LA UPANIṢAD DI ALLAH O ALLOPANIṢAD
“Al nome
Allah fu data un’etimologia Sanscrita. Una nuova Upaniṣad detta Allopaniṣad
vide la luce. Secondo i Purana, La Mecca è detta Mochoasthan, il luogo di
Mocsh-Iswara, una divinità antica.” (The Visva-bharati quarterly, 1928,
Volume 6, pag. 55)
1.
L’autenticità
dell’Allopaniṣad nell’Islam
2.
L’autenticità
dell’Allopaniṣad nell’Induismo
1. L’autenticità dell’Allopaniṣad
nell’Islam
Le
Upaniṣad sono considerate scritture di Divina conoscenza e molti studiosi
Indù le ritengono perfino superiori ai Veda. Quest’affermazione è
rintracciabile ed esistente in alcune Upaniṣad, perché l’argomento Vedico
è di ottenere piogge abbondanti e raccolti copiosi, nonché ricchezze e grandi
quantità di bestiame, mentre le Upaniṣad impartiscono la conoscenza
Divina e insegnano all’anima umana di avvicinarsi al suo creatore e Padrone.
Molte Upaniṣad, così, sono dette complementari o appendici dei Veda,
cosicché il capitolo 40 dell’Yajur Veda è dichiaratamente chiamato Ish Upaniṣad. Allo stesso modo,
tutte le Upaniṣad sono distribuite nei quattro Veda, o esse sono chiamate
le loro Upaniṣad speciali, così l’Allopaniṣad
è un’Upaniṣad dell’Atharva Veda. Essa è citata fin dall’antichità non
solo nel lessico Sanscrito, ma il suo nome esiste anche nella lista delle Upaniṣad.
Inoltre,
per sottolineare la sua importanza, fu pubblicata in Gujarati e in altre lingue
insieme al testo originale dato che gli editori furono gli stessi pandit Indù.
In
questa relazione presentiamo una ristampa fotografica dell’Allopaniṣad
pubblicata da questi pandit. Nagendra Vasu Nath, uno studioso Indù, l’ha
riportata nel suo libro voluminoso, Vishwa kosh (Enciclopedia Indica), vol. II,
pubblicato a Calcutta, e ha dichiarato che l’Allopaniṣad è un’eulogia a
Parameshwar (Supremo Dio), giacché Allah è il nome di Parameshwar o Brahma.

Nel
vol. III dello stesso Libro si tentò di dimostrare che non è autentica.
L’argomentazione addotta a sostegno di quest’affermazione fu che alla vista di
quest’Upaniṣad molti Indù divennero Musulmani avendola compilata un
pandit convertito all’Islam. Bisogna fare le seguenti considerazioni: 1) Come
ha fatto a entrare col titolo di Upaniṣad nelle case Induiste malgrado
fosse stata compilata da un pandit convertito? 2) Perché i pandit Indù la
ripubblicarono ugualmente come Upaniṣad durante il suo trasferimento da
Calcutta (Bengala) ad Aurangabad (Deccan)? 3) Perché a Bombay i pandit Indù la
tradussero, la stamparono e la pubblicarono in Gujarati? 4) Perché i
lessicografi di lingua Sanscrita dopo aver esaminato l’Allopaniṣad compilata da un Musulmano la accettarono come
libro e sukt dell’Atharva Veda? L’Arya Samaj fece circolare un buffo argomento
secondo cui questo sukt fosse un’interpolazione dell’Atharva Veda, ma non
pensarono che in questo modo la posizione dei Veda diventasse dubbia e
inaffidabile. Se la compilazione di un Musulmano può trovare un posto nei Veda,
che altro i pandit Indù potrebbero inserire in essi? L’esistenza stessa dei
sacri Veda da questi guazzabugli letali diventa velenosa e desueta.
La
questione è la seguente: tutti i manoscritti dei Veda furono sotto la custodia
di un singolo Pandit che si convertì segretamente all’Islam non divulgando di
essere un Musulmano? Corruppe così i Veda? Se l’insieme degli altri Pandit
adottando e distribuendo per l’intera India tutti i Veda in suo possesso
diffusero la stregoneria e l’esorcismo di questo pandit convertito, allora egli
stregò la totalità del paese?
