio rispose.

- Eccole! - Ammira le brocche. Dopo un mese Abramo mostrò il risultato del suo lavoro.

- Eccellente! E adesso rompile! – Disse il Signore.

- Come posso romperle? Si tratta del frutto delle mie fatiche!

- Non puoi rompere qualche recipiente morto, e mi chiedi di annientare un numero molto maggiore di vasi viventi!

Dovete creare da soli la vostra salute affinché non abbiate la minima idea di distruggerla!

 

La realizzazione degli obiettivi vitali

e l’accettazione delle decisioni importanti:

l’approccio Sufi

 

L’approccio proposto più in basso, per il conseguimento degli obiettivi e per il superamento degli ostacoli, si collega non solo alla pratica della guarigione, ma anche al coronamento dei problemi quotidiani lavorativi, familiari e generali (Fig. 8).

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Questa strategia riflette l’approccio Sufi alla pratica della meditazione valutando la situazione; non si tratta solamente di una guida che aiuta a muoversi nella giusta direzione, ma è anche un metodo che consente di agire in modo intelligente.

I metodi degli antichi Sufi sono volti a migliorare la sensibilità dell’uomo. Perché sono necessari? Se un problema sorge a livello di coscienza, ma non è né compreso né interpretato, si sposta al livello delle emozioni: l’uomo prova tristezza, sofferenza o ride istericamente, ecc… Si può riflettere sulle emozioni e capire la loro causa, anche se bisognerebbe affrontarli preliminarmente attraverso un lavoro mentale di lunga durata. Se un problema non è visualizzato a livello di coscienza può “abbandonarsi” alla malattia quando la persona è già alla ricerca di una terapia, o piuttosto dei sintomi. Di conseguenza, diventa più sensibile ad ascoltare le sensazioni e i dolori. Discute del trattamento con gli amici e i familiari; in pratica cambia lo stile di vita del malato. I livelli mentali ed emotivi, nondimeno, rimangono nella stessa condizione. Esteriormente la persona appare completamente realizzata, ma nella sua vita gli manca la creatività ed il piacere che ognuno di noi desidera. Le opportunità di creare gli sono bloccate. Alcuni psicologi, generalmente, considerano la capacità creativa un indicatore necessario della personalità sana e matura. Mi si potrebbe obiettare che molte persone seriamente malate sono creative. In verità, obietterei che in questi casi un forte potenziale creativo possa vincere la malattia. Possiamo solo supporre quanto proficua sarebbe stata la vita creativa dello stesso Dostoevskij se avesse sconfitto la sua malattia.

Come può una persona risolvere i problemi quotidiani dal punto di vista Sufi?

Tutto inizia con l’apparizione dell’immagine, di una certa idea. Non sempre si tratta di una nostra idea. A volte, la scelta dell’obiettivo deriva dall’influenza di qualche familiare, parente o mass media. Per questo motivo, i Sufi consigliano di ripensare e di elaborare l’idea che porta alla formulazione dello scopo. È necessario descrivere l’immagine del risultato al meglio e più in dettaglio: vi provvederà del dovuto necessario, e così via. Questa è una fase molto complessa; sarebbe auspicabile passare velocemente ai fatti, sperando che qualcosa accada! Tuttavia, bisogna fermarsi e guardarsi intorno. Il mio insegnante raccomanda prima di prendere una decisione che bisogna sedersi in una certa posizione.

Sedersi sul pavimento, appoggiando la gamba sinistra sotto di voi. Perché sul pavimento? Perché l’uomo è più vicino alla terra e può ricevere maggior energia. Le mani sulle ginocchia, la testa chinata sul petto. Respirate regolarmente e con calma: riposate per alcuni minuti. Valutate senza fretta le vostre idee, i vostri obiettivi. Lasciate che l’intuizione vi suggerisca in quale direzione riflettere (Fig. 9).

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La posizione per le donne è un po’ diversa dalla maschile (Fig. 10).

In tal modo, dall’idea iniziale (indipendentemente dallo stato in cui avete preso la decisione) emerge l’obiettivo. Lo scopo può essere cosciente, oppure inquieto, vago e poco chiaro. L’esperienza dimostra che la comprensione dell’obiettivo risparmia notevolmente tempo.

