IL
SUFISMO - IL METODO CHE AIUTA L'UOMO A SEGUIRE LA NATURA
Perch’è
il Sufismo?
Ricordate
la pantomima rappresentata dalla compagnia teatrale “Lizidei” (“I
saltimbanchi”) nella metà degli anni Ottanta? Questa pantomima è stata
rappresentata in televisione per cinque o sei anni. Inoltre, la parola “nie-z-zja” (storpiatura russa
dell’espressione “non si può”) è saldamente entrata nel lessico durante il
periodo della perestroika. “Mamma, posso andare a fare una passeggiata?” “Nie-z-zja!” La trama della pantomima
descriveva un personaggio interessato ad una grande palla, mentre un secondo
gli proibiva di prenderla dicendo “Nie-z-zja!”
Il secondo clown non raccoglieva la palla, ma non intralciava nemmeno la
curiosità del primo pagliaccio. Per certi versi, “riacciuffava” l'interesse per
la palla e sgolandosi con voce rauca gridava “nie-z-zja”. Infine, questo primo pagliaccio con una mimica urlava “zjà! - zjà! - zjà!” (storpiatura russa
di “si può”). Così, afferrava il pallone e scappava via.
Durante
il secolo scorso nel territorio dell’ex Unione Sovietica, era difficile
impegnarsi nelle pratiche non tradizionali d’auto-guarigione. Qualche Sufi che
eseguiva le pratiche, era costretto ad avvolgere i suoi testi in un panno di
lana e a nasconderli nei cimiteri perché questi libri erano letteralmente presi
d’assalto, non tanto dal governo, ma dai governanti che capivano il loro valore
scientifico; quindi, divennero dei pezzi d’antiquariato. Adesso, questi segreti
sono diventati accessibili. Molti sono entrati nella Via. Prendete, se potete
prendere.
Il
Sufismo è un antico orientamento pratico che si basa su un amore attivo per Dio
e per la gente: elabora dei metodi, degli esercizi che permettono alla persona
d’essere consapevole della natura e dell’amore Divino, stabilisce delle
relazioni armoniose col mondo, con la gente, con la natura e con sé stessi. È
successo, perciò, che per qualche motivo, il Sufismo non ha occupato il suo
legittimo posto nei vari corsi Universitari di storia e di psicologia della religione,
nonché negli studi religiosi. I professori delle scuole superiori erano
incapaci di “presentare” il Sufismo: è una religione? Una psicotecnica? Una
comunità spirituale? Io non sono un accademico per fare delle classificazioni
in questo libro. Piuttosto, il Sufismo è un metodo pratico che aiuta la persona
a seguire la natura Divina per essere sano, sicuro e felice.
I
Sufi hanno molti nomi. Furono chiamati eccelsi, selvaggi, folli, creature
celesti, gente comune, cercatori, inebriati, talenti, dervisci, fachiri e
saggi.
I
Sufi sono gente pratica che studia e vive seguendo le leggi naturali, e
trasmette queste conoscenze agli altri. Il Sufismo non è né una parola, né un
concetto. È lo stato di una vita armoniosa. Talvolta, i Sufi sono definiti
monaci sociali. Io credo che il vero monaco, non è il frate di clausura che
esegue incondizionatamente dei rituali, ma è colui che dimora costantemente in
uno stato d’unità con l’Altissimo.
L’insegnamento
del Sufismo: le regole efficaci per la guarigione
I
metodi descritti nel libro sono apparsi nel cuore della tradizione Sufi.
Pertanto, il lettore deve conoscere alcune regole dell’insegnamento Sufico. È
verosimile che in questo modo pervenga con più rapidità al risultato
desiderato.
La
maestria di ogni maestro Sufi è trasmessa alla gente da qualche suo allievo.
L’allievo è scelto non tra i più ubbidienti, perseveranti e sani, ma tra coloro
che hanno la migliore capacità di sviluppare la tradizione Sufica. Sulle
relazioni tra insegnante e discepolo, la gente ha inventato una gran quantità
di favole: alcuni affermano che bisogna cercare per tanto tempo un maestro,
altri sostengono che un maestro Sufi “accetta” solo lo studente che abbia
superato qualche prova; si resta seduti alcuni giorni davanti alla porta del
maestro, si sale in alta montagna e si trascorre qualche tempo senza parlare
con nessuno, e così via. Queste storie hanno poco in comune con la realtà dei
fatti.
Chi
studia la letteratura “della guarigione naturale” coll’intento di trovarvi
qualche cura adatta al loro caso, è scettico verso questi insegnamenti. Si
tratta di un approccio equilibrato che io rispetto. Il materiale da me proposto
sottintende, però, qualcosa che deve essere applicato in modo incondizionato.
Un
allievo zelante di un maestro Sufi, desiderava conseguire sempre qualche
risultato prestigioso. Una volta entrando nella stanza del maestro per porgli
l’ennesima domanda, ricevette da quest’ultimo la seguente richiesta: “Sii
gentile, chiamami per favore Hassan!”
Questo
discepolo si recò nel cortile dell’abitazione, ma non vide Hassan nonostante
avesse una vista eccellente. Determinato a conseguire il suo obiettivo,
controllò tutte le Chaikhanà (casa del tè) sulla strada chiedendo ai visitatori
se avessero visto Hassan. Nessuno gli dette una risposta valida. Completamente
disperato, verso sera, l’allievo compì l’ultimo tentativo gridando ad alta
voce: “Hassan! Hassan! Hassan!” Qualche secondo dopo da un cortile vicino
apparve Hassan, che fu condotto dal maestro, mentre l’allievo seduto sopra un banco
adiacente rifletteva sul fatto che l’ostinazione conduce sempre alla meta.
I
suoi pensieri furono interrotti quando l’insoddisfatto Hassan uscendo dalla
stanza del maestro, si rivolse verso l’allievo: “Perché non mi hai chiamato
subito, non appena il padrone te lo ordinò?” “Ti ho cercato ovunque, ma
invano!” L’indignato Hassan esclamò: “Mio Dio, il maestro ha chiesto realmente
di cercarmi?! No. Il maestro ti ha chiesto di chiamarmi una sola volta, non tre
volte!”
Nel
Sufismo, il concetto di “maestro” ha un significato molto importante. Bisogna
ubbidire al maestro senza discutere, come si fa per l’Altissimo.
Nella
pratica d’auto-riabilitazione e d’auto-perfezionamento, la guida è
semplicemente necessaria. L’iniziativa personale è superflua, troppo spesso porta
a risultati negativi. La gente è propensa a creare ulteriori rituali,
convenzioni, perdendo il senso del suo operato. Per il Sufi, non conta la fede
cristiana, musulmana, ebraica o buddista di una persona. È importante la bontà
o la cattiveria dell’uomo; quindi, per non fare demagogia, tutto è relativo,
vale il punto di vista della persona. Se una persona crea qualcosa di buono,
compie in pratica delle azioni amorevoli verso un’altra persona, egli è un uomo
buono e vivrà lungamente. Se consuma solamente dell’energia, il suo lavoro è
formale, meccanico; in questo caso diventa una persona cattiva, malata, soffre
e muore nella tristezza e nel dolore. Dio è giusto con tutti gli uomini in ogni
caso. Se c’è un nemico esterno, la spada può proteggerci, ma che fare se il
nemico è situato all’interno dell'uomo? Per questo combattimento è necessario
un insegnante.
Il
Sufi all’inizio studia sé stesso, e poi un’altra persona. Dapprima si recherà
pregiudizio valutando le possibili conseguenze, poi nuocerà a qualcun altro.
Il
mio maestro, Haji Ibrahim, ha sempre affermato che, prima di dare un compito, è
necessario comprendere chiaramente a chi è rivolto. Ugualmente, uno studente
ascoltando le istruzioni, le deve percepire per quello che sono, senza
aggiungere ad esse né congetture, né pregiudizi.
Per
quanto sia difficile il tema della conversazione, le parole devono essere
semplici e chiare, ma nonostante la sua semplicità, ognuno le comprenderà e le
accetterà in modo diverso secondo le sue possibilità e desideri. Le persone
differiscono le une dalle altre in termini di conoscenze, esperienze,
erudizione: esistono i “sempliciotti”, ma anche gli intellettuali. Ci sono pure
gli scienziati, la cui esperienza e conoscenza li contraddistingue dalla folla,
ma a prescindere dalla formazione e dall’esperienza, chi ha un forte desiderio
e interesse a comprendere le parole a lui rivolte, le capirà veramente.
Una
volta, con un amico andai dal mio maestro Haji Ibrahim a Kokand. La decisione
fu presa all’improvviso, quindi nessuno conosceva il nostro viaggio. Di solito,
avvertivo l’insegnante quando andavo a trovarlo, ma questa volta non accadde,
giacché le circostanze erano mutate.
La
strada era sconquassata, la giornata era calda, il cielo sereno. A metà strada,
il radiatore si era surriscaldato. Per circa due ore aspettammo una vettura che
ci trainasse alla più vicina stazione di servizio. Al nostro arrivo alla
stazione, aspettammo che il padrone tornasse dalla pausa pranzo. Esasperati e
silenziosi, proseguimmo ancora il nostro viaggio.
Al
nostro arrivo a Kokand, la casa del maestro era vuota perché probabilmente era
assente per affari. Ci sedemmo su una panchina vicina e attendemmo. Passò circa
un’ora ed una persona sconosciuta si avvicinò domandandoci: “Siete di Jizzakh
(detta anche Jizzax, Djizak; in Russo:
Джизак)?”
-
Sì, siamo sorpresi di questa domanda. E come fai a saperlo?
-
Questa mattina, Haji Ibrahim, mi ha annunciato che due persone sarebbero venute
da Jizzakh e di farle aspettare un po’.
Il
mio amico era molto sorpreso.
-
Forse doveva arrivare oggi qualcuno per Haji Ibrahim da Jizzakh?
Ben
presto arrivò Haji Ibrahim, e dopo i saluti, ridendo, mi chiese: “Avete fatto
un buon viaggio? La macchina era a posto?”
Quel
giorno, la comunità Sufi eseguiva uno zikr aperto (per maggiori dettagli si
veda il capitolo sullo zikr). I Sufi di livello superiore e medio hanno due
circoli distinti. Non è né consentito, né comunemente accettato entrare nel
cerchio Sufi di livello differente. E a nessuno sorge anche un simile
desiderio. Se hai appena preso ieri la patente, puoi subito partecipare alle
autocorse? Il livello di un Sufi dipende dai compiti originali che gli sono
stati assegnati dal maestro, i quali permettono di ottenere l’esperienza
necessaria. Al momento di più non posso dire.
Al
mio amico fu permesso di trovarsi nel cerchio del sesto livello, sebbene non
frequentasse nessun circolo Sufi, ma fosse semplicemente interessato ai metodi
Sufi di guarigione.
Durante
lo zikr, non eseguiva le azioni, ma osservava le attività altrui.
Haji
Ibrahim gli fece notare: “Non è permesso fare così, è male”.
Poi,
mi sono ricordato le sue parole: “Quando si è tra persone intelligenti, bisogna
tenere la bocca chiusa, mentre tra gente saggia e illuminata è necessario
mantenere per le redini l’anima.”
L’insegnamento
Sufi è diverso dai metodi Universitari, in cui lo studente memorizza il maggior
numero d’informazioni impartite dal professore. Nel Sufismo è fondamentalmente
impossibile arrivare da un maestro e partir subito con un bagaglio di
conoscenze di stampo Universitario. Inoltre, l'utilizzo di metodi tradizionali
d’apprendimento per lo studio del Sufismo è dannoso.
Questa
storia afferma che se anche un individuo ha un obiettivo, una volontà e qualche
possibilità di superare gli ostacoli, deve possedere qualcosa che gli permetta
di ricevere una formazione vera. Più esattamente, è un qualcosa che deve
mancare. Si tratta del Nafs.
La
traduzione di Nafs è ego, l’Io animale. Questa sostanza si trova nel nostro
sangue, il Nafs non può essere visto direttamente. In quel giorno, Haji Ibrahim
raccontò un metodo d’autosservazione esterno (per maggiori dettagli vedere il
capitolo sulle traiettorie energetiche). Grazie a questo metodo è possibile
osservare esternamente il Nafs che riduce le manifestazioni negative.
Così,
la prima pratica adempie in maniera assoluta alle istruzioni del maestro,
mentre la seconda osserva i cambiamenti in modo distaccato e senza emozioni
durante l’esecuzione degli esercizi. Nello stesso tempo, è necessario
abbandonarsi al flusso della forza e della saggezza.
Per
quanto riguarda la capacità insolita di prevedere gli eventi, per il Sufi si
tratta di una situazione normale. Ecco perché sono andato dal Maestro, senza
avvertirlo in anticipo perché sapevo che era informato. Citerò a titolo
d’esempio una storia di cui sono stato testimone.