Se
non fosse così, è certamente miracoloso che nessun manoscritto dell’Atharva
Veda sia spuntato fuori dalla casa di qualche pandit senza l’Allah Sukt (il
Sukt o l’Inno di Allah), o che questo neo-convertito Musulmano abbia
scorrazzato per il paese entrando nelle case dei pandit Bengalesi e Deccani, o
di Aurangabad e Bombay, inserendovi l’Allopaniṣad
nelle loro sacre Scritture, mentre nessuno sapesse che i Veda depositati nella
sua casa fossero stati corrotti in una notte, o che l’interpolazione fosse così
pericolosa giacché conteneva all’interno la Kalimah
Musulmana (formula di fede), il nome di Muhammad e la menzione degli
attributi Divini di Allah. Inoltre, miracolosamente, tutti gli Indù ritennero
che questa compilazione operata da un Musulmano fosse un’Upaniṣad reale,
cioè, una conoscenza Divina e un libro molto superiore ai Veda; i lessicografi
della lingua Sanscrita ritenendola un’Upaniṣad la riprodussero nei loro
dizionari con il nome di Allah e la menzione dei Suoi attributi, laddove la
lode e il panegirico di Parameshwar celebrati in essa, erano molto diversi dai
Veda, ma molto ragionevoli e appropriati. Poter cavare dalle labbra dei pandit
Indù la dignità e la distinzione per la parola di Ishwar, se una scrittura è
redatta da un Musulmano, è davvero un miracolo nel miracolo. Ancor più
prodigioso è che l’autore Musulmano dell’Allopaniṣad
convertitosi all’Islam dopo aver compilato questo libro, non informò nessun
altro Musulmano del manoscritto o della sua traduzione, né divulgò il suo nome,
contrariamente ai pandit Indù.
Le
sciocche asserzioni di questi stupidi sorprendono e addolorano; ma il pensiero
che attraversa la mente riguarda quei pandit poveri e spiantati, i quali
commisero quest’atto per ottenere degli onori fra i Musulmani. Che cosa attirò
e sedusse Raja Radha Kant Bahadur, il ricco e opulento compilatore del Sabda
Kalpadram (dizionario di Sanscrito) per scrivere nel suo lessico che
quest’Upaniṣad appartenesse all’Atharva Veda? E come mai l’autore del Wachasptya (l'opus magnus di Taranath
Tarkavachaspati), un lessico molto antico della lingua Sanscrita, cita l’Allah
Sukt in questo libro molto prima che i Musulmani penetrassero in India?
Pandit
Bhagwat Dutta, studioso e ricercatore di cui l’Arya Samaj ne è fiera, ammise
che a causa di questo Sukt di Allah, il testo di Atharva Veda è stato
manipolato e corrotto; l’ammissione dell’interpolazione nel Veda, è infatti, un
atto molto più pericoloso e mortale che accettare l’esistenza dell’Allopaniṣad
in esso. Questi nemici del Dharma Vedico non capiscono che se i Veda fossero
dei libri così insicuri e modificabili da chiunque a proprio piacimento, la
pretesa di essere testi di rivelazione e conoscenza Divina diventerebbe dubbia
e inaccettabile.
I
manoscritti dell’Allopaniṣad
pubblicati ad Aurangabad (Deccan), nel Sabda Kalpadram di Raja Radha Kant
Bahadur e a Bombay insieme alla traduzione Gujarati, non furono cavati dalla
casa di un Musulmano, ma il suo manoscritto ha decorato gli scaffali delle
biblioteche dei pandit Indù, i quali consideravano queste sacre scritture più
care della loro vita. Essi curarono e custodirono questi testi sacri per
migliaia di anni dal tocco di qualsiasi Musulmano, giacché ritenevano che il
loro contatto fosse un gran peccato. Per una persona decisa a non accettare una
grande e gloriosa verità non c’è rimedio, né cura. Un intellettuale affidabile
potrebbe ammettere che i pandit Indù durante la pubblicazione di questi libri
abbiano manomesso il testo a causa dei loro pregiudizi religiosi, o perlomeno,
abbiano tentato di distorcerlo rendendolo incomprensibile e oscuro; tuttavia,
l’idea di inserire qualcosa contro la propria fede è semplicemente assurdo e
sciocco.