Allorché la persona inizia il suo cammino verso l’obiettivo, compaiono le emozioni, ed in funzione del modo in cui si valuta la situazione  buona o cattiva  le emozioni saranno affermative o negative. Certa gente è così eccitata dalla sensazione di prossimità allo scopo e dall’apparente facilità di raggiungerlo che si avvicinano ad esso pretestuosamente: valutano erroneamente il tempo e le forze necessarie sperimentando serie difficoltà. Di conseguenza, l’immagine dell’obiettivo è persa ed il lavoro diventa caotico simile ad una corsa lungo un cerchio. L’obiettivo è raggiunto a scapito di salute, stress e fallimento della vita privata. Ho visto un uomo d’affari realizzato lamentarsi per problemi riguardanti la virilità, lo stomaco, il cuore, e così via. È il prezzo pagato per il raggiungimento dei suoi scopi attraverso un lavoro tenace! È chiaro che senza sforzo non si agguanterà il pesce nello stagno, ma chi vi chiede di immergervi per ogni pesce in acqua?

Se l’immagine dello scopo è connessa a qualche tipo di paura, timore, la persona può sperimentare molti dubbi – le sue azioni saranno incerte, un po’ incomplete e, di conseguenza, commetterà nuovi errori, perderà le forze; tutto si ripete come se la persona agisse sotto l’influenza d’emozioni instabili e fugaci.

I metodi proposti al lettore di questo libro affrontano le emozioni, le gestiscono e trovano alcune varianti per il raggiungimento dello scopo. Questo percorso di conseguimento dell’obiettivo è chiamato dai Sufi Ciari-Sharif (la luce Divina). In questa via non ci sono dubbi, ma nemmeno “strattoni in avanti”. Tutto procede costantemente in direzione dello scopo similmente al sole sorgente...

Se il lettore si chiede: “Che cosa c’entra col risanamento?!”, allora gli citerò gli esempi di parecchi partecipanti ai seminari che lavoravano con zelo e, come spesso accade, raggiungevano i risultati in tempi rapidi: coloro la cui vista era meno di sette gradi la correggevano completamente; chi era tormentato da dolori stomacali riprendeva a mangiare qualsiasi cosa. Col passar del tempo, l’intensità dei loro sforzi diminuiva e, naturalmente, alcuni risultati peggioravano un po’. Queste stimate persone erano sconvolte (!!!) e abbandonavano gli esercizi. Poi, riprendevano ancora (nuovamente con la stessa tenacia!) a fare gli esercizi, e così via. Infine, la maggioranza tra loro raggiungeva lo scopo, ma a quale prezzo?

 

L’approccio Sufi alla nutrizione

 

I Sufi fanno molta attenzione alla nutrizione, quindi, affinché il cibo apporti giovamento, bisogna conoscere non solo le sue qualità speciali, ma anche quale alimento abbisogna il vostro corpo in un determinato momento. Ad esempio, perché i Sufi non mangiano il cibo troppo caldo? Il contatto con tali alimenti nell’organismo aumenta la tensione e, di conseguenza, si rafforza il dissenso contro l’assimilazione.

Una volta a Samarcanda mi sedetti in una casa da tè con uno scienziato lettone che aveva studiato i riti popolari religiosi. Afferrò la ciotola col tè caldo e soffiò su di esso. Era una procedura abituale, ma fu interrotto improvvisamente da un vecchio venerabile seduto vicino a noi: “Non bere – hai guastato questo tè!”. “Perché lo hai rovinato?” – disse stupito il nostro ospite. “Forse il tè era buono, ma poiché gli hai soffiato sopra, non arrecherà nulla di buono al tuo corpo”.

Quando il lettore familiarizza col ciclo giornaliero formulato molti secoli fa dai Sufi, ha certamente notato quanta attenzione ho prestato alla necessità di conversare piacevolmente durante i pasti. In tale conversazione, il piacere del cibo è raddoppiato.

Per quanto riguarda i prodotti “adatti e inadatti”, formulerò l’opinione seguita non solo dai Sufi, ma anche dai medici. Bisogna mangiare ciò che cresce nel clima e nella terra in cui si è nato o vissuto per gran parte della vita.

