TEURGIA ISLAMICA E ABBIGLIAMENTO

La luna agisce magneticamente sulle maree, sulla vegetazione, ma anche sui cicli della donna. Ecco perché gli stregoni fanno formalmente uso del sangue mestruale, tanto più che la sua perdita si accompagna nella donna ad un particolare stato psicologico che impregna il sangue stesso. La Scienza iniziatica insegna anche che le entità del mondo astrale si aggirano attorno alla donna, pronte a nutrirsi delle emanazioni del suo sangue.

“Ti domanderanno ancora delle mestruazioni. Rispondi: È cosa immonda. Pertanto astenetevi dalle donne durante le mestruazioni e non avvicinatevi loro finché non siano purificate, e quando si saranno purificate accostatevi a loro dalla parte che Dio v’ha comandato, poiché Dio ama i pentiti, ama i puri” (Corano 2:222) 

Se la donna non è vigile, se si lascia andare a pensieri e a sentimenti bassi, oppure se pronuncia delle parole di astio contro qualcuno, quelle entità si impossessano delle emanazioni del sangue che evapora, e possono così far del male agli essere umani.

“E nel caso che una donna abbia uno scolo, e lo scolo della sua carne risulti esser sangue, dovrebbe stare sette giorni nella sua impurità mestruale, e chiunque la tocchi sarà impuro fino alla sera. E qualsiasi cosa su cui ella giaccia nella sua impurità mestruale sarà impura, e ogni cosa su cui si sieda sarà impura. (Levitico 16:19-20)

Ecco perché Mosé, per esempio, aveva vietato alle donne di entrare nei luoghi sacri durante il loro periodo mestruale e, tale rito fu conservato da Muhammad.

In realtà, in sé, la mestruazione è neutra, non vi è nulla di impuro, ma tutto dipende dalla donna, dai suoi pensieri, dai suoi sentimenti e dall’uso che ne fa. Quanto alla streghe, queste utilizzano consapevolmente quel sangue per realizzare i loro disegni malefici e ne impregnano degli oggetti per nutrire le larve e gli elementari, ai quali chiedono poi di eseguire i loro abominevoli ordini.

Spesso le streghe si denudano per meglio captare le influenze della luna, in quanto conoscono il potere della nudità. Infatti, la Scienza iniziatica insegna anche che il corpo fisico possiede realmente delle antenne eteriche, grazie alle quali l’uomo e la donna sono in comunicazione con le forze della natura, e possono così emettere e captare delle correnti. In generale, l’abbigliamento è una specie di schermo fra il corpo e le energie cosmiche, e se i maghi si espongono nudi, lo fanno per aumentare le loro possibilità di captare quelle energie, di agire su di esse e di orientarle nella direzione voluta. Tuttavia c’è da tener presente una cosa, e cioè che quando si vuol fare del male, si attirano su di sé soltanto le correnti tenebrose che vagano nello spazio, e si corre così il forte rischio di esserne un giorno completamente impregnati e posseduti.

So che attualmente il nudismo si sta sviluppando sempre di più e, naturalmente, coloro che lo praticano generalmente non hanno nessuna intenzione di fare della magia. Tuttavia, li metto in guardia, poiché la nudità attira tanto le energie benefiche quanto le malefiche, ed è rischioso esporsi nudi se non si è abbastanza capaci di controllare se stessi per arrestarsi a tutto ciò che è negativo e tenebroso, e per aprirsi soltanto alle correnti luminose. Pensate solamente a ciò che dice San Paolo sugli abiti e le acconciature della donna, oggi le si ridicolizza allo stesso modo dell’abbigliamento islamico femminile, ma ci furono ragioni kabbalistiche e di sicurezza se si incorse in quelle disposizioni. 