Nel
Bhavishya Purana è citato il nome del Santo Profeta Muhammad, il suo paese e la
sua gente, una lode è cantata dai suoi seguaci e la sua religione è chiamata la
fede istituita da Dio altissimo; allo stesso modo, nella piccola scrittura
dell’Allopaniṣad, la sacra
Kalimah Islamica e il santo nome del Profeta sono citati due volte, nonché uno
sforzo è posto sulla recitazione di questa formula di unità Divina. In quest’articolo
è pubblicata una copia fotografica di quest’Upaniṣad insieme alla sua
traduzione letterale per gli amanti e per i ricercatori della verità. Per i
nostri fratelli Indù, l’argomento è probabilmente definitivo e completo,
cosicché ripongano la loro fede e credano nel Santo Profeta Muhammad (la pace e
benedizioni di Dio siano su di Lui) secondo la disposizione esplicita dei loro
Rishi. Gli insegnamenti sublimi del Profeta rendono liberi da tutti i mali gli
intoccabili dell’Induismo e li affrancano dall’odiosa distinzione di casta,
ecc… Essi possono arricchirsi con la ricchezza della pura e perfetta Unità
Divina credendo solo nell’unico Vero Dio e nei Suoi attributi così come indica
l’Allopaniṣad, la quale li
libera e li separa dal culto di alberi, pietre, animali e uomini, facendogli
posare il piede sul Percorso Giusto, il percorso della salvezza e della
liberazione in questo mondo e nell’Aldilà.
Ecco
la traduzione semplice e letterale dell’Allopaniṣad.
“1)
Il nome della divinità è Allah. Egli è Uno. Mitra, Varuna, ecc… sono i Suoi
attributi. Allah effettivamente è Varuna, il re di tutto il mondo. Confratelli,
alzate lo sguardo perché Allah è la vostra Divinità. Egli è Varuna e come
seguaci, riparate le opere di tutta la gente. (2) Egli è Indra. Il magnifico
Indra. Allah è il più grande di tutti, il migliore, il più perfetto e il più
santo di tutti. (3) Muhammad, l’Apostolo di Allah è il più grande Messaggero di
Allah. Allah è l’Alfa, Allah è l’Omega, Allah è davvero il Nutritore di tutto
il mondo. (4) Ad Allah spettano le nobili azioni. Allah, in realtà, ha creato
il sole, la luna e le stelle. (5) Allah inviò tutti i Rishi, creò il sole, la
luna e le stelle. Allah inviò tutti i Rishi e creò i cieli. (6) Allah è il
Manifestatore della terra e dello spazio. Allah è grande e non c’è dio eccetto
Lui. Oh tu adoratore (Atharva Rishi), recita ‘La-ilaha-illa-Allah’. (7) Allah
esiste fin dall’inizio. Egli è il Nutritore di tutti gli uccelli, delle bestie,
degli animali che vivono nel mare e di quelli che sono visibili a occhio nudo.
Egli è Colui che rimuove tutti i mali e le calamità. Muhammad è l’Apostolo di
Allah, il signore della creazione. Di conseguenza, dichiara: Allah è uno, e non c’è altro dio all’infuori
di Lui.”
Da
questo testo dell’Allopaniṣad
si evince chiaramente ciò che Nagendra Nath Vasu scrisse nell’Encyclopaedia
India: “In quest’Upaniṣad è citata l’Unicità di Allah (Parameshwar) e gli
attributi divini, mentre per la sua bellezza e per la sua grazia nessun
religioso sano di mente può sollevare qualche obiezione.” La predicazione
Divina di Muhammad è citata due volte.
L’autenticità dell’Allopaniṣad
nell’Induismo
“Gli Indù riconobbero in Allah un'incarnazione di Vishnu e nel
Profeta Muhammad un ispirato Sadhu. Gli Indù scrissero l'Allopaniṣad e
fecero dell'Imperatore Akbar un Avatar.” (Sir Jadunath Sarkar, India through the ages: a survey
of the growth of Indian life and thought, M. C. Sarkar & sons, 1928,
pag.70)
“In occasione dell’incoronazione di Akbar, degli Yogi recitarono
l’Allopaniṣad in metri vedici e lo benedissero. La regina Devi
Choudharani recitò questi mantra mentre compiva il Tulsi Puja e gli augurò
lunga vita. Dopo aver letto l’Hathayoga Pradipika scritto da questi Yogi, Abul
Fazl raccontò di uno Yogi dell’India Meridionale detto Allama-Allamaprabhu che
seguiva la stessa tradizione.” (Indian literature:
Volume 41, Sahitya Akademi, 1998, pag. 175)

Ram
Nath, docente presso l’Università di Bombay, ritiene che l’Allopaniṣad o l’Upaniṣad di Allah sia stata composta
durante il regno di Akbar, sotto la sua direzione, verso il 1580 d.C. in
Fatehpur Sikri. Egli dichiara ancora che l’Allopaniṣad
non fu menzionata dallo storico Badaoni giacché allude a essa solo
indirettamente. Le cronache Persiane posteriori tacciono sul punto. Dayanand Saraswati
la cita completamente attraverso una fonte riservata nella 14° samullāsa (capitolo) del suo Satyārtha-Prakaśa (La Luce
della Verità) e prima la pubblicò nel 1939 V.S. (calendario Vikram Samvat)/1882
d.C.1 Il testo è il seguente 2:

Per
quanto riguarda il suo significato e le sue implicazioni è tradotta nel modo
seguente: “Allah è Mitra, Allah è Varuna.3
Egli sorregge tutte le divinità. Al pari di Varuna, Allah è Onnipotente e
sostiene tutto l’universo. Al pari di Mitra, Egli è Onnipervadente
(onnipresente, sarva-vyāpaka);
insieme a Mitra e Varuna, Allah è il dispensatore di Tejas (in Sanscrito fuoco)
e di Desiderio — le due cause eterne della creazione. (1).