Sì, si! Le banane, i mandarini, le noci di cocco, il mango, i kiwi, e l’elenco potrebbe continuare, non è adatto per la maggior parte degli abitanti della Comunità degli Stati Indipendenti. Non vi suggerisco di rifiutarli completamente, ma la loro presenza nella vostra dieta non sia eccessiva. Ad esempio, i miei conoscenti di Tashkent volevano applicare nella loro vita lo slogan “bisogna mangiare più vitamine!” Cominciarono a mangiare mandarini e arance ogni giorno, non fui sorpreso quando vennero da me lamentandosi per le frequenti vertigini e per gli sbalzi di pressione. Di conseguenza, quest’esperienza suggerisce che i Pietroburghesi devono mangiare i mirtilli e lo sperlano, mentre gli Uzbeki devono mangiare il pilaf!

 

Il ruolo degli organi interni durante i pasti: il punto di vista Sufi



Ogni esercizio meditativo diretto all’attivazione delle risorse interne umane (vedi capitolo sulle traiettorie energetiche) ha una base, una sua struttura iniziale.

 

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Nella pratica Sufi, questa sostanza fondamentale è rappresentata dallo sviluppo degli embrioni umani (Fig. 11); ad essi si riferiscono le raccomandazioni Sufi riguardanti l’assunzione degli alimenti nella condizione ottimale.

Inizialmente si forma il sistema nervoso centrale: il cervello, il midollo spinale, poi inizia lo sviluppo del cranio e della colonna vertebrale. L’embrione situato nel posto della futura spina dorsale ha la forma di trattini piccolissimi simili a morsi. Poi, si costituiscono gli occhi e dopo si formano i polmoni.

La struttura degli organi è dissimile tra loro, ma ognuno ha i propri canali, una sorta di tubi. Ad esempio, nel polmone sinistro ci sono due canali, mentre nel polmone destro tre canali collegano quest’organo con gli altri. Solo dopo la formazione dei polmoni si costituisce il cuore.

Alla base di tutto vi è la spina dorsale, su di essa giacciono i canali di comunicazione più importanti del cervello con tutti gli organi del corpo umano. A questo proposito, bisogna ancora una volta sottolineare l’importanza di mantenere la colonna vertebrale in buone condizioni (postura del corpo, tono, mobilità, ecc…)

Alla nascita, il bambino si trova in un nuovo ambiente aggressivo. La prima “botta” la ricevono i polmoni ed il neonato compie di riflesso il primo respiro condizionato. Quest’inspirazione per lui è nuova (prima della nascita non respirava come l’uomo). Conseguentemente alla paura di questo respiro, la seconda “botta” la prendono i reni; la paura è un’emozione basilare.

Spesso lo spavento è accompagnato da un grido. L’urlo simboleggia l’inizio di una nuova vita e del suo ambientamento.

Poi, il bambino inizia ad inghiottire: nel momento della deglutizione chiude la laringe, attiva lo stomaco dando impulso all’attività del tratto gastrointestinale. Perché un bambino ha così tanta saliva? La saliva aiuta a digerire il cibo giacché non gli è sufficiente il succo gastrico. In generale, dai 4 mesi fino ai 7 anni, il bambino ha una crescita molto rapida delle ghiandole.

Così, fin dall’inizio dello sviluppo umano c’è il cranio, il cervello e la spina dorsale. Il tratto gastrointestinale appare in seguito.

Per esperienza personale, il lettore sa che lo stomaco ha tre funzioni: accettare, conservare e rimettere (Fig. 12).

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La deglutizione è una conseguenza della funzione d’accoglienza dello stomaco. Queste forze sono concentrate intorno al plesso solare. I polmoni, il cuore, il fegato ed il cervello “lavorano” sul processo di digestione.

In una rappresentazione Sufi, il contenuto dello stomaco di una persona adulta si compone approssimativamente di tre parti uguali.

Nella prima parte si deposita il cibo morbido (liquido, purè di patate e così via). La seconda parte contiene del cibo duro, mentre nella terza parte vi è dell’aria. Il troppo mangiare porta poca aria nello stomaco, per questo motivo gli ingordi soffrono d’affanno.

Dato che lo stomaco non sopporta di essere stracolmo, è meglio la denutrizione alla sazietà. Bisogna mangiare lentamente, percepire il sapore del cibo, così si favorisce il rapido emergere del senso di sazietà. Se siete tormentati dalla sete, non è necessario inghiottire l’acqua d’un fiato, ma occorre bere lentamente, a piccoli sorsi, sentendo ogni sorso. In questo modo, si beve di meno e si appaga prima la sete. Quando i Sufi dicono che bisogna bere come si mangia e mangiare come si beve, trattasi del processo esatto d’assunzione del pasto.