“Similmente desidero che le donne si adornino con veste convenevole, con modestia e sanità di mente, non con forme d’intrecciature di capelli e oro o perle o abbigliamento molto costoso” (Timoteo I, 2:9) “Dì ai credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne; questo sarà, per loro, cosa più pura, ché Dio ha contezza di quel ch’essi fanno.” (Corano 24:30)

La situazione preislamica Meccana prima dell’avvento dell’Islam era impregnata di magia nera. Era prassi comune che i pellegrini compissero il rituale del pellegrinaggio in tenuta adamitica, ma il dato più sconcertante è che alla Mecca si praticasse la magia nera. Si narra che dei tre principali santuari del paganesimo il più vicino alla Mecca era il tempio di al-‘Uzza. Il Profeta inviò Khalid a distruggere questo centro di idolatria. Alla notizia del suo avvicinarsi, il guardiano del tempio appese la sua spada alla statua della dea supplicandola di difendere se stessa e di uccidere Khalid o di diventare monoteista. Khalid demolì il tempio e l’idolo facendo poi ritorno alla Mecca. “Hai visto nulla?”, gli chiese il Profeta. “Nulla”, rispose Khalid. Allora, non l’hai distrutta replicò il Profeta. “Ritorna e distruggila”. Khalid ripartì quindi per Nakhlah e dalle rovine del tempio vide uscire una donna nera, completamente nuda, con una lunga e selvaggia capigliatura. “La mia spina dorsale fu scossa dai brividi”, narrò poi Khalid. Ma gridò: “’Uzza, devi essere rinnegata, non venerata!” e, sfoderando la spada, la uccise.

Da questo racconto si evince come le energie negative e tenebrose siano strettamente associabili al rituale della nudità e come il centro della religiosità dell’Arabia preislamica fosse impregnata di pratiche demoniache. Tuttavia, come spesso accade da un estremo si passa ad un altro. Sebbene, fosse stato altamente giustificabile l’adozione dell’ihram (la tunica per il compimento del pellegrinaggio islamico) e un abbigliamento più decoroso soprattutto per le donne, alcune persone hanno introdotto delle innovazioni alle prescrizioni Coraniche. Difatti, da un’analisi accurata del Libro Sacro dell’Islam emergono tre regole riguardanti l’abbigliamento.

LA PRIMA REGOLA: IL MIGLIOR ABITO

“O figli di Adamo! V’abbiam donato vesti che copron le vostre vergogne, e piume; ma il vestito della Pietà è di tutto questo migliore; è questo uno dei Segni di Dio a ché essi riflettano” (7:26)

SECONDA REGOLA: COPRIRE IL VOSTRO SENO

Nella seconda regola, Dio ordina alle donne di coprire i loro seno ogni volta che si vestono. Ma prima di addentrarsi nel commento di questo versetto, sarebbe opportuno passare in rivista i due termini più importanti: “Hijab” e “Khimar” i quali sono in stretta relazione al nostro argomento.

Il termine “Hijab” nel Corano 

“Hijab” è il termine utilizzato da molte donne musulmane per descrivere la stoffa che usano per coprire la loro testa che può anche, a seconda le regioni, includere la copertura del viso salvo gli occhi. In certe zone del mondo islamico si lascia scoperto soltanto un occhio, l’altro è persino coperto, in altre regioni ancora entrambi gli occhi sono velati! Il termine arabo “Hijab” può tradursi con velo, altri significati possono essere: riparo, protezione, mantello, rete, tenda, tramezzo, divisione.

La parola “Hijab” appare nel Corano 7 volte (7:46, 33:53, 38:32, 41:5, 42:51, 17:45 e 19:17), di cui due sotto la forma di “hijaban” e cinque volte sotto la forma di “Hijab”. Nessuno di questi termini designa nel Corano ciò che per i musulmani tradizionali rappresenta invece un codice d’abbigliamento femminile islamico.

Dio sa che qualche generazione dopo la morte di Muhammad, i musulmani usarono il termine Hijab per inventare un codice di abbigliamento che non è mai stato autorizzato. Dio utilizzò il termine “Hijab” prima di loro, proprio come utilizzò il termine “hadith” prima dei muhadhitin (studiosi di detti profetici). Il termine Hijab nel Corano non ha niente a che fare col codice d’abbigliamento delle donne musulmane.