Una
volta andammo col mio maestro lungo la Strada Tamerlano (le Porte di Timur) che
porta a Jizzakh. Il lettore probabilmente conosce Timur, il gran governatore
orientale. Guidavo la macchina. Improvvisamente, fummo sorpassati da una
“Ziguli” che viaggiava ad una velocità superiore al limite consentito. Pochi
secondi dopo, Haji Ibrahim, disse a sé stesso: “È terribile …”. Poco tempo
dopo, ripeté le stesse parole.
Giunti
alle porte di Tamerlano (si tratta di uno dei più bei monumenti d’architettura
montana, il cui nome è dato alla strada), il maestro domandò di arrestare
l’automobile. Usciti dall’abitacolo, Haji Ibrahim si avvicinò alle porte
esaminandole per parecchio tempo e leggendo le iscrizioni conservate.
Effettivamente, era una bellissima vista. Per inciso, una parte di queste
porte, vale a dire un piccolo uscio, si trova nel museo dell'Ermitage di San
Pietroburgo.

Non
ostacolavo il maestro e guardavo da una certa distanza la grotta di Timur.
Circa mezz’ora dopo, riprendemmo il nostro viaggio. Non chiesi nulla al
maestro, perché non è comuneménte accettato in Oriente.
Strada
facendo vedemmo la “Ziguli” rovesciata in fiamme, il cui fuoco era alimentato
dal vento, mentre altre automobili attorno bruciavano ancora circondate da
diverse auto della polizia e da ambulanze. Oltre al conducente della vettura
che ci aveva sorpassato, sei persone erano morte.
Quella
notte non riuscivo a dormire.
Molto
spesso ho sentito alcune fiabe dedicate ai Sufi. I cantastorie raccontano
rituali e ostacoli, che a loro avviso, bisogna superare per diventare Sufi.
Deluderò qualcuno, ma tutto ciò non corrisponde alla realtà. In molti casi,
essere un Sufi è un’indicazione, ma se lo dico così, non dirò nulla.
Se
una persona, anche molto stimata, si dichiara un Sufi, Dio lo giudicherà. In
alcuni ospedali ci sono persone che si reputano Napoleone, profeti, alieni.
Essere un Sufi, non è una scelta personale. Diciamo così. Una persona può
essere definita Sufi, solamente se è accettata da un circolo Sufi e da un
maestro Sufi. Naturalmente, ci sono dei criteri più importanti, ma non voglio
confondere il lettore, descrivendo a parole ciò che in linea di principio può
percepire solo l’esperienza.
Le
stazioni del percorso Sufi
Le
nostre malattie sono collegate al nostro sviluppo spirituale.
Una
persona nel suo sviluppo spirituale passa attraverso una serie di tappe,
stazioni. Queste tappe sono chiamate nel Sufismo Maqam, cioè stazioni. I Sufi
della linea Naqshabandiyya evidenziano quattro stazioni: il Nafs (l’egoismo,
gli istinti animali), il Qalb (il cuore, l’emotività), il Ruh (lo spirito) e il
Qurb (la prossimità all’Altissimo). Talvolta, si aggiunge anche il Sirr, la
stazione dei segreti divini. In genere, i Sufi della linea Naqshabandiyya non
inseriscono la stazione Sirr nella descrizione delle tappe. I segreti divini si
rivelano alla stazione dello spirito (Ruh). Ugualmente ad altre correnti del
Tasawwuf (il Sufismo era chiamato così fino al XIX secolo, seppur continua ad
esserlo denominato in questo modo in molti paesi orientali) la stazione Sirr è
inclusa, ed io vorrei dire qualcosa su questa tappa. La parola “Sirr” significa
“segreto”, il quale è nello stesso tempo gradito e molto pericoloso. È
impossibile conoscerlo ed esprimerlo a parole, ma è possibile fondersi e unirsi
ad esso interamente. Vi è, tuttavia, il pericolo di bruciare nel fuoco
misterioso. La persona che ha raggiunto la stazione Sirr non aspira a niente:
né alla gloria, né al successo. L’uomo che si trova al livello del Sirr è
intriso di tristezza, poiché è al confine tra il mondo materiale e i mondi
divini. Si tratta del rimpianto inevitabile del viaggiatore, la cui casa
desiderata è a mezza giornata di viaggio, ma sospirando torna indietro
proseguendo nel suo cammino. Lui prosegue senza girarsi indietro, mentre il
mondo circostante sospira e si rattrista insieme a lui…
Ciascuna
stazione comprende un certo insieme di malattie tipiche che le sono
caratteristicamente inerenti. Conoscendo le stazioni del Sufismo, il lettore
capirà le cause d’alcune malattie.
La
maggior parte dei nostri lettori, perdonino la mia onestà, si trovano alla
stazione del Nafs. Forse, non hanno bisogno di sapere che in genere c’è qualche
stazione! Per tal motivo, descriverò in dettaglio, seppur brevemente questa
tappa, per chi vuole saperne di più sul Sufismo. Mi è difficile spiegare ai non
adepti la pratica del Sufismo, le differenze tra le diverse stazioni. Questo
capitolo si rivolge, piuttosto, non alla vostra ragione, ma alla vostra
intuizione.
Le
stazioni del Nafs.
Le
malattie generate dal falso Io
Il
concetto di “Nafs” è di solito tradotto in forza animale dell’organismo, ego,
egoismo. Il Nafs è insito in tutte le persone, cioè è parte integrante della
natura umana. Il primo passo verso la comprensione di Dio nella pratica Sufi è
il superamento del Nafs, insomma dell’egoismo.
A
questo proposito, vi racconterò una parabola Sufi.
Una
volta, un viaggiatore che camminava da molti giorni nella steppa deserta, trovò
un sacchetto di monete d’oro ed era felice per questo ritrovamento
straordinario. Quando l’entusiasmo iniziale passò, si guardò attorno impaurito
per vedere se qualcuno l’avesse visto. Dietro ad ogni cespuglio, scorgeva occhi
ostili. Nella sua testa correvano le immagini di un malfattore che avendolo
scoperto e catturato, lo uccideva per recuperare la refurtiva concessa da Dio.
Forse non dovevo prenderla per allontanarmi dal peccato?
Tormentato
da sentimenti contrastanti, in piedi, non aveva il coraggio di chinarsi sul
sacco. Una voce al suo interno sussurrava: “Prendi il tuo dovuto! Non hai
sofferto abbastanza? Fino alla fine dei tuoi giorni vivrai agiatamente, ben
vestito e calzato, andrai sopra un bel cavallo e non camminerai dissanguandoti
i piedi!”
“Effettivamente,
ciò non ti appartiene!” – obiettava un’altra parte della sua personalità.
Probabilmente
il viaggiatore sarebbe rimasto così per lungo tempo, se un maestro Sufi non
fosse sbucato dal nulla proferendo: “Prendilo se lo hai trovato. Se scopri chi
ha perso il sacco restituisciglielo senza chiedere alcun compenso, ma se dopo
un mese il proprietario non si fa vivo, dividi la refurtiva con altri bisognosi
come te”.
Il
lettore è in errore se ritiene che la voce del primo Nafs abbia persuaso il
viaggiatore a prendere il sacco d’oro, perché il suo vero Nafs lo tratteneva da
tale atto. Il Nafs non è una cosa così semplice. Entrambe le voci appartengono
al Nafs. La vera soluzione Sufi consiste nel trovare la via mediana che
mantiene la persona in equilibrio. Il compito del Nafs è di indebolire con
successo quest’equilibrio usando mezzi molto diversi e contrari: l’amoralità e
le norme sociali accettate comunemente.
Una volta Muhammad, la pace sia su di lui,
riportò una straordinaria vittoria in battaglia con un esercito ben superiore
alla sua armata. “Evviva, la nostra guida ha sconfitto il nemico nella più gran
guerra conosciuta della storia!” Esclamarono i suoi compagni. “Amici - disse il
Profeta - devo disilludervi. Questa guerra non è niente in confronto alla
guerra che stiamo combattendo col Nafs. Ecco la grande guerra.”
L’uomo,
poiché possessore dei bisogni vitali, si trova alla stazione del Nafs fin dalla
nascita. Essendo dei bambini, siamo completamente in balia di questa stazione e
c’incapricciamo per il mancato ottenimento dell’auspicato mostrando
un’ostinazione irragionevole. Col tempo, il bambino si abitua alle norme
sociali e può controllare i suoi desideri. Purtroppo, molte persone restano
alla stazione del Nafs per tutta la vita, poiché sono alla mercé degli istinti
animali, dei divertimenti e dei piaceri. Nel capitolo dedicato alle cause della
malattia, abbiamo ricordato ancora una volta la stazione del Nafs. Senza una disciplina,
non impariamo ad opporci a quest’influsso nefasto e ci trasformeremo infine in
un essere irritabile, permaloso e piagnucoloso tormentato da varie malattie. Il
Nafs può condurre all’infarto, alle malattie del tratto gastrointestinale,
all’epatite e persino al cancro. Tuttavia, le persone sono disposte a pagare
anni di paura e di malattia per pochi minuti di piacere illusorio!
Quando
vedo ai seminari i partecipanti che vengono per guarirsi, e, talvolta, per
salvarsi dalla morte imminente, ma non sono disposti a sacrificare l’abitudine
di dormire 8 ore, comprendo quanto sia difficile combattere contro sé stessi.
La
persona che si trova alla stazione del Nafs è esposta a tutte le malattie
familiari al lettore: alcolismo, tossicodipendenza, dolori cardiaci, cancro,
epatite, vista debole, eccesso di peso, depressione, ansia, capricci, malattie
veneree, ecc… Il Nafs è insidioso, obbliga l’uomo a lottare contro sé stesso e
a combattere lo stesso Nafs, ma il risultato saranno i rimorsi di coscienza e
le malattie. Ad ogni modo, per controllare con successo il Nafs tramite i
metodi presentati in questo libro, il lettore dovrà molto impegnarsi.
Praticando
gli esercizi che sviluppano la volontà e la capacità di governare sé stessi,
l’uomo si sbarazza dell’influenza nociva del Nafs e passa alla stazione del
cuore.
La
stazione del cuore (Qalb)
Anche se una
bellissima coppa
è coperta di uno
strato fangoso,
le sue incisioni
non lo troverai......
Prima
di iniziare il trattamento di una ferita, bisogna pulirla perché è una
condizione necessaria per guarire rapidamente. La zona del cuore (Qalb) è
disposta nell’area del plesso solare, del cuore e del fegato. La stessa parola
“Qalb” è traducibile anche con anima, comprensione, cordialità, sincerità e
purezza.
La
stazione del cuore, in sé, si caratterizza per l’amore assoluto della vita e
per la piena accettazione del mondo così com’è.
Esteriormente
sembra che l’uomo dimorante alla stazione del cuore non sia turbato da nulla.
“Un ottimista incorreggibile” diremmo. Per quanto strano possa sembrare, questa
stazione può anche essere la causa di malattie, perché l’amore impetuoso per il
mondo è simile al fuoco incontrollato che brucia tutto attorno. A questa
stazione, l’uomo inizia a litigare con gli altri, “esplode”, perde l’amicizia.
Non senza motivo, questa gente è detta cieca di felicità. Si estasiano così che
non si accorgono della gente circostante, dei loro bisogni e desideri.
Compaiono
i disturbi nervosi, il lavoro dei reni è disordinato, il mal di testa è
frequente. Ciò dipende dalla pronunciata instabilità mentale delle persone che
si trovano alla stazione del cuore. Le malattie causate dall’influenza del Nafs
sono difficilmente curabili, ma le persone che hanno il loro sviluppo
spirituale situato alla stazione del cuore possono essere guarite.
Senza
l’aiuto di un maestro è in pratica impossibile salire al livello superiore
della stazione del cuore.
Il
cuore deve essere pulito, poi sarà ricettivo e tranquillo. In antichità, le
donne che avevano ricevuto una brutta notizia o custodivano nel cuore un
sentimento amaro, andavano alla riva del fiume a raccontare il loro dolore
rivolgendosi alla corrente burrascosa. L’acqua corrente portava via tutto il
nero che c’era sull’anima. È molto importante non tenere nel cuore dei sentimenti
negativi. Un uomo che non sa come sbarazzarsi correttamente delle emozioni
negative, s’irrita per qualsiasi motivo, si infastidisce, si offende e
danneggia in primo luogo sé stesso e la sua salute.
La
stazione dello spirito (Ruh)
Anche se uno dei
tuoi piedi è già all'inferno,
non perdere la
speranza e la presenza di spirito.
Le
traiettorie energetiche descritte in questo libro, sono rivolte all’educazione
dello spirito. La malattia reale e le sensazioni soggettive del malanno sono
due cose diverse. Lo spirito rende possibile ascoltare che cos’è il corpo e
l’anima.
Un
giorno Dio chiamò l’angelo della morte e gli disse:
-
Parti per questa città: là, negli ultimi tempi la gente si è abbandonata
eccessivamente al peccato, uccidi cento peccatori e portami le loro anime.
L’angelo
partì a tutta velocità per eseguire l’ordine. Passò qualche tempo e gli
abitanti della città peccaminosa subirono epidemie di peste e di febbre.
