Tubeteika: la cosmogonia della nascita della luce o l’anti-mandorla

 

Il tempo relativo passa in fretta,

chi è nato scomparirà velocemente nel tempo passeggero.

Muhammad Fozili

 

La tubeteika o tubatay (specie di calottina o cappellino Orientale) è un copricapo dell’Asia Centrale, oggi indossato in Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tatarstan, Cecenia, Afghanistan, Iran, Turchia, Xinjiang, Volga Bulgaria, Baschiria e in altre nazioni. È detta anche duppi e kalpoq in Uzbekistan.

La storia della tubeteika si perde nei secoli. La sua qualità artistica elevata, le immagini e i ricami ornamentali dimostrano che lo sviluppo di questo genere artistico popolare avvenne nel lungo periodo. Una conferma indiretta dell’esistenza di copricapi somiglianti alla tubeteika si ritrova nella scultura antica, sui dipinti murali, sulle statuette di terracotta in miniatura del Medio Oriente Musulmano (XV e XVI secolo). Nella storia e nella cultura del popolo tartaro è un talismano.

Il nome “tubeteika” deriva dalla parola “tube” che significa superiore, migliore, massimo, cima, vertice, ecc... Le tubeteika sono realizzate in vari tessuti, tra cui il velluto decorato con ricami in seta e fili d’oro e d’argento. Tradizionalmente, le tubeteika sono cucite a mano.

 

LA TUBETEIKA SIMBOLEGGIA LA NASCITA DELLA LUCE

Tubeteika di Kokand

La semantica delle forme e degli ornamenti è un campo d’indagine interessante della critica artistica. Nell’arte tradizionale Orientale si assegnava di solito a qualsiasi immagine un significato recante in sé un complesso elaborato di concetti espressi sul cosmo e sui fenomeni naturali nel linguaggio dei simboli.  L’ornamento custodisce da millenni i significati dimenticati o persi di alcuni oggetti. Sebbene ogni segno e le sue combinazioni siano laconici, si possono decifrare e spiegare ottenendo informazioni precise.

La cupola oscura dello spazio infinito, costellato di stelle, crea una struttura ordinata dell’Universo. L’ampiezza sacrale dell’ornamento è parte integrante della cultura Orientale. I ricami uzbeki e le colonne scolpite, gli arabeschi ampollosi sui ganch (in Uzbekistan è l’alabastro mescolato con latte di cammello) mostrano l’ornamento vegetale raffigurante un pianeta vivente, e il motivo geometrico, il girih (in Persiano uzel, arte Islamica di motivi geometrici complessi), simbolizza la personificazione dell’ordine Universale. Questi ornamenti portano in sé un’informazione profonda trasmessa da generazioni. Nel tempo, l’informazione è stata mal interpretata e distorta acquisendo nella vita quotidiana un senso puramente utilitaristico.

Nel saggio “Il segreto dei vecchi simboli”, il pittore e filosofo di Tashkent Muhammad Fozili, rivelando l’essenza cosmogonica dei motivi ornamentali della calottina scrisse: “Alla presenza di tutta la policromia Orientale appare improvvisamente monocromatica la tubeteika della valle di Fergana su cui risalta precisamente il bianco e il nero. Essa non attira solo l’attenzione, ma fa pensare anche al perché. Viene meno l’ipotesi che ciò rappresenterebbe un peperone o meglio ancora una mandorla, anche se un semplice ricamo colorato rallegra l’uomo sulla cui testa è indossato un ornamento di mandorlo fiorito o di peperoni rossi e verdi. E se fosse necessario introdurre all’ornamento della calottina la semantica profonda? Le parole di Hazrat Ali (A) affermano che le Scritture hanno quattro significati: l’essoterico accessibile a tutti; l’esoterico comprensibile solo agli iniziati; il misticismo; lo svelamento della Divina provvidenza. A prima vista, gli ornamenti della tubeteika si presentano come l’ala di un fagiano, la foglia di un tulipano, una mandorla o un peperone. Nell’Oriente patriarcale, per quanto incomprensibile, l’uomo che indossa un semplice copricapo ornamentale sulla sommità della testa è considerato in contatto con l’Universo.”

La tubeteika custodisce un antico e segreto significato. Circa 15 miliardi di anni fa una palla di fuoco apparve e formò l’Universo. Negli anni 70 del ventesimo secolo, Stephen W. Hawking ha cercato di rispondere alla seguente domanda: “Che cosa accade alla materia? Perché un punto di densità infinita e di volume nullo che secondo la teoria della relatività si trova al centro di un buco nero, apparve nell’Universo?”

È dimostrato che l’Universo è descritto al pari di un buco nero. Il buco nero è una regione dello spazio con una concentrazione alta di materia il cui campo gravitazionale non fa fuoriuscire nemmeno la luce. Nulla che è all’interno del buco nero può influenzare il mondo esterno, sebbene gli oggetti esteriori cadano al suo interno.