Precedenti storici   

Mentre molti musulmani considerano l’Hijab al pari di un codice islamico d’abbigliamento, ignorano totalmente il fatto che l’Hijab non ha niente a che vedere con l’Islam e il Corano. In realtà l’Hijab è una vecchia tradizione ebraica che è penetrata nei libri di hadith come altre innovazioni che contaminarono l’Islam attraverso questi libri di hadith. Chiunque studi le tradizioni ebraiche o esamini i loro libri vedrà che i rabbini ebrei e i dirigenti religiosi incoraggiano la donna ebrea a “coprire la testa”. Le donne religiose ebree coprono la testa la maggior parte del loro tempo e specialmente nelle sinagoghe, ai matrimoni e alle feste religiose. Questa tradizione ebraica è più culturale che religiosa. L’Hijab era praticato dalle donne delle civiltà precedenti all’ebraica e fu importato dalla cultura ebraica. Le donne cristiane coprono la testa in numerose occasioni religiose mentre le suore la coprono sempre. Questa pratica religiosa di coprire la testa era stabilita e deriva da tradizioni millenarie, ancor prima che i dotti musulmani pretendessero che l’Hijab fosse un codice islamico d’abbigliamento. Gli arabi tradizionali di tutte le religioni, ebraici, cristiani e musulmani usano l’Hijab non per l’Islam, ma per la tradizione. In questo momento anche in Arabia Saudita, la maggior parte degli uomini coprono la loro testa per tradizione, ma ciò non ha niente a che fare con la religione e possiamo ritenerci contenti se tale prescrizione non sia ancora inclusa nel codice islamico d’abbigliamento!

Nel Nord Africa esiste la tribù dei Tuareg la cui tradizione vuole che siano gli uomini a portare l’Hijab al posto delle donne. Riassumendo, l’Hijab è un abito tradizionale e non ha nulla da spartire con l’Islam o la religione. In certe regione del globo terrestre sono gli uomini che portano l’Hijab e in altre regioni sono le donne che lo indossano. Infatti, mescolare la tradizione con i comandamenti religiosi è un atto di idolatria imperdonabile, perché non sapere o non cercare i precetti Divini richiestici nel Corano, è un segno chiaro che LO si ignora e che si ignora il Suo Messaggio. Quando la tradizione sorpassa i comandamenti di Dio, la vera religione passa in secondo piano, ma Dio non accetta mai di passare ad un rango inferiore. Dio deve essere sempre il PRIMO e al suo fianco, non c’è un secondo.

Il termine “khimar” nel Corano 

“Khimar” è una parola araba che la si può trovare nel Corano al versetto 24:31. mentre la prima regola del codice di abbigliamento della donna musulmana si trova al versetto 7:26, la seconda regola è presente al versetto 24:31. Qualche scrittore musulmano cita il versetto 24:31 per attestare che in esso è contenuto il termine Hijab, o copricapo, a tal proposito indica l’espressione “khumurihinna” (dal termine khimar) ignorando che Dio ha utilizzato la parola Hijab nel Corano parecchie volte. Se si guarda da vicino il Versetto in questione ci si può rendere conto che il termine “khimar” non è stato impiegato come Hijab o copricapo. Coloro che citano questo versetto aggiungono normalmente tra parentesi (copricapo, velo) dopo l’espressione “khumurihinna” , ma si tratta di una loro aggiunta al Versetto che non viene da Dio. Quindi, leggiamo il versetto:

“E dì alle credenti di trattenere i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare dei loro corpi se non quello che appare, e si coprano i loro petti (con i loro khimar) e non mostrino i loro corpi ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che ignorino le parti sessuali delle donne, e non battano assieme i piedi quando camminano di modo che non si sappia  ciò che nascondono delle loro bellezze fisiche. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.” (Corano 24:31)

Ecco la traduzione di Yusuf Ali:

“And say to the believing women that they should lower their gaze and guard their modesty; that they should not display their beauty and ornaments ……, that they should draw their KHIMAR over their bosoms and not display their beauty except to their husbands….”