L’angelo della morte si presentò nuovamente davanti all’Altissimo. Dietro la
sua schiena cinquemila anime scintillavano di bagliore post-mortem.
-
Perché così tanti? – Dio era perplesso. - In effetti, la nostra discussione
riguardava solo cento! Tu pagherai per la violazione dell’ordine!
-
Permettimi di giustificarmi, - chiese l’angelo della morte. – Ho eseguito
l’ordine – Ho ucciso esattamente cento anime – né più, né meno, - mentre gli
altri hanno lasciato il mondo terreno a causa della paura. Alcune persone,
guardando i malati, hanno sperimentato una forte paura che la malattia è comparsa
in loro spontaneamente. Volevo guarirli per non disubbidire al Tuo ordine, ho
eseguito solo il Tuo comando.
Molto
dipende dal nostro atteggiamento davanti alla malattia. Se l’ammettiamo nel
nostro cuore, facendo esattamente tale scelta, le conseguenze potrebbero essere
molto tristi.
Alla
stazione dello spirito, la persona diventa caritatevole, compassionevole.
La
stazione della prossimità all’Altissimo (Qurb)
Uno
Zar, dopo aver raggiunto i vertici nell’arte del governare, rivolse il suo
interesse alla ricerca della verità. Molti famosi pensatori e filosofi esposero
allo Zar le nozioni d’essenza vitale, delle forze cosmiche naturali e della
potenza Divina. Qualche enunciato gli sembrava opinabile, seppur era
interessato al riguardo, ma essendo saggio, si accostava con l’attenzione
dovuta a qualsiasi opinione. Per questo motivo, invitò a pranzo un materialista
convinto che gli accadimenti terreni provengano dalla sostanza materiale
tramite l’evoluzione e la selezione naturale, ed un saggio credente che l’Altissimo
Dio è l’inizio del principio.
Il
materialista sostenne l’inesistenza dell’Altissimo, perché i suoi metodi
riconoscono solo l’osservazione oggettiva che è definita tramite gli organi
sensoriali: il tatto, l’udito, la vista, e così via. Il saggio ascoltava
umilmente le argomentazioni del suo interlocutore, e usando gli stessi metodi
del materialista replicava con dolcezza: “In effetti, è impossibile credere che
un mondo così complesso, ma creato secondo delle regole, sia apparso
conseguentemente ad una successione d’eventi casuali e per il naturale sviluppo
della materia.”
Il
pranzo volgeva al termine, ma la discussione non vedeva la fine. Dato che lo
Zar aveva la sua agenda di lavoro, propose di rinviare la discussione a
mezzogiorno del giorno successivo, ma supponendo che gli argomenti fossero gli
stessi, chiese ai suoi ospiti di preparare degli argomenti convincenti. Il
sovrano, inoltre, prevedendo che gli interlocutori difendano ostinatamente le
loro opinioni, promise la decapitazione pubblica per colui che non apporti
degli argomenti irreprensibili.
Arrivò
il mezzogiorno del giorno seguente. Il sole era allo zenit e, né una persona,
né un oggetto proiettava un’ombra. Il tavolo della sala da pranzo era
apparecchiato, come ieri, ma nessuno aveva voglia di mangiare – non lontano
deambulava il carnefice, gettando di tanto in tanto delle occhiate verso i suoi
potenziali “clienti”. Finora, solo il materialista era giunto sicuro della
vittoria, per anni aveva dimostrato la superiorità in materia, e la sua vita
glielo confermava dandogli ragione. Invece, il saggio per qualche motivo era in
ritardo.
Lo
Zar ebbe il tempo di arrabbiarsi, calmarsi ed incollerirsi di nuovo. Il
materialista e il boia aspettavano impazientemente di dimostrare le loro
capacità. Dopo due ore e mezza nella sala senza fretta entrò il saggio, pieno
di pace e di dignità, come se nulla fosse accaduto. Chiunque al posto dello Zar
avrebbe espresso la sua indignazione, ma il sovrano decise prima di sentire la
persona entrata.
-
Giacché tu sei il potente Zar, nessuno può contraddirti, e soprattutto
obbligarti ad aspettare un indegno come me, - disse il vecchio con mitezza. -
Ascoltami, per carità, e poi – che si compia il dovuto necessario.
-
Bene, ti ascolterò, - lo Zar accettò e con un’occhiata ordinò al carnefice di
farsi da parte.
Questa
mattina mi sono alzato, e dopo aver lodato Dio in preghiera, volli recarmi al
vostro nobile cospetto, ma come sapete la mia strada si trova dall’altra parte
del fiume. Per mia delusione, sull’approdo non c’era né il traghettatore, né la
barca. Dopo aver atteso invano per qualche tempo, ero completamente disperato:
non si vedeva il trasportatore. Prevedendo la vostra collera, ho implorato:
“Mio Dio, aiutami, sono colpevole!” Non so quanto tempo ho trascorso in
preghiera, ma all’improvviso un fragore ha distratto la mia concentrazione
dalla preghiera.
Ho
visto poco lontano cadere un grande albero. È caduto da solo, si è segato
autonomamente e dalle tavole ottenute si è assemblato in un battello, mentre i
rami si sono trasformati in solidi remi e confortevoli sedie. Non mi crederà,
ma la stessa imbarcazione decise di scendere in acqua e salpare! Incantato, mi
sedetti sopra, e i remi hanno remato verso l’altra sponda. Sono in ritardo, e
sono pronto per essere punito, se è la vostra volontà, sono qui davanti a voi,
per volere Divino...
-
Questa prova non sostiene la critica, osservò il materialista, sebbene la
storia sia interessante ... per gli appassionati del misterioso e
dell’impossibile.
-
Non devi criticarmi, mio caro, sorrise l’uomo saggio, ti è sufficiente
costatare la mia presenza, verificare se c’erano delle imbarcazioni libere nei
pressi del luogo in cui vivo, e guardare ciò che è situato nel posto occupato
recentemente dall’albero.
-
Tutto questo è contrario al buon senso! – Esclamarono i servi che stavano ad
una certa distanza dallo Zar. Non è possibile che un’imbarcazione abbia agito
da sola, è necessario che qualcuno la guidi!
-
Sì, è impossibile, acconsentì lo Zar, preparati a morire.
Sono
pronto a morire, mio sovrano. Mi rammarica solamente che non abbiate fiducia
per la barca che possa crearsi da sola, però non v’imbarazza che questo mondo
magnifico, da cui dipartirete probabilmente presto, si sia creato da sé, senza
l’ingerenza di qualcuno...
Lo
Zar rifletté per qualche minuto mentre nessuno osò rompere il silenzio.
-
Sì, sarà fatto il dovuto necessario! – Così lo Zar si pronunciò dopo essersi
consultato. - Tutti rimarranno in vita, ma tu, rivolgendosi al materialista,
vorrei suggerirti di attrezzarti meglio.
-
Sono ben attrezzato! La mia arma è la logica e i dati scientifici, - rispose
orgogliosamente il materialista.
-
E ciò conferma ancora una volta la presenza dell’Altissimo! In caso contrario,
da chi dovresti difenderti? Vai in pace. - Rispose lo Zar.
Il
materialista abbandonò la sala in preda all’indignazione per l’ignoranza delle
persone. Lasciato libero, cercò di dimostrare ai presenti che se passa molto
tempo l’imbarcazione potrebbe apparire anche da sola, come pure le montagne, i
laghi, gli animali e le persone. Lo ascoltavano per la sua sincerità e per
l’interesse che sempre suscitava, anche se si sbagliava. Affermavano che
sebbene non fosse stato giustiziato, era impazzito...
Alcune
persone che chiedono aiuto ai Sufi, a volte insistono molto per la gravità
della loro malattia e per la sua incurabilità, cosicché il guaritore non ha
altra scelta che narrare parabole. Dio gli conceda il buon senso e la ragione!
L’inizio
della guarigione -
L’ottenimento
della conoscenza necessaria
Ogni
opera che porta al successo, inizia con un’affidabile e comprovata conoscenza.
La guarigione Sufi si basa sulla conoscenza delle leggi dello sviluppo umano,
dal primo all’ultimo giorno della vita, e sulle conoscenze dei cambiamenti che
accadono ogni giorno. Dopo aver avuto cognizione profonda della teoria secolare
presente nelle opere Sufi della nostra linea, ad esempio di Ibn Sina
(Avicenna), il caro lettore comprenderà le cause delle sue malattie e dei suoi
insuccessi, ma poi applicherà consapevolmente i metodi proposti per la sua
vita.
Età
e salute: i cicli Sufi della vita umana
Gli obiettivi del risanamento per ogni età

La
vita intera è suddivisa in una serie di cicli settennali (Fig. 1). Al termine
d’ogni ciclo sperimentiamo un certo peggioramento della salute che è legato al
rinnovamento del nostro organismo. “I germi” di parecchie malattie croniche
appaiono proprio al limite d’ogni sette anni della vita umana. Questi dati si
accordano con la scienza moderna secondo cui le persone cambiano ogni cinque-sette
anni. Se nella fase di declino temporaneo s’inizia ad assumere farmaci
alimentando la malattia, c’è il rischio che essa diventi una compagna per
l’intera vita. Non ha senso, naturalmente, restare a braccia conserte: in
questo libro ho cercato di raccontare le più efficaci pratiche Sufi, che
consentono al lettore di sostenere nei momenti più difficili il suo corpo.
Fino
a 40 anni una persona utilizza il potenziale energetico che è stato fornito dai
suoi genitori.
Verso
i 42 anni iniziano i problemi legati al calo energetico, cosicché l’individuo
non riesce a riempire le sue riserve energetiche a causa “di blocchi” e per
l’incapacità di armonizzare la vita. Nel migliore dei casi, vi è un leggero
affaticamento, mentre nel peggiore arrivano malattie e depressione.
La
maggioranza della gente che ha superato il limite dei 42 anni, conserva i
comportamenti acquisiti durante la sua vita passata, persino l’espressione
facciale.
Solo
il bisogno di mantenere un rapporto accettabile con l’ambiente (lavoro, famiglia,
cane, auto) permette alle persone di “portare la croce della propria vita”
fissando delle abitudini (bene, farò tutti gli esercizi, ma per adesso guardo
il calcio, anzi è meglio che li inizio domani a mente fresca...).
Pertanto,
più una persona è anziana, più tempo dovrà lavorare per il ristabilimento
dell’armonia. L’esperienza suggerisce che bisogna lavorare attivamente per altrettanti giorni corrispondenti agli anni
dell’uomo. Questa formula proviene dagli antichi Sufi, ed è ancora usata
nella pratica per l’armonizzazione della vita umana.
La
malattia in qualche modo ricorda una cattiva abitudine: danneggiamo
l’organismo, ma nello stesso tempo riceviamo dolci minuti di piacere. Avete
visto l’espressione di una persona malata che ha messo in bocca la sua solita
pasticca? Non era una smorfia di piacere, era almeno un sollievo?
Adesso
spero, giacché in vita gli individui sperimentano inevitabilmente fiacchezza e
perdita di forze, che il caro lettore utilizzi i metodi Sufi per reintegrare le
riserve della sua forza vitale.
I
medici sanno che la maggioranza della gente può vivere fino a 110-112 anni.
Infatti, proprio la maggioranza, perché alcune persone sono in grado di vivere
più a lungo. 112 anni è il limite cui tutti possono sperare, ma a causa dello
stile di vita scorretto e per l’ambiente nocivo, la maggior parte della gente
non raggiunge la durata di vita assegnatagli dalla natura.
Questi
112 anni sono divisibili in quattro grandi fasi vitali di 28 anni. A sua volta,
ciascuna di queste quattro fasi è divisibile per quattro cicli settennali.
Bisogna
conoscere il ruolo di questi cicli per rapportarsi intelligentemente al
processo di ripristino della salute.
Ogni
ciclo della vita umana nelle rappresentazioni degli antichi Sufi ha il suo
scopo. Assomiglia un po’ al viaggio compiuto lungo un tratto di strada che da
stazione a stazione, ha il suo compito, il suo scopo. Per raggiungere
quest’obiettivo, il viaggiatore deve prepararsi nel modo dovuto: conoscere le
caratteristiche del percorso e le condizioni di vita dei luoghi che attraversa
nel suo cammino. Se sa che passerà in una zona naturale con un alto tasso
d’umidità, avrà con lui un ulteriore cambio di vestiti e avvolgerà i piedi con
del tessuto impermeabile. Se dovrà visitare delle terre aride e non
coltivabili, in cui il cibo scarseggia, imparerà a digiunare e a gestirsi con
poco.
|
Tempo di crescita |
Tempo di stabilità |
Tempo di prosperità |
Tempo di saggezza |
Fig. 2. Le quattro fasi della vita umana
Il
nostro cammino esistenziale ricorda i lunghi viaggi del derviscio. Esso è
diviso in 4 grandi tappe di 28 anni, di cui ognuna è suddivisa ancora in 4
piccole parti di sette anni (Fig. 2). Non tutti attraverseranno questo cammino
dall’inizio alla fine: dipende dalla volontà Divina. Ognuno di noi può
conoscere ciò che ci attende in questo cammino per essere preparato alle varie
evenienze. Se conosci te stesso, conoscerai l’Altissimo!