Durante il pasto non si deve sottoporre il lato sinistro del corpo ad un carico troppo pesante: non appoggiatevi sul lato sinistro. La pressione cade sullo stomaco, e le sue pareti evidenziano il succo gastrico supplementare che sarà impiegato per altri scopi.

È molto importante capire il processo nutritivo. Se il cibo non è ben riuscito, per esempio se il kasha (pappa di cereali) è un po’ bruciato o è salato eccessivamente, non affliggetevi. Se è successo, è successo… Se mangiate il kasha con una sensazione di disgusto, sarebbe meglio non mangiarlo, perché fate male unicamente a voi stessi. Invece, mostrategli interesse dicendo: “Che gusto nuovo e originale! Se fossi affamato da tre giorni, avrei mangiato questo cibo con gran piacere!”

I sovraccarichi fisici e psichici turbano le funzioni del tratto gastrointestinale. Se sei stanco, nervoso e affamato, dapprima calmati, e poi mangia, lasciando da parte tutte le preoccupazioni.

L’olfatto è un dispositivo preparatorio che informa il cervello circa le proprietà degli alimenti.

L’organo degli occhi partecipa secondariamente alla digestione. Gli occhi rinforzano la valutazione gustativa del cibo che è realizzata nel cervello. Proprio dalla vista l’organo riceve un comando necessario all’accettazione del cibo. Sotto la lingua è secreta la saliva.

I denti sono progettati per mordere il cibo, schiacciare e rompere in pezzi affinché agisca il succo gastrico. Una volta che il cibo è introdotto in bocca, i denti lo schiacciano producendo la saliva, mentre lo stomaco crea i succhi gastrici. La lingua determina se l’uomo assuma il cibo in maniera attiva o passiva: se gli alimenti siano deliziosi o meno, disgustosi o avariati, freschi o guasti, ecc...

La zona Sultano, in cui risiede il cervello, invia un comando allo stomaco, all’intestino e al fegato per prepararli al ricevimento del cibo: “Preparatevi! Arriva per voi un ospite!”. La zona Sultano avverte se si tratta di un ospite gradito o sgradito. La persona affamata sente questo comando in modo forte e persistente, ma se è sazia, il segnale è lasciato passare, si dice che faccia l’orecchio da mercante.

Successivamente lo stomaco secerne il succo gastrico, mentre il fegato la bile. Il pancreas fornisce anche il succo. In generale, la bile è sempre prodotta, si accumula nella cistifellea e durante l’assunzione del pasto entra nell’intestino.

Gli organi, pertanto, iniziano ad operare a turno, uno dopo l'altro.

Nasreddin Hodja entrò una volta in un caffé di San Pietroburgo e chiese al cuoco se preparano un pilaf. Il cuoco annuì ed il nostro Mullah gli chiese un giudizio sul suo pilaf. Il cuoco con un’eloquenza indescrivibile dichiarò che cucinava il miglior pilaf di San Pietroburgo! “Allora, continuò Nasreddin Hodja – fammi sentire ... l’odore del pilaf. “È impossibile", - sorrise il cuoco. “Ti pagherò!” – esclamò l’irrequieto visitatore. “Bene”, - ne convenne il cuoco che condusse Hodja presso il pilaf in cucina. Nasreddin respirò a sufficienza il profumo del pilaf e per qualche ragione rifiutò di acquistarne una porzione.

“Devi pagare! - Gridò il cuoco. – Lo hai promesso!”

«Certamente» - sorrise Nasreddin Hodja e ... fece tintinnare delle monete d’oro vicino all’oreccho del cuoco.

Questa parabola suggerisce che il corpo dovrebbe mangiare solo quando è predisposto, cioè com’è stato descritto nella precedente allegoria. Nasreddin Hodja non ha ritenuto che il suo corpo fosse pronto ad ingerire questo particolare alimento, ecco perché non ha pagato il pasto.

Bisogna adesso sapere come comportarsi dopo un pasto. Il Sufi che dava una particolare importanza alla cena, ritenne che dopo il suo termine bisogna appoggiarsi prima sul lato sinistro, poi sul lato destro ed in seguito sulla schiena finché non arrivi il sonno. Bisogna considerare che il ciclo Sufi circadiano implica un’alimentazione molto povera durante tutto il resto del giorno (eccezion fatta per la cena).