Egli
è Indra, il Signore degli dei; Allah è Hotā4 del Fuoco Sacrificale (yajňa); Allah è grande, Allah è il
supremo, Egli è uno e tutti e Brahma-rūpa.
(2).
C’è
Allah, Egli è uno e tutto (sarvasva)
e Mahāmad Akbar5
è il Suo Profeta. (3).
Allah
è la fonte di questo mondo fenomenico (jagat)
ed è onnipervadente. (4).
Tutti
gli yajňa sono compiuti per Lui.
Allah è Surya, Egli è Candra e le stelle e tutti i corpi celesti — l’intero
tabernacolo celestiale è la Sua manifestazione. (5).
Egli
è ŗṣi, Egli è Indra il
Signore degli dei ed Egli si è mostrato come Māyā- rūpa nell’Antarikṣa.
(6).
Allah
è pŗthvī, Egli è Antarikṣa — infatti, Egli è la
completa višvarūpa. (7).
Allah
è grande, Allah è grande, Egli è uno e tutto e non c’è nessun altro tranne Lui6. (8).7
Allah
è Anādisvarūpa, Egli è la
causa di tutto e i Veda cantano inni per Lui. Lasciate che Dio ci conceda la parte
migliore degli esseri umani, degli animali, delle creature d’acqua, dei saggi e
delle divinità invisibili (per esempio, Bhūta,
preta, yakṣa, kinnara, gandharva, ecc…), cioè permettete che
questo mondo ci sia propizio. (9).
Allah
è śakti, la causa dinamica del
mondo fenomenico e il distruttore del male. Allah è grande e Mahāmad Akbar
è il Suo Profeta. Egli è uno e tutto e non c’è nessun altro tranne Lui. (10).8
Secondo
Ram Nath questa nozione dà una lettura veramente interessante, innanzitutto
perché, il testo mostra che quest’Upaniṣad fu composta sotto la direzione
dell’Imperatore Moghul Akbar (d.C. 1556-1605) da una o più persone che
conoscevano il Sanscrito e l’Arabo. L’Allopaniṣad
è, quindi, uno strano miscuglio di Sanscrito e Arabo e, al tempo stesso, una
mistura di pensiero e credo Islamico e Vedico, più precisamente Upaniṣadico.
I
Brāhmaņa dei Veda contengono i testi ritualistici, mentre le Upaniṣad
affrontano il pensiero Vedico e la conoscenza, evidenziando l’aspetto Jňanico invece del karma-kāņḍa. Infatti, la
stessa parola Upa-niṣad
significa il Pensiero più Alto. In origine vi erano poche Upaniṣad
Vediche, per esempio: Ȋ’sa, Kena, Kaṭha, Prasņa
Taittirīya, Aitareya, Chāndogya, Bṛahadāraņyaka e Śvetāśvatara. Le Upaniṣad furono in seguito
composte di tanto in tanto da Vaiṣņava,
Śaiva, Śākta e da altre sette, cosicché il processo di creazione
di nuove Upaniṣad continuò fino al 20° secolo, quando i Piņḍa-Brahmāņḍa-Upaniṣad
furono scritti da Swami Keshavanand, così attualmente esistono circa 200 Upaniṣad.
Tuttavia, l’insieme di queste Upaniṣad trasse ispirazione dal pensiero
Vedico e discusse il concetto monoteistico del mondo fenomenico. Esse
descrissero la divinità suprema come anādi,
avyakta, nirākāra, niraňjan
e sarva-vyápaka.