La
prima tappa Sufi è chiamata il tempo della crescita. Essa rappresenta i primi
28 anni. Il tempo della crescita si caratterizza dal contenuto eccessivo
d’acqua nell’organismo. L’acqua è il simbolo dell’incostanza e della
variabilità. Fino all’età di sette anni ai bambini piacciono innumerevoli
giochi, ma spesso è difficile gestire questi bambini. L’equilibrio non
sopraggiunge nemmeno più tardi: fino a 28 anni le persone sono alla ricerca di
qualcosa a cui aspirare.
Il
tempo della crescita
Il
primo ciclo di vita finisce a sette anni. Questo è un tempo di crescita attiva,
si forma lo scheletro e i sistemi principali dell’organismo. Si costituisce il
temperamento e la parola del bambino.
Se
durante questo periodo il bambino è troppo tutelato, si sviluppa lentamente.
Abituato a continui riguardi, si sforzerà d’attirare l’attenzione su di sé con
i suoi piagnucolii. È utile ricordare ai genitori che il pianto non è nocivo in
sé stesso. Un bambino di quest’età, in media, piangerà almeno una volta al
giorno. Il piagnisteo è utile per il rafforzamento dei polmoni. È necessario, naturalmente,
distinguere il pianto che serve per attirare l’attenzione dal piagnucolio per
la sofferenza.
Un
bambino di tre anni che cade, dovrebbe rialzarsi da solo, mentre un bambino che
giocando si sporca, non commette un guaio. Il gioco in questa fascia d’età è un
modo per comprendere il mondo circostante. Alla fine dei primi sette anni, il
bambino si allontana gradualmente dai giochi: gli studi riempiono la sua vita e
s’interessa agli interrogativi degli “adulti.” Inoltre, simbolicamente, la
caduta dei denti da latte a 7 anni rappresenta il primo passo verso il mondo
degli adulti.
Il
secondo ciclo di vita di solito si completa a 14 anni. In ogni epoca, questo
periodo che comporta una maturazione fisica-sessuale ed un mutamento di voce, è
stato sempre difficile per la persona. Spesso, quest’età è chiamata il periodo
dell’esplosione ormonale. Si tratta di un importante periodo per la formazione
della mentalità della persona.
A
21 anni si conclude la formazione del sistema riproduttivo e delle
caratteristiche sessuali secondarie. I giovani diventano villosi, la
costituzione fisica si è formata. Inoltre, la formazione delle funzioni
intellettive è completata.
A
28 anni una persona s’impadronisce di una professione, mette su famiglia e
passa in una fase di sosta.
Più
sotto, sono schematicamente mostrate le immagini dei cambiamenti nell’uomo
dalla nascita fino a 28 anni. Ovviamente ad ogni ciclo, la parte da aggiungere
al piano psico-fisico è sempre minore rispetto al suo stato iniziale.
Il
tempo della stabilità
Il
tempo della stabilità è un periodo in cui si ritrova l’equilibrio,
l’auto-realizzazione. Se durante questo periodo la persona distribuisce
armoniosamente le forze, raggiungerà un gran successo. Sbalzi bruschi del
tenore di vita e d’attività possono danneggiare considerevolmente la salute.
Per alcuni uomini moderni è di norma vivere alti e bassi, tempeste e bonacce.
Ad un simile approccio della vita è perfino dato il benvenuto. Di conseguenza,
osserviamo uomini calvi a 30 anni e donne incapaci di avere una vita intima,
solamente perché non hanno tempo.
Nel
tempo della stabilità, la salute della persona è determinata dal modo uniforme
e armonioso in cui si sviluppa in tutti i campi della vita: famiglia, lavoro,
vita pubblica, rapporto con gli amici e con la natura. Se qualche ala “si
abbassa”, il nostro volo diventa impetuoso, a scatti, e ci immerge
occasionalmente nella zona di malattia e d’insoddisfazione della nostra vita.
A
quest’età, il corpo di una persona non può crescere e, di norma, l’individuo è
autosufficiente. Per il mantenimento della propria esistenza e del suo sviluppo
personale, non ha bisogno dell’aiuto d’altre persone. Invece, ogni spinta
eccessiva che altri vogliono apportare alla nostra “felicità”, può solo
spingerci nel baratro della sfortuna e del dispiacere; poiché non sono delle
emergenze che richiedono un aiuto necessario, ma si tratta di soccorsi
superflui.
Il
nostro corpo nel periodo della stabilità non richiede speciali esercizi,
medicine e terapie. Dovrebbe essere così, ma poiché la gente non conosce le
leggi dell’esistenza, non tutti riescono a vivere in armonia.
Rispetto
alla prima fase della vita umana, questa tappa ha meno calore. Ciò non
significa che la temperatura del corpo diminuisce, in media è sui 36° C. Si può
affermare che la sua “luminosità” si riduce. Mi viene in mente un’analogia con
la lampadina elettrica. Con una diversa incandescenza, ma a pari temperatura,
la sua luminosità varia: maggiore nella prima, minore nella seconda.
Avviene
lo stesso nelle fasi della vita. Nel periodo di stabilità è sufficiente dormire
6-7 ore al giorno. Va ricordato che si ferma solo lo sviluppo dell’organismo,
mentre la mente continua a migliorare: una persona diventa più saggia e
ragionevole.
Il
tempo di prosperità
Il
periodo di prosperità (56-84 anni) richiede all’uomo del movimento e
dell’attività, soltanto in questo caso potrà garantirsi una condizione
armoniosa. Vi è un crescente desiderio di vivere, l’uomo diventa più forte
nello spirito. A quest’età, diminuisce il contenuto d’acqua nel corpo.
L’organismo, inoltre, avverte la mancanza anche d’altre sostanze; quindi,
cominciano a farsi sentire differenti “disturbi” conosciuti. È necessario
riguardare particolarmente gli organi interni, osservare un’attività lavorativa
ed il riposo, regolarmente e ogni giorno. Bisogna fare più ginnastica e lavoro
fisico, muoversi maggiormente. Assumere cibo più spesso, ma in piccole dosi,
pulire l’intestino sovente. Ho già dichiarato che a quest’età molti si ammalano
per vari acciacchi. Questa gente prende molto seriamente tali disturbi
“alimentandoli” con medicinali e fantasticherie. Un malanno comparso in età
precoce guarisce abbastanza rapidamente, mentre la guarigione dello stesso in
età avanzata avviene molto più lentamente. In questa fase d’età, come per la
successiva, dormire 4-5 ore al giorno è sufficiente per recuperare le forze.
Il
tempo di saggezza
Il
tempo della saggezza cade negli ultimi 28 anni. L’uomo ritorna bambino. In
maniera analoga al bambino, cade spesso, è capriccioso e bisognoso d’attenzione.
Le ossa diventano fragili e rigide. Iniziano a crescere nuovi denti e capelli,
simili a chicchi di riso. La persona diventa somigliante ad un albero
vecchissimo, sul quale appaiono freschi germogli. Dal ciclo undicesimo inizia
la seconda infanzia. Un proverbio dice: “Un vecchio simile ad un piccino”.
Chiede attenzione, carezze, ha più bisogno di sostegno spirituale che di
supporto fisico. Senza parenti e amici, quest’uomo non è in grado di soddisfare
la maggior parte delle sue necessità, ma i vecchi hanno una qualità magica. I
loro desideri riguardanti altre persone spesso si avverano, così in Oriente è
conveniente chiedere la benedizione degli anziani. Non v’è alcun miracolo in
esso, coloro cui giunge il tempo della saggezza vedono in ogni individuo la
condizione del suo raggiungimento. La loro benedizione, se volete, è una specie
di programma vitale. Il vecchio saggio vede ciò che è ancora inaccessibile agli
altri.
Alla
fine d’ogni ciclo settennale vi è una ricostruzione nell’attività dell’organismo,
che può condurre al peggioramento temporaneo della salute. Se durante questo
periodo non eseguiamo gli esercizi specifici, la malattia si stabilizza ed il
corpo può abituarsi. Le psicotecnologie Sufi per molti aspetti sono orientate
proprio per superare queste difficoltà temporanee nel modo meno doloroso.
Il
ciclo giornaliero Sufi
La
legge della vita armoniosa e sana

I
Sufi del passato hanno descritto il ciclo giornaliero (24 ore) su cui hanno
distribuito l’attività umana, poiché esso contribuisce alla guarigione e alla
massima realizzazione personale (Fig. 3).
Alcuni
lettori potrebbero spaventarsi per la rigorosità esteriore del ciclo
quotidiano, ma non essendo terminata la lettura del libro, adesso inizia la
strada che conduce al successo e alla salute.
È
raccomandato svegliarsi circa mezz’ora prima del sorgere del sole. Se vivete in
una regione in cui, secondo la stagione, l’alba comincia verso le ore 9-10
della mattinata, fissate per il primo crepuscolo le 6 del mattino. Il cibo e il
sonno sono le due ali che fanno volare il Nafs direttamente nelle nostre anime,
distruggendo ogni cosa sul suo cammino.
Dopo
essersi svegliati, per 10-20 minuti eseguire gli esercizi di respirazione
(leggere il capitolo corrispondente). Eventualmente, è possibile fare un
sonnellino per altri quindici minuti. I Sufi chiamano questo periodo di sonno
kaylula, che può essere tradotto “sonno leggero, siesta o pisolino.”
Dopo
esserci risvegliati definitivamente, eseguiamo gli esercizi riabilitativi per
15-30 minuti, poi facciamo una doccia e la colazione. La prima colazione si
deve fare insieme alla famiglia e agli amici conversando piacevolmente; in
questo modo, la vostra giornata proseguirà gradevolmente. Non si tratta solo di
creare del buon umore, poiché alcuni se lo procurano con una bottiglia di
birra, “cento grammi di vodka” o un caffè e una sigaretta; il mio scopo è di
offrirvi completamente una vita sana. Al risveglio, entrate nuovamente nella
vita, e questo deve avvenire gradualmente e lentamente senza “percuotere
l’organismo”, ascoltandosi, sperimentando non solo la gioia corporale, ma
gioendo anche con le persone intorno a voi.
Fino
a mezzogiorno la gente osserva un aumento dell’attività, giacché questo tempo
richiede il maggior dispendio energetico per le principali attività. Se
qualcuno si permette in questo periodo un pasto abbondante, si espone al
rischio di contrarre disturbi gastrici. Sulla colazione non digerita, si
depositerà la nuova porzione che la farà marcire avvelenandola.
Nel
pomeriggio si può fare uno spuntino con gli amici, mai da soli, perché chi
gusta il cibo da solo, condivide un pasto con Satana! Durante la giornata, in
genere, è possibile astenersi da alimenti duri da masticare preferendo pasti
liquidi. Qualche volta, Nasreddin Hodja andava in ufficio e sulla strada
incontrò un povero musicista che con canto rauco tentava di guadagnarsi qualche
spicciolo. La sera, quando il mullah stava tornando a casa, fu sorpreso dalla
sonorità della voce che affascinava dei curiosi ammassati intorno al povero.
Hodja era impietrito. Dopo aver atteso la fine del concerto tenutosi in strada,
si avvicinò al musicista: “Perché questa mattina eri stonato?!” Il musicista
fece un sorriso di scusa e rispose: “All'inizio della giornata ho fatto una
colazione particolarmente abbondante, e adesso, forse, mangerei qualcosa! Lo
strumento pulito suona in modo diverso, non è vero?” Bisogna mangiare il giusto
necessario e quando il corpo è pronto. Pulirsi con un piccolo digiuno non è una
moda. Nessuno vi chiede delle prodezze, almeno tre giorni al mese fate un
favore all’organismo!
Nel
pomeriggio l’attività umana diminuisce gradualmente. Se vi stancate
rapidamente, attivate gli esercizi respiratori (si veda il capitolo sul
respiro).
Tra
le ore 8 e 9 serali, il Sufi raccomanda un sonnellino di 15-20 minuti, cui
segue prima una respirazione rilassante, e poi un’attivante. È possibile, dopo
gli esercizi, gustare una deliziosa cena in compagnia di amici o di persone
care. Dopo la cena si può passare a qualche studio interessante, o a lavorare
un po’ con piacere. Il pasto deve avvenire circa mezzora prima del tramonto.
Generalmente
ad un adulto basta dormire 4 ore. Fino alle due del mattino, pertanto, si può
tranquillamente fare qualcosa. Prima di andare a letto, fate una doccia,
eseguite gli esercizi di respirazione rilassante, poi lo zikr interno (che è
stato intitolato in questo libro per comodità “le
traiettorie luminose dei Sufi”).