Non bisogna coricarsi in nessun caso prono dopo i pasti. Se studiamo lo stomaco, apprendiamo che il cibo lo riceve dal lato sinistro. È noto che all’interno della mucosa gastrica dello stomaco vi è una parete molto sottile, un involucro, attraverso il quale, come per un tovagliolo, passa il succo gastrico. Vi sono tutt’intorno delle ghiandole situate nelle pareti. Una delle possibili cause dell’apparizione delle ulcere è che quest’involucro sia troppo sottile. Lo stomaco svolge la funzione digestiva. Il succo gastrico è un liquido chimico pronto. Gli scienziati chiamano questo liquido pepsina ­ il contenuto di tale succo nel corpo di una persona che non si sa con certezza se sia malata o sana è di 4 litri, mentre in una persona sana raggiunge i 5 litri.

Il processo digestivo dipende dal proprietario dello stomaco: come, quando e quanto mangia.

Il Profeta Muhammad, la pace sia su di lui, disse che ognuno dovrebbe assumere il cibo nella quantità richiesta dal corpo. È necessario fermarsi quando si vuole mangiare ancora un po’. È vietato raggiungere il limite della sazietà.

Se l’alimentazione è eccessiva, il corpo sarà sovraccaricato. Inoltre, si abituerà all’esperienza di volta in volta. I Sufi credono che se la persona si abitua a mangiare molto, sviluppa un’intolleranza verso la condizione di fame, che di per sé non è un male. Quando si mangia gradualmente, si forma un atteggiamento tollerante verso il digiuno. Quest’atteggiamento permette alla persona di mangiare lo stretto necessario per mantenersi in forza e in salute. Alcune persone sembrano sofferenti e scontenti solo perché sono abituate a mangiare molto. Di solito, soffrono di disturbi intestinali. In tal modo, si rimpinzano di tutto, trasgredendo la digestione.

Quando la persona prende nuovamente il pasto, il nuovo cibo si mescola con quello non digerito, ed in questo stato entra nell’intestino tenue apportando dolori allo stomaco e in altre parti del tratto gastrointestinale. Il danno dell’eccesso di cibo consta che lo stomaco non ha il tempo di digerire il pasto.

Quasi tutto il cibo digerito scende nell’intestino tenue. È in questa transizione che appaiono le malattie intestinali.

Avete visto come i gatti dopo aver mangiato si stirano, allungano la colonna vertebrale e tirano all’interno lo stomaco? Perché questo succede? Tali movimenti attivano il sistema nervoso e, di conseguenza, la circolazione sanguigna. E, tra le altre cose, favoriscono l’assimilazione delle sostanze nutrienti attive.

Il fegato è associato alla cistifellea. Durante il ciclo circadiano, dal fegato all’intestino passano 0,5-1,5 litri di bile ed essa offre l’opportunità di purificare il corpo. Se mangiate troppo, il corpo non ha il tempo di digerire tutto.

Il fegato è la zona Ruh (zona dello spirito). Per bilanciarsi il fegato ed il cuore si trovano in due parti del corpo opposte, giacché i due organi sono caldi. Bisogna ricordare che mangiare o bere in fretta è un colpo assestato al fegato.

L’abitudine di mangiare si forma fin dalla più tenera età. Molto dipende da come il bambino è nutrito nella prima infanzia. L’esperienza generazionale ha stabilito che il bambino sia nutrito col latte materno per 30 mesi. In tal modo, si immunizzerà contro le malattie. In caso contrario, si genera l’attaccamento al biberon che in età adulta si trasforma nel legame alla bottiglia di birra o di liquori. Questo fenomeno è chiamato imprinting (etologia), effetto. Il bambino imprime letteralmente nell’anima tutti gli eventi dei suoi primi anni di vita.

Lo stesso fenomeno si ripete nel caso della nutrizione. Nell’infanzia, il bambino incarna uno schema non corretto di accettazione del cibo, e poi, quando cresce, raccoglie i frutti di questa abitudine: ulcere, cirrosi e così via.

In Brasile, finora, raccontano un caso.