Il
testo dell’Allopaniṣad coincide
anche con il tema fondamentale delle Upaniṣad Vediche e descrive Allah,
il Puruṣa, in termini identici.
È paragonabile così al Muņḍakopaniṣad,
2.1.4.:

“La
cui fronte è Agni (Dyuloka); la Luna e il Sole sono gli occhi, le direzioni
sono le orecchie, il Veda è il discorso, Vayu è il respiro, l’intero universo è
il cuore, e la terra apparve dai piedi, la cui divinità, il Puruṣa, pervade i corpi fisici
interi” (Mundakopanisad, 2.1.3.):

“Prāņa, mana, tutti gli indriyā,
l’Ākāśa, il Vāyu, Tejas, jala e questa Pṛthvī - terra madre e dea
Indù – che sorregge il mondo intero fu creata da questo Puruṣa, cioè Egli è la causa ultima del loro essere” (Śvetāśvataropaniṣad,
3.19.):

“(Lui)
non ha mani eppure riceve, (Lui) non ha piedi eppure cammina, (Lui) non ha
occhi eppure vede, (Lui) non ha orecchie eppure sente; (Lui) conosce tutto ma
nessuno lo conosce. I Saggi lo hanno chiamato il Grande Ādipuruṣa.”
Ecco
l'essenza dell’Allopaniṣad:

(Allah
è Grande e Mahāmad Akbar è il suo Profeta. Egli è Uno e Tutto e non c’è
nessun altro eccetto Lui.)
Dei
Bramini raccolsero una serie di 1001 nomi riguardanti ‘Sua Maestà il Sole’
dichiarando l’Imperatore Akbar un’incarnazione di Rama
e Krishna e di altri re, e sebbene fosse il Signore del mondo, aveva
assunto la sua forma per potersi svagare con la gente del nostro pianeta.
Secondo
Badaoni, Akbar fu dichiarato anche il ‘Sahib-i-Zaman’ e varie prove furono
raccolte affinché fosse il MAHDI. “Tutto questo rendeva l’Imperatore il più
incline a rivendicare la dignità di profeta, forse dovrei dire, la dignità di
qualcos’altro (cioè di Dio)”9

L’Allopaniṣad non fu citata
direttamente da Badaoni e il riferimento più vicino nella sua storia è il
seguente: “Sua Maestà mi ordinò di tradurre l’Atharban (Atharva-Veda)10.... Un precetto dell’Atharban afferma
che nessun uomo si salverà se non legge un determinato brano. Questa frase
contiene molte volte la lettera 1 e assomiglia parecchio al nostro ‘La-illah
illa’llah’.”11 Ciò
leggiamo nell’Allopaniṣad. Il
credo Islamico si è potuto integrare con le divinità Vediche solo nell’epoca di
Akbar grazie alla sua visione e al suo coraggio di cavalcare le innovazioni che
non importavano molto agli Ulema.
Più
convincente ancora è la succitata Kalma (la professione di fede) di Akbar:
“Allah è Grande e Mahāmad Akbar è il suo Profeta. Egli è Uno e Tutto e non
c’è nessun altro eccetto Lui”; essa è il tema principale dell’Allopaniṣad e il suo pilastro
centrale come il suo (cosiddetto) Diwan-i-Khas di Fatehpur Sikri. Anche se
sembra strano che un’Upaniṣad di Allah possa essere composta, non c’è
niente di straordinario.
Essa
mostra solo il genio del pandit Indiano e l’estrema adattabilità della sua
concezione ad accettare e a integrare qualsiasi elemento estraneo nel proprio
sistema. Sappiamo per certo che il pandit Indiano ha combattuto con zelo contro
la religione atea del Buddha, ma ha accettato il Buddha stesso all’interno suo
pantheon onorandolo come un Avatar di Vishnu. Nell’Agni-Purana, già nel quarto
secolo d.C., il Buddha avatara era stato così descritto:


“Sto descrivendo la manifestazione (di Vishnu)
come Buddha, attraverso la lettura e l’ascolto si ottiene ricchezza. Una volta,
nella battaglia tra deva e asura, i deva furono sconfitti dai daitya (i demoni,
figli di Diti). Cercarono rifugio nel Signore dicendo: ‘Proteggici!