Addormentandosi,
è consigliabile meditare su eventi piacevoli che accadranno il giorno
successivo. Se conducete uno stile di vita armonioso, molto probabilmente, vi
sveglierete senza sveglia verso le ore due o tre della notte; per questo
auguriamo successo a chi inizia il processo d’auto-guarigione, ma lo avvertiamo
che non sarà in grado subito di seguire il ciclo giornaliero. Al risveglio,
bisogna fare qualche esercizio respiratorio per la pulizia; infatti, proprio
alle due di notte i reni iniziano attivamente a ristabilirsi. Le persone hanno
gli incubi proprio in questo momento!
È
necessario fissare correttamente l’obiettivo. Lo scopo del trattamento, il
risanamento, la salvezza o il lavoro con l’immagine del risultato
Quando
siamo impegnati in qualcosa, volenti o nolenti, nella testa si forma
un’immagine del risultato finale del nostro lavoro. Di solito, la gente ha per
scopo quest’immagine. Lo scopo è un’immagine ideale del risultato finale
dell’attività. Se l’obiettivo è negativo (vale a dire, non è necessario
all’organismo), allora la persona non ha il piacere delle sue realizzazioni.
Gli obiettivi umani, frequentemente, sono prodotti del Nafs. Non siamo noi a
proporli, c’è qualcuno che vuole farci soffrire, innervosire, ammalare ed
infine, a dispetto di tutte le ferite, raggiungiamo l’obiettivo! Bisogna
ricordarsi che il Nafs è una struttura energetica inerente alla natura
peccaminosa dell’uomo. I Sufi ritengono che esso sia veramente alimentato dalle
nostre emozioni negative: delusione, rancore, stanchezza. Il Nafs rompe il
nostro equilibrio per raggiungere il suo scopo. Quando non siete in sintonia
con voi stessi, ricordate ciò che avete appena letto.
Subito
sorge la domanda: “Come capire qual è il mio scopo personale e dov’è l’influenza
del Nafs?” La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. Se avete
deciso troppo in fretta, senza riflettere, molto probabilmente si tratta
dell’influenza del Nafs. È necessario, ovviamente, elaborare mentalmente i
nostri obiettivi, ma significa anche che dobbiamo avere emozioni.
L’influenza
del Nafs si riconosce in un’immagine che è nella nostra immaginazione. Se
vogliamo fare qualcosa, ma pensiamo di danneggiare o di offendere qualcuno, si
tratta dell’influenza del Nafs. Pensate bene e riflettete sul vostro scopo.
Altrimenti,
quest’obiettivo appartiene al Nafs e non a voi, seppur sembra socialmente
utile, ne conseguiranno solo problemi: sensi di colpa, ripugnanza,
aggressività, alcolismo o gioco d’azzardo.
Non
tutto è così negativo, naturalmente. Alcuni cercano di comprendere il senso
degli accadimenti e sé stessi, la Divina essenza e il principio della
creazione.
Quindi,
cominciando il processo d’armonizzazione della vita denominato trattamento,
riabilitazione o salvataggio, è innanzi tutto necessario impostare e concepire
il proprio scopo. Ancora una volta leggete attentamente, senza passare alla
proposizione seguente: impostate e concepite il vostro scopo. Se desiderate
“perdere” un paio di chili in eccesso (dal vostro punto di vista), chiedetevi
sette od otto volte se sia necessario. Alla terza o alla quarta tappa di
quest’intervista col proprio Io salterà fuori: “È piacevole soddisfare sé
stessi!” Finalmente avete capito qual è il vostro obiettivo! Amare la vita, sé
stessi, gli altri e ottenere un piacere veramente divino da tutto questo! Per
quanto riguarda l’obesità, i denti malati, la vista debole, i calcoli renali,
l’osteocondrosi e l’impotenza, sono la conseguenza del disamore per voi stessi
e per l’ignoranza delle leggi vitali e della sostanza energetica, che
considerate il vostro organismo. Pertanto, l’essenziale è fissare l’obiettivo!
Nella
seconda fase, è necessario seguire la successione definita dei movimenti, delle
azioni. È importante eseguire le operazioni corrette al momento giusto, nel
posto conveniente e con le persone appropriate. Ci auguriamo che questo libro
vi offra un insieme di metodi e di stati d’animo spirituali per realizzarli.
Dopo
un qualsiasi lavoro, siamo affaticati. Molto spesso, la percezione della fatica
è indesiderabile, questa condizione vogliamo evitarla. La fatica è una
condizione umana normale. La vita corporale è la sostituzione costante degli
sforzi e del rilassamento. La nostra reazione negativa alla comparsa della
fatica significa che maltrattiamo l’elemento necessario per il conseguimento
dell’obiettivo. Per ottenere il risultato desiderato, dobbiamo solo sapere come
sforzarci e rilassarci correttamente.
Nel
tempo, la triade “obiettivo − azioni – fatica” diventa un’abitudine.
L’abitudine è l’attività automatica accompagnata da uno sfondo emotivo
favorevole. Non importa se un’abitudine sia cattiva o utile, in ogni caso deve
essere dipinta d’emozioni affermative. L’abitudine ad agire in maniera
insensata, la scelta di azioni casuali e la paura di sforzi intensi, spiega
perché la malattia è piacevole per coloro che si autocommiserano, giacché
muoiono prima del tempo piacevolmente. L’utilizzo con successo dell’eredità
Sufi passata, pertanto, consiste nella formazione di nuove abitudini in
rapporto alle azioni. L’obiettivo deve essere compreso, le azioni devono essere
subordinate ad uno scopo costruttivo basandosi sulle leggi vitali
dell’organismo, il rapporto con la fatica deve essere affermativo: bisogna
essere in grado di lavorare con gli stati d’affaticamento. Qualsiasi stanchezza
“si cura” in 2-3 ore di sonno consapevole (con una respirazione consapevole) o
con 20-30 minuti di esercizi respiratori e fisici.
Il
ciclo d’azione si conclude con il conseguimento dello scopo desiderato.
Avendolo raggiunto, bisogna gioiosamente apprezzarlo, accarezzarsi sulla testa,
ballare, cantare.
In
questo modo, il processo di conseguimento dello scopo è rappresentato nel modo
seguente (fig. 4).

Fig.
4. Il processo di raggiungimento di un risultato
I
numeri indicano le tappe per raggiungere il risultato finale desiderato.
1
– Si tratta dell’immagine del risultato desiderato. Può essere motivato o
immotivato, sensato o insensato, principale o secondario. In un modo o
nell’altro, dirige l’attività umana.
2
- Sono le azioni che l’uomo compie per raggiungere l’obiettivo. Conducono allo
scopo, ma non sono collegate ad esso. I nevrotici spesso commettono delle
azioni che non hanno nessun collegamento con l’obiettivo, ecco perché sono
chiamati nevrotici, sono delle persone che hanno infranto i rapporti con il
mondo e le persone. Alcuni non riescono ad uscire di casa se non controllano
ossessivamente il contenuto delle loro tasche più volte o se il gas è acceso. Molte
persone cosiddette normali assomigliano spesso ai nevrotici: pur di godersi la
vita soffrono per le diete e per le procedure mediche arrabbiandosi con loro
stessi e con gli altri. Dopo un disturbo, ne appare un altro. Diminuisce il
peso, appare il mal di testa. Guarisce il mal di testa, diminuisce la potenza
sessuale. Curata la libido, litiga al lavoro con il capo. Litigato col capo,
aumenta di peso. È un circolo vizioso.
3
– Si relaziona alla stanchezza. Certi “curano” la fatica col cibo, col sesso, con
la musica ad alto volume, guardando la TV. Si forma così un atteggiamento
negativo nei confronti della fatica, si ha l’opinione che la stanchezza debba
essere “sopportata”, è necessario fuggire da essa, distrarsi, “sganciarsi”. Che
cosa accade effettivamente? Coltiviamo la stanchezza, la prolunghiamo
artificialmente, ecco perché non dormiamo 5 ore, ma ben 8-10 ore, non mangiamo
quanto il corpo ha bisogno e così caschiamo davanti al televisore immobili per
due ore. Non abbiamo tempo per goderci la vita, gioire e per l’attività
creativa ovviamente! Siamo stanchi e adesso ci riposiamo!
4
– Si tratta dell’abitudine. Se la cattiva abitudine si è già formata,
trascorrerà del tempo per rimuoverla e per formare delle nuove abitudini. Le
vecchie abitudini sono dure a morire. Nei nostri corsi incontriamo una forte
resistenza difficilmente superabile. Anche la semplice richiesta della doccia
mattutina e prima di dormire, genera delle proteste furiose di alcuni
partecipanti ai seminari: “Non ho l’acqua calda!” – “Fatela bollire!” “La mia
doccia è rotta!” – “Bagnate un asciugamano e asciugatevi bene!” “E che
succederà se lo si dimentica?” – “Non succederà proprio nulla (nel senso che
nulla imparerai)!”
5
– Riguarda il risultato finale. Per i Sufi “1” e “5” rappresentano
approssimativamente la stessa cosa, ecco perché certi maestri Sufi possono
raggiungere i loro obiettivi in un batter d’occhio. Per non causare inutili
agitazioni, non affermeremo che insegniamo ai nostri corsi la magia, la
levitazione, la materializzazione e altre mistificazioni. Se prima un uomo non
poteva leggere senza occhiali l’insegna di un negozio, e adesso riesce grazie
ai miei insegnamenti a leggere un libro (senza occhiali), non è questo un
miracolo? Per noi, sì! Mi sento oltraggiato fino alle lacrime perché pur avendo
corretto la vista, anche se ho fatto perdere del peso eccessivo e ho guarito il
fegato malato... non se ne sono nemmeno accorti! “Beh, sì, questo è normale,
fatemi vedere qualche miracolo, loro affermano.” Se non vi rallegrate per i più
piccoli miglioramenti, allora non avete bisogno dei miracoli, è meglio che
compriate un qualsiasi medicinale!
In
virtù del suddetto schema, il raggiungimento del risultato si presenta nel modo
seguente (fig. 5, 6).

Quando
un giovane lavora, è meglio che segua lo schema quadrato, cioè deve spesso
ricordare il risultato, altrimenti “andrà” in un’altra direzione. Lo schema a
forma triangolare è più adatto per le persone di mezza età. Quando una persona
perde il suo scopo, quando l’immagine del risultato diventa sfocata,
indistinta, vi è un senso d’incertezza. Il risultato di quest’insicurezza sono
le malattie del tratto gastrointestinale. Questa circostanza ricorda ancora una
volta al lettore che nell’uomo tutto è interconnesso: il suo lavoro,
l’attitudine lavorativa e le malattie. L’attività emotiva eccessiva comunica i
disordini ormonali e si riflette nella funzione renale.
Nei
nostri corsi ebbimo un caso particolare. Un uomo venne per sbarazzarsi della
sua inquietudine. Avendolo esaminato, arrivammo alla conclusione che aveva i
reni malati. I raggi X non avevano dimostrato nulla. Un’indagine più accurata
scoprì che la malattia si stava solo manifestando. La causa di questo disturbo
erano le emozioni eccessive. Può darsi che esista lo slogan “Tutto è oltre
misura!”; ma esso è usato dai giovani che agitano le mani ai concerti, noi
siamo persone adulte!
È
il movimento consapevole il segreto del successo curativo. L’esecuzione di
azioni insensate ci rende simili alle scimmie che girano e gridano incapaci di
compiere un lavoro creativo, adattandosi temporaneamente alle mutate
condizioni.
Per
questo motivo, è necessario eseguire consapevolmente gli esercizi respiratori e
fisici.

Il
Sufismo assegna all’anatomia umana diciotto articolazioni principali (Fig. 7).
Ogni
articolazione è una porta originale dell’organismo grazie alla quale l’energia
circola liberamente in esso. Se qualche articolazione “scricchiola”, vi è un
malfunzionamento. Il complesso degli esercizi è volto al coinvolgimento d’ogni
articolazione. Per esempio, “la riduzione dello sforzo” che il lettore apprende
dettagliatamente dalla descrizione degli esercizi riabilitativi, dà una
vibrazione che si propaga nel corpo riempiendolo tramite la sua forza vitale
d’energia.
Lavorare
con le articolazioni sblocca l’energia del corpo, ripristina lo scambio energetico
nell’organismo e armonizza la nostra vita fino alla guarigione.
Bisogna
ricordare che le attese che riguardano i risultati delle nostre azioni, sono in
contrasto con le effettive necessità dell’organismo. Per questo motivo, spesso,
non si ottiene il risultato immaginato. A volte, questo accade solo perché lo
scambio energetico è turbato. Aiutate a ripristinarlo con l’esercizio le “Ali
dell’Angelo”. L’attuazione degli obiettivi, come sappiamo, dipende in gran
parte dalla motivazione. In psicologia, si separano le motivazioni interne ed
esterne. La motivazione interna è collegata all’attività dell’anima, all’amore
e al suo processo in sé. La motivazione esterna è condizionata da premi e
punizioni. Gli studi dimostrano che se l’uomo agisce sulla base d’esigenze
interiori, la qualità del suo lavoro si eleva notevolmente rispetto a quando
agisce sotto costrizione.