Il re del Brasile aveva una predilezione particolare per un piatto di frutti di mare, detto itopoa. Una volta, quando il re pranzava, arrivò un messaggero da lontano con una notizia. Ma le guardie non l’ammisero per il seguente motivo: “Quando il re mangia l’itopoa, non si può interrompere il suo pasto. “Ma ho portato una notizia molto importante!” – esclamò l’inviato. Tuttavia, le guardie erano abituate ad eseguire irremovibilmente gli ordini del re. Dopo che il re finì di mangiare l’itopoa, accolse lo straniero. Il messaggero riferì che le truppe del figlio del re si preparavano ad occupare il suo paese. “Rimuovete le portate dal tavolo e preparatevi alla guerra” - gridò il re, ma era troppo tardi - le truppe fecero irruzione nel palazzo, i soldati nemici catturarono il re e lo trascinarono in prigione. Vedendo nella folla il suo cuoco, il re gridò: “Domani nella mia cella servi l’itopoa, ma prepararalo meglio – oggi l’itopoa era molto dolce.”

L’itopoa fino adesso è definito il piatto più costoso. È detto: “Per questo piatto il re consegnò tutto il regno.”

Il cibo gioca, certamente, un ruolo nella nostra vita, ma per alcuni mette in ombra tutta l’esistenza intorno.

 

Alcuni piatti e

Ricette curative

 Il Pilaf

 

Giacché sono nato e cresciuto in Uzbekistan, prima di tutto voglio dare la ricetta del vero Pilaf, invece della minestra di riso con fette di carne!

È possibile mangiare il pilaf per scopi curativi poiché rinforza lo stomaco.

Voglio raccontarvi una storia riguardante mio suocero. Una volta si lamentava per i dolori allo stomaco e così gli furono prescritti dei farmaci, non mangiava carne e cibo piccante, seguiva una dieta ed era molto angosciato per la situazione. Una volta, mentre era in montagna, incontrò un Kirghiso che poi scoprì essere un Sufi. Seduto davanti ad una tazza di tè, consegnò a questo mio parente una ricetta molto semplice: una volta alla settimana mangia a sazietà il più comune dei pilaf! Ora, mio suocero non si lamenta più per lo stomaco.

La preparazione del pilaf abbisogna dei seguenti ingredienti: 250 grammi di riso tondo, circa 100 grammi di grasso di montone, 200 grammi di carote, 100 grammi di cipolla, 250 grammi di montone e approssimativamente 25 grammi di “cumino”.

Al riso bisogna pulire la buccia e lavarlo tre volte in acqua fredda. Lasciatelo in acqua tiedida per una ventina di minuti. Le carote devono essere tagliate a pagliuzze, la cipolla a grandi anelli e la carne a cubetti.

Il calderone deve essere ben riscaldato sulla fiamma. Il grasso nel calderone è scaldato finché assuma la caratteristica colorazione marrone a macchia d’olio. Quando il liquido ottenuto comincia a fumare leggermente, friggere le cipolle. Quando anche la cipolla sta diventando dorata, mettere i cubetti di carne e friggere per circa cinque minuti. Quindi, aggiungere le carote, mescolare e friggere il tutto per ancora cinque minuti.

Riempire con acqua il contenuto del calderone finché non si copra tutto il preparato. Attendere che l’acqua bolli. Aggiungere del cumino. Sopra il preparato appoggiare tre teste d’aglio sbucciate e poi copriamo il tutto col riso. Aggiungere dell’acqua bollita per coprire appena la superficie del riso. Aggiungere un cucchiaino di sale.

Cuocere il riso fino a quando non assorbe l’acqua.

Adesso arriva il momento cruciale! Quando il riso ha assorbito tutta l’acqua, assaggiatelo. Assaggiate gli strati inferiori. Per fare questo, bisogna mischiare il riso (solo il riso!) Se il riso è ancora duro, aggiungere un po’ d’acqua bollente e fate cuocere fino alla cottura. Se all’interno il riso è cotto, ma lo strato superiore non lo è ancora, non significa che il pilaf è pronto. Rimestare il pilaf, e lasciarlo per altri dieci minuti sotto il coperchio a fuoco spento.

Quando il pilaf è pronto, mescolate dal basso verso l’alto e servite a tavola. Buon appetito!

 

Il Dari

 

Questo piatto cura la tosse e tutte le malattie della gola, compresa la raucedine.

Prima parte. Prendere il rafano verde e grattugiarlo di sera, aggiungere un cucchiaino di miele, coprirlo e conservarlo coperto fino al mattino.

Seconda parte. Al mattino grattugiare circa 100 grammi di radicchio verde, aggiungere due cucchiai di miele, circa 20 chicchi di uva passa nera e 5-6 noccioli di noci.