Proteggici!’. Egli (Vishnu), che ha la forma dell’illusione illusoria divenne
il figlio di Suddhodana (il Buddha). Illuse quei demoni. Coloro che
abbandonarono il percorso stabilito nei Veda, divennero i Buddha.” (Agni-Purana, 1.16.1-3)
L’Allopaniṣad dà un'idea delle
concezioni religiose di Akbar, il quale fu un sincero ricercatore della verità.
Dopo aver istituito l’Ibadatkhana (casa di culto), arrivò alla conclusione che
la verità non si limita solo all’Islam, essendo relativamente una nuova
religione, ma anche le altre religioni hanno una sana filosofia. Gradualmente
si indirizzò verso l’Induismo.
L’Allopaniṣad fu un tentativo
sublime di Akbar di fondere e di integrare due culture e due popoli in guerra,
un tentativo probabilmente superiore al suo Din-i-Ilahi.12
Note
1. La prima
edizione del Satyārtha-Prakasha (La Luce della Verità) conteneva solo 12
capitoli. Due capitoli, rispettivamente il XIII sul rifiuto del Cristianesimo e
il XIV sul rifiuto dell’Islam, furono aggiunti in seguito e dapprima pubblicati
nel 1939 V.S./1882 d.C.
2. Satyārtha-Prakasha
di Dayanand Saraswati (V.S. 2028, New Delhi) pag. 421.
3. Mitra e
Varuna sono divinità Vediche, e.g.

4. Rgveda, 10.71.11 dichiara che Hotā
(
)
(il saggio Rgvedico) legge il ṛca
(o, agnistoma) nel yajňa, Udgātā (
)
(il saggio Samavedico) canta i sāma,
Adhvaryu (
)
(il saggio Yajurvedico) legge il yajus
(formula sacrificale destinata ad essere mormorata dall’Adhvaryu durante le manipolazioni rituali. La raccolta degli yajumsi costituisce lo Yajurveda) e
esegue i rituali del yajňa e Brahma (
)
(Il saggio vedico Atharva) scongiura gli spiriti maligni coi suoi mantra magici. Ovviamente, l’Hotā conquistò un ruolo di primo
piano nello svolgimento degli yajňa.
5. Potrebbe anche essere una forma Sanscritizzata di Muhammad Akbar.
6. Può anche significare che Akbar è grande e non c’è
nessun altro sulla terra che lo uguagli, o che Akbar è Dio, cioè Akbar è l’Ombra
di Dio.
7. È una forma virtuale
Sanscritizzata della dottrina Islamica:
“La illaha illilah, Muhammad rasul Allah”.
8. C’è inoltre una forma della dottrina religiosa
Islamica.
9. Badaoni, Muntakhabu’t-Tawarikh. II. 295.
10. Abul Fazl lo scrive
anche ‘Atharvan’ Cf. Ain-i-Akbari Vol. III op. cit. pag. 219.
11. Badaoni,
Muntakhabu’t-Tawarikh. II. 216.
12. Molte sfaccettature
della personalità di Akbar sono state ampiamente offuscate dai racconti
elogiativi degli scrittori moderni, i quali richiedono una ricerca più
minuziosa. Alcuni documenti del presente autore, oltre ai summenzionati,
chiariscono certi aspetti della sua personalità estremamente misteriosa
permettendone una valutazione: “Depiction of Fabulous Animals (Gaya-Vyāla)
at the Delhi-Gate of Agra Fort”, Medieval India: A Miscellany, Aligarah
Vol. 2 (1972); “The Personality of Akbar as revealed in the Inscriptions of Fatehpur Sikri
and Agra’, Indo-Iranica, Calcutta,
Vol. XXV Nos. 3-4
(Silver Jubilee Number); “Mayura-Mandapa of Akbar in
the Agra Fort”, Vishveshvaranand Indological
Journal Hoshiarpur, Vol. XI (1973); “Depiction of a
tantric Symbol in Mughal Architecture”, Journal
of Indian History, Trivandrum Vol. 53 (In press) and “Mughal Concept of
Sovereignty as traced in the Inscription of Fatehpur Sikri, Agra and Delhi, (1570-1655)”, Indica,
Bombay, Vol. XI No. 2 (Settembre 1974).
Bibliografia
1. Abdul Haque
Vidyarthi, Muhammad in world scriptures, Volume 1, Dar-ul-Isha'at
Kutub-e-Islamia, 1997
2. Ram Nath, On
the authenticity of the Allopaniṣad, Lashkar (Gwalior), Journal of the
Oriental Institute, University of Baroda, India.