Un
mio collega presso l’Accademia Sufi di Medicina e Psicologia “Ivan Sergevich
Fedorenko”, ha raccontato una volta la storia di un vecchio di San Pietroburgo
che viveva in una vecchia casa.
In
uno dei bei cortili di San Pietroburgo, ogni giorno si radunavano e
saltellavano un branco di ragazzini chiassosi. Quando erano occupati in
attività non rumorose modellando delle torte di Pasqua, giocando a nascondino o
raccontandosi storie terrificanti, gli adulti non gli prestavano attenzione;
ma, se all’improvviso iniziavano a litigare, a piangere e a ridere
fragorosamente, dalle diverse finestre giungevano dei minacciosi commenti. I
bambini sono bambini!
Di
tanto in tanto, i bambini erano allontanati dal cortile, in altre occasioni le
lamentele giungevano fino ai loro genitori che li riaccompagnavano a casa.
Sarebbe andato avanti così per molto tempo, probabilmente, se un giorno da
questi bambini non fosse arrivato un anziano. Era di piccola taglia, sorrideva
e scuoteva un po’ la testa.
-
Ragazzi, guardo con piacere dalla finestra come giocate e ascolto piacevolmente
le risate dei bambini. Non vorrei che gli adulti vi scaccino nel cortile
vicino. Vi pagherò 50 rubli al giorno. Scalpitate a tutta forza!
-
Perbacco! - Esclamò il più grande dei bambini, il quale conoscendo già le
moltiplicazioni e le divisioni, calcolò in fretta le porzioni di gelato che
potevano comprare in un giorno. – Va bene!
-
Beh, stringiamoci le mani, - disse il vecchio porgendo ai ragazzi la prima
parcella.
Il
giorno seguente i bambini andarono nuovamente nel cortile, ma non urlavano
forte perché potevano attrarre i bambini di un cortile adiacente con i quali
avrebbero rischiato di spartire i 50 rubli. Dopo aver atteso il vecchio, i
bambini lo circondarono con l’intenzione di ricevere una seconda paga.
-
Grazie, ragazzi, - disse il vecchio guardandoli con occhi lacrimanti. – Giocate
molto bene, ma oggi non posso darvi cinquanta rubli. Ho una piccola pensione e
ho bisogno di comprarmi le medicine. Oggi, vi pago solo venticinque rubli.
Scusatemi, e se non volete lavorare per questi soldi, lo capisco.
I
bambini furono dispiaciuti per il nonno, ma accettarono 25 rubli.
Il
giorno successivo i bambini andarono in cortile gridando senza nessun interesse
per qualche minuto, poi attesero il vecchio. Dopo circa un’ora non appariva
nessuno. Stavano per tornare a casa, quando sentirono il fruscio dei passi del
loro datore di lavoro.
-
È un bene che abbiate aspettato - Il vecchio sorrise con discrezione. - Ecco
prendete. - Porse ai bambini due monete da 5 rubli. - Oggi, avete gridato solo
per dieci rubli. Non ho intenzione di pagare per delle deboli grida. Voglio
sentire delle vere e proprie risate di bambini!
Perché
così poco? – Chiese qualche bambino indignato. – Abbiamo gridato per un’ora
intera!
Il
vecchio voltò le spalle ai fanciulli e, barcollando, si ritirò nel suo portone.
Il
giorno dopo, i bambini gridarono così forte e a lungo che la donna del terzo
piano li minacciò di chiamare la polizia. Il chiasso cessò alla solita ora,
mentre i bambini si riunivano per incontrare il vecchio nel posto abituale.
Passò un’ora, poi un’altra. Qualche bambino fu riportato a casa dai genitori.
In strada restarono solo i due bambini più pazienti.
Quando
stavano per rincasare dal portone uscì il vecchio con portamento altezzoso.
Passò davanti ai bambini senza guardarli.
-
Oggi ci pagherete? - Chiese un ragazzino cautamente.
All’inizio,
il vecchio fece qualche passo ignorando la richiesta, poi si voltò e tagliando
corto disse:
-
Non sapete far niente, non vi pago.
I
bambini in preda all’indecisione lo guardavano allontanarsi. In seguito, si
sparpagliarono e tornarono alle loro case.
In
questo cortile, più nessun bambino giocò allegramente e fece chiasso. Perché?
Dopotutto, per lo schiamazzo non paga nessuno.
In
questa parabola, il vecchio incarna la società che abitua la gente fin
dall’infanzia a fare qualcosa solo per ricevere un premio o per evitare una
punizione. Si tratta di una motivazione esteriore. Così, la persona è
insoddisfatta dal lavoro e dal risultato.
Tra
l’altro, quest’enunciato è vero non solo per l’uomo. Un delfino divenne un
partecipante involontario di un esperimento. Gli piaceva fare le capriole e
inventare diversi tipi di salti. Il delfino era contento ed appagato! Per
consolidare il risultato, come si suole dire, l’allenatore gli regalava un
pesce ogni volta che tagliava un nuovo traguardo acrobatico. Che ne risultò? Il
delfino perse l’interesse per dei nuovi salti. Era diventato un professionista,
cioè un lavoratore qualificato che esegue un ordine piacevole o sgradito. Al
pari dei bambini della parabola, quest’allenatore ha insegnato al delfino che
le cose belle e interessanti sono fatte solo per compiacere qualcuno o per
ottenere qualcosa.
Se
l’immagine del risultato è rigidamente connessa alla ricompensa materiale, la
persona può acquisire dei vantaggi, ma perde la soddisfazione lavorativa e, di
conseguenza, sarà infine un perdente.
Stato
Mukashafa - la chiave per il raggiungimento del benessere
Nella
pratica guaritoria è molto importante capire che l’immagine della salute
dovrebbe essere, con l’aiuto di Dio, creata dall’uomo. Molto spesso nei
seminari, chiedo ai partecipanti di percorrere mentalmente la propria vita.
Bisogna immaginare dalla nascita fino ad oggi gli eventi più piacevoli
trascorsi in ogni fase della vita: le mani calorose dei genitori, il primo
amore, la fortuna negli affari, la nascita dei figli, e così via. Grazie a
questa meditazione “raccogliamo”, in senso figurato, l’energia vitale salubre
dispersa dalla nostra biografia, ogni qualvolta ne siamo consapevoli. Questi
ricordi formano un certo stato di salute e di benessere verso cui ci
orienteremo (i Sufi lo chiamano Mukashafa), e senza il quale tutti i nostri
metodi sono quasi inutili. Facciamo quest’esercizio adesso.
Meditazione “forza e salute”
Rilassatevi,
assumete una posizione comoda. Normalizzate la respirazione. Ricordate la
vostra fanciullezza quando eravate completamente indifesi. Quali ricordi felici
affiorano nella vostra mente? Forse vi hanno regalato qualche giocattolo? O
avete imparato a leggere? Forse ancora qualcos’altro? Ecco state andando a scuola,
conoscete nuove persone, avete nuove relazioni. Che cosa ricordate? Quali
ricordi vi causano un fremito piacevole? A quale evento della vita è connesso?
L’adolescenza.
I cambiamenti nel corpo, le nuove sensazioni, i programmi per la vita, i sogni
... Li condividete con gli altri, raggiungete un certo successo, avete veri
amici e amiche ... Ricordate queste sensazioni, vivetele di nuovo.
La
gioventù. Imparate un mestiere, cominciate a lavorare, pensate per la prima
volta alla vita familiare, cercate di affermarvi. Qual è l’avvenimento di
questo periodo che ricordate piacevolmente desiderandolo ancora sperimentare?
E
così via. Ricreate nella coscienza gli eventi completi della vostra vita
dipingendoli gioiosamente e riempiendoli di significato e di forza, ma tali
avvenimenti sono accomunati dalla condizione che lavorando con questo libro,
sarete in grado di suscitare voi stessi. Scegliete dalla vostra lista
compilata, l’evento che meglio ricordate e col qual è più facile connettersi.
È
molto importante imparare a creare un’immagine di salute e di successo. Se la
vostra salute non è stata creata da voi, non avrà neanche per voi un valore.
Una
volta Abramo si infuriò con i suoi sudditi che erano dei gran peccatori.
“Signore, - si rivolse all’Onnipotente – colpisci a morte e con ferocia i figli
di Israele come punizione per le loro azioni!”
-
Fa’ per me prima mille brocche. Poi, rivediamo la tua richiesta, - Dio rispose.
-
Eccole! - Ammira le brocche. Dopo un mese Abramo mostrò il risultato del suo
lavoro.
-
Eccellente! E adesso rompile! – Disse il Signore.
-
Come posso romperle? Si tratta del frutto delle mie fatiche!
-
Non puoi rompere qualche recipiente morto, e mi chiedi di annientare un numero
molto maggiore di vasi viventi!
Dovete
creare da soli la vostra salute affinché non abbiate la minima idea di
distruggerla!
La
realizzazione degli obiettivi vitali
e
l’accettazione delle decisioni importanti:
l’approccio
Sufi
L’approccio
proposto più in basso, per il conseguimento degli obiettivi e per il
superamento degli ostacoli, si collega non solo alla pratica della guarigione,
ma anche al coronamento dei problemi quotidiani lavorativi, familiari e
generali (Fig. 8).

Questa
strategia riflette l’approccio Sufi alla pratica della meditazione valutando la
situazione; non si tratta solamente di una guida che aiuta a muoversi nella
giusta direzione, ma è anche un metodo che consente di agire in modo
intelligente.
I
metodi degli antichi Sufi sono volti a migliorare la sensibilità dell’uomo.
Perché sono necessari? Se un problema sorge a livello di coscienza, ma non è né
compreso né interpretato, si sposta al livello delle emozioni: l’uomo prova
tristezza, sofferenza o ride istericamente, ecc… Si può riflettere sulle
emozioni e capire la loro causa, anche se bisognerebbe affrontarli
preliminarmente attraverso un lavoro mentale di lunga durata. Se un problema
non è visualizzato a livello di coscienza può “abbandonarsi” alla malattia
quando la persona è già alla ricerca di una terapia, o piuttosto dei sintomi.
Di conseguenza, diventa più sensibile ad ascoltare le sensazioni e i dolori.
Discute del trattamento con gli amici e i familiari; in pratica cambia lo stile
di vita del malato. I livelli mentali ed emotivi, nondimeno, rimangono nella
stessa condizione. Esteriormente la persona appare completamente realizzata, ma
nella sua vita gli manca la creatività ed il piacere che ognuno di noi
desidera. Le opportunità di creare gli sono bloccate. Alcuni psicologi,
generalmente, considerano la capacità creativa un indicatore necessario della
personalità sana e matura. Mi si potrebbe obiettare che molte persone
seriamente malate sono creative. In verità, obietterei che in questi casi un
forte potenziale creativo possa vincere la malattia. Possiamo solo supporre
quanto proficua sarebbe stata la vita creativa dello stesso Dostoevskij se
avesse sconfitto la sua malattia.
Come
può una persona risolvere i problemi quotidiani dal punto di vista Sufi?
Tutto
inizia con l’apparizione dell’immagine, di una certa idea. Non sempre si tratta
di una nostra idea. A volte, la scelta dell’obiettivo deriva dall’influenza di
qualche familiare, parente o mass media. Per questo motivo, i Sufi consigliano
di ripensare e di elaborare l’idea che porta alla formulazione dello scopo. È
necessario descrivere l’immagine del risultato al meglio e più in dettaglio: vi
provvederà del dovuto necessario, e così via. Questa è una fase molto
complessa; sarebbe auspicabile passare velocemente ai fatti, sperando che
qualcosa accada! Tuttavia, bisogna fermarsi e guardarsi intorno. Il mio
insegnante raccomanda prima di prendere una decisione che bisogna sedersi in
una certa posizione.
Sedersi
sul pavimento, appoggiando la gamba sinistra sotto di voi. Perché sul
pavimento? Perché l’uomo è più vicino alla terra e può ricevere maggior
energia. Le mani sulle ginocchia, la testa chinata sul petto. Respirate
regolarmente e con calma: riposate per alcuni minuti. Valutate senza fretta le
vostre idee, i vostri obiettivi. Lasciate che l’intuizione vi suggerisca in
quale direzione riflettere (Fig. 9).

La
posizione per le donne è un po’ diversa dalla maschile (Fig. 10).
In
tal modo, dall’idea iniziale (indipendentemente dallo stato in cui avete preso
la decisione) emerge l’obiettivo. Lo scopo può essere cosciente, oppure
inquieto, vago e poco chiaro. L’esperienza dimostra che la comprensione
dell’obiettivo risparmia notevolmente tempo.