In seguito, l’autore riflette sull’origine dell’Universo, sui “buchi neri” che assorbono la materia non emettendo luce al di là dei terribili campi gravitazionali: “E se per un attimo immaginassimo che lo scampolo di stoffa nero della tubeteika sia un buco nero, in cui l‘Universo si comprima in un punto, la testa diverrebbe il veicolo di infinite informazioni.”

Noi siamo colpiti dalle cupole dell’architettura medievale Islamica; in effetti, si tratta di una rappresentazione sculturale del cielo stellare!

Nessun dettaglio, nessun punto della tubeteika è casuale. La tubeteika è divisa in quattro parti: può indicare anche solo i quattro elementi fondamentali, detti nucleotidi, utilizzati per la costruzione di molecole trasmittenti il codice genetico.

Poi, Fozili, tratta la questione più importante: “Avendo esaminato e analizzato i quattro segni principali sulla parte superiore di una tubeteika di Margilan (Fergana, Uzbekistan) e avendoli confrontati col feto del primo mese nel grembo della madre, è senza dubbio evidente che si tratta di un grumo energetico, un ologramma dell’Universo, è la nascita della luce, è un embrione che si è evoluto in milioni di anni, è un sistema negentropico. Si potrebbe creare una leggenda sulla tubeteika ipotizzando che l’embrione sia l’Universo intero, ma il modello ornamentale della tubeteika di Namangan (Regione Uzbeka) indica chiaramente che il feto è un bambino di tre mesi!” (Negentropia – equivale all’entropia negativa, cioè alla nascita della Luce secondo Fozili. – Commento dell’autore)

 

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Muhammad Fozili, L’anti-mandorla, 1999

 

Sarebbe stato fattibile compilare la leggenda della creazione degli arabeschi associati all’idea che la tubeteika simboleggi la nascita dell’Universo intero, ma la calottina di Namangan indica eccezionalmente il feto di un bambino di tre mesi! Nella parte inferiore della tubeteika di Kokand (Fergana, Uzbekistan) 16 simboli la attorniano, quattro per lato. A prima vista, completamente astratti, giacché sono tutti uguali, il codice cifrato di questi ricami somiglia vagamente a delle colline.

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Nulla può essere compreso senza confronto, senza vedere la continuazione o l’inizio, ma la tubeteika di Chust (regione di Namangan, Uzbekistan) getta una luce sopra un arabesco incomprensibile riguardante l’eterna ripetizione e il ritorno di tutte le cose.

Nei testi cinesi risalenti al II secolo a.C. è citato il suddetto concetto. Ancor prima, nel IV secolo a.C., il filosofo greco Eudemo da Rodi narrava ai suoi discepoli: “Se crediamo ai Pitagorici, in futuro avrò questo stesso bastone nelle mie mani, e vi parlerò ancora come adesso vi vedo seduti davanti a me, e così si ripeterà tutto il resto.” Questa ripetizione eterna si rappresenta con quattro ornamenti non identici su ogni lato della tubeteika, cioè due archi piccoli e due grandi. Sopra il piccolo arco ci sono dei punti ricamati che riflettono la beshik, la culla in legno del neonato che irradia luce. Un arco grande, detto anche beshik, è concepito per la persona che ha lasciato questo mondo, i cui punti ricamati all’interno mostrano la luce svanente del defunto. L’Universo si espande e si contrae, nasce e muore. L’Universo tornerà nuovamente al punto di partenza. Dopo questo ciclo inizierà uno nuovo, ci sarà un altro “Big Bang”. Appariranno di nuovo le galassie, gli ammassi stellari, la vita. I calcoli del cosmologo inglese Paul Charles William Davies corrispondono alle ipotesi dell’Universo pulsante. È curioso che l’Universo di Davies comprenda le curve chiuse del tempo. In altre parole, il tempo si muove circolarmente. Questo significa che il numero delle nascite e delle morti sperimentate dall’Universo è infinito. Democrito e Pitagora scrissero sul Grande Anno dell’Universo, terminato con la fiamma cosmica, che esso perisce e rinasce di nuovo per attraversare ancora il circolo dell’esistenza.

Pertanto, si può ipotizzare che intorno alla testa di una persona, sulla tubeteika, ci sia un numero infinito di nascite e di morti che verifichiamo durante la nostra vita...

Oggi le tubeteike sono realizzate anche in stile moderno con ricami di zecchini, perle, fili d’argento e dorati.

 

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Bibliografia

1.      Muhammad Fozili, L’antimandorla (антиминдаль), 1999, Tashkent

2.      Stephen W Hawking. A brief history of time: from the big bang to black holes, Random House, 2009