Per farvi meglio comprendere la situazione, nella traduzione suddetta abbiamo lasciato la parola KHIMAR nella sua sede naturale in luogo del termine VELO interposto da Yusuf Ali.   

Il termine Khimar è una parola araba che significa copertura, qualsiasi copertura, una tenda è un khimar, un abito è un khimar, una tovaglia è un khimar, ecc… La parola khamr usata in lingua araba per designare un intossicante qualsivoglia ha la stessa radice del termine Khimar, in quanto i due giocano il ruolo di “coprire”, il khimar copre una finestra, un corpo, una tavola, ecc… mentre Khamr copre uno stato spirituale, la ragione. Evidentemente, la maggior parte dei traduttori influenzati dagli hadith inventati, traducono il termine con velo e in ragion di ciò deviano i credenti convincendoli che il Versetto ordini alla donna di coprirsi la testa.

Nel Versetto 24:31, Dio chiede alle donne  di utilizzare il loro khimar che può essere un abito, un mantello, un foulard, una camicia, una blusa, uno scialle, una sciarpa… ecc… per coprire i loro seni, il loro petto e non le loro teste o i loro capelli. Niente avrebbe impedito a Dio di ordinare alle donne di coprire le loro teste e i loro capelli se l’avesse voluto, le parole di Dio non si esauriscono. Dio non dimentica. Dio non ha ordinato alle donne di coprire il loro capo o i loro capelli.    

Dio non aspetta che un capo religioso lo corregga! Il termine arabo petto (Jeib) si trova nel versetto 24:31, le parole arabe indicanti la testa (Ras) e i capelli (Ça’r) non si trovano in questo Versetto. Il comandamento del Versetto è chiaro “COPRITE IL VOSTRO PETTO O IL VOSTRO SENO” e l’invenzione dei sapienti religiosi e della maggior parte dei traduttori è altrettanto chiara “COPRITE LE VOSTRE TESTE O I VOSTRI CAPELLI”. Seguire l’ordine di Dio, significa essere sulla buona strada, seguire quello che dicono altri significa idolatrare (Çirk), e l’idolatria è punita con l’inferno.

Leggiamo bene l’ultima parte del versetto: “E non battano assieme i piedi quando camminano di modo che non si sappia  ciò che nascondono delle loro bellezze fisiche”, camminare in modo da far vibrare i loro corpi e far rivelare certi dettagli della loro bellezza fisica. I dettagli del corpo si possono rivelare o non dall’abito indossato, ma non con un velo sulla testa. Bisogna anche notare nel Versetto 24:31  l’espressione “e di non mostrare dei loro corpi se non quello che appare“ , la quale potrebbe apparire vaga a persone che non comprendono la Misericordia Divina. Ancora una volta Dio impiega un’espressione generica per darci la libertà di decidere secondo circostanze che sono definite “necessarie ad apparire”. Non abbiamo un esperto di hadith o un’altra persona che ci suggerisce la definizione dell’espressione. Dio vuole lasciare alla donna il diritto di decidere e nessuno ha il diritto di decidere al suo posto. Le donne che seguono la prima regola (probità, integrità, rettitudine, onestà), non avranno nessun problema a prendere la decisione di non mostrare ciò che è necessario.

Il termine “zinatahunna” fa riferimento in questo Versetto alle parti del corpo (bellezza) e non all’interpretazione che danno alcuni traduttori, cioè agli ornamenti e gioielli indossati dalla donna. Non c’è bisogno di calcare il passo per mostrare i propri gioielli; ma è un fatto risaputo che un certo modo di camminare accentua l’esposizione di alcune parti del corpo: ad esempio, l’andatura da oca colla gonna attillata assunta sfortunatamente da certe ragazze in Europa può diffondersi presto presso altre culture.