Allorché
la persona inizia il suo cammino verso l’obiettivo, compaiono le emozioni, ed
in funzione del modo in cui si valuta la situazione buona o cattiva
le emozioni saranno affermative o negative. Certa gente è così eccitata dalla
sensazione di prossimità allo scopo e dall’apparente facilità di raggiungerlo
che si avvicinano ad esso pretestuosamente: valutano erroneamente il tempo e le
forze necessarie sperimentando serie difficoltà. Di conseguenza, l’immagine
dell’obiettivo è persa ed il lavoro diventa caotico simile ad una corsa lungo
un cerchio. L’obiettivo è raggiunto a scapito di salute, stress e fallimento
della vita privata. Ho visto un uomo d’affari realizzato lamentarsi per
problemi riguardanti la virilità, lo stomaco, il cuore, e così via. È il prezzo
pagato per il raggiungimento dei suoi scopi attraverso un lavoro tenace! È
chiaro che senza sforzo non si agguanterà il pesce nello stagno, ma chi vi
chiede di immergervi per ogni pesce in acqua?
Se
l’immagine dello scopo è connessa a qualche tipo di paura, timore, la persona
può sperimentare molti dubbi – le sue azioni saranno incerte, un po’ incomplete
e, di conseguenza, commetterà nuovi errori, perderà le forze; tutto si ripete
come se la persona agisse sotto l’influenza d’emozioni instabili e fugaci.
I
metodi proposti al lettore di questo libro affrontano le emozioni, le
gestiscono e trovano alcune varianti per il raggiungimento dello scopo. Questo
percorso di conseguimento dell’obiettivo è chiamato dai Sufi Ciari-Sharif (la
luce Divina). In questa via non ci sono dubbi, ma nemmeno “strattoni in
avanti”. Tutto procede costantemente in direzione dello scopo similmente al
sole sorgente...
Se
il lettore si chiede: “Che cosa c’entra col risanamento?!”, allora gli citerò
gli esempi di parecchi partecipanti ai seminari che lavoravano con zelo e, come
spesso accade, raggiungevano i risultati in tempi rapidi: coloro la cui vista
era meno di sette gradi la correggevano completamente; chi era tormentato da
dolori stomacali riprendeva a mangiare qualsiasi cosa. Col passar del tempo,
l’intensità dei loro sforzi diminuiva e, naturalmente, alcuni risultati
peggioravano un po’. Queste stimate persone erano sconvolte (!!!) e
abbandonavano gli esercizi. Poi, riprendevano ancora (nuovamente con la stessa
tenacia!) a fare gli esercizi, e così via. Infine, la maggioranza tra loro raggiungeva
lo scopo, ma a quale prezzo?
L’approccio
Sufi alla nutrizione
I
Sufi fanno molta attenzione alla nutrizione, quindi, affinché il cibo apporti
giovamento, bisogna conoscere non solo le sue qualità speciali, ma anche quale
alimento abbisogna il vostro corpo in un determinato momento. Ad esempio,
perché i Sufi non mangiano il cibo troppo caldo? Il contatto con tali alimenti
nell’organismo aumenta la tensione e, di conseguenza, si rafforza il dissenso
contro l’assimilazione.
Una
volta a Samarcanda mi sedetti in una casa da tè con uno scienziato lettone che
aveva studiato i riti popolari religiosi. Afferrò la ciotola col tè caldo e
soffiò su di esso. Era una procedura abituale, ma fu interrotto improvvisamente
da un vecchio venerabile seduto vicino a noi: “Non bere – hai guastato questo
tè!”. “Perché lo hai rovinato?” – disse stupito il nostro ospite. “Forse il tè
era buono, ma poiché gli hai soffiato sopra, non arrecherà nulla di buono al
tuo corpo”.
Quando
il lettore familiarizza col ciclo giornaliero formulato molti secoli fa dai
Sufi, ha certamente notato quanta attenzione ho prestato alla necessità di
conversare piacevolmente durante i pasti. In tale conversazione, il piacere del
cibo è raddoppiato.
Per
quanto riguarda i prodotti “adatti e inadatti”, formulerò l’opinione seguita
non solo dai Sufi, ma anche dai medici. Bisogna mangiare ciò che cresce nel
clima e nella terra in cui si è nato o vissuto per gran parte della vita.
Sì,
si! Le banane, i mandarini, le noci di cocco, il mango, i kiwi, e l’elenco
potrebbe continuare, non è adatto per la maggior parte degli abitanti della
Comunità degli Stati Indipendenti. Non vi suggerisco di rifiutarli
completamente, ma la loro presenza nella vostra dieta non sia eccessiva. Ad
esempio, i miei conoscenti di Tashkent volevano applicare nella loro vita lo
slogan “bisogna mangiare più vitamine!” Cominciarono a mangiare mandarini e
arance ogni giorno, non fui sorpreso quando vennero da me lamentandosi per le
frequenti vertigini e per gli sbalzi di pressione. Di conseguenza,
quest’esperienza suggerisce che i Pietroburghesi devono mangiare i mirtilli e
lo sperlano, mentre gli Uzbeki devono mangiare il pilaf!
Il ruolo degli organi interni durante i pasti: il punto di vista
Sufi
Ogni
esercizio meditativo diretto all’attivazione delle risorse interne umane (vedi
capitolo sulle traiettorie energetiche) ha una base, una sua
struttura iniziale.

Nella
pratica Sufi, questa sostanza fondamentale è rappresentata dallo sviluppo degli
embrioni umani (Fig. 11); ad essi si riferiscono le raccomandazioni Sufi
riguardanti l’assunzione degli alimenti nella condizione ottimale.
Inizialmente
si forma il sistema nervoso centrale: il cervello, il midollo spinale, poi
inizia lo sviluppo del cranio e della colonna vertebrale. L’embrione situato
nel posto della futura spina dorsale ha la forma di trattini piccolissimi
simili a morsi. Poi, si costituiscono gli occhi e dopo si formano i polmoni.
La
struttura degli organi è dissimile tra loro, ma ognuno ha i propri canali, una
sorta di tubi. Ad esempio, nel polmone sinistro ci sono due canali, mentre nel polmone
destro tre canali collegano quest’organo con gli altri. Solo dopo la formazione
dei polmoni si costituisce il cuore.
Alla
base di tutto vi è la spina dorsale, su di essa giacciono i canali di
comunicazione più importanti del cervello con tutti gli organi del corpo umano.
A questo proposito, bisogna ancora una volta sottolineare l’importanza di
mantenere la colonna vertebrale in buone condizioni (postura del corpo, tono,
mobilità, ecc…)
Alla
nascita, il bambino si trova in un nuovo ambiente aggressivo. La prima “botta”
la ricevono i polmoni ed il neonato compie di riflesso il primo respiro
condizionato. Quest’inspirazione per lui è nuova (prima della nascita non
respirava come l’uomo). Conseguentemente alla paura di questo respiro, la
seconda “botta” la prendono i reni; la paura è un’emozione basilare.
Spesso
lo spavento è accompagnato da un grido. L’urlo simboleggia l’inizio di una
nuova vita e del suo ambientamento.
Poi,
il bambino inizia ad inghiottire: nel momento della deglutizione chiude la
laringe, attiva lo stomaco dando impulso all’attività del tratto
gastrointestinale. Perché un bambino ha così tanta saliva? La saliva aiuta a
digerire il cibo giacché non gli è sufficiente il succo gastrico. In generale,
dai 4 mesi fino ai 7 anni, il bambino ha una crescita molto rapida delle
ghiandole.
Così,
fin dall’inizio dello sviluppo umano c’è il cranio, il cervello e la spina
dorsale. Il tratto gastrointestinale appare in seguito.
Per
esperienza personale, il lettore sa che lo stomaco ha tre funzioni: accettare,
conservare e rimettere (Fig. 12).

La
deglutizione è una conseguenza della funzione d’accoglienza dello stomaco. Queste
forze sono concentrate intorno al plesso solare. I polmoni, il cuore, il fegato
ed il cervello “lavorano” sul processo di digestione.
In
una rappresentazione Sufi, il contenuto dello stomaco di una persona adulta si
compone approssimativamente di tre parti uguali.
Nella
prima parte si deposita il cibo morbido (liquido, purè di patate e così via).
La seconda parte contiene del cibo duro, mentre nella terza parte vi è
dell’aria. Il troppo mangiare porta poca aria nello stomaco, per questo motivo
gli ingordi soffrono d’affanno.
Dato
che lo stomaco non sopporta di essere stracolmo, è meglio la denutrizione alla
sazietà. Bisogna mangiare lentamente, percepire il sapore del cibo, così si
favorisce il rapido emergere del senso di sazietà. Se siete tormentati dalla
sete, non è necessario inghiottire l’acqua d’un fiato, ma occorre bere
lentamente, a piccoli sorsi, sentendo ogni sorso. In questo modo, si beve di
meno e si appaga prima la sete. Quando i Sufi dicono che bisogna bere come si
mangia e mangiare come si beve, trattasi del processo esatto d’assunzione del
pasto.
Durante
il pasto non si deve sottoporre il lato sinistro del corpo ad un carico troppo
pesante: non appoggiatevi sul lato sinistro. La pressione cade sullo stomaco, e
le sue pareti evidenziano il succo gastrico supplementare che sarà impiegato
per altri scopi.
È
molto importante capire il processo nutritivo. Se il cibo non è ben riuscito,
per esempio se il kasha (pappa di
cereali) è un po’ bruciato o è salato eccessivamente, non affliggetevi. Se è
successo, è successo… Se mangiate il kasha
con una sensazione di disgusto, sarebbe meglio non mangiarlo, perché fate male
unicamente a voi stessi. Invece, mostrategli interesse dicendo: “Che gusto
nuovo e originale! Se fossi affamato da tre giorni, avrei mangiato questo cibo
con gran piacere!”
I
sovraccarichi fisici e psichici turbano le funzioni del tratto
gastrointestinale. Se sei stanco, nervoso e affamato, dapprima calmati, e poi
mangia, lasciando da parte tutte le preoccupazioni.
L’olfatto
è un dispositivo preparatorio che informa il cervello circa le proprietà degli
alimenti.
L’organo
degli occhi partecipa secondariamente alla digestione. Gli occhi rinforzano la
valutazione gustativa del cibo che è realizzata nel cervello. Proprio dalla
vista l’organo riceve un comando necessario all’accettazione del cibo. Sotto la
lingua è secreta la saliva.
I
denti sono progettati per mordere il cibo, schiacciare e rompere in pezzi
affinché agisca il succo gastrico. Una volta che il cibo è introdotto in bocca,
i denti lo schiacciano producendo la saliva, mentre lo stomaco crea i succhi
gastrici. La lingua determina se l’uomo assuma il cibo in maniera attiva o
passiva: se gli alimenti siano deliziosi o meno, disgustosi o avariati, freschi
o guasti, ecc...
La
zona Sultano, in cui risiede il cervello, invia un comando allo stomaco,
all’intestino e al fegato per prepararli al ricevimento del cibo: “Preparatevi!
Arriva per voi un ospite!”. La zona Sultano avverte se si tratta di un ospite
gradito o sgradito. La persona affamata sente questo comando in modo forte e
persistente, ma se è sazia, il segnale è lasciato passare, si dice che faccia
l’orecchio da mercante.
Successivamente
lo stomaco secerne il succo gastrico, mentre il fegato la bile. Il pancreas
fornisce anche il succo. In generale, la bile è sempre prodotta, si accumula
nella cistifellea e durante l’assunzione del pasto entra nell’intestino.
Gli
organi, pertanto, iniziano ad operare a turno, uno dopo l'altro.
Nasreddin
Hodja entrò una volta in un caffé di San Pietroburgo e chiese al cuoco se
preparano un pilaf. Il cuoco annuì ed il nostro Mullah gli chiese un giudizio
sul suo pilaf. Il cuoco con un’eloquenza indescrivibile dichiarò che cucinava
il miglior pilaf di San Pietroburgo! “Allora, continuò Nasreddin Hodja – fammi
sentire ... l’odore del pilaf. “È impossibile", - sorrise il cuoco. “Ti
pagherò!” – esclamò l’irrequieto visitatore. “Bene”, - ne convenne il cuoco che
condusse Hodja presso il pilaf in cucina. Nasreddin respirò a sufficienza il
profumo del pilaf e per qualche ragione rifiutò di acquistarne una porzione.
“Devi
pagare! - Gridò il cuoco. – Lo hai promesso!”
«Certamente»
- sorrise Nasreddin Hodja e ... fece tintinnare delle monete d’oro vicino
all’oreccho del cuoco.
Questa
parabola suggerisce che il corpo dovrebbe mangiare solo quando è predisposto,
cioè com’è stato descritto nella precedente allegoria. Nasreddin Hodja non ha
ritenuto che il suo corpo fosse pronto ad ingerire questo particolare alimento,
ecco perché non ha pagato il pasto.
Bisogna
adesso sapere come comportarsi dopo un pasto. Il Sufi che dava una particolare
importanza alla cena, ritenne che dopo il suo termine bisogna appoggiarsi prima
sul lato sinistro, poi sul lato destro ed in seguito sulla schiena finché non
arrivi il sonno. Bisogna considerare che il ciclo Sufi circadiano implica
un’alimentazione molto povera durante tutto il resto del giorno (eccezion fatta
per la cena).