Così, si ottengono due piatti: un primo e un secondo. Riscaldateli leggermente e mangiateli a turno. Bisogna mangiarli assolutamente a digiuno al mattino e poi fino a pranzo è necessario astenersi dal cibo.

In poco tempo la tosse vi abbandonerà.

 

Scirguruch (crema di riso)

 

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Per preparare questo piatto sono necessari 100 grammi di riso rotondo, mezzo litro di latte, 5 grammi di uva passa bianca, un cucchiaino di sale, 5 grammi di zucchero cristallino (semolato) e 50 grammi di burro.

Dopo aver pulito e lavato il riso in acqua fredda, lasciatelo riposare per quindici minuti in acqua tiepida per favorirne l’assorbimento. Poi, si bolle il latte e non appena si agita in superficie, aggiungere il riso facendolo cuocere per dieci minuti. Dopo 10 minuti lo saliamo e dopo altri 5 minuti si aggiunge l’uvetta. Il burro si scioglie separatamente ed è aggiunto al piatto pronto.

Questo piatto aiuta a normalizzare il metabolismo. Si consiglia di cenare a giorni alterni. È particolarmente indicato per la diarrea.

 

Ashkadi

 

Questo piatto apporta benefici alla tosse secca e aiuta a pulire le vie respiratorie.

Composizione dell’ashkadi: 100 grammi di riso rotondo, 200 grammi di zucca, 5 grammi di menta, mezzo litro di latte, 2 cucchiaini di miele e salare a gusto.

Lessare il riso in acqua. Mentre il riso cuoce grattuggiamo una zucca che conserviamo da parte. Separatamente bolliamo il latte a cui aggiungiamo il riso facendo cuocere il tutto per dieci minuti. Poi, aggiungiamo la zucca grattugiata precedentemente che cuciniamo per circa 5 minuti fino a cottura. Dopo 5 minuti, si aggiunge la menta e il sale facendo cuocere il tutto per altri cinque - sette minuti.

Appena il piatto pronto diventa tiepido, si aggiungono due cucchiaini di miele. A scopo terapeutico, è necessario mangiare l’Ashkadi tiepido, a stomaco vuoto e in quantità a vostro piacere.

Una persona che generalmente tossisce gli sono controindicate le foglie di insalata e il cavolo.

 

Le Noci

 

La noce è usata come un antibiotico e rinforza le cellule del corpo. È utilizzata nel trattamento delle malattie cardiache e vascolari, per la normalizzazione della pressione e per il miglioramento del diabete. Aiuta anche i disturbi di stomaco, le malattie renali, i disturbi epatici, le nevrosi, l’aumento dell’irritabilità e il rachitismo. Le noci contengono il 19% di proteine e il 16% di carboidrati. Inoltre, hanno un sacco di vitamine, di sali minerali e di acidi. I guaritori Sufi, perciò, consigliano di mangiare tutti i piatti a base di noci.

 

Ricetta

 

5-6 noccioli di noci, 20-25 chicchi di uva passa nera, 100 grammi di ricotta.

Mescolare tutto e mangiare prima di colazione a digiuno. Si raccomanda, inoltre, mangiarla la sera prima di addormentarsi. Il ciclo di trattamento è di 20-25 giorni.

 

Ricetta per la purificazione del sangue

 

Al mattino prima di colazione bere 100 grammi di succo di melograno. A pranzo, bere cipolle bollite e aglio, e la sera prima di andare a letto un tè verde caldo a cui si aggiunge un cucchiaio di miele e un cucchiaino di aceto di mele.

Questo regime alimentare deve osservato per 10 giorni.

 

Ricetta per la pulizia di fegato, reni e stomaco

 

Versare 5 grammi di cumino macinato in 20 grammi di acqua bollita. Coprire con un coperchio e lasciare infondere per 15 minuti. Assumere l’infuso a stomaco vuoto al mattino e dopo ogni pasto per 15 giorni.

Come ho detto molte volte, una persona può guarire solo se pratica contemporaneamente le traiettorie energetiche, gli esercizi fisici e la corretta alimentazione. È importante rispettare il ciclo circadiano Sufi ed eseguire azioni consapevoli. Al fine di una maggiore comprensione, suggerisco di leggere il capitolo “i Sufi e le cause della malattia.