Accettare altri ordini oltre Dio significa semplicemente idolatria. Tuttavia, è necessario conoscere quanto il problema Hijab/Khimar pesi sulla bilancia della fede di un-a credente. Le donne che seguono personalmente una tradizione o una moda non commettono nessun peccato ad indossare il velo, l’importante è sapere che non fa parte dell’Islam. Se la musulmana indossa il velo/copricapo perché crede che questa ingiunzione provenga direttamente da Dio, commette il peccato di idolatria, poiché Dio non l’ha prescritta, ma è stata un’istituzione del clero religioso. Queste donne hanno scelto quindi un altro dio, poiché CHI ha rivelato il Corano, l’ha reso completo, perfetto, e ben dettagliato. L’idolatria è il solo peccato imperdonabile se è mantenuto fino alla morte.

TERZA REGOLA: ALLUNGARE I VOSTRI VESTITI

“O Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti di allungare i loro abiti; non saranno così riconosciute ed eviteranno di essere insultate (offese). Dio è Perdonatore e Misericordioso. (33:59)

Quando si riflette su questo Versetto e su come Dio ordinò al Profeta di dire alle sue donne, alle sue figlie e alle donne dei credenti di allungare i loro vestiti, si comprende la grande saggezza del PIÙ SAGGIO, il Misericordioso. In questo Versetto, Dio utilizza espressamente la forma “Dì… di allungare i loro abiti”. I veri credenti sanno che quanto Dio dice, fa o ha fatto, è intenzionale. Allungare, ma di quanto? Fino alle ginocchia o alle caviglie? Dio avrebbe potuto precisare la SUA volontà, ma non l’ha fatto, e non l’ha per nulla dimenticato! No! Al contrario, EGLI sa l’esistenza delle diverse comunità e delle differenti culture, e la sua Misericordia ha voluto e ha insistito sul fatto che i piccoli dettagli di questo codice d’abbigliamento siano decisi dai componenti di ogni distinta comunità.

Dai Versetti precedenti è chiaro che il codice di abbigliamento della donna musulmana fedele ai precetti del Corano si impronta alla probità, alla rettitudine e alla modestia. Dio sa che questa modestia sarà compresa in modo differente dalle diverse comunità, per questo motivo ha permesso ad ognuna di loro di decidere autonomamente. Decidere con probità, di quale modestia si tratta? La modestia di una donna vivente a Parigi non sarà accettata da una donna vivente a Rabat o da un’altra vivente in Arabia. La modestia di una donna vivente a Gedda in Arabia Saudita, sarà inaccettabile per una donna vivente nel deserto dello stesso paese. Questo modo differente di percepire la modestia è ben conosciuto da Dio, ci ha creato e non vuole crearci nessuna difficoltà nella pratica della religione.

Iddio non imporrà a nessun’anima pesi più gravi di quel che possa portare” (Corano 2:286)

EGLI ha accordato il permesso di decidere ad ogni comunità strutturata culturalmente il significato di modestia, e nessun individuo sapiente o meno, può sostituirsi alle SUE concessioni, sempre che non pretenda di saperne più di Dio, il Creatore dell’Universo.

Distensione del codice d’abbigliamento

Dio ha permesso alle donne di rilassare il loro codice di abbigliamento in famiglia. Studiando i Versetti 33:35 e 24:60, ci si rende conto che Dio non ha dato nessun dettaglio circa questo rilassamento, giacché ogni situazione differisce da un’altra. Ad esempio, una donna che rilassa i suoi costumi davanti ad un suo nipote di quattro anni, non si rilasserà nella stessa maniera quando quest’ultimo avrà raggiunto i 16 anni.