Non
bisogna coricarsi in nessun caso prono dopo i pasti. Se studiamo lo stomaco,
apprendiamo che il cibo lo riceve dal lato sinistro. È noto che all’interno
della mucosa gastrica dello stomaco vi è una parete molto sottile, un
involucro, attraverso il quale, come per un tovagliolo, passa il succo
gastrico. Vi sono tutt’intorno delle ghiandole situate nelle pareti. Una delle
possibili cause dell’apparizione delle ulcere è che quest’involucro sia troppo
sottile. Lo stomaco svolge la funzione digestiva. Il succo gastrico è un
liquido chimico pronto. Gli scienziati chiamano questo liquido pepsina
il contenuto di tale succo nel corpo di una persona che non si sa con certezza
se sia malata o sana è di 4 litri, mentre in una persona sana raggiunge i 5
litri.
Il
processo digestivo dipende dal proprietario dello stomaco: come, quando e
quanto mangia.
Il
Profeta Muhammad, la pace sia su di lui, disse che ognuno dovrebbe assumere il
cibo nella quantità richiesta dal corpo. È necessario fermarsi quando si vuole
mangiare ancora un po’. È vietato raggiungere il limite della sazietà.
Se
l’alimentazione è eccessiva, il corpo sarà sovraccaricato. Inoltre, si abituerà
all’esperienza di volta in volta. I Sufi credono che se la persona si abitua a
mangiare molto, sviluppa un’intolleranza verso la condizione di fame, che di
per sé non è un male. Quando si mangia gradualmente, si forma un atteggiamento
tollerante verso il digiuno. Quest’atteggiamento permette alla persona di
mangiare lo stretto necessario per mantenersi in forza e in salute. Alcune
persone sembrano sofferenti e scontenti solo perché sono abituate a mangiare
molto. Di solito, soffrono di disturbi intestinali. In tal modo, si rimpinzano
di tutto, trasgredendo la digestione.
Quando
la persona prende nuovamente il pasto, il nuovo cibo si mescola con quello non
digerito, ed in questo stato entra nell’intestino tenue apportando dolori allo
stomaco e in altre parti del tratto gastrointestinale. Il danno dell’eccesso di
cibo consta che lo stomaco non ha il tempo di digerire il pasto.
Quasi
tutto il cibo digerito scende nell’intestino tenue. È in questa transizione che
appaiono le malattie intestinali.
Avete
visto come i gatti dopo aver mangiato si stirano, allungano la colonna
vertebrale e tirano all’interno lo stomaco? Perché questo succede? Tali
movimenti attivano il sistema nervoso e, di conseguenza, la circolazione
sanguigna. E, tra le altre cose, favoriscono l’assimilazione delle sostanze
nutrienti attive.
Il
fegato è associato alla cistifellea. Durante il ciclo circadiano, dal fegato
all’intestino passano 0,5-1,5 litri di bile ed essa offre l’opportunità di
purificare il corpo. Se mangiate troppo, il corpo non ha il tempo di digerire
tutto.
Il
fegato è la zona Ruh (zona dello spirito). Per bilanciarsi il fegato ed il
cuore si trovano in due parti del corpo opposte, giacché i due organi sono
caldi. Bisogna ricordare che mangiare o bere in fretta è un colpo assestato al
fegato.
L’abitudine
di mangiare si forma fin dalla più tenera età. Molto dipende da come il bambino
è nutrito nella prima infanzia. L’esperienza generazionale ha stabilito che il
bambino sia nutrito col latte materno per 30 mesi. In tal modo, si immunizzerà
contro le malattie. In caso contrario, si genera l’attaccamento al biberon che
in età adulta si trasforma nel legame alla bottiglia di birra o di liquori.
Questo fenomeno è chiamato imprinting (etologia), effetto. Il bambino imprime
letteralmente nell’anima tutti gli eventi dei suoi primi anni di vita.
Lo
stesso fenomeno si ripete nel caso della nutrizione. Nell’infanzia, il bambino
incarna uno schema non corretto di accettazione del cibo, e poi, quando cresce,
raccoglie i frutti di questa abitudine: ulcere, cirrosi e così via.
In
Brasile, finora, raccontano un caso.
Il
re del Brasile aveva una predilezione particolare per un piatto di frutti di
mare, detto itopoa. Una volta, quando il re pranzava, arrivò un messaggero da
lontano con una notizia. Ma le guardie non l’ammisero per il seguente motivo:
“Quando il re mangia l’itopoa, non si può interrompere il suo pasto. “Ma ho
portato una notizia molto importante!” – esclamò l’inviato. Tuttavia, le
guardie erano abituate ad eseguire irremovibilmente gli ordini del re. Dopo che
il re finì di mangiare l’itopoa, accolse lo straniero. Il messaggero riferì che
le truppe del figlio del re si preparavano ad occupare il suo paese. “Rimuovete
le portate dal tavolo e preparatevi alla guerra” - gridò il re, ma era troppo
tardi - le truppe fecero irruzione nel palazzo, i soldati nemici catturarono il
re e lo trascinarono in prigione. Vedendo nella folla il suo cuoco, il re
gridò: “Domani nella mia cella servi l’itopoa, ma prepararalo meglio – oggi
l’itopoa era molto dolce.”
L’itopoa
fino adesso è definito il piatto più costoso. È detto: “Per questo piatto il re
consegnò tutto il regno.”
Il
cibo gioca, certamente, un ruolo nella nostra vita, ma per alcuni mette in
ombra tutta l’esistenza intorno.
Alcuni
piatti e
Ricette
curative
Il Pilaf
Giacché
sono nato e cresciuto in Uzbekistan, prima di tutto voglio dare la ricetta del
vero Pilaf, invece della minestra di riso con fette di carne!
È
possibile mangiare il pilaf per scopi curativi poiché rinforza lo stomaco.
Voglio
raccontarvi una storia riguardante mio suocero. Una volta si lamentava per i
dolori allo stomaco e così gli furono prescritti dei farmaci, non mangiava
carne e cibo piccante, seguiva una dieta ed era molto angosciato per la
situazione. Una volta, mentre era in montagna, incontrò un Kirghiso che poi
scoprì essere un Sufi. Seduto davanti ad una tazza di tè, consegnò a questo mio
parente una ricetta molto semplice: una volta alla settimana mangia a sazietà
il più comune dei pilaf! Ora, mio suocero non si lamenta più per lo stomaco.
La
preparazione del pilaf abbisogna dei seguenti ingredienti: 250 grammi di riso
tondo, circa 100 grammi di grasso di montone, 200 grammi di carote, 100 grammi
di cipolla, 250 grammi di montone e approssimativamente 25 grammi di “cumino”.
Al
riso bisogna pulire la buccia e lavarlo tre volte in acqua fredda. Lasciatelo
in acqua tiedida per una ventina di minuti. Le carote devono essere tagliate a
pagliuzze, la cipolla a grandi anelli e la carne a cubetti.
Il
calderone deve essere ben riscaldato sulla fiamma. Il grasso nel calderone è
scaldato finché assuma la caratteristica colorazione marrone a macchia d’olio.
Quando il liquido ottenuto comincia a fumare leggermente, friggere le cipolle.
Quando anche la cipolla sta diventando dorata, mettere i cubetti di carne e
friggere per circa cinque minuti. Quindi, aggiungere le carote, mescolare e
friggere il tutto per ancora cinque minuti.
Riempire
con acqua il contenuto del calderone finché non si copra tutto il preparato.
Attendere che l’acqua bolli. Aggiungere del cumino. Sopra il preparato
appoggiare tre teste d’aglio sbucciate e poi copriamo il tutto col riso.
Aggiungere dell’acqua bollita per coprire appena la superficie del riso.
Aggiungere un cucchiaino di sale.
Cuocere
il riso fino a quando non assorbe l’acqua.
Adesso
arriva il momento cruciale! Quando il riso ha assorbito tutta l’acqua,
assaggiatelo. Assaggiate gli strati inferiori. Per fare questo, bisogna mischiare
il riso (solo il riso!) Se il riso è ancora duro, aggiungere un po’ d’acqua
bollente e fate cuocere fino alla cottura. Se all’interno il riso è cotto, ma
lo strato superiore non lo è ancora, non significa che il pilaf è pronto.
Rimestare il pilaf, e lasciarlo per altri dieci minuti sotto il coperchio a
fuoco spento.
Quando
il pilaf è pronto, mescolate dal basso verso l’alto e servite a tavola. Buon
appetito!
Il Dari
Questo
piatto cura la tosse e tutte le malattie della gola, compresa la raucedine.
Prima
parte. Prendere il rafano verde e grattugiarlo di sera, aggiungere un
cucchiaino di miele, coprirlo e conservarlo coperto fino al mattino.
Seconda
parte. Al mattino grattugiare circa 100 grammi di radicchio verde, aggiungere
due cucchiai di miele, circa 20 chicchi di uva passa nera e 5-6 noccioli di
noci.
Così,
si ottengono due piatti: un primo e un secondo. Riscaldateli leggermente e
mangiateli a turno. Bisogna mangiarli assolutamente a digiuno al mattino e poi
fino a pranzo è necessario astenersi dal cibo.
In
poco tempo la tosse vi abbandonerà.
Scirguruch
(crema di riso)

Per
preparare questo piatto sono necessari 100 grammi di riso rotondo, mezzo litro
di latte, 5 grammi di uva passa bianca, un cucchiaino di sale, 5 grammi di
zucchero cristallino (semolato) e 50 grammi di burro.
Dopo
aver pulito e lavato il riso in acqua fredda, lasciatelo riposare per quindici
minuti in acqua tiepida per favorirne l’assorbimento. Poi, si bolle il latte e
non appena si agita in superficie, aggiungere il riso facendolo cuocere per
dieci minuti. Dopo 10 minuti lo saliamo e dopo altri 5 minuti si aggiunge
l’uvetta. Il burro si scioglie separatamente ed è aggiunto al piatto pronto.
Questo
piatto aiuta a normalizzare il metabolismo. Si consiglia di cenare a giorni
alterni. È particolarmente indicato per la diarrea.
Ashkadi
Questo
piatto apporta benefici alla tosse secca e aiuta a pulire le vie respiratorie.
Composizione
dell’ashkadi: 100 grammi di riso rotondo, 200 grammi di zucca, 5 grammi di
menta, mezzo litro di latte, 2 cucchiaini di miele e salare a gusto.
Lessare
il riso in acqua. Mentre il riso cuoce grattuggiamo una zucca che conserviamo
da parte. Separatamente bolliamo il latte a cui aggiungiamo il riso facendo
cuocere il tutto per dieci minuti. Poi, aggiungiamo la zucca grattugiata
precedentemente che cuciniamo per circa 5 minuti fino a cottura. Dopo 5 minuti,
si aggiunge la menta e il sale facendo cuocere il tutto per altri cinque - sette
minuti.
Appena
il piatto pronto diventa tiepido, si aggiungono due cucchiaini di miele. A
scopo terapeutico, è necessario mangiare l’Ashkadi tiepido, a stomaco vuoto e
in quantità a vostro piacere.
Una
persona che generalmente tossisce gli sono controindicate le foglie di insalata
e il cavolo.
Le
Noci
La
noce è usata come un antibiotico e rinforza le cellule del corpo. È utilizzata
nel trattamento delle malattie cardiache e vascolari, per la normalizzazione
della pressione e per il miglioramento del diabete. Aiuta anche i disturbi di
stomaco, le malattie renali, i disturbi epatici, le nevrosi, l’aumento
dell’irritabilità e il rachitismo. Le noci contengono il 19% di proteine e il
16% di carboidrati. Inoltre, hanno un sacco di vitamine, di sali minerali e di
acidi. I guaritori Sufi, perciò, consigliano di mangiare tutti i piatti a base
di noci.
Ricetta
5-6
noccioli di noci, 20-25 chicchi di uva passa nera, 100 grammi di ricotta.
Mescolare
tutto e mangiare prima di colazione a digiuno. Si raccomanda, inoltre,
mangiarla la sera prima di addormentarsi. Il ciclo di trattamento è di 20-25
giorni.
Ricetta
per la purificazione del sangue
Al
mattino prima di colazione bere 100 grammi di succo di melograno. A pranzo,
bere cipolle bollite e aglio, e la sera prima di andare a letto un tè verde
caldo a cui si aggiunge un cucchiaio di miele e un cucchiaino di aceto di mele.
Questo
regime alimentare deve osservato per 10 giorni.
Ricetta
per la pulizia di fegato, reni e stomaco
Versare
5 grammi di cumino macinato in 20 grammi di acqua bollita. Coprire con un
coperchio e lasciare infondere per 15 minuti. Assumere l’infuso a stomaco vuoto
al mattino e dopo ogni pasto per 15 giorni.
Come
ho detto molte volte, una persona può guarire solo se pratica contemporaneamente
le traiettorie energetiche, gli esercizi fisici e la corretta alimentazione. È
importante rispettare il ciclo circadiano Sufi ed eseguire azioni consapevoli.
Al fine di una maggiore comprensione, suggerisco di leggere il capitolo “i
Sufi e le cause della malattia.”