Nessuna colpa per le donne rilassarsi vicino ai loro padri, ai loro figli, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle altre donne e alle loro schiave. E temete Dio, ché Dio testimone di ogni cosa. ” (Corano 33:55)

Quanto alle donne in menopausa, che non sperano più di sposarsi, non avranno colpa alcuna se depongono le loro vesti, senza però mostrare i loro ornamenti, ma se se ne asterranno sarà meglio per loro, e Dio è l’ascoltatore il saggio.” (Corano 24:60)  

Codice d’abbigliamento per la moschea

O figli di Adamo! Siate puliti e ben adorni quando andate alla moschea. Mangiate e bevete, ma senza eccessi, perché Dio non ama gli stravaganti ” (Corano 7:31)

La sofferenza in questa religione

Dio l’Onnipotente promise a coloro che avessero rigettato il Suo Testo (il quale è completo) e si fossero fatti guidare da altre fonti, la sofferenza in questa vita e nell’aldilà. Dio non vuole imporre nessuna sofferenza ai credenti, sono piuttosto gli eruditi del clero religioso che con le loro invenzioni sfidano le leggi Divine. Condizionano ogni aspetto della vita: dal letto in cui si dorme, al modo di entrare o uscire dalla porta col piede destro o sinistro, come ci si deve comportare quando una mosca cade nella zuppa, e cosa bisogna dire nel letto coniugale colla propria partner. Questi individui meritano un posto dentro un ospedale psichiatrico e l’inferno nell’altra vita.

Chi è consapevole del fatto che il Corano sia un Libro COMPLETO, PERFETTO E COMPLETAMENTE DETTAGLIATO avrà una vita agevole come dichiarano i Versetti 10:62-64, 16:97. Al contrario, coloro che non credono nelle prescrizioni Coraniche (le quali sono state fissate espressamente e deliberatamente da Dio ed il cui contenuto è di per sé sufficiente) e vanno alla ricerca dell’hadith (il detto) per completare gli ordini di Dio, avranno una vita miserabile in questo mondo e soprattutto nell’altro. Nel Giorno del Giudizio si lamenteranno di non esser stati degli idolatri, ma Dio conosce ciò che essi furono.

Nel Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo agli idolatri: Dove sono i vostri idoli che supponevate? La loro risposta disastrosa sarà: Per Allah, nostro Signore! Non eravamo associatori! Guarda come si smentiscono! E come i loro idoli li abbandonano! ” (Corano 6:22-24)

CONCLUSIONE

Per quanto riguarda i comandamenti Coranici, Dio ha decretato tre regole semplici e chiare per le donne sottomesse a Dio, in altre parole per le musulmane.

  1. Il miglior abito è l’indumento della probità e della rettitudine
  2. Ogni volta che ci si veste, si copra il petto (il seno)
  3. Allungare il vostro abito.

Se queste tre regole non sono sufficienti per coloro che non hanno fiducia in Dio, i veri credenti sanno che Dio è sufficiente. Dio avrebbe potuto darci maggiori dettagli con delle curve grafiche colorate, ma il Misericordioso ha voluto darci regole di base e lasciarci il libero arbitrio. Partendo da queste regole di base ogni donna è cosciente delle circostanze e può aggiustare il suo vestito secondo la situazione. Qualsiasi aggiunta a queste regole di base Coraniche è un tentativo di correggere Dio o aver la pretesa di migliorare i suoi ordini! Non si è obbligati a seguire altre regole all’infuori delle Divine. Le migliaia di innovazioni e di invenzioni aggiunte al codice di abbigliamento della donna sono pura idolatria che devono essere rifiutate e combattute.    

  1. Mikhaël Aïvanhov, Il libro della magia divina, Edizioni Prosveta
  2. Mikhaël Aïvanhov, I frutti dell’albero della vita—la tradizione kabbalistica, Edizioni Prosveta
  3. Martin Lings, Il Profeta Muhammad, Società Italiana Testi Islamici
  4. Elarbi Bouqdib, Les miracles mathématiques Coraniques et le message du pacte—http://www.submission.org